Fallimento “Vog”, Senatore condannato per bancarotta

Pina Ferro

Condanna a due anni e quattro mesi per il patron di Vog Sabatino Senatore, accusato di bancarotta fraudolenta. La sentenza è stata emessa nel tardo pomeriggio di ieri dal giudice per le udienze preliminari Renata Sessa. Per Senatore, ex segretario cittadino della Confcommercio e membro della Camera di Commercio, processato con il rito dell’abbreviato condiziano, il pubblico ministero Vittorio Santoro aveva chiesto la condanna ad un anno a quattro mesi. Secondo l’impianto accusato- rio Nel dettaglio Senatore avrebbe distratto dai fondi della srl 180mila euro nel 2008 e altri 599mila nell’anno successivo, giustificando le uscite con l’annotazione contabile di un rimborso ai soci di finanziamenti che erano stati fatti in conto di un fu- turo aumento di capitale e che nel frattempo servivano a incrementare non le quote nominali ma il patrimonio della società. Secondo la ricostruzione operata dagli inquirenti, la restituzione di quei soldi sarebbe stata decisa con l’obiettivo di sottrarli ai creditori, che non li hanno più trovati quando, il 7 febbraio del 2013, la “Vog srl” è stata dichiarata fallita con un passivo di alcuni milioni di euro. La società, con sede legale a piazza Caduti civili di guerra, a seguito del fallimento fu affidata al curatore fallimentare mentre la gestione operativa dei negozi fu affidata a una nuova ditta, amministrata dal figlio di Senatore, che ha stipulato un con- tratto di fitto di ramo d’azienda per il quale versa alla curatela una parte degli introiti. Con Senatore era imputta anche la moglie.




Bancarotta documentale chiesti 5 anni per Corrado

Pina Ferro

Avrebbero omesso il deposito delle scritture contabili a seguito del fallimento, avvenuto nel 2013, della società Fergest. Con l’accusa di bancarotta documentale il pubblico ministero, ieri mattina, ha chiesto la condanna a 5 anni per Ferdinando Corrado, originario di Sarno ma residente a Vietri sul Mare e nipote del capoclan Aniello Serino (detto o’ pope) difeso da Pierluigi Vicidomini e 3 anni per Fiore Marra. Secondo l’impianto accusatorio Corrado era l’amministratore della società mentre Marra l’intestatario formale.
Ferdinando Corrado a Salerno è noto per aver proposto l’apertura di un supermercato aperto 24 ore al giorno, che sarebbe dovuto sorgere in via Vernieri ma è stato bloccato da un’inchiesta giudiziaria per riciclaggio. Per quella vicenda Corrado è stato condannato  a una pena di 4 anni, con l’accusa di aver messo in piedi una rete di prestanome per avviare attività commerciali riciclando i soldi della camorra. Il patrimonio confiscato ammonta a quindici milioni di euro.



Sentenza viziata per alcuni imputati

Pina Ferro

Crac Amato: la Procura impugna la sentenza e chiede che la stessa venga riformata dalla Corte d’Appello di Salerno. In 117 pagine il pubblico ministero Vincenzo Senatore ha illustrato i motivi per i quali non ritiene appropriato il giudizio emesso a carico degli imputati. Per Paolo Del Mese il magistrato ha chiesto una sanzione “più proporzionata rispetto alla gravità dei fatti contestati”. Il pubblico Ministero, ha limitato l’appello solamente per le posizioni di Paolo De Mese, Marcello Mascolo, Alfredo Delehaye, Pietro Vassena, Claudio Siciliotti, Roberto D’Imperio, Maurizio Pilone, Enrico Esposito, Massimo Menna, Giovanni Giudice, Emanuela Troiero, Michela Cignolini, Luciano Vignes, Antonio Esposito, Pasquale Attanasio, Paola Bisogno. Non è stata impugnata la posizione di Antonio Anastasio. Quasi tutti assolti dai reati a loro ascritti. Secondo quanto evidenziato dal Pm Vincenzo Senatore la sentenza emessa relativamente alle posizioni evidenziate sarebbe stata “viziata da una lettura parziale degli atti con riferimento alla ritenuta in- sussistenza del dolo. Viziata da errore sulla interpretazione della normativa sostanziale quanto alla ritenuta riqualificazione del fatto ascritto a Marcello Mascolo e Alfredo Delehaye da concorso in bancarotta fraudolenta a concorso in bancarotta semplice ed al conseguente ridimensionamento del trattamento sanzionatorio. Viziata da errore sulla interpretazione della normativa sostanziale e processuale quanto al trattamento sanzionatorio riservato a Paolo Del Mese”. Per il Pm la motivazione assolutoria, sia per le ritenute assenze di dolo che per le residuali ritenute insussistenze è da ritenersi carente perchè non da conto in alcun modo degli elementi a carico degli imputati valorizzati dall’accusa, “al punto che, in definitiva, non è dato comprendere quale sia stato il percorso logico seguito dal collegio nel giungere alla neutralizzazione degli argomenti”. Per questo il Pm ha riproposto ai giudici di Appello i contenuti redatti in forma scritta in occasione della discussione in aula prima della sentenza di primo grado.

Dipendenti in stato di agitazione

”Lo stato di agitazione del personale dell’Ispettorato territoriale del Lavoro di Salerno proseguirà ad oltranza”. A comunicarlo sono Emma Calvanese e Filomena Genoino. Le due dirigenti sindacali della Federazione provinciale Usb, hanno partecipato ieri mattina al sit-in di protesta del personale dinanzi alla prefettura. I lavoratori hanno chiesto le dimissioni del Ministro Poletti e del Capo dell’Ispettorato nazionale del lavoro Pennesi. Insieme alle altre sigle sindacali, si è deciso di proseguire l’azione di protesta per tenere alta l’attenzione sulla riforma dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro che ha solo peggiorato le condizioni di lavoro dei dipendenti dell’ente salernitano che, tra ispettori e personale amministrativo, conta più di 100 lavoratori. Tutti questi lavoratori sono al limite della sopportazione perché continuano a svolgere la loro mansione per etica professionale ma senza tutele nè risorse. “La creazione dell’Inl, a costo zero smantellando sul territorio il Ministero del Lavoro, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso perché ha bloccato l’operatività dell’ente e aggravato una situazione in cui le risorse strumentali non sono adeguate per svolgere il ruolo istituzionale”. Le criticità denunciate sono molteplici come il “salario accessorio maturato e non percepito, la mancata attuazione delle nuove progressioni economiche, l’inesistente e inidonea formazione del personale, la carenza di strumenti informatici e di banche dati, la forte sperequazione contrattuale e retributiva del personale anche ispettivo, la mancanza del dovuto nuovo contratto integrativo per tutto il personale, la poca sicurezza nello svolgimento dell’attività ispettiva e la carenza di personale sia amministrativo che ispettivo”. Una delegazione sindacale ha portato le problematiche sulla scrivania del Prefetto. I lavoratori chiedono risposte logistico-funzionali alle criticità evidenziate, tra cui la riorganizzazione degli uffici, la definizione delle diverse funzioni e l’applicazione dei nuovi contratti.