Ises e Anac, tutta la verità Via alle verifiche in Procura

Dopo le polemiche dei giorni scorsi sull’assegnazione del centro “Santi Cosma e Damiano” di Eboli alla Ises, che è un’altra società rispetto alla Nuova Ises, Cronache è entrata in possesso del provvedimento dell’Autorità Anticorruzione ed è in grado di fare chiarezza sull’intera vicenda. Sul caso stanno facendo gli opportuni approfondimenti Procura della Repubblica e Corte dei Conti. Quest’ultimo organismo è chiamato in causa per valutare la condotta dell’amministrazione comunale di Eboli, proprietaria della struttura poi concessa all’azienda che si occupa di riabilitazione. L’indagine dell’Anac inizia nel mese di dicembre del 2016 in seguito a un esposto nel quale si chiede fare delle verifiche sull’affidamento, da parte del Comune di Eboli, della struttura denominata “Centro Polifunzionale dei Santi Cosma e Damiano” alla Società Cooperativa Istituti per l’Istruzione e l’Educazione Sociale e in Comunità (in prosieguo “Soc. Coop. Ises”), avvenuta in assenza di procedure ad evidenza pubblica”. Il fascicolo che viene aperto dall’Authority, numero 301/2017, si conclude con la delibera numero 613 del 4 luglio scorso e stabilisce la illegittimità di una serie di procedimenti. A cominciare dall’assegnazione del centro alla Ises senza gara pubblica.

L’intervento del sindaco

I fatti contestati si svolgono verso la fine del 2016. E’ il 12 dicembre quando il consiglio comunale di Eboli stabilisce “di dare indirizzo al sindaco per il trasferimento degli ammalati residenziali in uno con l’azienda Ises in liquidazione, presso il Centro Polifunzionale perché continuino a ricevere cure e terapie”. L’assise, nella medesima delibera, precisa però che il trasferimento deve ritenersi a titolo oneroso e temporaneo e che gli uffici comunali devono “predisporre avviso ad evidenza pubblica per l’affidamento della struttura secondo le finalità a cui essa è destinata”. La situazione però precipita e il 14 dicembre del 2016 il primo cittadino Massimo Cariello, con l’ordinanza numero 335, concede alla società cooperativa Ises l’immobile per 90 giorni e in via straordinaria e urgente. Successivamente, e siamo al primo febbraio del 2017, la giunta municipale, con delibera numero 21, fissa in 10.000 euro al mese il canone che la Ises deve pagare per l’utilizzo della struttura.

Cambia la destinazione d’uso

Quella che doveva essere un’assegnazione temporanea diventa di fatto permanente, attraverso una serie di proroghe. Che l’Anac elenca: ordinanza 110 del 5 maggio 2017, proroga di 90 giorni; ordinanza 194 del 4 agosto 2017, ancora 90 giorni; ordinanza 255 del 2 novembre 2017, 45 giorni; ordinanza 303 del 18 dicembre 2017, proroga fino al 9 gennaio 2018; ordinanza numero 3 del 9 gennaio con proroga fino al primo marzo. Non è tutto. Il 2 marzo 2017, sempre con provvedimento del sindaco (il numero 48), alla Ises viene rilasciata un’autorizzazione in via straordinaria ed urgente “all’esercizio delle attività socio sanitarie da svolgere nell’immobile”. Un atto che scatena le ire della Regione (come vedremo nell’articolo in basso).

Un lungo elenco di violazioni

L’Anticorruzione conclude la sua istruttoria rilevando una serie di irregolarità, che elenca a margine del resoconto. Prima di tutto il procedimento effettuato dal Comune viene ritenuto “contrario alle regole di evidenza pubblica”, quindi la concessione dell’utilizzo del centro polifunzionale “Santi Cosma e Damiano” alla Ises non poteva essere autorizzata. Irregolare anche la delibera di fine dicembre 2016 del consiglio comunale. Perché, a detta dell’Anac “risultava adottata in assenza di parere di regolarità tecnica ed economico finanziaria, nel presupposto che trattasi di atto di indirizzo. In realtà ciò che risultava essere stato realizzato con la Deliberazione de qua era un atto di gestione costituito da affidamento diretto”. E ancora: l’ordinanza urgente del primo cittadino, la 335, “risultava priva dei presupposti giuridici richiesti dalle norme (articoli 50 e 54 del D.lgs. 267/2000), e confermati dalla giurisprudenza, in quanto l’Amministrazione comunale era già a conoscenza, da tempo, della situazione in cui versava la cooperativa Ises”. Infine la questione del fitto, 10.000 euro al mese. “Nella determinazione del suddetto importo, non si teneva conto che l’operatore economico affidatario svolge un servizio che produce delle utilità economiche, che devono essere considerate ai fini del calcolo del valore della concessione in uso del bene”, scrive l’Anac.

Regione, via il finanziamento E l’Asl: “Tutto denunciato”

In questa storia di assegnazioni urgenti, cooperative sull’orlo del crac e soldi pubblici gestiti senza troppi controlli entrano in gioco anche la Regione Campania e l’Asl Salerno. Nel mese di maggio del 2014 l’ente di Palazzo Santa Lucia assegna, con decreto dirigenziale numero 11, un finanziamento per la realizzazione, ad Eboli, della “Casa per accoglienza per i pellegrini dei Santi Cosma e Damiano”. L’opera ha un costo di 5 milioni e 949mila euro, in parte coperti dal finanziamento regionale. Arriviamo al mese di aprile del 2018 e l’amministrazione De Luca, dopo aver verificato che nel frattempo la casa per pellegrini è diventata un centro privato di riabilitazione, con decreto dirigenziale numero 35 revoca il finanziamento concesso quattro anni prima. Non è spiegato, nell’istruttoria, se nel frattempo i soldi sono arrivati a destinazione perché in questo caso si aprirebbe anche un contenzioso giudiziario tra Regione e Comune di Eboli. L’amministrazione regionale sostiene che l’intervento ammesso a finanziamento riguardava la costruzione di un edificio per l’accoglienza attraverso attività di inclusione sociale ed assistenza a favore dei fedeli e dei pellegrini, nei confronti dei ceti sociali emarginati, degli anziani auto sufficienti e non, dei minori, delle ragazze madri, dei giovani in difficoltà nelle strutture scolastiche, degli immigrati, degli alcolisti e delle famiglie in disagio. Cosa che non è avvenuta. C’è poi la vicenda dello scontro con l’Asl Salerno. Contattata dall’Anac per fornire delucidazioni in merito alla vicenda, l’azienda sanitaria locale ha fatto sapere di essersi attivata già nel 2015 per trasferire i pazienti della Ises presso altre strutture, con il consenso delle famiglie. Il commissario liquidatore della Ises e il Comune di Eboli sostengono però che, nonostante le sollecitazioni circa una distribuzione delle persone in cura presso altri centri l’Asl non ha fonito risposte. Il problema sta anche nel fatto che, entrata in crisi finanziaria, la Ises ha perso l’accreditamento regionale. “L’assegnazione della struttura a questo soggetto privato – scrive l’Anac – è avvenuta sulla base di note interlocutorie intervenute con il liquidatore della cooperative e i familiari dei pazienti, senza però verificare la posizione del soggetto che era istituzionalmente interessato al procedimento, ovvero la Asl di Salerno”.

Il Comune va al contrattacco: “Tutelata la salute dei pazienti”

Il Comune di Eboli ha difeso le proprie scelte fornendo una dettagliata ricostruzione dei fatti all’Autorità Anticorruzione. E ha attaccato l’Asl Salerno. “Il centro Ises eroga prestazioni socio sanitarie in regime di accreditamento (poi sospeso) e solo alla fine del 2016 siamo venuti a conoscenza dello stato di crisi della cooperativa, parlando sia con i dipendenti che con il liquidatore”. Quanto all’assegnazione della struttura “abbiamo agito così – dicono all’Anac – per tutelare l’incolumità dei pazienti in assenza di soluzioni intraprese dagli enti preposti (l’Asl, nda) e per l’impossibilità di procedere alla ricollocazione dei degenti in altre strutture”. Secondo quanto riferisce l’amministrazione ebolitana nel corso di un Tavolo tra le parti ospitato dalla Prefettura di Salerno, siamon nel 2017, l’Asl non avrebbe dato alcun riscontro in merito alla ricollocazione dei degenti. Da via Nizza, però, smentiscono questa ricostruzione (vedi anche articolo a lato). Questione canone di affitto del centro “Santi Cosma e Damiano”. L’ente precisa che “il quantum del corrispettivo per la concessione è stato determinato facendo riferimento alle quotazioni fornite dall’osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia del Territorio, fornendo all’uopo una relazione di stima”. Inoltre, sempre secondo quanto riferito all’Anac, il fitto è stato pagato per i primi cinque mesi e poi sospeso, “infatti per i canoni non pagati sono state avviate le procedure di recupero coattivo”. E ancora. “L’Ises – dichiarano i responsabili comunali nel corso dell’audizione presso l’Authority – non è un’azienda che gestisce servizi per conto del Comune, ma un soggetto giuridico privato che svolge prestazioni socio sanitarie in virtù di apposite autorizzazioni regionali in regime di accreditamento, che attualmente risulta sospeso”.




«Troppi incarichi dall’Autorità Portuale», Annunziata nel mirino dell’Anac

Andrea Pellegrino

Troppi incarichi diretti all’Autorità Portuale di Salerno, l’Anac contesta il «metodo Annunziata». I fatti raccolti riguardano il periodo della presidenza affidata all’ex sottosegretario ai trasporti, prima, dunque, della fusione con Napoli e Castellammare e la nomina di un commissario. Centosessanta gli incarichi che sono stati affidati senza gara, soprattutto a studi tecnici e di ingegneria. Alcuni di questi sono finiti nel mirino dell’Anac di Raffaele Cantone: «L’analisi dei dati e delle informazioni acquisite hanno consentito di rilevare un uso piuttosto frequente dell’affidamento diretto, soprattutto per gli incarichi di servizi attinenti all’architettura e ingegneria (progettazione, sicurezza, collaudo) di importo inferiore a euro 40.000,00. Tuttavia, a fronte di numerosi affidamenti diretti prevalentemente di lavori e/o servizi di ingegneria (140 totali) si deve dare atto della sussistenza di una discreta rotazione degli operatori affidatari, anche se in taluni casi si sono registrati, come sopra riportato, affidamenti ripetuti ai medesimi soggetti. In ordine alla ricorrenza di tali affidamenti diretti, che l’Autorità Portuale e l’ex presidente incaricato temporalmente in relazione al periodo assunto come riferimento, hanno ritenuto di giustificare adducendo motivi di urgenza, si ritiene di poter confermare i profili di contestazione formulati». Tra gli incarichi contestati anche quelli alla Rcm costruzioni, l’impresa che sta realizzando anche il Crescent nell’area di Santa Teresa. «Si richiama – si legge nella delibera – la mancata corretta applicazione dei principi generali di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 163/2006 in ragione soprattutto della carenza rilevata in sede di attività programmatoria e comunque di pianificazione degli interventi da eseguire, quale corollario per una corretta azione amministrativa, che avrebbe potuto evitare il ricorrere dell’esigenza di procedere ripetutamente ad affidamenti in via d’urgenza». Dall’Anac, dunque, tre contestazioni: mancata programmazione degli interventi, l’uso della chiamata diretta e la non corretta effettuazione della stima del valore globale dei lavori e/o servizi da affidare.




Terreni comprati a caro prezzo L’Ue: «Monitoriamo la situazione»

Andrea Pellegrino

Costi del terreno per la realizzazione dell’impianto di compostaggio troppo elevanti. E’ la prima criticità che la commissione europea fa emergere sull’impianto di Salerno, attualmente ancora chiuso. Nella risposta all’interrogazione presentata dall’europarlamentare di Forza Italia Fulvio Martusciello, si evidenzia che: « Secondo le informazioni fornite dall’autorità di gestione, i controlli effettuati in data 16 luglio 2013 avevano già fatto emergere che i costi di acquisizione del terreno erano al di sopra del limite massimo del 10% del costo totale del progetto. La corrispondenza e le valutazioni successive hanno portato l’autorità di gestione ad accettare tali spese». SUOLI ESPROPRIATI ALL’ASI

Tre milioni e quattrocentomila euro.: è questa, nel dettaglio, la somma che il Comune di Salerno ha sborsato per l’acquisto dei fondi del sito di compostaggio di Salerno. Suoli che erano di proprietà dell’Asi, espropriati, poi, per la realizzazione dell’impianto. Fondi che, però, insieme a tutta la gestione dell’impianto di Salerno, sono finiti sotto la lente d’ingrandimento dell’Anac di Cantone ed anche della Procura della Repubblica di Salerno.

L’EUROPA VIGILERA’

Ma ancora si legge: «Per quanto riguarda i costi operativi relativi ai primi 2 anni, il contratto di cessione stabiliva che tali costi sarebbero stati interamente sostenuti dal Comune di Salerno. Per quanto riguarda la consultazione con l’Autorità nazionale anticorruzione, in seguito alla comunicazione da parte dell’Anac del 27 luglio 2017, l’autorità di gestione ha scritto al Comune di Salerno chiedendo chiarimenti e conferma riguardo alla funzionalità dell’impianto e alla relativa produzione di energia. Il 10 novembre 2017, il Comune di Salerno ha risposto all’Anac, con riferimento alle attività svolte al fine di ripristinare il funzionamento dell’impianto. Per il momento, non è ancora pervenuta un’ulteriore comunicazione da parte dell’Anac. La Commissione intende continuare a monitorare la situazione».




Fonderie, dalla Regione arriva una nuova diffida

Il destino delle Fonderie Pisano è quasi segnato. Dalla Regione Campania arriva una nuova diffida alla proprietà. Questa volta, nell’ambito del procedimento di riesame dell’Aia (autorizzazione integrata ambientale) nel mentre resta sospeso per le controdeduzioni l’iter per la Via (valutazione di impatto ambientale) che già ha incassato un preavviso di diniego. Il 16 gennaio scorso la Regione Campania ha scritto alla ditta Pisano, informando anche Arpac, Comune di Salerno e Procura della Repubblica. Sessanta giorni di tempo per attivare idee, misure ed interventi per assolvere alle prescrizioni dell’Arpac. Un percorso non semplice considerato – si legge nella nota – «che dal rapporto finale dell’Arpac sono emerse una serie di criticità», al punto da chiedere chiarimenti al Comune in merito alla presunta «esistenza del pericolo di danno all’ambiente e per la salute». Già il 21 novembre la dirigente regionale del settore ambiente sollecitava il sindaco Napoli di «valutare situazioni di pericolo o danno per la salute». Una nota, quest’ultima, finita anche sulla scrivania del Prefetto di Salerno, del Procuratore della Repubblica e del Comandante del Noe di Salerno. Una precedente visita ispettiva dell’Arpac aveva acceso l’ultimo campanello d’allarme. Quattro pagine della relazione finale utilizzate solo per riportare le difformità. Criticità che dovranno essere superate dalla famiglia Pisano per l’ottenimento dell’Aia il cui destino, però, resta agganciato al via libera della Via.




Slitta la riapertura del sito di Salerno «Comune ha certificato il fallimento»

Andrea Pellegrino

Si allungano i tempi per l’apertura del compostaggio di Salerno. Le difficoltà organizzative, oltre che la spada di Damocle delle inchieste giudiziarie e dell’Anac di Cantone, avrebbero fatto slittare ad inizio estate la possibile riapertura dell’impianto. «Presumibilmente – si legge nella determina – per il mese di Giugno l’impianto sarà ripristinato». Ed intanto i rifiuti saranno smaltiti alla Ge.sco di Battipaglia, con un ulteriore aggravio di costo. Per il 2018, infatti, l’amministrazione comunale ha stanziato 2 milioni e 765mila euro circa per lo smaltimento. Il tutto mentre Vincenzo De Luca, ex sindaco ed attuale governatore, porta come esempio di efficienza e di funzionamento la struttura salernitana. «Questa volta è lo stesso Comune di Salerno – spiega l’ex assessore regionale all’ambiente Giovanni Romano – a certificare il fallimento dell’impianto di trattamento dei rifiuti organici propagandato con la consueta enfasi come “straordinario” dall’attuale Presidente pro-tempore della Regione Campania. Di straordinario c’è solo l’ulteriore salasso a danno dei cittadini salernitani che, fino a giugno (forse!), saranno costretti a coprire con le loro bollette i costi per il trattamento dei rifiuti organici fissati dalla determinazione del Dirigente comunale a circa 190 euro a tonnellata contro i 130 euro preventivati se l’impianto fosse statofunzionante. Infatti – prosegue Romano – Salerno Pulita dovrà corrispondere a Gesco circa 2.800.000 euro ribaltando i costi sul Comune di Salerno e, quindi, sui cittadini. In tal modo è stato sconfessato clamorosamente il Sindaco della Città che aveva annunciato lo scorso autunno la piena ripresa dell’impianto per febbraio. Ancora una prova, dunque, della fondatezza delle nostre denunce. Lo “straordinario” impianto di compostaggio di Salerno altro non è che un “pacco”, frutto di incompetenza, di sciatteria, di errori progettuali e di mala amministrazione. E’ costato 30.000.000 di euro mentre per impianti similari ne bastano 12. E’ stato finanziato quasi interamente dall’Unione Europea in violazione delle norme regolamentaricomunitarie perché si è omesso di rilevare che l’impianto genera delle entrate. Sono state pagate parcelle milionarie a progettisti e consulenti, assolutamente ingiustificate visto il misero epilogo. Non ha mai prodotto un solo chilovattora di energia elettrica, ne’ ha mai prodotto ilcompost che sarebbe dovuto essere destinato all’agricoltura. La gestione è costata più del doppio rispetto a quanto preventivato perché il precedentegestore (Daneco) ha portato i rifiuti trattati in una discarica di sua proprietà senza una regolare gara di appalto. Insomma, un vero e proprio “pacco”, servito ad alimentare clientele e sbandierato come “modello” mistificando la realtà e imbrogliando i cittadini ai quali si fa pagare la tariffa più alta d’Italia, obbligandoli a sistemi di raccolta differenziata costosi e, in definitiva, inutili visto il risultato finale. Tutte cose accertate anche dall’Autorita’ Nazionale Anti Corruzione (Anac) che ha informato la Procura della Repubblica». Intanto, l’Autorità guidata da Raffaele Cantone dovrebbe nei prossimi giorni – dopo le ulteriori controdeduzioni fornite dall’amministrazione comunale – emettere il verdetto definitivo nel mentre si attendono anche sviluppi da parte della Procura che sul funzionamento dell’impianto ha aperto un fascicolo. «Restiamo – conclude Romano – ancora in attesa della valutazione da parte dell’Autorità Giudiziaria delle nostre circostanziate denunce e della deliberazione dell’Anac che meriterebbero ben altra attenzione attesa la gravità di quanto è accaduto e la rilevanza di quanto si sta ancora verificando». La vicenda, infine, è approdata anche a Bruxelles e non si esclude che la Corte dei Conti Europea possa aprire un fascicolo.




«Si sospenda il concorso» Esposto all’Anac di Cantone

Andrea Pellegrino

«Si sospenda il concorso per l’assunzione di un dirigente contabile del Comune di Salerno». Arriva l’esposto all’Anac e alla Guardia di Finanza da parte dei uno dei concorrenti, che ha raccolto elementi e documenti in merito al concorso bandito dall’amministrazione comunale di Salerno. Secondo la denuncia, la commissione di gara avrebbe scartato tutti i partecipanti nel corso della prima parte della selezione che deve avvenire secondo la mobilità, bypassando poi il concorso vero e proprio e procedere all’assunzione utilizzando graduatorie di altri enti. Secondo quanto scritto all’interno dell’esposto, attualmente il settore è guidato da Loris Scognamiglio, dirigente a tempo determinato del Comune di Salerno. Scognamiglio, inoltre, sarebbe presente anche all’interno della graduatoria del Comune di Fabriano. Tant’è che la denuncia, per conoscenza, è stata inviata anche all’attenzione di quest’ultimo Comune. Ora si chiede che l’avviso venga annullato e che si proceda all’assunzione del dirigente contabile – a tempo indeterminato – attraverso un vero e proprio concorso pubblico. Un appello che il denunciante rivolge direttamente a Raffaele Cantone dell’Anac.




C’è l’accordo sul “Ruggi” E’ Longo il nuovo manager

Andrea Pellegrino

Giuseppe Longo è il nuovo direttore generale del Ruggi d’Aragona. L’ex commissario dell’Asl di Salerno – grazie alla nomina della Giunta regionale – ha il posto di Nicola Cantone, il dg defenestrato da Vincenzo De Luca, che ora attende “giustizia” dopo aver impugnato davanti al giudice del lavoro il provvedimento di revoca. Dopo la proposta di Mario Iervolino stoppata dal Rettore dell’Unisa Aurelio Tommasetti, dunque, pare che si sia trovata la quadra su Longo che, così, lascerà la direzione dell’azienda Colli di Napoli, la cui guida verrà assunta dal direttore sanitario Giuseppe Matarazzo. Tra l’altro Longo conosce bene la realtà salernitana. E’ stato commissario, infatti, all’azienda sanitaria di via Nizza, sostituendo l’avvocato Antonio Postiglione che – a sua volta – era stato nomina a capo della struttura sanitaria regionale da Vincenzo De Luca. Tra l’altro, anche in precedenza era stato negli uffici salernitani con il ruolo di subcommissario. Ora approda alla struttura di via San Leonardo, dove le fibrillazioni interne non mancano. A partire dalla nomina dei primari e, tra tutte, di quella di Enrico Coscioni che lo stesso Cantone avrebbe bloccato pochi giorni prima della sua rimozione. Toccherà al nuovo direttore generale, infatti, ratificare o annullare tale decisione che riguarderebbe quattro primari usciti vincitori dagli ultimi concorsi banditi dall’azienda universitaria ospedaliera. Poi c’è la partita legata proprio all’Ateneo di Salerno, dove il Rettore è pronto a giocarsi tutte le sue carte ed essere parte integrante della partita. In vista, naturalmente, anche dei prossimi appuntamenti elettorali. Tommasetti è uno dei nomi in campo per un posto alla Camera dei Deputati sotto la bandiera di Forza Italia e con tanto di placet di Silvio Berlusconi. Intanto Tommasetti ha espresso soddisfazione per la nomina: «Si tratta di una indicazione condivisa perché si ritiene che il curriculum del dottor Giuseppe Longo riassuma le esigenze di alta professionalità scientifica e qualificata esperienza manageriale necessarie alla gestione di una azienda complessa come quella salernitana. Scongiurando soluzioni congiunturali come quella derivante da una ipotesi commissariale, si è messo in campo un dirigente capace di lavorare su una programmazione di alto respiro e di lungo periodo».




Cantone va dal giudice del lavoro Tommasetti chiude a De Luca

Andrea Pellegrino

La via del commissariamento del “Ruggi d’Aragona” sembrerebbe tracciata. E non si esclude che Vincenzo De Luca cali la stessa carta bocciata dal Rettore Aurelio Tommasetti per la nomina del nuovo dg dell’ospedale di via San Leonardo. Il nome è quello di Mario Iervolino (ex sindaco di Ottaviavo e attuale direttore sanitario del- l’azienda ospedaliera Rummo di Benevento), proposto per il dopo Cantone ed immediatamente fermato da Tommasetti. Dall’Unisa, infatti, vogliono un vero percorso condiviso ed una figura di più alto profilo. «L’azienda è complessa – dice il Rettore – ed ha diversi ospedali da gestire. Poi c’è l’Università che ha un ruolo fondamentale. Per questo chiediamo un figura diversa rispetto a quella fino ad ora proposta». Quanto ad un commissariamento (che in questa fase escluderebbe il Rettore dalla partita), Tommasetti dice: «Attendiamo, le scelte spettano al presidente della Regione». Intanto l’ex manager Nicola Cantone ha impugnato davanti al giudice del lavoro la delibera di giunta e gli atti successivi che hanno portato alla revoca dell’incarico di di- rettore generale del “Ruggi d’Aragona”. Tra l’altro, Cantone rischierebbe anche la cancellazione dall’albo degli idonei per la carica di dg. Il presupposto del ricorso presentato dall’avvocato Gaetano Paolino sembrerebbe concentrarsi sulla contestazione totale dell’in- tera linea di condotta e della totalità della procedura seguita dalla direzione regionale per la sanità. Istruttoria debole sin dalla radice, secondo i legali di Nicola Cantone, che nel ricorso confutano ogni elemento acquisito e gestito fino nel tempo fino alla formazione del parere che ha indotto la giunta regionale ad assumere la decisione di revocare Cantone.




Atto notificato, Cantone ricorre al Tar De Luca: «Segnalato da colleghi» Il manager impugna la revoca. Fasano (FI): «Ha lavorato bene. Tardiva e sospetta la motivazione sui titoli» Il governatore getta acqua sul fuoco: «Provvedimento necessario, penseremo ad altro incarico»

Andrea Pellegrino

E’ stato notificato ieri mattina al- l’ormai ex manager Nicola Can- tone l’atto di «sfratto», disposto dalla Regione Campania. Al centro della revoca, secondo indiscrezioni, ci sarebbero i titoli non idonei presentati dal direttore generale all’atto della nomina e ritenuti dal dirigente del settore sanità della Regione Campania, Antonio Postiglione (già a capo dell’ Asl di Salerno).

La procedura di revoca è stata avviata nell’ultima seduta di giunta regionale; poi ieri mattina la noti- fica dell’atto che dovrebbe, ora, es- sere impugnato da Nicola Cantone. Intanto le funzioni di manager del “Ruggi d’Aragona” sono state assunte dal direttore sanitario Silvestri, che resterà al comando dell’azienda ospedaliera universitaria fino alla possibile nomina di un commissario. Resta acceso il dibattito politico: il nesso tra la mancata nomina di Coscioni a primario di cardiochirurgia e la revoca di Can- tone da manager mantiene alta la tensione sia all’interno che al- l’esterno delle mura dell’ospedale. «Sorprende – dice Enzo Fasano, coordinatore provinciale di Forza Italia – che a distanza di anni la Regione scopra che il dottor Nicola Cantone non abbia i titoli per ricoprire l’incarico di direttore generale dell’ospedale “Ruggi d’Aragona” di Salerno. Il dottor Nicola Cantone – prosegue – ha dimostrato autorevolezza e competenza alla guida del “Ruggi”, quando verremo a conoscenza del nome di chi sarà chiamato a sostituirlo non ci vorrà molto a capire le vere ragioni della tardiva e sospetta “scoperta” circa i titoli non adeguati per ricoprire la carica».

De Luca, invece, cerca di gettare acqua sul fuoco e spiega che il provvedimento era necessario: «In questi mesi è emersa una contestazione da parte di alcuni colleghi sui suoi titoli, vedremo come si concluderà. Noi ci siamo mossi con assoluto rispetto della correttezza amministrativa». Ed apre ad un possibile nuovo in- carico: «Credo che dovremo utilizzare la sua esperienza anche nell’ambito della struttura sanitaria regionale. Non possiamo rinuniare a figure che hanno dimostrato sul campo il proprio valore. Ma per la tranquillità di tutti, rispetto a obiezioni formali ne abbiamo preso atto». Già nelle settimane scorse circolava il possibile coinvolgi- mento di Cantone nell’ufficio le- gale della struttura commissariale della sanità campana».




Scafati. Piu Europa, Anac, Pip. Aliberti replica alle accuse

Relativamente all’inchiesta dell’ANAC sulle opere finanziate dell’Unione Europea dalla Regione, il sindaco di Scafati, Pasquale Aliberti: “L’attività denigratoria dei nostri avversari è strumentale e pericolosa. Apprendiamo dai giornali addirittura di una denuncia all’ANAC di gare d’appalto relative al PIU EUROPA nelle quali avremmo applicato un ribasso rispetto ai prezzari regionali. Mai abbiamo fatto gare con questa modalità. Vero è che avevamo adottato una delibera che andava in questa direzione che se applicata avrebbe creato vantaggio solo al Comune di Scafati (dava la possibilità infatti di realizzare con la stessa cifra assegnata dalla Regione più opere pubbliche). Una modalità, l’adozione di un prezzario scontato rispetto al tariffario regionale adottato, peraltro, da altre amministrazioni e addirittura dalla Regione negli anni del Governo di Bassolino (Atto del Commissariato di Governo per l'emergenza idrogeologica di Sarno – commissario Bassolino. Il Commissariato ha adottato per tutti i progetti che approvava il prezzario regionale del 1990 con ribasso del 15% sebbene nel frattempo la  Regione Campania avesse approvato altri prezzari. Quindi un prezzario superato oltretutto con ribasso del 15 %).  Ciò che vale per loro è camorrìa per altri. Inoltre, malgrado l’ANAC a giugno 2015 avesse con una nota dato parere positivo sulla riduzione percentuale del prezzario regionale vigente (<<E’ legittima, da parte di una stazione appaltante, applicazione di una riduzione percentuale sul prezzario regionale vigente, ai fini della determinazione dei corrispettivi a base d’asta se frutto di idonea attività istruttoria e adeguatamente motivata>>) ho comunque preferito, per evitare denunce che avessero come unico obiettivo quello di colpire la mia persona, in questa vicenda, non fare fino in fondo gli interessi della Città. Molti fondi, infatti, a causa proprio dei ribassi di gara a volte con percentuali notevoli, ritorneranno in Europa per colpa di chi denuncia procedure che gli stessi loro compagni di partito e apparato hanno già adottato e a causa della strumentalizzazione di chi, non avendo mai amministrato, confonde le buone azioni prodotte nell’interesse della Città con gli interessi personali o della camorra, che va combattuta in questo ambito, con procedure di gara che seguano regole più imparziali possibili, le stesse che abbiamo sempre adottato a Scafati, utilizzando metodi matematici che si sostituiscono alla soggettività delle valutazioni”.

Finanziamento Pip Sarno, Aliberti: “Le opere pubbliche non si finanziano per appartenenza politica. Se così fosse sarò costretto a rivolgermi all’Anac”

canforaRelativamente all’annuncio del Presidente della Provincia di Salerno nonché Sindaco di Sarno pubblicato da alcune testate e riguardante il finanziamento del P.I.P. di Sarno per un importo di circa cinque milioni di euro, il sindaco di Scafati, Pasquale Aliberti: “Il Presidente della Provincia ha annunciato il finanziamento della Regione con fondi europei del Pip di Sarno. E’ lo stesso qualche mese fa si era impegnato a nome del Presidente De Luca a cambiare la struttura della società Agroinvest, a nominare un amministratore unico delegato di estrazione chiaramente di sinistra, con l’obiettivo di finanziare le Opere di Urbanizzazione per i due P.I.P., di Scafati e Sarno. E’ cambiato qualcosa? Se fosse vero il finanziamento del Pip di Sarno dovranno, però, spiegarci come è possibile rendicontare con i fondi previsti dai Patti per il Sud, opere già realizzate e con procedure di appalto che non tengono conto delle caratteristiche imposte dall’Europa e perché, invece, non sarebbe ammesso il Pip di Scafati, che vede gli espropri già realizzati e già insediate ed operanti alcune decine di aziende, ed altre interessate come testimoniato dai bandi esperiti e dalle convenzioni sottoscritte con l'Agenzia per lo sviluppo del sistema territoriale della Valle del Sarno s.p.a.. In assenza di confronto su questi temi che ho mostrato al Presidente della Provincia anche con lettere e note inviate, sarò costretto a denunciare all’Anac la vicenda. La politica farebbe bene a confrontarsi su questi temi mettendo da parte ideologie a appartenenze. Con i fondi dell’Europa si  finanziano i territori e non l’appartenenza degli stessi a determinati colori politici”.