Crescent, procedura illegittima Prossima udienza il 3 dicembre

Procedura illegittima (la Soprintendenza non poteva limitarsi ad un silenzio assenso) e assenza di standard ed aree pubbliche. Enzo Strianese, consulente tecnico di Italia Nostra, smonta pezzo per pezzo il Pua di Santa Teresa. Ieri nel corso dell’udienza del processo Crescent, l’architetto ha risposto alle domande dei legali presenti, riproponendo tutta la procedura e tutte le anomalie riscontrate per la realizzazione del Crescent e di Piazza della Libertà. Il peccato originario è sempre quello della Soprintendenza di Salerno che sul Pua di Santa Teresa non si espresse secondo legge. E successivamente anche sui permessi di costruire (rilasciati a Crescent srl e Sist) mancherebbe l’autorizzazione paesaggistica. «In quella zona – spiega Strianese – ci sono beni di proprietà del demanio idrico, ferroviario e militare, era necessaria una verifica preventiva da parte degli enti». Ancora, l’area avrebbe dovuto ospitare zone a verde attrezzato e servizi pubblici. «Il parcheggio – sottolinea Strianese – può rispondere a parte degli standard. Ma poi occorre verde e spazi ricreativi, come qualsiasi quartiere. Spazi verdi – prosegue l’architetto – che non devono essere solo disegnati ma devono essere realizzati realmente». Ascoltato anche Franco Picarone, all’epoca dei fatti assessore della giunta De Luca, oggi consigliere regionale del Partito democratico. «Abbiamo attuato il programma elettorale ed adottato un intervento di riqualificazione urbanistica», spiega Picarone che sulla procedura ammette: «Non è materia su cui non ho la formazione, io mi occupo di materie economiche». Prossima udienza il 13 dicembre.




Salerno. Condannata la vecchia Giunta comunale

IN EDICOLA OGGI SU LE CRONACHE

di Andrea Pellegrino

Arrivano le condanne per l’ex giunta De Luca che approvò la stabilizzazione di undici precari (effettivamente 9) nel 2008. La Corte dei Conti si è pronunciata rispetto all’inchiesta contabile che inizialmente aveva portato il primo febbraio del 2013 anche al sequestro dei beni ad amministratori, ex assessori e dirigenti comunali da parte della procura regionale per la Campania.
Il danno erariale di 851 mila euro ipotizzato in sede di giudizio è stato decurtato di 255 mila euro per «effetto delle prestazioni rese dai lavoratori». Totale 596 mila euro. Così dovranno pagare 66mila euro circa ciascuno gli assessori Eva Avossa (difesa dagli avvocati Ivana e Ruggiero Musio), Gerardo Calabrese, Domenico De Maio, l’ex assessore Luciano Conforti, l’ex assessore ed attuale consigliere comunale Augusto De Pascale (difeso dall’avvocato Oreste Agosto), i consiglieri regionali (ex assessori) Franco Picarone e Luca Cascone (assistito dall’avvocato Marcello Fortunato) e gli ex dirigenti comunali Gennaro Caliendo e Giuseppe Ientile. Assolti, invece, gli ex dirigenti comunali Carmelo Della Greca e Luigi Criscuolo. Quest’ultimo ha assunto il ruolo di direttore del settore personale solo a far data dal 31 dicembre 2010, non partecipando alla procedura contestata.
Il procedimento parte da una denuncia dell’ex consigliere comunale Fausto Morrone che aveva contestato alla procura della Corte dei Conti la delibera numero 813 della giunta municipale di Salerno (l’allora sindaco Vincenzo De Luca era assente alla seduta) con la quale si trasformava il rapporto di lavoro di undici, poi nove, collaboratori. Si tratta di Corrado Marino, Gaetana Pinto, Marcello Sansone, Carla Gatto, Teresa Verzola, Pasquale Di Feo, Ruggiero Petrella, Anna Fiore e Rosaria Lo Iudice. «Una stabilizzazione che non si poteva attuare», per Morrone e per la Corte dei Conti ora, «perché alla base mancano i presupposti». Alcuni degli “stabilizzati” infatti erano collaboratori esterni anche non alle dirette dipendenze del Comune. Come alcuni che sono risultati essere all’interno dell’equipe dell’architetto Bohigas (a sua volta consulente esterno del Comune, incaricato per la redazione del Prg) o in “servizio” presso il teatro comunale Verdi.
Per la Corte dei Conti la delibera di giunta numero 813, «non è stato un mero atto di indirizzo per l’attivazione di generiche procedure selettive finalizzate alla stabilizzazione di precari ma è stato proprio l’atto deliberativo che ha funto da presupposto determinante ai fini dell’assunzione dei lavoratori». La procura contabile aveva eccepito inoltre che «la delibera di Giunta non ha previsto alcune procedura comparative, quindi in palese violazione dei principi concorrenziali alla base delle selezioni del personale nella Pubblica Amministrazione». Quindi – proseguono i giudici contabili – «si è trattato di grave ed inescusabile colpa dell’amministrazione comunale quella di spacciare per rapporti di lavoro subordinato le collaborazioni con la Pubblica Amministrazione, al fine di consentire la stabilizzazione».
I legali ora annunciano già ricorso in appello.




Caso “Cedisa” e “La quiete”: I lavoratori denunciano Calabrese in Procura

Alla fine le vertenze del centro diagnostico “Cedisa” di Salerno e della casa di cura “La quiete” di Capezzano  sono arrivate in procura con una denuncia-querela sottoscritta, nel caso de  “La quiete”, da tutti i lavoratori. Una denuncia nella quale si chiede un immediato intervento della procura della repubblica e nella quale i lavoratori chiedono di essere sentiti quale persone informate dei fatti. Una richiesta dell’intervento della magistratura che arriva nel giorno dell’occupazione anche  del Cedisa. Qui gli stipendi vantati dai 32 lavoratori sono ormai 15.  Un filo comune unisce le due strutture situate ad un paio di chilometri di distanza l’una dall’altra.
La rabbia nei confronti di Leonardo Calabrese, l’imprenditore salernitano che viene accusato di essere il principale artefice del dramma che in questi giorni stanno vivendo tutti i dipendenti delle due strutture.
Al centro diagnostico Cedisa ieri mattina i lavoratori minacciavano il suicidio, accusando le istituzioni di essere stati attenti alla vertenza che li riguarda. «Dov’è il sindaco di Salerno?» – si chiedevano – «Questo  centro è nel territorio salernitano» – hanno gridato a gran voce appellandosi infine anche al neo governatore Vincenzo De Luca come facevano a due chilometri i loro colleghi de “La quiete”.
Nel frattempo, sempre nella mattinata di ieri, Antonio De Sio, dipendente della casa di cura appena fuori Salerno e sindacalista della Cisl, si è recato presso la Procura della Repubblica a depositare la richiesta di intervento della magistratura. «Abbiamo detto tutto quello che è accaduto  in questi anni  e vogliamo  che chi ha sbagliato paghi» – afferma De Sio.
Intanto questa mattina un altro dossiere sarà consegnato al procuratore capo Corrado Lembo: a stilarlo e consegnarlo Angelo Di Giacomo della Cgil. Le vertenze procedono solo apparentemente separate, come conferma anche il segretario generale della funzione pubblica della Cgil di Salerno Angelo De Angelis. «Non ci resta che  chiedere l’intervento della procura della Repubblica. E non finisce qui» – dice il numero uno della funzione pubblica cigiellino – «Scriveremo anche ai ministri della sanità e degli interni, perché la situazione è grave e drammatica e noi temiamo che alla fine possano esserci problemi di incolumità pubblica. L’incontro fallito in prefettura ci ha lasciati senza parole».
Cosa ci sarà  domani nel dossier che sarà presentato a Lembo? Facile immaginarlo se si prende in considerazione ciò che dice Angelo de Angelis alla domanda su cosa pensa del patron Calabrese: «L’atteggiamento dell’imprenditore Calabrese  è irresponsabile e secondo me, e mi assumo tutte le responsabilità, anche truffaldino. I lavoratori stanno continuando a lavorare e con i loro stipendi pagano le tasse evase da Calabrese. Quello che sto dicendo risulta da atti ufficiali».
Insomma, la vertenza rischia così di passare dalle strutture sanitarie e dalle sale della prefettura alle aule di tribunale.
Alessia Bielli

 

Il dramma dei dipendenti: «Ho il cancro ma non ho i soldi per curarmi»

Ogni lavoratore ha una storia da raccontare. Storie di disagio. Storie di persone perbene che con dignità cercano di guardare avanti e di sbarcare il lunario.
Più di un anno senza stipendio si è tradotto, per molti ,in debiti, umiliazioni, privazioni per sé e per la propria famiglia.
C’è chi non ha paura di dirlo e lo scrive anche sui social network come  Raffaele Romeo, uno dei tanti dipendenti della Quiete: «Sono senza parole…i detti non si smentiscono. “O sazio nu crer o riun”: questo messaggio vorrei che lo recepissero i signori dell’Asl, dell’Agenzia delle Entrate, Equitalia e Inps, i quali avrebbero dovuto trovare una soluzione affinché si sbloccassero queste somme per erogare dopo ben 11 mesi e tra poco 12. I nostri sacrosanti diritti è cioè il salario, fermo oramai a guigno 2014. Del nostro datore di lavoro non vale la pena neanche parlarne; non ci sono aggettivi per definirlo: sono semplicemente disgustato. Volevo terminare nel dire attenzione perché la soglia di sopportazione a tutto ciò ha superato di molto il livello massimo di allerta. Una sola parola: “vergogna”». Uno sfogo durissimo, chiaro segnale di un’esasperazione senza precedenti e più che mai motivata.
C’è stato anche qualcuno che, per ricevere gli stipendi arretrati, cosa che era data per certa, qualcuno ha dovuto farsi una nuova carta di credito e per farlo si è dovuto far prestare i soldi da amici rimettendoci anche 15 euro.
Scendendo giù al Cedisa la storia non cambia. Liliana Alfano che ha dato tutta se stessa al lavoro parla di «istigazione al suicidio».
Una coppia, marito e moglie, tutti e due impiegati al Cedisa, con una figlia che ha avuto problemi di salute, parlano del dramma senza fine, di un’assenza di reddito che dura quasi da un anno e mezzo.
Ed infine un dramma nel dramma, perchè uno dei 31 lavoratori ha scoperto di essere malato di cancro: «Ho dovuto rinunciare ad andare la settimana scorsa a curarmi – racconta – non avevo i soldi per farlo».
(al.bi)




Salerno. Governatore della Calabria: «Impianto di compostaggio di Salerno, un esempio da seguire»

Il governatore della Calabria Mario Oliverio in visita all’impianto di compostaggio di Salerno: «Un esempio da seguire». La Regione Calabria è in fase di progettazione del nuovo sistema delal raccolta dei rifiuti e avrà come modellao il lavoro fatto a Salerno. «Con il governatore Vincenzo De Luca -ha affermato il presidente Oliveiro- ci lega un’amicizia maturata durante la comune esperienza parlamentare. Con lui lavoreremo per rappresentare le istanze di un Mezzogiorno dimenticato».




NOCERA I: Oliva segretario del Pd. I nomi del nuovo direttivo

di Giovanni Sapere

Nocera Inferiore. Congresso cittadino del Pd: vince la mozione “Insieme per…” e nuovo segretario del partito è Alfonso Oliva.

Ieri sera, al termine dello spoglio delle schede, con 355 voti, pari al 56,5% dei votanti, Oliva ha vinto la sfida con Dina Pagano di “#CambiaMenti” (213 voti-34%) e Luca Forni per “Il partito che ci piace” (56 voti-9%). Alla mozione “Insieme per…” vanno 34 componenti del direttivo sui 60 totali, a #CambiaMenti 21 e cinque a “Il partito che ci piace”. Hanno votato in 615 su 738 iscritti.

Il gruppone di “Insieme Per” con le sue 400 e più tessere, è sostenuto da Vincenzo Petrosino, ex vicesindaco e attuale portavoce del partito, dai consiglieri comunali Massimo Petrosino, Francesco Esposito e Antonio Iannello, anche da alcuni fedelissimi dell’ex sindaco Antonio Romano e dell’ex assessore Rosario Cozzolino (a loro si riferirebbero una settantina di persone), oltre che da una serie di esponenti storici del pd. Pagano contava su circa 240 tesserati, una sessantina erano per Forni.

Alfonso Oliva è dipendente di una nota catena di supermercati, è  fratello di Mimmo (è stato tra i maggiori supporter del sindaco Cuofano di Nocera Superiore, del quale è stato per breve tempo assessore, dimessosi poi dopo poco per diventare l’anima di Polis Sa) ed è figlio del sindacalista Cgil e dirigente del Pci Galante. Alfonso Oliva è stato candidato al consiglio comunale di Nocera Inferiore nel 2011 (131 voti) e nel 2012 (64) con il Pd. Luca Forni, avvocato, già consigliere comunale nella giunta di centrodestra con il sindaco Aldo Di Vito alla fine degli anni Novanta, poi diventato segretario dei Popolari Udeur, nel 2011 candidato al consiglio comunale con l’Udeur (86 voti) a sostegno del sindaco Manlio Torquato e dal 2012 è iscritto al Pd. Dina Pagano, figlia del dirigente del pd Tonino Pagano, funzionario della Regione Campania ed è stata sempre vicina al partito.

Ecco il nuovo direttivo.

Per “Insieme per”, con il segretario Alfonso Oliva ci saranno 33 componenti, nell’ordine: il consigliere comunale  Massimo Petrosino, Lucia Bove, Giancarlo Pagliuca, Rosa Petrosino (già esponente del Pci), Antonio Fortino, Raffaella D’Alessandro, Raffaele Napoletano, Giuseppina Esposito, Francesco Scarfò, Maria Laura Cicalese, Mario Salsano, Alfonso Lenza, Giovanni Minardi, Eduardo Giglio, l’ex assessore di matrice socialista Salvatore Soriente, Giuseppe Afeltra, Gerardo Scarpa, Raffaele Serio, Vincenzo Daniele, Sebastiano Barone, Luigi Dattilo, Raffaele Battipaglia, Pasquale Benevento, Pietro Giordano, Gerardo D’Angelo, Alfonso Lombardo, Alfonso Oliva, Augusto Vicidomini, Antonio Stile, Gerardo Ferrentino, Enrico Esposito, Antonio Iannello e Vincenzo Calabrese.

Di #CambiaMenti, assieme al candidato segretario nel direttivo ci saranno, nell’ordine: Vincenzo Stile, Enza Sonetti, Emiddio Stani, Adelina Tirelli, Salvatore Forte, Cristina Oliveto, Ettore Verrillo, Veronica Stile Domenico Siniscalchi,  Pina Scannapieco, Felice Ianniello (ex candidato sindaco del Pd). Alfonso Boffardi, Giacomo Apicella, Nicola Maisto, Renato Guerritore, Paolo Donnarumma, Giancarlo Di Serio, Lello Citarella Stefano De Prisco e Ilaria Granito.

Per il partito che ci piace, assieme al candidato segretario Luca Forni, sono stati eletti altri quattro componenti: nell’ordine, Erminio Capodanno, Luciana Mandarino, Antonio Cesarano (ex vicesindaco della città), Sara Ferraioli.




San Filippo Neri, in preda a ladri e distruzione

di Francesco Carriero

Salerno rischia di perdere, tra le fauci del degrado e dell’incuria, l’ennesimo tesoro architettonico. Si tratta dell’antica chiesa di San Filippo Neri in via Santa Maria della Consolazione nel cuore del la parte alta del centro storico. A segnalare la grave situazione in cui versa lo storico stabile è stato l’architetto Daniele Magliano, seriamente preoccupato, dopo aver trovato la struttura con le porte spalancate e totalmente incustodito. I locali all’interno sono apparsi agli occhi del professionista in pessimo stato di conservazione, con il caos a farla da padrone. Il tutto è stato documentato con diverse fotografie. «Il giorno 1° giugno scorso – dichiara l’architetto – complice una stupenda giornata di sole, mi sono ritrovato a passeggiare per via Salvatore De Renzi, parte alta del centro storico, con l’intenzione di godermi lo stupendo paesaggio che si scruta da quella posizione. Mi sono soffermato davanti a un’antica Chiesa posizionata precisamente su Via Santa Maria della Consolazione. La Chiesa si trova in condizioni pietose, lo stucco rosa sulla facciata principale è crollato a causa dell’incuria. Anche il Campanile a vela, al di sopra della facciata della Sagrestia, s’intravede appena tra le sterpaglie. La porticina di sinistra, quella che portava al Giardino del Convento, attraverso una scala, l’ho trovata aperta, ed io, sapendo che era in corso la manifestazione “Salerno Porte Aperte” che prevede l’apertura provvisoria di monumenti normalmente chiusi, ho creduto di primo acchito che anche tale Chiesa fosse stata aperta grazie a questo evento. Sono entrato e, con mio grandissimo rammarico, ho scoperto una Chiesa deserta e ridotta in uno stato di completo abbandono e degrado. Sono sempre più amareggiato dall’abbandono in cui versano le testimonianze del passato salernitano, i Salernitani ormai nemmeno se la ricordano più questa Chiesa, rimango meravigliato da come un gioiello di architettura Barocca del genere ormai non rientri neanche più negli itinerari culturali del centro ctorico, sono indignato dal comportamento di una parte degli intellettuali salernitani che non si preoccupa affatto che la Chiesa sia diventata un rudere, un rudere posizionato a ridosso delle vecchie mura longobarde che proteggevano la città e in un’area tra le più interessanti del centro storico di Salerno, il cosiddetto Plaium Montis caratterizzato da numerosi Complessi conventuali». La piccola Chiesa di San Filippo Neri, originariamente intitolata alla Santa Croce, fu costruita verso la fine del XVI Secolo dai Cappuccini, come seconda Chiesa del loro enorme Convento sito su Via Santa Maria della Consolazione, in aggiunta alla prima Chiesa che era più grande. Nel 1761 la Congregazione dell’Immacolata Concezione di Maria Santissima e di San Filippo Neri acquisì la piccola Chiesa. Nel 1763 iniziano i lavori di ampliamento e ristrutturazione della stessa, che prevedevano la realizzazione della Sagrestia a est dell’Aula di culto, il rifacimento dell’Altare e l’apertura di 2 Nicchie laterali per ospitare le Statue della Vergine e di San Filippo Neri, quest’ultima realizzata da Giuseppe Manzo nel 1778. L’interno verrà inoltre decorato con stucchi nel corso dell’800. Nonostante lavori di consolidamento statico relativamente recenti eseguiti dalla Soprintendenza, oggi la Chiesa è in completo stato di abbandono. La struttura, insieme alla Chiesa del Monte dei Morti in Largo Plebiscito, è uno dei pochi esempi a Salerno di edificio a pianta ottagonale; l’accesso ad essa è assicurato da 2 diversi ingressi, uno laterale, con una scala che dava sul Giardino del Convento dei Cappuccini, e l’altro sulla facciata principale, facciata caratterizzata da una finestra ovale e da 2 lesene con capitelli a volute sui quali si erge un timpano curvilineo. Sull’altare maggiore è posto un dipinto in cui sono rappresentati degli Angeli in adorazione della Croce, ma l’interno risulta pure arricchito da affreschi raffiguranti episodi della vita di San Filippo Neri. «Spero – conclude l’architetto magliano – che questa mia riflessione possa anche solo in parte toccare le coscienze dei Salernitani distratti, possa in qualche maniera smuovere un certo immobilismo culturale, e porti anche altri cittadini a denunciare l’abbandono non solo di tale Chiesa, ma di gran parte dell’area a nord di Via Tasso» A questo punto, come suggerisce la segnalazione, rimane da interrogarsi sui motivi per cui la chiesa era aperta ed incustodita. La prima ipotesi potrebbe far pensare ad un’effrazione notturna con l’asportazione di due preziose statue del Settecento non più oresenti nella struttura. La seconda ipotesi suggerirebbe l’inserimento dell’edificio storico nell’iniziativa “Salerno Porte Aperte” tenutasi proprio domenica 1 giugno. Questo pero nopn giustifica il fatto che la chiesa fosse completamente abbandonata a se stessa.




Ragosta e Calabrese Nichi addio, «Sel è finita»

di Andrea Pellegrino

Addio Nichi Vendola: Sel Salerno può dirsi disciolto, dopo aver perso anche il suo segretario provinciale. Gerardo Calabrese, infatti, insieme al deputato salernitano Michele Ragosta, hanno ufficializzato il loro passaggio al Pd. Nelle settimane scorse, il primo a cedere alla tentazione Renzi era stato il consigliere comunale del capoluogo Emiliano Torre che all’indomani dei risultati elettorali si era dimesso dal partito in favore dell’adesione al Pd provinciale ed al gruppo consiliare dei “Progressisti per Salerno”. Ed ora nel gruppo Pd arrivano anche i vertici provinciali di Sel. Come Michele Ragosta che rafforzerà il gruppo parlamentare democrat e Gerardo Calabrese che lascia la guida dei vendoliani, in attesa di conoscere ora il suo destino a Palazzo di Città, dove l’esecutivo di Vincenzo De Luca diviene quasi un monocolore Pd (eccezion fatta per il socialista Vincenzo Maraio). «Nelle prossime ore – annuncia Michele Ragosta – l’assessore Gerardo Calabrese metterà nelle mani del sindaco le proprie deleghe per valutare il suo assetto politico in virtù delle nuove adesioni. Poi si decideranno i nuovi equilibri e ciò che si dovrà fare. Tra l’altro siamo in attesa anche delle decisioni di altri amici e compagni che hanno espresso la volontà di seguire il nostro percorso». Una decisione giunta dopo ampia riflessione – spiega il deputato – «Alla luce dell’assemblea nazionale di Sinistra Ecologia Libertà, che si è svolta sabato scorso a Roma, ho preso atto che la funzione essenziale del partito, quella di essere una sinistra di governo, è venuta meno. Sel ha ormai esaurito la sua funzione, ovvero quella di rientrare nel campo largo del centrosinistra e di rilanciare una politica progressista. Non è più, insomma, il partito nato dal congresso fondativo di Firenze nel 2009, che aveva come scopo principale quello di “riaprire la partita”. Il percorso della lista Tsipras, che pure ho sostenuto non condividendone appieno lo spirito, ha portato Sel ad imboccare una strada diversa, prendendo scelte che sono completamente in antitesi con quei principi. Lo straordinario successo del Pd e della politica di Matteo Renzi devono essere oggi il punto di partenza per chi vuole avviare un processo di unificazione della sinistra. Nel 2013 sono stato eletto nella coalizione di “Italia Bene Comune” ed è quello il percorso che intendo continuare a seguire e l’unica strada percorribile è quella tracciata dal Partito Democratico. Chi se la sente di cambiare l’Italia, oggi deve stare da questa parte, sostenendo il piano di riforme messo in campo dal Governo».




La centralina mobile in una proprietà della Diocesi

Esito positivo dal sopralluogo di ieri mattina dell’Arpac e Comune di Salerno nei pressi delle Fonderie Pisano per installare la nuova centralina per la rilevazione del Pm10 e Pm2,5. La postazione mobile dell’agenzia regionale troverà spazio in un’area di proprietà della Diocesi. Tempo qualche giorno e, salvo imprevisti, i primi rilevi potrebbero essere anche eseguiti. «Non penso che la Curia non dia l’autorizzazione alla collocazione della centralina mobile – dice l’assessore all’ambiente Gerardo Calabrese – d’altronde il Vescovo Luigi Moretti è vicino al comitato “Salute e Vita”. Quindi penso che in tempi brevi, considerato anche l’idoneità del luogo certificata dall’Arpac, si può partire tranquillamente con le rilevazioni che saranno poi rese pubbliche sui siti istituzionali degli Enti». «Anche in questo caso il Comune di Salerno – prosegue Calabrese – ha fatto la sua parte e si è impegnato affinché vengano garantiti tutti i controlli del caso, atti a garantire e tranquillizzare l’intera cittadinanza. Da anni noi siamo attenti alle problematiche della Fonderia Pisano. Abbiamo disposto controlli, abbiamo fatto indagini affidandole all’Arpac, ci siamo costituiti in tutti i giudizi penali, compreso quello ancora in corso. Non è mai stata bassa l’attenzione dell’amministrazione comunale rispetto al problema inquinamento della zona. Diverse sono state le segnalazioni che mi sono giunte a cui hanno fatto seguito azioni concrete. L’ultima è la collocazione della centralina per il monitoraggio specifico della zona».

(andpell)




Una open street map contro il degrado urbano

di Francesco Carriero

Nasce un nuovo strumento per difendere la città dall’incuria e dal degrado. Una “open street map” on line che permetterà ai cittadini di segnalare, attraverso una foto, situazioni che intaccano il decoro della città, come la presenza di micro discariche e barriere architettoniche. L’iniziativa è nata per volontà del circolo Legambiente salernitano “Orizzonti” ed è stata presentata nel corso del IV report “OsservaSalerno”. Lo strumento informatico consiste in una mappa “georefernziata”, che indica la suo interno i punti critici della citta. Cliccando sui segnalini appariranno a schermo le “foto denuncia” inviate a Legambiente dai cittadini. Il circolo ambientalista passerà poi tutte le segnalazioni agli uomini della Polizia Municipale, che di concerto con i volontari della Guardie Ambientali, che provvederanno ad intervenire nelle zone di competenza. «Questa iniziativa – ha spiegato Gianluca Di Martino, presidente del circolo Legambiente “Orizzonti” – ha come scopo quello di sensibilizzare la cittadinanza a segnalare le criticità cittadine, in special modo quelle legate all’abbandono dei rifiuti indifferenziati, alla presenza di barriere architettoniche e le problematiche legate alla viabilità, come il parcheggio selvaggio e l’assenza di piste ciclabili a norma. Fare rete a sempre caratterizzato il nostro modo di agire, quindi siamo sicuri che questa “open street map” renderà più vivibile la nostra città, che se vuol essere europea deve risolvere tali problemi». Approfittando di questo nuovo mezzo tecnologico e della collaborazione dei cittadini, unito alle apparecchiature di videosorveglianza, i Vigili urbani di Salerno stanno per mettere in piedi una task force, composta anche da lavoratori di Salerno Pulita, per cercare di risolvere in tempo reale i problemi legati all’abbandono dei rifiuti e alla creazione di micro discariche ed eventualmente punire gli incivili. L’assessore all’Ambiente Gerardo Calabrese ha accolto positivamente l’iniziativa dell’associazione ambientalista: «Queste – ha dichiarato – sono le esperienze di cittadinanza attiva che ci piacciano. Questo strumento andrà ad incrementare il gran numero di segnalazioni che ogni giorno ricevo e grazie alle quali riusciamo a risolvere diverse criticità in città. Vorremmo fare di più, ma in alcune aree, come ad esempio quelle a ridosso delle uscite della tangenziale in cui spesso si trovano cumuli di rifiuti, non possiamo intervenire anche per problemi di competenza e anche perché gli strumenti normativi non ci aiutano. proprio per questo in passato abbiamo avuto anche contenziosi con l’Anas. In ogni modo è necessario che ci sia uno scatto in avanti di civiltà dei cittadini affinché queste situazioni non si ripetano o si aggravino. Noi continueremo sul doppio binario sensibilizzazione – sanzione che fino ad ora ha dato buoni frutti».




Fausto Martino: «L’idea di città era quella di Bohigas»

di Andrea Pellegrino

«L’idea di città c’era ed era quella tracciata dal piano di Bohigas». Fausto Martino, ex assessore all’urbanistica dimessosi nel 2003, rivendica il suo lavoro e la vera trasformazione urbanistica avviata dall’architetto catalano. «Il sogno di città, in quel progetto, c’era ma è stato buttato. Bohigas è stato clamorosamente tradito, per piegare il nuovo piano prettamente alla speculazione fondiaria. Vi siete chiesti perché dopo 10 anni di lavoro, Bohigas non si è presentato più a Salerno? Prima si chiedevano pareri e consulti per ogni cosa al professore, poi improvvisamente è scomparso». Architetto Martino che resta di quel “piano Bohigas”? «Ha avuto merito di introdurre le logiche della perequazione urbanistica ancor prima delle norme regionali. Quel progetto fu concluso nel 2003 ed aveva una idea ben precisa». Quale? (Da vero architetto prende carta e penna e disegna su un foglio bianco) «Sa cos’è una “città compatta”? E’ una città che definisce i suoi confini; un po’ come accade in tutte le città europee. Praticamente, ad un certo punto, la città finisce di essere città ed inizia la campagna. Così il paesaggio rurale resta tale e destinato ad attività agricole, boschi e tempo libero. Per Bohigas la città finiva all’ex Marzotto. Non c’è cosa peggiore che una città senza limiti ben definiti, ossia che si costruisca anche nella zona rurale. E’ un fenomeno, questo, diffuso in tutta la Regione Campania, ma questa non è una città. E’ un nulla. Bohigas prevedeva un margine, un limite per perseguire una logica di saturazione funzionale degli spazi che non è quello, naturalmente, che ha fatto Vincenzo De Luca». Perché è stato abbandonato il progetto dell’architetto spagnolo? «Perché è difficile da attuare. Perché ci si scontra con i gruppi imprenditoriali. Gli imprenditori di Salerno non si accontentano del profitto, ma vogliono anche la rendita. Ossia, vogliono la trasformazione del suolo. L’aver tradito il “piano Bohigas”, ovvero la volontà di non “chiudere” la città è stato uno dei motivi delle mie dimissioni». E gli altri? «La variante Mcm che innalzava gli indici edificatori, le casette sul Masso della Signora, la mancata approvazione del piano regolatore nel 2003. Io mi sono dimesso un minuto prima di essere mandato via con De Biase spettatore. Sa qual è l’errore dell’ex sindaco?». Quale? «Quello di essersi trovato sulla sedia di sindaco, di essere stato eterodiretto e di essersi ribellato solo dopo aver lasciato la poltrona. Solo a fine mandato a iniziato a rivendicare delle posizioni, quando poi aveva la possibilità di utilizzare il suo ruolo per dire la sua. Invece si è piegato, ivi incluse le mie dimissioni». In molti ritengono che la Cittadella giudiziaria sarebbe dovuta essere costruita nei pressi della Centrale del Latte. Lei come si pone rispetto alla questione? «Favorevole alla collocazione attuale. Certo è che andrebbe completata. Quanto al progetto originario penso che lì sarebbe stato un “giustizialificio”, mentre anche questi servizi devono rimanere all’interno della città. Tra l’altro ilPalazzo di Giustizia ha un funzione rappresentativa per la città, quanto meno per far sapere a qualcuno che la giustizia esiste». Ma c’è chi reputa che si vada ad ingolfare un’area (quella di via Irno) anche in vista della eventuale costruzione di palazzi in via Vinciprova. «La vicenda di via Vinciprova è una porcata, così come quella di piazza Mazzini. Non si possono riempire in questa maniera vuoti urbani, posizionando poi standard in altre parti della città. Io non sono contrario a qualsiasi progetto, anzi credo che piazza Mazzini debba essere valorizzata ma ci vuole prima il progetto». Una soluzione per il Lungomare? «Innanzitutto una buona derattizzazione. C’è una invasione di topi. Quello è un giardino storico e una sua riqualificazione non può dipendere da un singolo intervento quale è quello di piazza Cavour. Occorre un progetto generale». Il futuro di Fausto Martino? «Fausto Martino fa il funzionario della Soprintendenza di Salerno». E dopo De Luca? «Il diluvio. C’è da capire la tenuta del bilancio. Una città che oggi vende la Centrale del Latte (simbolo della città e di Salerno che funziona), domani che farà? Venderà il teatro Verdi? Il sindaco che si insedierà dovrà solo interpellare la Corte dei Conti per farsi dare il quadro reale della situazione economico-finanziaria di palazzo di Città». Salerno è una città che dimentica le proprie origini… «Da vent’anni c’è un’unica amministrazione ed un pensiero unico. Non c’è stata alternanza. Dimentica le origini e dimentica anche quelli che erano gli obiettivi ed è pronta a seguire attraverso la fabbrica del consenso le scelleratezze più grosse».

CRESCENT :Con power point ha messo insieme tutte le piazze italiane per dimostrare che Piazza della Libertà «non è una piazza ma un cortile». L’architetto Martino, sul Crescent dice: «E’ un crimine contro l’umanità». Il Crescent «non ha una forma inclusiva rispetto alla Piazza: taglia fuori il centro storico. All’interno della Piazza c’è una cortina che si ripete per centinaia di metri. Tra l’altro c’è un errore originario». Quale? «Il progetto Bofill è stato scelto da una commissione nella quale non era presente neppure un architetto. I componenti erano Criscuolo, Di Lorenzo e Barletta. Tutti dipendenti del Comune senza nessun esperto del settore e senza nessun consulto. Eppure si poteva chiedere a Fulvio Irace (che ha lavorato con l’amministrazione comunale) o allo stesso Bohigas. Invece si è preferito affidare il progetto ad una commissione di dipendenti comunali». Ma la Soprintendenza non è stata un po’ troppo morbida? «All’epoca io ero soprintendente a Cagliari. Avevo avuto notizie che la Soprintendenza di Salerno, originariamente, avesse avuto l’intenzione di esercitare il potere di annullamento ma 15 giorni prima dello scadere dei termini fu deciso di consultare il Comitato di settore inviando la comunicazione prima alla Direzione regionale. Risultato: l’impossibilità di acquisire il parere nei termini previsti per legge dal momento che l’iter, dalla presentazione del progetto, per il rilascio delle autorizzazioni ha una durata di 60 giorni. Così, la Soprintendenza di Salerno non poté esercitare il suo potere di annullamento». Oggi ci sono problemi in Piazza della Libertà: il cantiere è chiuso. «La piazza si sta sfondando sia, probabilmente, per problemi strutturali, ma anche per la fretta ossessiva di tagliare nastri».

CALABRESE: Per Fausto Martino, ad oggi, l’unica opposizione sono i Figli delle Chiancarelle. Dentro e fuori dal palazzo, l’ex assessore, non vede oppositori veri tra i partiti all’amministrazione del sindaco Vincenzo De Luca. Che ne pensa di questo consiglio comunale? «Completamente schiacciato sulle posizioni del primo cittadino». C’è Sel che, ultimamente, ha espresso il suo no a diversi progetti. In aula con il consigliere Emiliano Torre, in Giunta con l’assessore all’ambiente Gerardo Calabrese, assente durante la seduta per l’approvazione della cessione totale delle quote della Centrale del Latte. «E’ un no probabilmente concordato. Calabrese se non è d’accordo può abbandonare l’amministrazione De Luca. Qualcuno prima di lui si è dimesso ed è andato via».