I sindaci della provincia a “rapporto” per affrontare l’emergenza rifiuti

Brigida Vicinanza

Un incontro per tracciare le linee programmatiche e tecniche per affrontare l’emergenza rifiuti che oramai sta attanagliando tutta la provincia di Salerno oramai da mesi. Un fenomeno che è aumentato con la stagione estiva. E ieri mattina i sindaci dei comuni di Pagani, Nocera, Sarno e Cava de’ Tirreni si sono incontrati per fare il punto della situazione con l’assessore regionale all’ambiente Fulvio Bonavitacola, l’assessore del Comune di Salerno Angelo Caramanno, il presenti Ato Giovanni Coscia e il commissario liquidatore di EcoAmbiente Petrosino. Una situazione peggiorata da una linea guasta del termovalorizzatore di Acerra ma che era già critica da mesi per il blocco dello Stir di Battipaglia e soprattutto per la chiusura dell’impianto di compostaggio di Salerno. Hanno dovuto affrontare infatti l’emergenza per essere operativi da subito. «E’ ora da affrontare la questione oramai drammatica, adesso ci saranno più incontri e speriamo di venirne a capo – ha dichiarato il primo cittadino di Nocera Inferiore Manlio Toequato – la prossima settimana dovremmo anche andare in Regione per fare nuovamente il punto della situazione». Si è deciso infatti di procedere ad una mappatura dei siti “utili e liberi” per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti, in modo che il conferimento possa avvenire puntuale per la sicurezza e la salute dei cittadini soprattutto. Mercoledì intato nuovo incontro per nominare il direttore generale Ato. Il pole position – come già riportato su queste colonne – Bruno Di Nesta. Ma tra le nomine e le questioni politiche ci sono i cittadini che attendono una risoluzione all’emergenza rifiuti che sta diventando sempre più grande in tutti i comuni della provincia di Salerno.




Ato, ci spera Bruno Di Nesta Salerno Sistemi, Concilio in pole

Andrea Pellegrino

Il suo nome è tra gli idonei all’incarico di direttore generale dell’Ato rifiuti. Il suo nome circola spesso per occupare caselle (politiche) e questa volta l’incarico potrebbe concretizzarsi. Si tratta di Bruno Di Nesta, direttore generale della Provincia di Salerno, costretto alle dimissioni dopo l’inchiesta della procura della Corte dei Corti, che da mesi ormai cerca nuova casa. Al momento starebbe «tamponando» con un incarico alla Ecoambiente ed il sostegno pratico e politico al neo deputato Piero De Luca. Ma Di Nesta sarebbe pronto al gran ritorno all’interno dell’ente d’ambito guidato da Giovanni Coscia. Solo qualche settimane fa l’ultimo blitz sfumato, dopo le polemiche suscitate in maggioranza. Per lui si immaginava un ruolo all’interno della Salerno Pulita. Più specificatamente quello di direttore generale. Un posto che attualmente non esiste all’interno della società pubblica. Tant’è che allo scorso Consiglio comunale sarebbe dovuta approdare la modifica dello statuto per consentire l’introduzione della figura del dg. Argomento rimandato causa crisi in maggioranza. Pronto il cambio anche ai vertici della società Salerno Sistemi. Enzo Luciano, capostaff del sindaco Napoli e segretario provinciale del Pd, dovrebbe tra qualche giorno lasciare la guida della società che si occupa della rete idrica in città. Si tratta sul nome di Giacomo Concilio, che è membro del consiglio d’amministrazione dell’Aeroporto di Salerno. Ma l’ufficializzazione dovrebbe arrivare in settimana, dopo un nuovo vertice politico e tecnico. Nelle ultime ore l’attenzione sarebbe puntata anche su qualche altro nome. Rinviati a settembre, invece, i nuovi dirigenti di Palazzo di Città. Per il nuovo comandante dei vigili si pensa ancora al nome dell’ex questore (in pensione) Pasquale Errico mentre resta sulla graticola il dirigente del settore ambiente Luca Caselli. Non mancano nomine anche a Palazzo Santa Lucia. De Luca ha firmato il decreto per Patrizia Boldoni. L’ex moglie di Corrado Ferlaino ritorna alla corte del governatore, come consigliere politico.




Ato, ecco il «partito di De Luca», a destra l’impresa di Celano e Cuozzo

di Andrea Pellegrino

Presentate le liste per la formazione del nuovo consiglio dell’Ato per la gestione del ciclo dei rifiuti. I sindaci sono chiamati alle urne il prossimo 6 febbraio. In base alla dimensione del proprio Comune eleggeranno i propri rappresentati. Ventidue in tutto i componenti del Consiglio che poi dovranno eleggere il proprio presidente. Tre le fasce: cinque le liste presentate. Tre da parte dello schieramento deluchiano; due denominate “Campania pulita” firmate dal centrodestra e fortemente volute dal consigliere comunale di Salerno, Roberto Celano e dall’ex assessore provinciale Michele Cuozzo. Per la fascia A, si consolida l’accordo tra i deluchiani ed alcune componenti del centrodestra. E’ il caso del sindaco di Battipaglia Cecilia Francese che piazza il suo delegato Gianluca Di Giovanni. Poi c’è Manlio Torquato, sindaco di Nocera Inferiore e Salvatore Bottone di Pagani. Capolista l’assessore all’ambiente del Comune di Salerno, Angelo Caramanno, seguito dall’ex consigliere provinciale del Pd, Giovanni Coscia. C’è anche il primo cittadino di Cava de’ Tirreni, Enzo Servalli, neo eletto anche alla carica di consigliere provinciale. Per la fascia B, ci sono: Vincenzo Sessa, Cosimo Annunziata, Vincenzo Garofalo, Giuseppe Senatore, Vito Montella, Antonio Marra, Pasquale Caroccia, Pietro D’Angiolillo (Ascea), Nicola Miranda. Infine, per la fascia C ci sono Sergio Bonito (assessore al Comune Minori), Antonio Manzi, Giacinto Padula ed Oscar Imbriaco. Per la lista “Campania pulita”, concorrono per la fascia B, Nunzio Carpentieri e Rocco Giuliano. Per la fascia C, Giampiero Nuzzo, Davide Scermino (coordinatore cittadino di Forza Italia di Vietri sul Mare), Sergio Goffredi e Michele Iannuzzelli.




Ente idrico: gli incarichi agli amici

di Andrea Pellegrino

Fanno parte della schiera di enti pubblici che passano inosservati. Ed è proprio per questo che si confeziona le migliori operazioni politiche. Soprattutto se il presidente è un fedelissimo del sistema di potere attualmente in carica. In questo caso parliamo dell’Ente Ambito Idrico. Alla guida c’è Geppino Parente – allo stato commissario straordinario – che dovrebbe essere confermato presidente anche dell’Ato unico recentemente costituito attraverso l’elezione dei membri. Qui dovrebbe trovare posto anche Nello Mastursi, ex capostaff del presidente della Regione Campania, ex dirigente di primo piano del Partito democratico, costretto alle dimissioni dopo l’inchiesta Scognamiglio. Per lui si vocifera che Parente pensi ad un posto di direttore. Un ottimo incarico, dunque, per ripartire. Naturalmente per ora s’attende ancora l’evolversi della vicenda processuale. Il 18 a Roma si discuterà la sua posizione. Poi si vedrà. Ma intorno all’ente (che tra i gestori contempla anche l’Asis di Nello Fiore, la società municipalizzata Salerno Sistemi e l’Ausino) circola parecchio «sistema politico». Il suo commissario straordinario Geppino Parente (sindaco di Bellosguardo) viaggia su rimborsi mensili dal 1200 fino ai 1700 euro circa. Sono “spese di viaggio” per attività istituzionali del commissario straordinario. In un anno, secondo il bilancio di previsione, sono previsti 25 mila euro da spendere in rimborsi. Poi ci sono gli incarichi, naturalmente. E soprattutto quelli legali finiti anche in mano a politici (per alcune migliaia di euro), attualmente attivi all’interno dell’amministrazione comunale del sindaco Enzo Napoli. Ma all’orizzonte anche una riscossione coatta da 500mila euro – nei confronti dei soci – partita a settembre ed affidata ad un avvocato. Tra i comuni morosi, tra l’altro, c’è proprio quello di Salerno.




Gestione integrata dei rifiuti: commissario regionale per 21 Comuni

di Andrea Pellegrino

Sono ventuno i comuni che non hanno adottato la delibera di presa d’atto dello statuto dell’Ente d’Ambito per la gestione integrata dei rifiuti. Nonostante la diffida del 28 settembre scorso inviata alle amministrazioni inadempienti, in ventuno non hanno provveduto alla adozione dell’atto deliberativo. Così dalla Regione Campania arriverà direttamente il commissario ad acta che provvederà all’adesione e quindi all’approvazione di tutti i provvedimenti del caso per la costituzione dell’Ato. Per i comuni del salernitano, Vincenzo De Luca ha inviato direttamente Antonello Barretta, dirigente del settore ambiente della giunta regionale della Campania. Entro trenta giorni il commissario sarà chiamato a far approvare la delibera di presa d’atto dello Statuto dell’ente d’ambito. E tra i comuni “bacchettati” dalla Regione Campania, c’è anche Agropoli a guida Alfieri, che è tra l’altro, anche consigliere politico del presidente De Luca. Nell’elenco anche Vietri sul Mare, guidata dal sindaco Francesco Benincasa. Anche in questa occasione il comune della Costiera amalfitana non eccelle. Poi, Angri, Bracigliano (guidato dal sindaco Antonio Rescigno che è anche consigliere provinciale), Castellabate, Castel San Lorenzo, Contursi Terme, Futani, Monteforte Cilento, Petina, Positano, Postiglione, Praiano, San Mauro Cilento, San Pietro al Tanagro, Santa Marina, Santomenna, San Valentino Torio, Scafati, Serre e Valva.




Commissario Ato-Sarnese-Vesuviano: De Luca nomina Vincenzo Belgiorno. All’Air il salernitano Alberto De Sio

Ma la giornata di Vincenzo De Luca ha prodotto anche altre nomine. Oltre al commissariamento dell’Asl di Salerno, il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca ha nominato Vincenzo Belgiorno, ordinario di Ingegneria sanitaria – ambientale dell’Università degli Studi di Salerno, commissario per l’Ato Sarnese-Vesuviano. A lui sono andati gli auguri da parte della Gori. «Auguri di buon lavoro a nome dell’intero consiglio di amministrazione della Gori al neo commissario dell’Ato 3». È il benvenuto a Belgiorno di Amedeo Laboccetta, presidente del Gestore idrico dell’Ente d’Ambito Sarnese-Vesuviano. «Il governatore De Luca ha saggiamente individuato una personalità di grande spessore scientifico per un ruolo di responsabilità e delicatezza – ha aggiunto Laboccetta – Non conosco personalmente Belgiorno, ma ho avuto modo di leggerne il prestigioso curriculum studiorum che ne fanno la persona giusta al posto giusto. A Belgiorno giungano, quindi, calorose felicitazioni per quest’incarico a nome dell’intero board aziendale». Ancora un salernitano guiderà l’Air di Avellino. Il nuovo Amministratore unico dell’Air spa è l’ingegnere Alberto De Sio, reduce da una lunga esperienza di direttore di esercizio nel Cstp di Salerno. La nomina di De Sio, che va a prendere il posto dell’irpino Angelo D’Amelio, è stata fortemente voluta dal presidente Vincenzo  De Luca che nei fatti è rimasto indifferente alle pressioni di De Mita che avrebbe spinto per una riconferma di D’Amelio. Il vero obiettivo di De Mita, come noto, era la testa del direttore Dino Preziosi, la cui posizione resta inattaccabile per ragioni contrattuali. La nomina di De Sio segna l’ingresso di un altro salernitano ai vertici del sistema di gestione dei servizi primari: la scalata, dunque, continua con De Mita, dunque, che resta a bocca asciutta anche nella sua Avellino.




Le accuse “I soldi della Regione dati al clan”. L’approfondimento 2 e l’intervista con Sarro

Secondo la Dda, Sarro alterava gli iter delle gare della Gori

Nel mirino della Dda la gestione degli appalti sul caso della Gori che avrebbe indetto numerose gare per dei lavori di somma urgenza per la rete idrica. La procura ha sottolineato come il servizio idrico è stata una delle maggiori spese nell’ambito delbilancio regionale degli appalti tra il 2001 ed il 2013. Insomma, l’inchiesta sembra destinata ad allargarsi in maniera vertiginosa

l’approfondimento 2

“La Regione Campania ha speso centinaia di milioni di euro in appalti per somme urgenze che sono dati in misura quasi integrale a ditte di Casapesenna, come se ci fossero idraulici solo li’. Secondo il gip, il creatore della rete o comunque coinvolto, risulta essere Tommaso Barbato, all’epoca funzioni dirigenziali pressi l’acquedotto” lo ha dichiarato il procuratore Aggiunto Giuseppe Borrelli, durante la conferenza stampa a Napoli sull’operazione Medea, eseguita stamattina dal Ros. “Barbato – ha continuato Borrelli – risultava essere in stretti contatti con Francuccio Zagaria, che si conferma a questo punto essere stato la mente imprenditoriale del clan. Lo stesso cioe’ che aveva gestito con un ufficio collocato all’interno della struttura, lo stesso ospedale di Caserta”. Due sono le ordinanze eseguite ieri mattina, la prima riguarda 10 destinatari di misure cautelari in carcere, e tra questi ci sono: Barbato Tommaso ex senatore ed ex consigliere regionale campano dell’Udeur, l’ex consigliere regionale Polverino Angelo, e l’ex sindaco di Caserta Pio Del Gaudio (sospeso dall’ordine dei giornalisti). La seconda invece riguarda le richieste agli arresti domiciliari , oltre a Carlo Sarro anche il brigadiere dei carabiniere Cervizzi Alessandro. “Per quanto riguarda la vicenda che del parlamentare – ha spiegato l’Aggiunto – nel corso delle intercettazioni si parlava di una tangente, ma non abbiamo al momento elementi rilevanti che portano a questo fatto illecito. Al di la’ della tangente, pero’ a noi risulta che lo stesso politico (Sarro) abbia alterato l’iter della gara”. La Dda partenopea ha inviato dunque per Sarro la richiesta di domiciliari alla Camera. Nelle quasi 300 pagine di ordinanza si legge che il parlamentare di FI avrebbe “turbato il regolare svolgimento della gara d’appalto bandita dalla Gori spa e ricadente nel proprio territorio dell’Ato 3 Sarnese Vesuviano” di cui e’ commissario straordinario, in merito ai “lavori di manutenzione, pronto intervento, rifunzionalizzazione, ricostruzione e riabilitazione delle reti idriche e fognarie”. Secondo l’ipotesi accusatoria, “l’imprenditore Giuseppe Fontanagrazie grazie all’aiuto di Giovanni Cosentino e Maria Costanza Esposito (fratello e moglie di Nicola Cosentino), avrebbe tentato di ottenere da Sarro “l’assegnazione di un grosso appalto bandito” dall’Ato 3 “rappresentando altresi’ l’intenzione, qualora la sua richiesta non fosse stata esaudita, di denunciare lo stesso Sarro poiche’ destinatario di una tangente di 2,5 milioni di euro”. L’appalto costituito da tre lotti, secondo quanto ricostruito dalla Dda, sarebbe stato aggiudicato “a ditte riconducibili al clan di Michele Zagaria”. Dall’ordinanza si legge chiaramente di un collegamento diretto tra lo stesso Sarro e Francesco, detto Francuccio Zagaria. Durante un interrogatorio del 2014, infatti il testimone ha riferito ai giudici che Sarro ando’ ai funerali del cognato di Michele Zagaria. Destinatari del blitz di ieri anche un carabiniere Alessandro Cervizzi e un finanziere Monaco Silvano. “L’operazione dell’Antimafia, che sta svelando un diffuso sistema corruttivo all’interno degli enti che gestiscono i servizi idrici in Campania, rafforza la tesi del Movimento Cinque Stelle. Una gestione privatistica dell’acqua apre la strada a corruzione, contaminazione tra camorra e politica e alle mazzette. L’unico modo per impedire i soprusi del carrozzone politico Gori è rispettare l’esito del referendum del 2011 e procedere verso una gestione pubblica del servizio idrico sotto il controllo dei cittadini”. Lo ha affermato il il deputato del Movimento Cinque Stelle Luigi Gallo sull’operazione della dda di Napoli che ha portato ad una richiesta di arresto per il deputato di Forza Italia Carlo Sarro, vicepresidente della Commissione Giustizia e commissario straordinario dell’ATO 3, accusato di aver favorito il clan dei Casalesi. E all’arresto di 13 persone, tra cui l’ex sindaco di Caserta Pio Del Gaudio, l’ex senatore Tommaso Barbato e l’ex consigliere regionale Angelo Polverino. “Dall’indagine – ha denunciato Gallo – emerge che, se le ipotesi di reato venissero confermate, il sistema che sta assetando ed affamando le famiglie della Regione Campania sotto l’esplosione dei costi delle bollette dell’acqua per ripianare i debiti di gestori come quelle della Gori, nasce anche da meccanismi corruttivi e mafiosi. Solo dopo le segnalazioni mie e del M5S, anche il presidente dell’Anac Cantone si era reso conto dell’incompatibilità, vigente dal 2013, di Sarro, commissario Ato3 e parlamentare. Ma dopo la pronuncia dell’Anticorruzione, Carlo Sarro ha continuato ad emanare atti presumibilmente illegittimi, sulle tariffe e le bollette Gori. Ci sono ancora tante ombre, come l’inchiesta che riguarda GORI su possibili assunzioni clientelari che dal 2012 pare essere in atto dalla Procura di Torre Annunziata. Spero che ben presto si faccia definitivamente chiarezza”.

 

L’intervista a Carlo Sarro

“Sono sconcertato. Sto leggendo l’ordinanza e vedo che mi si addebita una presunta turbativa d’asta senza indicare nè quando, nè con quali mezzi, nè con quali finalità sarebbe stata compiuta, qualora mai fosse stata compiuta”: lo dice Carlo Sarro, per il quale il gip di Napoli, su richiesta della Dda ha chiesto alla Camera l’autorizzazione agli arresti domiciliari nell’ambito di un’inchiesta sull’intreccio fra clan dei Casalesi e politica. “Leggo una contestazione fondata su non so che cosa – aggiunge Sarro precisando di non avere al momento ricevuto la notifica di alcun atto e di leggere l’ordinanza scaricata da un sito – Siamo in presenza di un episodio per il quale, nel capo d’imputazione, non mi si contesta l’aggravante mafiosa, sempre che ci sia mai stata questa turbativa d’asta, unico reato ipotizzato nei miei riguardi. Non mi viene contestato alcun episodio di corruzione, diversamente da quanto diffuso stamani da alcuni organi d’informazione. Inoltre vengo inserito in un contesto a me completamente estraneo, sia sul piano del mio comportamento personale, sia su quello delle mie competenze istituzionali. Sono sconcertato di tutto ciò”, conclude Sarro che sottolinea di aver già rimesso tutti i suoi incarichi nelle mani del partito di Forza Italia e quelli istituzionali nelle mani del Gruppo Parlamentare, compreso quello di componente della Commissione Parlamentare Antimafia.

 

Giallo sulla pen drive del boss

E’ giallo su una pen drive usb del boss del clan dei Casalesi Michele Zagaria, scomparsa dal bunker di Casapesenna dove è stato arrestato il 7 dicembre del 2011, e che, secondo quanto registrato in un’intercettazione ambientale, sarebbe stata poi acquistata, per 50mila euro, dal fratello di un imprenditore vicino al boss dalle mani di un poliziotto infedele. La circostanza è emersa nell’ambito di un’inchiesta sull’intreccio tra politica e camorra che ha portato il Ros dei carabinieri a eseguire 12 arresti nei confronti di altrettante persone, tra cui figurano anche imprenditori e politici. I militari hanno anche notificato alla Camera dei Deputati una richiesta di arresti domiciliari per il parlamentare Carlo Sarro, accusato di turbativa d’asta. La notizia della presunta compravendita della pen drive tra Orlando Fontana, fratello di Giuseppe, imprenditore di riferimento del boss Zagaria, e un rappresentante delle forze dell’ordine, è stata resa nota dal procuratore aggiunto della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, Giuseppe Borrelli, nel corso di una conferenza stampa nella sede della Procura della Repubblica. Secondo quanto riferito da Borrelli, la chiavetta usb era nel bunker quando Zagaria venne arrestato: poi, ha aggiunto, “è sparita, con la collaborazione di un non meglio identificato appartenente alla Polizia di Stato che avrebbe poi favorito l’arrivo della pen drive nelle mani di Orlando Fontana”. Della chiavetta usb, a forma di cuore, ne è stata accertata l’esistenza “nel corso di indagini successive, attraverso intercettazioni avvenute ben dopo le operazioni di cattura di Zagaria”, ha detto ancora Borrelli. Per il procuratore di Napoli, Giovanni Colangelo, “non si può escludere un contatto tra Zagaria e un’altra persona in quei concitati momenti”. Della vicenda della presunta compravendita della pennetta usb di “capastorta”, questo il soprannome del boss Michele Zagaria, parlano due persone che gli investigatori riescono ad ascoltare attraverso un’intercettazione ambientale. I due discutono della trattativa nella quale non sono stati direttamente coinvolti, ma della quale in realtà hanno saputo da terze persone. Ciononostante, la Procura della Repubblica, per approfondire la vicenda, ha fatto eseguire dei controlli sul personal computer di Michele Zagaria dai quali sono emerse delle anomalie: discrepanze, però, che non hanno prodotto prove riguardo la sparizione del supporto informatico del boss, rendendo ancora più fitto il “giallo” della misteriosa pen drive.




Casalesi negli appalti dell’Ato3. L’approfondimento

Chiesti i domiciliari per il deputato Fi, Carlo Sarro e per 12 indagati

Gli arrestati: Oltre ai politici, arrestati anche Giuseppe Fiontana di Casapesenna, Pio del Gaudio di Caserta, Orlandoe Antonio Fontana di Caserta, Francesco e Gino Martino di Casapesenna, Silvano Monaco di Santa Maria capua vetere. Nei guai anche Bartolomeo Piccolo di Casapesenna, Lorenzo Piccolo di Casapesenna. Chiesto poi l’arresto per Carlo sarro di Napoli e nel mirino della Dda Angelo Polverino di Caserta e dell’ex senatore dell0’area vesuviana nord Tommaso Barbato. Un’intera classe dirigente finisce sotto accusa

 

L’approfondimento. E’ un intreccio tra politica e imprenditoria contigua alla mafia casalese, finalizzato all’assegnazione di appalti per lavori per decine milioni di euro nei servizi idrici, quello su cui la DDA di Napoli ha fatto luce con una inchiesta che ieri ha portato il gip del capoluogo campano a chiedere alla Camera gli arresti domiciliari per il deputato Carlo Sarro (Forza Italia), a cui viene contestato il reato di turbativa d’asta. Altre 12 ordinanze d’arresto sono state notificate dal Ros dei Carabinieri ad altrettante persone tra cui l’ex sindaco di Caserta Pio Del Gaudio (Forza Italia), l’ex senatore dell’Udeur Tommaso Barbato (candidato non eletto nel centrosinistra nelle recenti elezioni regionali in Campania) e l’ex consigliere regionale Angelo Polverino (Pdl), già coinvolto in altre inchieste su mafia e politica. Sarro, componente della Commissione Antimafia e vicepresidente della Commissione Giustizia, secondo gli inquirenti, in veste di commissario straordinario dell’Ato3 Sarnese-Vesuviano, ente che gestisce i servizi idrici tra le province di Napoli e Salerno, avrebbe turbato il regolare svolgimento di una gara di appalto indetta dalla Gori Spa in favore di alcune ditte riconducibili alla fazione Zagaria del clan dei Casalesi. In questa assegnazione si sarebbe fatto ricorso ai criteri di somma urgenza. A Sarro non si contesta l’aggravante mafiosa. “Desta in me sconcerto ed amarezza vedere il mio nome trascinato in una simile situazione”, ha detto Sarro aggiungendo che “al fine di prevenire qualsiasi tipo di strumentalizzazione politica, ho rassegnato le dimissioni dalla carica di Commissario liquidatore dell’Ente d’Ambito Sarnese Vesuviano ed ho rimesso al partito gli incarichi politici da me rivestiti”. Il parlamentare di Forza Italia, secondo i pm titolari dell’inchiesta (Sirignano, Maresca, Giordano e D’Alessio; coordinati dal procuratore Colangelo e dall’aggiunto Borrelli), sarebbe finito sotto ricatto da parte del referente imprenditoriale di Zagaria, Giuseppe Fontana (anche lui arrestato). La DDA ha spiegato, in una nota, che Fontana, mediante l’intercessione di Giovanni Cosentino e Maria Costanza Esposito, rispettivamente fratello e moglie dell’ex parlamentare Nicola Cosentino, “ha tentato di ottenere dall’on. Carlo Sarro, l’assegnazione di un grosso appalto bandito dall’ente rappresentando altresì l’intenzione, qualora la sua richiesta non fosse stata esaudita, di denunciare lo stesso Sarro poiché destinatario di una tangente di 2,5 milioni di euro”. “Il gip – prosegue la nota – ritiene che si sia accertato che Sarro, con la complicità di Lorenzo Piccolo e Antonio Fontana (gli imprenditori arrestati a cui sono andati alcuni lotti dell’appalto da quasi 32 milioni), abbia turbato il regolare svolgimento della gara d’appalto bandita dalla Gori”. Su Sarro, il presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, ha ricordato di aver “segnalato al responsabile Anticorruzione dell’ente che la nomina di Sarro all’Ato era incompatibile con l’incarico di deputato: noi possiamo solo fare un’azione di stimolo e questa – ha aggiunto – è una patologia della norma”. Nell’inchiesta della Dda napoletana sono accusati, invece, di finanziamento illecito e corruzione con l’aggravante mafiosa, per aver intascato da un imprenditore vicino al clan Zagaria soldi per le campagne elettorali, Del Gaudio e Polverino, entrambi finiti in carcere. In particolare, secondo l’accusa, Polverino avrebbe ricevuto da Giuseppe Fontana 20mila euro per le Regionali del 2010 (fu poi eletto), mentre Del Gaudio avrebbe preso 30mila euro sempre da Fontana per le amministrative del 2011, poi vinte. L’imprenditore, in cambio, avrebbe ottenuto la promessa di appalti, impegno non concretizzatosi tanto che Fontana, è emerso, ha anche tentato di riprendersi i suoi soldi. Arresto anche per Tommaso Barbato, ex senatore ed ex consigliere regionale Udeur, protagonista, a Palazzo Madama, dello sputo al collega Nuccio Cusumano, quando quest’ultimo annunciò di votare la fiducia a Prodi contrariamente all’indicazione del suo gruppo. Secondo gli inquirenti, aveva rapporti molto stretti con Francesco Zagaria (deceduto), marito di Elvira, sorella di Michele. Tra il 2001 e il 2005, quando era responsabile regionale del settore acque, ha affidato il 45% dei lavori, per un totale di 23 milioni di euro, a ditte di Casapesenna. L’imprenditore Francesco Martino, emerge dall’ordinanza, in un interrogatorio del gennaio 2014 riferisce di aver portato a casa di Barbato una somma di 15-20 mila. Sempre Martino parla di una somma di 105mila euro data a Barbato per un altro appalto. Oltre ai soldi l’ex consigliere regionale chiedeva di assumere persone sue nelle aziende degli imprenditori collusi per il tornaconto elettorale. Tra gli indagati ci sono anche un carabiniere e un finanziere che avrebbero rivelato a Giuseppe Fontana notizie riservate relative all’indagine su Nicola Cosentino e il fratello Giovanni, ottenendo in cambio svariati favori, tra viaggi e posti di lavoro per parenti. Dall’inchiesta è emerso anche il “giallo” di una pen drive trovata nel bunker di Michele Zagaria al momento dell’arresto, poi scomparsa e forse tornata nelle mani del clan in cambio, presumibilmente, di 50.000 euro pagati a un poliziotto non identificato.

Il deputato presidente della commissione Antimafia ha rimesso tutti i suoi incarichi nelle mani del partito
Negli ultimi anni ha caratterizzato il suo impegno politico in particolare sul fronte dell’ abusivismo edilizio schierandosi, con proposte di legge e posizioni pubbliche, per la sanatoria degli abusi di necessità e la riapertura dei termini per il condono edilizio. Carlo Sarro, il deputato per il quale è stata inviata una richiesta di arresti domiciliari alla Camera dai pm della Dda di Napoli per turbativa d’asta, è alla sua seconda legislatura in Parlamento (in quella precedente è stato nelle file di Palazzo Madama), ed eletto a marzo del 2013 nella circoscrizione Campania 2 nelle liste di Forza Italia. E’ componente della Commissione Parlamentare Antimafia e vicepresidente della commissione Giustizia di Montecitorio. Dopo la richiesta di arresti domiciliari, Sarro ha subito rimesso i propri incarichi nelle mani del partito e in quelle del gruppo parlamentare Avvocato amministrativista, 56 anni, originario di Piedimonte Matese, in provincia di Caserta, Sarro fino a oggi è stato commissario straordinario dell’Ato 3 (Sarnese-Vesuviano), ente d’ambito che gestisce i servizi idrici in una vasta zona delle province di Napoli e Salerno. Anche da questo incarico si è dimesso in seguito al coinvolgimento nell’inchiesta della dda coordinata dai pm Cesare Sirignano, Catella Maresca e Giordano Sul suo ruolo come Commissario dell’Ato 3 erano emerse perplessità già nei mesi scorsi. Lo ha ricordato oggi il presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, che ha reso noto che l’Anac aveva “segnalato al responsabile Anticorruzione dell’ente che la nomina di Sarro all’Ato era incompatibile con l’incarico di deputato: ma noi – ha aggiunto Cantone – possiamo solo fare un’azione di stimolo, non abbiamo capacità di intervento in materia e questa è una patologia della norma” Anche Movimento 5 Stelle aveva preso posizione sul ruolo svolto da Sarro: attraverso il deputato Luigi Gallo, aveva inviato all’Autorità anticorruzione, un esposto sulla incompatibilità del deputato evidenziando, inoltre, “i continui rincari dell’acqua a spese dei cittadini”. “Sono e resto Garantista. Ma sono altrettanto fiero di averli avuti tutti contro allorquando si impossessarono di FI a Caserta tramite la senatrice Rossi che volle commissariare il partito. Dicevano a Berlusconi che ero mezzo pazzo. Lucida follia!!”. Lo scrive, sul suo profilo Facebook, il senatore Vincenzo D’Anna, vicepresidente del gruppo Gal, commentando così l’inchiesta della DDA di Napoli che ha visto il coinvolgimento, tra gli altri, dell’ex sindaco di Caserta Pio Del Gaudio, dell’ex consigliere regionale Angelo Polverino, dell’ex senatore Tommaso Barbato e del deputato Carlo Sarro.
Valeria Cozzolino




Rifiuti, il due di picche di De Luca alla Regione

di Marta Naddei

Vincenzo De Luca rifiuta e va avanti. Di fare il commissario dell’Ato Salerno, il sindaco non ne ha alcuna intenzione anche perché ritiene che l’indicazione del suo nome – da parte della Regione Campania – sia «un atto di provocazione». Il primo cittadino salernitano, dunque, come facilmente preventivabile non accetterà l’incarico che la Regione avrebbe voluto dargli per risolvere la questione della costituzione degli Ato e dunque per l’applicazione della legge regionale 5 sul riordino del ciclo integrato dei rifiuti in Campania. Basti ricordare, infatti, che De Luca – così come larga parte degli amministratori afferenti all’Ato Salerno – in più di un’occasione ha espresso il proprio disappunto nei confronti della legge regionale, stilando due documenti con cui si chiedevano all’esecutivo Caldoro dei chiarimenti in merito alle conseguenze che l’attuazione della legge 5 del 2014 avrebbe avuto. Così, ieri, Vincenzo De Luca ha ufficialmente risposto picche: «Apprendo che la Regione Campania, dopo cinque anni di vuoto assoluto sulle politiche ambientali e sul ciclo dei rifiuti, ha proceduto a nominarmi Commissario ad acta per l’attuazione della legge regionale sui rifiuti. È del tutto scontato il mio rifiuto di tale nomina, che appare un atto solo provocatorio, alla scadenza imminente del Consiglio Regionale. Ribadisco, nel merito, la posizione espressa già da me e da quasi tutti i sindaci interessati». Tre i punti fondamentali su cui, anche ieri, è tornato ad insistere il primo cittadino. In primis, l’entità dei debiti di consorzi di bacino e società provinciali: «Come si può procedere, senza che la Regione comunichi questo dato essenziale per qualunque scelta organizzativa?». Da questo assunto anche la stoccata a Giovanni Romano, assessore regionale all’ambiente e sindaco di Mercato San Severino: «Ad esempio – chiede De Luca – a quanto ammonta il debito della società del Comune di Mercato San Severino (Ge.se.ma., ndr)?». Nel mirino anche i commissari liquidatori dei consorzi che – afferma De Luca – «hanno fatto assunzioni clientelare i cui costi graverebbero sui cittadini». Secondo il sindaco di Salerno, la «Regione vuole scaricare i debiti accumulati sui tanti comuni virtuosi e sulle bollette delle famiglie, perché le tariffe devono coprire tutti i costi». «In queste condizioni, la Regione si assuma tutte le sue responsabilità. Vedrà la nuova Giunta Regionale di dare una soluzione seria e definitiva al problema dei rifiuti» – chiosa De Luca.




Ato, De Luca commissario

di Andrea Pellegrino

L’Ato per la gestione dei rifiuti urbani di Salerno è stato commissariato. Con una sorpresa: commissario sarà Vincenzo De Luca. Proprio il sindaco di Salerno che in questi mesi aveva contestato la legge regionale per il riordino del servizio di gestione dei rifiuti urbani e la conseguente costituzione degli ambiti territoriali ottimali che sarebbero dovuti e devono essere costituiti dai comuni del comprensorio. La nomina è arrivata a fine anno, proprio durante l’ultima seduta della giunta regionale Caldoro. Ma non solo. Per Vincenzo De Luca ci sarà un compito in più. Sarà lui stesso ad essere commissario di quei Comuni che non hanno ancora approvato lo schema di convenzione. E l’elenco è lunghissimo.  Al momento, secondo una prima ricognizione, la convenzione è stata approvata solo a Pontecagnano Faiano, Giffoni Valle Piana e Giffoni Sei Casali, Teggiano, Moio della Civitella e Castelcivita e Mercato San Severino. Per il resto, ora ci dovrà pensare il sindaco di Salerno che nelle prossime ore riceverà l’incarico ufficiale, dopo il disco verde dell’esecutivo regionale. Lo scorso 23 ottobre l’ultima diffida da parte di Stefano Caldoro ai Comuni, il 31 dicembre, invece il commissariamento. Ora stando la procedura, il commissario dovrà far sottoscrivere la convenzione a tutti Comuni (l’Ato di Salerno è composto da 161 comuni, compresi i tre della provincia di Avellino), poi si dovrà riunire la conferenza d’ambito. Ciò consentirà il superamento dei consorzi e delle società che attualmente si occupano della gestione dei rifiuti in provincia di Salerno. Ma la partita è tutta affidata al commissario De Luca che avrà tutti i poteri per risolvere la complicata vicenda.