Tar, respinto il ricorso dell’Ati Via libera all’azienda di Rainone

di Erika Noschese

L’aggiudicazione effettuata dal Comune è regolare. E’ quanto stabilito dal Tar di Salerno che ieri si è espresso sul ricorso presentato dalla società Pamef Appalti Srl, aiende che ha partecipato al bando per l’aggiudicazione dei lavori di completamento di Piazza della Libertà, l’opera progettata da Ricardo Bofill. La società, di fatti, ha chiamato in causa il Comune di Salerno per chiedere al tribunale amministrativo regionale della sezione di Salerno l’annullamento della determina dirigenziale con la quale il direttore del settore Ambiente del Comune di Salerno ha disposto l’esclusione della ricorrente dalla gara per l’affidamento dei “Lavori di completamento definitivo di Piazza della Libertà, del sottostante parcheggio e relative urbanizzazioni” e l’aggiudicazione definitiva in favore della controinteressata, in uno alla proposta ivi allegata. Per Per i giudici del Tar locale l’aggiudicazione effettuata dal Comune infatti è regolare. Il responsabile unico del procedimento aveva affidato l’appalto al secondo classificato, il raggruppamento di imprese formato da Rcm Costruzioni srl – Cicalese Impianti Srl – Elettrica Salernitana srl, escludendo l’associazione temporanea di imprese Pamef che originariamente aveva vinto l’appalto. «Abbiamo atteso fino ad oggi senza dare inizio ai lavori», ha dichiarato il legale della Rcm Costruzioni, Lorenzo Lentini. «Il dispositivo odierno conferma che l’aggiudicazione del Comune era legittima. Ora potranno finalmente partire i lavori per una delle opere piu’ importanti e strategiche di Salerno, una piazza sul mare che cambierà l’aspetto della città e che ora è ancora un cantiere», ha poi aggiunto l’avvocato salernitano. Il Comune di Salerno, ora dovrà adottare gli atti necessari per far ripartire i lavori di completamento di piazza della Libertà. Di fatti, la Rcm Costruzioni Srl aveva presentato ricorso accidentale per chiedere la sospensione della determina che ha escluso la Ati Pamef – l’associazione temporanea di imprese composta dalla Pamef Appalti, Sacco Giovanni Srl, Elett.R.a. Srl, Di Mario geom Francesco Srl, che erano primi al bando – per eventuali illeciti presenti nella gara di assegnazione dei lavori. Sarà dunque la Rem Costruzioni, l’azienda edile guidata dall’imprenditore Elio Rainone a completare i lavori che potrebbero ripartire entro la fine del mese di settembre. La Rcm Costruzioni è nota nella città capoluogo anche per essere l’artefice della realizzazione del Crescent, opera di Riccardo Bofil al centro non solo di una lunga serie di polemiche ma anche di una vicenda giudiziaria durata diversi anni e che ha visto coinvolto l’attuale governatore De Luca.




Salerno. Crescent: il progetto pagato dal Comune

di Andrea Pellegrino

Una parte delle spese di progettazione del Crescent sarebbero dovute essere a carico dell’impresa aggiudicatrice dei diritti edificatori per la costruzione della mezza luna. Ed invece dal bando d’asta e dalle allegate convenzioni quadro prodotte dal Comune di Salerno alla convenzione attuativa finale, un passaggio è stato modificato. Così, rispetto al contributo «proporzionale, quale partecipazione alle spese per la redazione del Pua e delle progettazioni definitive, da quantificare in via definitiva in applicazione della convenzione d’incarico fra il Comune ed il team di progettazione», previsto dalla convenzione quadro, le spese di progettazione sono state «comprese nell’acquisto dei suoli» e quindi nei diritti edificatori del primo lotto funzionale di Santa Teresa. Insomma una bella cifra che la società che ha acquistato i diritti del Crescent (la Crescent srl, che vede come impresa capofila la Rcm Costruzioni della famiglia Rainone), ha sostanzialmente risparmiato. Il contributo per i progettisti Ricardo Bofill e “Lotti associati” sarebbe stato compreso nei 14.733.333 euro sborsati per l’acquisto dei diritti edificatori delle due aree dove è stata realizzata la mezzaluna ad oggi ancora sotto sequestro per ordine della Procura della Repubblica di Salerno. Dall’ultima liquidazione datata 14 gennaio 2014 che assegna alla “Lotti & associati” e alla società Bofill 800mila euro circa, quale saldo per la progettazione definitiva e coordinamento della sicurezza in fase di progettazione dell’edificio Crescent si ribadisce il concetto: «La parte spettante ai soggetti aggiudicatari del bando è stata garantita nel corrispettivo posto a base di gara». Ma la determina smentirebbe il bando originario dove le spese di progettazione sono da quantificare a parte. Alcuni legali – che da tempo seguono la vicenda – ipotizzano che anche questo caso, ben presto, possa finire all’attenzione dell’autorità giudiziaria. Secondo gli avvocati, infatti, viene violata una norma del codice degli appalti che stabilisce «la pubblica amministrazione paga un progetto esclusivamente se finalizzato alla realizzazione di un’opera pubblica”, mentre il Crescent è un investimento di natura privata.




Crescent a rischio abbattimento

di Andrea Pellegrino

Abusivo e non sanabile. La mazzata potrebbe essere clamorosa per il Comune di Salerno e per la Crescent srl. La sentenza sul Crescent è stata depositata dai giudici del Consiglio di Stato ma con molta probabilità il dispositivo si conoscerà, nel dettaglio, solo oggi. Secondo le prime informazioni, i giudici di Palazzo Spada avrebbero dichiarato inammissibile l’istanza presentata dalla Crescent Srl e sostenuta dal Comune di Salerno, accogliendo invece il ricorso incidentale per l’annullamento dell’ultima autorizzazione paesaggistica, presentato dal Ministero dei Beni e delle attività culturali e dall’associazione Italia Nostra. Insomma, secondo quanto emerge dai legali di Italia Nostra e No Crescent, il Consiglio di Stato avrebbe dichiarato nullo l’ultimo atto prodotto dal Comune di Salerno per riavviare l’iter per la costruzione del Crescent, dopo l’annullamento delle autorizzazioni paesaggistiche predisposto proprio da Palazzo Spada. Dunque, se dovesse prevalere, in toto l’interpretazione del ministero, il Crescent rischierebbe di essere definitivamente riconosciuto abusivo e non sanabile. In particolare la sentenza dovrebbe pronunciarsi sull’iter da seguire per sanare, o meno, l’opera di Bofill, dopo la richiesta di chiarimenti giunta dalla Crescent Srl, la società appaltatrice dell’opera che nel contempo ha messo in guardia il Comune per un maxi risarcimento danni stimato in 44 milioni di euro, nel caso in cui la mezza luna non fosse completata. La tesi sostenuta dal Comune di Salerno era quella di dover applicare il regime in vigore sei anni fa per il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica. In pratica seguire la procedura già utilizzata per i primi atti utili per la realizzazione del Crescent. Così dopo la sentenza di annullamento delle autorizzazioni paesaggistiche la commissione comunale aveva fornito il suo nuovo parere che sarebbe dovuto poi approdare in Soprintendenza per il via libera definitivo. Ma a quanto pare l’accoglimento del ricorso incidentale presentato dal Ministero ora avrebbe annullato nuovamente tutto. Se così fosse sarebbe accolta sostanzialmente l’istanza di Italia Nostra e No Crescent che da tempo ormai sostengono l’impossibilità di sanare la mezza luna di Bofill.




«Bofill ha lavorato bene, ma chiamare le archistar è scelta provincialistica»

di Gianmaria Roberti

Non vuole farsi risucchiare dalla guerra di religione scoppiata intorno al “partito del Crescent”, e agli strali lanciati da Sgarbi e Bofill al convegno sulle politiche urbanistiche di sabato scorso, perché “questa riguardo la conferenza di De Luca è una polemica che va al di là dell’architettura”. Però Uberto Siola, per vent’anni preside della facoltà di Architettura a Napoli, rileva che “esiste il problema di un certo provincialismo alla base della scelta di rivolgersi ad architetti stranieri”. Sì insomma. L’irresistibile richiamo delle archistar è “un modo per qualche sindaco di lucidarsi con nomi altisonanti, che in realtà magari non conoscono bene la realtà in cui vengono a progettare”. Siola è uno dei massimi conoscitori del tema. Alla Federico II di Napoli ha promosso l’istituzione del Dipartimento di Progettazione Urbana e ha fondato la Scuola di Specializzazione in Progettazione Urbana. Oggi è direttore del Centro Interdipartimentale di Progettazione Urbana “Luigi Pisciotti” e presiede la Fondazione Internazionale per gli Studi Superiori di Architettura, che realizza a Napoli iniziative sui problemi connessi alla relazione tra la città e i suoi spazi pubblici. Professore, quindi pollice verso per le archistar? «Guardi, non si può fare di tutta un’erba un fascio». Che intende? «Tra le cosiddette archistar ci sono anche interventi riusciti». Ma anche no Quella di Calatrava, ad esempio, è un’esperienza riuscita male. E a Salerno, come giudica questi interventi? «Lei mi vuole ancora trascinare nella polemica sul Crescent e su De Luca, ma io voglio andare oltre, il problema non è quello della singola esperienza». Ma un’idea se la sarà fatta. E si tratta di una vicenda emblematica del rapporto tra politica e urbanistica, almeno negli ultimi periodi. «Va bene, glielo dico. Secondo me a Salerno ha dato buoni risultati. Gli architetti stranieri, limitatamente a questa esperienza, hanno lasciato una buona impronta. Opere che possono piacere o non piacere, mi rendo conto. Però ripeto: non mi pare una questione centrale». E qual è il punto? Anche se a Salerno le scelte urbanistiche di De Luca sono state azzeccate, perché non ci chiediamo come mai non ha preferito rivolgersi ad architetti con una conoscenza più approfondita della città? Quindi lei dà un giudizio positivo anche del Crescent? «Sì, il Crescent mi piace. Ma così come Bofill ha realizzato un’opera valida, potrei dire che Zaha Hadid è stato invece distruttivo laddove ha operato. Il problema delle Archistar, mi creda, è un falso problema. Una questione che si vuole montare per forza». Ma esiste una questione legata al gigantismo di certe costruzioni, all’eccesso di spettacolarità legato alla presenza delle archistar, sotteso magari alla megalomania del committente? «Non esiste, davvero». Perché no? «Il gigantismo non è di per sé una cosa cattiva, ci mancherebbe. È semmai la stupidità dei nostri tempi che ce lo dipinge così, portati come siamo al minimalismo». Mi faccia un esempio allora «Ma lei preferisce le grandi cartiere di Amalfi o certe schifezze dell’architettura moderna? Non sono le dimensioni a determinare la qualità di un’opera. Questa è una polemica che non ha motivo di essere. Esiste una buona architettura o una cattiva architettura. Questo è l’unico discrimine. Lei, dal suo punto di vista, vuole affrontare il tema in termini generali. Ma mi dica, tra queste archistar, quello che ha ottenuto i risultati più strabilianti. Visto che i nomi di quelli che non le piacciono già li ha fatti… «Trovo che a Barcellona il lavoro di Morales e di Bohigas sia stato assolutamente straordinario». Si fa strada un utilizzo alternativo delle archistar. Ha visto che Renzi vuole affidare a Renzo Piano il restauro delle scuole pericolanti in Italia? «E fa bene. Per una volta l’architettura entra nella vita del Paese e fuoriesce dalle elucubrazioni artificiali. Entra nella carne delle persone. Perché l’architettura non è un giochetto per intellettuali, ma serve a migliorare la vita del popolo. Alcuni di noi, anche per affermare questo principio, hanno dato anni della loro esistenza al Paese». Professore, lei non vuol soffermarsi sulle polemiche suscitate dall’ultimo convegno di urbanistica a Salerno, in cui Sgarbi ha preso di mira un’opera del Razionalismo, come Palazzo di Città. Però esiste una questione riguardante il giudizio su questa corrente architettonica. Lei cosa ne dice? «Tanto di cappello al Razionalismo, è stato l’ultimo stile architettonico in Italia. Forse qualcuno può anche giudicare pacchiano Palazzo di Città. Ma il Razionalismo è una pagina storica per il Paese».




«Sgarbi? Non conosce la storia dell’architettura»

di Gianmaria Roberti

E no. Vittorio Sgarbi non doveva prendersela con Camillo Guerra, l’artefice di Palazzo di Città e dello stadio Vestuti, per magnificare il Crescent, con una sorta di pubblicità comparativa postdatata. “Edificio obbrobrioso” è l’epiteto rifilato alla sede del Comune, che ospitava il convegno deluchiano di sabato scorso. Quello in cui Sgarbi era la guest star. Palazzo di Città è tacciata di “inutile gigantismo con una sala così grande – provoca il critico d’arte – che può andar bene solo per i discorsi del sindaco De Luca, ultimo sindaco che commemora il duce”. Giudizio inappellabile? Parole “di scarsa profondità e ignoranza della storia dell’architettura” replica Camillo Alfonso Guerra, nipote dell’architetto-ingegnere che concepì alcune tra le principali opere razionaliste del XX secolo italiano. Per dirne una: nel 1919 a Napoli, sostenuto da intellettuali del calibro di Benedetto Croce, salvò dall’abbattimento il Mausoleo Schilizzi, opera del padre, proponendone la riconversione in monumento ai caduti della prima guerra mondiale. “Un’uscita infelice quella di Sgarbi, che si arrampica sugli specchi per difendere il Crescent” insorge Guerra, erede dello studio di famiglia, fondato a Napoli dal bisnonno Alfonso nella seconda metà del XIX secolo, passato tra le mani di Camillo senior e per quelle del figlio Guido, celebre docente di Ingegneria. “Palazzo di Città – dice il nipote del progettista – ha 80 anni, ed è un’opera conosciutissima, molto apprezzata da tanti studiosi”.

A occhio, direi che non ha preso bene le dichiarazioni di Sgarbi.

Vede, mio nonno è stato uno dei maggiori esponenti del razionalismo. Ha fatto molte cose buone, e non lo dico io che sarei di parte, ma lo riconoscono anche studiosi di diverso orientamento. Anche quelli di sinistra.

Già che ci siamo, l’amministrazione comunale di Salerno ha in mente di abbattere anche parte dello stadio Vestuti, altra opera di suon nonno.

Quella è un’altra idea oscena. Non si può pensare di cancellare un’opera come quella, una testimonianza storica, magari salvandone solo la facciata.

Forse lei il Vestuti non lo avrebbe mai neanche mandato in pensione.

Ma sì. Mi dica lei che senso ha creare altri volumi e togliere spazi verdi alla città.

Del Crescent invece cosa ne pensa?

Sostengo al 101% la posizione di Italia Nostra, contraria da subito. Il Crescent è un’oscenita. Ma poi davvero non capisco il bisogno di svalutare opere di riconosciuto pregio per promuoverne altre. Una strumentalizzazione inaccettabile.

Cosa ha il Crescent che non le va?

Che sia un abuso edilizio non lo ipotizzo certo soltanto io, mi pare. E mi sembra anche che ci sia un problema di ostruzione degli alvei naturali. Basta dire questo.

Sgarbi demolisce Palazzo di Città, e loda il progetto del duo Bofill-De Luca, affermando che rappresenta un abbraccio verso il mare, più coerente col “genius loci” salernitano della casa comunale.

Ma figuriamoci. Il Crescent è soltanto un muro sul waterfront. Una cosa assolutamente pazzesca.

Insomma, giù le mani da Palazzo di Città?

Ma certo. Palazzo di Città è connaturato al centro storico di Salerno, ormai fa parte del paesaggio. Il Crescenti invece, me lo lasci dire, è un pugno nell’occhio.

Conosce già l’obiezione. A molti viene facile parlar male delle opere del Ventennio, con un giudizio che si giova della benevolenza ideologica, e magari trascende l’estetica o la funzionalità delle opere.

Ma no, ormai queste sono cose superate, mi creda.

Lei non crede più alla damnatio memoriae gravante sugli edifici del Fascismo?

Guardi, su mio nonno, come su diversi altri architetti di quel periodo, ci sono stati numerosi libri e convegni, e non certo di segno negativo. La realtà è che gli architetti di quel periodo sono stati tutti abbondantemente rivalutati.

Cosa ha determinato il superamento di certi pregiudizi?

La riflessione più matura che abbiamo di fronte è che se un’opera è di valore, va comunque rispettata. Perché è frutto del lavoro intellettuale di chi la progetta e del lavoro materiale di tanti uomini.




Italia Nostra vuole impugnare l’autorizzazione paesaggistica

di Andrea Pellegrino

Italia Nostra vuole impugnare l’ultima autorizzazione paesaggistica rilasciata dal Comune ed ha chiesto il rinvio della discussione di stamattina al Consiglio di Stato, dove è fissata l’udienza sul ricorso proposto dalla società Crescent srl. Dopo l’avvocatura dello Stato anche Italia Nostra vuole che sia messa in discussione l’ultima autorizzazione paesaggistica che avrebbe dovuto riavviare, secondo Palazzo di Città, l’iter per la realizzazione del Crescent, dopo l’annullamento delle precedenti autorizzazioni con sentenza del Consiglio di Stato. Per i legali dell’associazione ambientalista e del Comitato “No Crescent” l’autorizzazione prodotta dalla commissione locale per il paesaggio (riunitasi lo scorso 13 febbraio) sarebbe “illegittima” e nulla. Insomma una carta con nessun valore, secondo Oreste Agosto e Pierluigi Morena che vorrebbero, prima della discussione sulla richiesta di chiarimenti prodotta dal costruttore Rainone, contestare ed impugnare l’atto della Clp. Se accettata la richiesta, stamattina l’udienza a Palazzo Spada slitterà e con molta probabilità si aprirà un nuovo contenzioso. A spingere per la richiesta di chiarimenti c’è, oltre la società appaltatrice, anche il Comune di Salerno che ha già depositato proprie memorie che difendono il lavoro fino ad ora svolto, compreso il nuovo parere favorevole alla realizzazione della mezza luna di Bofill. D’altronde se non si realizzasse l’opera, per Palazzo di Città sarebbe un gran problema sotto il profilo finanziario. Soprattutto all’indomani della diffida già giunta dai Rainone che avrebbero quantificato il danno in 44 milioni di euro, che secondo una clausola contrattuale nel caso della mancata realizzazione (per qualsiasi motivo) dovrà essere risarcito direttamente dalle casse comunali. Ma al momento il Comune sostiene la sua tesi con convinzione. L’avvocatura comunale, infatti, ha valutato legittimo l’iter seguito fino ad ora dalla commissione per il paesaggio. In particolare, scrive Aniello Di Mauro, dirigente del settore avvocatura di Palazzo di Città: «è di tutta evidenza che il consiglio di stato ha invitato le amministrazioni interessate ad esaminare il progetto originario senza tener conto di sopravvenienze di fatto, documentali e normative». E non solo, sempre secondo il dirigente del settore legale: «Quanto emerge dalla sentenza va espresso “ora per allora”». Dunque, per il Comune, dapprima la commissione per il paesaggio deve fornire il nuovo parere e successivamente dovrebbe esserci della soprintendenza che dovrebbe ratificare semplicemente la legittimità del primo. Un iter che non ha convinto, però, neppure l’avvocatura dello Stato intervenuta su richiesta del Ministero dei Beni Culturali, costituitosi nel giudizio di stamattina.




«Trasformazione urbana vada avanti»

“Italia viva. Per una carta del rinnovo urbano” è il manifesto del convegno tenutosi ieri in mattinata a Palazzo di Città, che ha visto tra i protagonisti assoluti un De Luca agguerrito sulla questione Crescent e che continua a sostenere le idee di un’urbanizzazione volta all’innovazione. Non è nient’altro che l’avvio di un dibattito nazionale che parte proprio da Salerno, un messaggio che deve portare con sé il giusto coraggio per affrontare la competizione e per fare in modo che l’Italia non cada nel dimenticatoio e non si fossilizzi. Questo è il pensiero del sindaco, che sta portando avanti le sue tesi convinto che Salerno sia non solo l’unica realtà urbana in cui si sta realizzando un progetto pienamente consapevole portando avanti quello di città “dell’accoglienza” e riattualizzando così un’antica vocazione storica, ma anche preciso democraticamente. “La varietà dei segni architettonici rappresenta la ricchezza stessa di modernità e del linguaggio architettonico e tutto questo dovrebbe avvenire in un Paese chiamato con urgenza alla modernità per il futuro delle nuove generazioni, in modo che possano avere un orgoglio civico e una propria identità” – ha affermato De Luca, che in seguito ha precisato – “Occorrono vasti programmi di opere pubbliche e private ed è necessario offrire una prospettiva di lavoro alle tante energie tecniche e progettuali oggi ancora non utilizzate”. E proprio in questa forte esigenza di lavoro che il sindaco ha voluto inquadrare uno di quattro fattori importanti che potrebbero dare vita ad un’urbanizzazione efficace e di successo. L’economia: la trasformazione urbana è uno dei settori dell’economia attivabile celermente per creare lavoro e sviluppo. La cultura: l’Italia oggi appare ferma dal punto di vista urbanistico, creandosi l’alibi della tutela del patrimonio artistico e culturale, ma non bisogna limitarsi al passato e c’è l’esigenza di creare nuovi stimoli e sensibilizzazione verso di essi. “Il dibattito culturale è fondamentale – ha detto De Luca durante il suo intervento – Persino il Colosseo o la Torre Eiffel ne sono stati protagonisti. L’importante è capire chi decide, e non ci si fermi al dibattito”. “Una volta concesso il permesso a costruire – spiega il primo cittadino – si deve andare avanti altrimenti davvero l’Italia rischia di scivolare sempre più in basso. Ci sono 74 associazioni legittimate a proporre un ricorso al Tar e bloccare i lavori”. Il groviglio burocratico: vi è una sorta di paralisi decisionale, le istituzioni democratiche sono impotenti. Per questo, secondo De Luca: “I piani di trasformazione urbana sembrano impossibili da realizzare. Si guarda con invidia a esperienze di altri paesi nei quali si decide, e si realizza ciò che si decide. Se non viene sciolta la palude burocratica l’Italia rimane un Paese morto”. Infine, le risorse: non c’è nessun investitore privato pronto a finanziare opere urbanistiche perché non c’è certezza dei tempi di conclusione dell’iter amministrativo. “Occorre quindi definire in modo più chiaro sia il rapporto con gli interessi privati, sia creare un’intesa con quelli pubblici perché come ha affermato egli stesso “nello Stato più corrotto, sono innumerevoli le leggi che vincolano”.

Brigida Vicinanza




La figlia di Calvino invita De Luca a leggere “la speculazione edilizia”

In contemporanea con il convegno Italiaviva, bocciatura per De Luca anche da parte di Giovanna Calvino, la figlia dello scrittore, docente universitaria e autrice, che ha pubblicato un post su Facebook, come riporta il quotidiano La Città di Salerno, criticando la scelta di citare una frase del padre su una città che non volle cambiare e perciò decadde e venne dimenticata – come “manifesto” della sua azione in campo edilizio, invitandolo a leggere piuttosto un altro scritto: “La speculazione edilizia”.
Per la figlia dello scrittore, il Comune cita impropriamente una frase di Italo Calvino, da qui il suggerimento si una citazione alternativa, che rifletterebbe la vera opinione di Calvino sull’argomento: “tutti questi nuovi fabbricati che tiravano su, casamenti cittadini di sei otto piani, a biancheggiare massicci come barriere di rincalzo al franante digradare della costa, affacciando più finestre e balconi che potevano verso il mare. La febbre del cemento s’era impadronita della Costiera”. È tratta da una novella intitolata ’La speculazione edilizia’ del 1957.




Crescent, oggi udienza per il primo settore

di Andrea Pellegrino

Potrebbe essere rinviata l’udienza di merito fissata per questa mattina al Tribunale amministrativo di Salerno sul primo settore del Crescent, già bloccato con una precedente ordinanza cautelare. Il Ministero per i beni e le attività culturali, infatti, avrebbe depositato la richiesta di rinvio dell’udienza, probabilmente in attesa delle decisioni che prenderà il Consiglio di Stato dove pende il ricorso principale in appello sulla mezza luna di Bofill, presentato da Italia Nostra e No Crescent. Una vicenda, quella del Crescent, che si complica giorno dopo giorno, con un intreccio di inchieste e provvedimenti giudiziari che nei giorni scorsi hanno portato al sequestro anche dell’intera Piazza della Libertà, mentre resta ancora sotto sigilli l’opera privata firma dall’archistar catalana. All’attenzione dei giudici amministrativi oggi c”è il permesso a costruire rilasciato dal Comune di Salerno alla Crescent srl relativo al primo settore, dove il colonnato non è stato ancora innalzato, perché bloccato. Ma la discussione dovrebbe essere rinviata in seguito alla richiesta mossa dal Ministero dei Beni Culturali che prima di costituirsi vorrà vederci chiaro. Il provvedimento della Procura di Salerno che ha posto sotto sequestro il Crescent colpisce anche i vertici della Soprintendenza di Salerno e perno dell’inchiesta sono le autorizzazioni paesaggistiche rilasciate dall’organo di tutela ambientale salernitano, sotto la gestione Zampino. Si potrebbe andare verso un rinvio, ma in sede cautelare, anche per la discussione sulla realizzazione della Torre T2 del Crescent. Sempre stamattina è fissata l’udienza sul ricorso presentato da Italia Nostra contro la sospendere la costruzione della nuova sede dell’Autorità Portuale di Salerno. In giudizio anche il Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, proprio quello del viceministro e sindaco di Salerno Vincenzo De Luca. Martedì il deposito dei documenti nel fascicolo dell’udienza da parte del Ministero guidato da Lupi. Ma la discussione anche in questo caso potrebbe slittare. La stessa Autorità Portuale di Salerno, nelle settimane scorse ha bloccato i lavori nell’area di Santa Teresa. Praticamente la costruzione non è mai partita




Lavori all’alveo del Fusandola

di Andrea Pellegrino

Lavori di manutenzione all’alveo del torrente Fusandola. Ieri mattina si sono visti, nell’area di Santa Teresa, operai della Siis che hanno iniziato a lavorare nei pressi dello sbocco a mare del torrente “deviato”, finito nell’occhio del ciclone dei comitati che da anni combattono la realizzazione del Crescent di Bofill. A quanto pare si tratterebbe di un intervento tecnico di pulizia e manutenzione dell’alveo e delle condotte fognarie. L’occlusione dello sbocco del torrente era stato oggetto anche di segnalazione, non solo da parte di Italia Nostra e No Crescent ma anche dal consigliere comunale Roberto Celano che aveva chiesto interventi urgente agli organi preposti di Palazzo di Città. Si valuta, tra l’altro, se la deviazione del torrente, predisposta per far spazio alla costruzione della piazza della Libertà e del Crescent (quest’ultima opera sequestrata dalla Procura di Salerno), abbia creato problemi allo sbocco d’acqua e alle condotte fognarie, con conseguenti disagi che sarebbero stati riscontrati anche nei fabbricati della zona, ed in particolare dal popoloso Palazzo Edilizia, già triste protagonista di un crollo di un’ala. Si parla di un intervento di messa in sicurezza nella zona del tracciato oggetto di un restringimento ma a quanto pare non si escludono ulteriori lavori nell’area di Santa Teresa. Tra l’altro il torrente Fusandola, o meglio la deviazione del corso d’acqua che nel ’54 portò morte e distruzione a Salerno, resta elemento cardine della battaglia di Italia Nostra e No Crescent che in più sedi hanno manifestato la loro preoccupazione per un intervento che è avvenuto, tra l’altro, senza le dovute autorizzazioni da parte della Soprintendenza. Intanto sul fronte Crescent, s’attendono ancora le decisioni della Procura (in merito alla richiesta di dissequestro avanzata dalla società Crescent Srl e dalla Sist) e del Consiglio di Stato che, dall’ultima udienza, ancora non si è espresso sul ricorso in appello presentato da Italia Nostra. Il tutto mentre la prossima settimana la partita si sposterà anche al Tar Salerno, dove saranno in discussione i ricorsi presentati (sempre da Italia Nostra e No Crescent) per l’annullamento del permesso a costruire del primo settore della mezza luna di Bofill (già bloccato in sede cautelare) e contro la costruzione della torre T2 che dovrebbe ospitare la nuova sede dell’autorità portuale. Mentre c’è un terzo ricorso che riguarda il permesso numero 7/2012 rilasciato in variante in corso d’opera alla società Crescent srl.