Assolto dal Gip del tribunale Napoli l’ex presidente della Figc, Gagliano

Pina Ferro

Assolto perche il fatto non sussiste. E’ la sentenza pronunciata dal giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Napoli, Roberto D’Auria, a carico dell’ex presidente della Figc Campania, Salvatore Gagliano, difeso dall’avvocato Antonio Zecca. A trascinare Gagliano in tribunale era stata l’attuale vice presidente della Figc Campania Giuliana Tambaro «E’ motivo di grande soddisfazione l’aver verificato che in questa occasione la giustizia si sia mossa con assoluta tempestività, ricostruendo nel dettaglio i fatti accaduti ed i comportamenti avuti, arrivando così alla mia assoluzione, perché il fatto non sussiste, quindi con ampia formula già in udienza preliminare. – Ha commentato l’ex presidente Gagliano quando ha ricevuto la notizia dell’assoluzione. – Quindi pensare che la mia vicenda, che aveva visto perfino delle interrogazioni parlamentari, non abbia superato nemmeno il momento dell’Udienza Preliminare è per me un motivo di grandissima soddisfazione che desidero condividere con gli innumerevoli amici, conoscenti e dirigenti sportivi, che da sempre mi sono stati affettuosamente vicini e sento il bisogno di ringraziare pubblicamente l’avvocato Zecca per aver seguito con la solita professionalità, questa antipatica vicenda, conclusasi per me, nel migliore dei modi»




Nessuna organizzazione abusiva di scommesse: tutti assolti

Pina Ferro

Erano finiti sotto processo con l’accusa di aver esercitato abusivamente l’organizzazione di scommesse: il giudice monocratico del Tribunale di Salerno a conclusione del rito abbreviato ha assolto dalle accuse Silvio  Castagno, Giovanna Costabile, Adriano  Della Porta e Pasquale Funiciello difesi da Giovanni Chiarito. Al termine della requisitoria il pubblico ministero aveva chiesto per tutti gli imputati la condanna a quattro mesi ciascuno. Richiesta che non è stata accolta dal giudice. Secondo l’accusa gli imputati avevano esercitato abusivamente l’organizzazione di scommesse che la legge riserva allo Stato o ad altro  Ente concessionario, in assenza di concessione, autorizzazione o licenza. Per la pubblica accusa gli indagati avrebero operato intermediazione per il brookmaher esteroStanleybet risultato privo del necessario titolo concessorio da parte dell’Aams per l’eserczio e la raccolta di scommesse. Le scommesse abusive si sarebbero svolte in un locale,pubblico ubicato nella zona orientale della città. Con la sentenza di assoluzione emessa dal giudice monocratico gli imputati possono finalmente tirare un sospiro di sollievo.




Teatro Verdi, incarico alla Ciardullo: tutti assolti dalla Corte dei Conti

di Andrea Pellegrino

«Il Teatro Verdi poteva avere un addetto stampa esterno». La Corte dei Conti assolve tutti. «Pur riscontrando profili di illegittimità nelle delibere, non si evidenzia un livello di gravità nelle condotte di amministratori e dirigenti», si legge nel dispositivo della Corte Corte che salva l’ex giunta ed alcuni dirigenti di Palazzo di Città. La vicenda è quella legata alla nomina di Anna Ciardullo ad addetto stampa per la promozione dell’attività del Teatro Verdi di Salerno. La Procura aveva ipotizzato un danno di circa 118mila euro, non accolto dalla sezione giurisdizionale per la Regione Campania della Corte dei Conti che ha ritenuto, invece, valide le motivazioni della difesa. Ossia l’assenza nell’organico comunale di un addetto stampa per la promozione di una singola istituzione teatrale. Assolti, dunque, Luciano Conforti, Nello Fiore (attuale consigliere regionale), Vincenzo Maraio (consigliere regionale), Annamaria Barbato (dirigente comunale – difesa dall’avvocato Angelo Caramanno), Eva Avossa (vicesindaco del Comune di Salerno), Alfonso Buonaiuto, Gerardo Calabrese, Luca Cascone (attuale consigliere regionale), Mimmo De Maio (assessore comunale), Augusto De Pascale, Ermanno Guerra (consigliere comunale) e l’attuale consigliere regionale Franco Picarone. 




Crollo:2 condanne e 7assoluzioni

Pina Ferro

Sette assoluzioni, due condanne e dissequestro del cantiere. Si è concluso così il procedimemto giudiziario per il crollo verificatosi nella costruenda Piazza delle Libertà. Il giudice monocratico Marilena Albarano ha condannato a due mesi e venti giorni di reclusione Antonio Ragusa, presidente della commissione di collaudo dal 18 settembre 2009 al 7 ottobre 2010 e Massimo Della Casa collaudatore delle strutture. Sono stati assolti da tutte le accuse Marta Santoro, direttore dei lavori dal 2012; Armando Esposito, Enrico Esposito e Gilberto Belcore rispettivamente legale rappresentante e direttore tecnico della Esa Costruzioni, impresa (in liquidazione) di Nocera Inferiore, il cui contratto è stato risolto dal Comune all’indomani di una interdittiva antimafia (nel procedimento penale in oggetto, il consulente della Esa costruzione è stato l’ingegnere Sergio De Martino che ha effettuato le prove sui materiali); Paolo Baia, direttore dei lavori fino al 2012 Sergio Delle Femmine direttore operativo della struttura e Lorenzo Criscuolo all’epoca dirigente comunale e Rup. Contestualmente il giudice monocratico Albarano ha disposto il dissequestro e la restituzione al Comune di Salerno dell’opera che era stata sottoposta a sequestro il 3 dicembre del 2013. Il pubblico Ministero al termine della requisitoria aveva chiesto la condanna a sei mesi di reclusione per ciascun imputato. Al termine della lettura della sentenza Esposito è scoppiato in lacrime. Troppa la tensione che era stata accumulata nell’attesa. Un pianto liberatorio. Fondamentale l’intervento dell’avocato Michele Tedesco (difendeva il Delle Femine) che ha sottolineato come la costituzione del Comune di parte Civile nel procedimento penale avrebbe di fatto rallentato il procedimento già incardinato in sede civile in cui l’ente ha chiesto 12 milioni di euro. Una duplicazione inutile che avrebbe potuto arrecare un danno enorme alle casse del Comune. Se non avesse ritirato la costituzione di parte civile, anche in sede penale il processo civile sarebbe stato sospeso in attesa del giudizio penale. Nel collegio difensivo tra gli altri Michele Tedesco, Giovanni Falci Massimiliano Marotta.




Salerno. Carfagna non “sequestrò” la studentessa

Assolto perché il fatto non costituisce reato. Salvatore Carfagna non abusò dei propri poteri di Preside negando ad un’alunna del liceo Tasso l’uscita anticipata. Così ha deciso il Gup del Tribunale di Salerno, Donatella Mancini, che ha assolto con formula piena il padre dell’onorevole Mara Carfagna ed ex preside del Liceo Tasso. Carfagna è stato giudicato, come richiesto dall’avvocato Guglielmo Scarlato, con la formula del rito abbreviato. Complesso il capo d’accusa presentato dal sostituto procuratore Roberto Penna. Le accuse nei confronti dell’ex preside del Tasso andavano dall’abuso d’ufficio al tentato sequestro ma, dopo la discussione di ieri mattina, il Gup, ha ritenuto non sussistessero gli estremi per la condanna di Cargagna. A processo l’ex preside è giunto in seguito a un’imputazione coatta, disposta dal giudice Vincenzo Di Florio con il rifiuto della proposta di archiviazione formulata dalla Procura. È accusato di abuso d’ufficio, rifiuto di atti d’ufficio e lesioni, perché i medici dell’ospedale riscontrarono nella studentessa uno stato di sofferenza con un calo di pressione Tutto iniziò alle 12.10 del 4 giugno 2013, quando la mamma si recò al liceo classico di piazza San Francesco per portar via la figlia che si era sentita male. Il preside si oppose, affermando – così ha raccontato la signora – che l’alunna sarebbe potuta uscire solo se trasportata da un’ambulanza per un ricovero in ospedale. A nulla sarebbe valso ricordare al dirigente scolastico di avere tutto il diritto, come genitori, di autorizzare l’uscita della figlia. Il preside rimase irremovibile, al punto che la donna si vide costretta a telefonare al 113 per fare intervenire le forze dell’ordine. Anche dinanzi ai poliziotti Carfagna avrebbe però preteso, per dare il suo via libera, l’arrivo di un’ambulanza che conducesse la studentessa al Rugg. Così, tra litigi e tempi di attesa, passò più di un’ora e la liceale lasciò la scuola quando erano ormai le 13.45, al consueto termine delle lezioni. In ospedale le diagnosticarono le cause che avevano originato il malore e riscontrarono una pressione molto bassa. Da qui la denuncia presentata dai genitori e l’inchiesta giudiziaria conclusasi ieri davanti al Gip del Tribunale di Salerno, Donatella Mancini, che ha assolto l’ex presidente del Tasso. Salvatore Carfagna




Termovalorizzatore, “Condannate De Luca per peculato. Di Lorenzo non ha lavorato”

di Andrea Pellegrino

C’è anche il visto del procuratore della Repubblica di Salerno Corrado Lembo al ricorso in Appello presentato ieri mattina per chiedere la condanna di Vincenzo De Luca per peculato nell’ambito della vicenda sul Termovalorizzatore. A predisporlo e presentarlo il pubblico ministero Roberto Penna che in primo grado si era visto derubricare il reato da peculato ad abuso d’ufficio – per la nomina di project manager (Alberto Di Lorenzo) per la realizzazione del termovalorizzatore – nei confronti dell’allora sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, oggi governatore della Campania. Una condanna in primo grado che gli è costata già la sospensione da sindaco di Salerno (poi reintegrato nelle funzioni dal Tribunale amministrativo) e che oggi potrebbe costargli la poltrona di presidente della Regione Campania (almeno per 18 mesi) per effetto della legge Severino. Proprio la condanna emessa dal Tribunale di Salerno aveva messo in crisi anche l’intero Partito democratico alla vigilia delle primarie per la scelta del candidato governatore della Campania. Primarie vinte da Vincenzo De Luca, così come poi le recenti elezioni regionali. In primo grado Vincenzo De Luca è stato condannato ad un anno di reclusione ed un anno di interdizione dai pubblici uffici (pena sospesa). Insieme a lui condannati ad un anno di reclusione anche Alberto Di Lorenzo, ex capo staff dello stesso De Luca ed il dirigente del settore Lavori Pubblici del Comune, Domenico Barletta, oggi destinato ad altro ruolo a Palazzo di Città per effetto della normativa anticorruzione.

L’appello

In circa venti pagine scritte, la Procura oggi contesta un paio di passaggi delle motivazioni del Tribunale depositate il 21 aprile scorso. E in particolare la circostanza secondo la quale il peculato non si configurerebbe perché il project manager Alberto Di Lorenzo avrebbe comunque svolto un lavoro. Tesi contestata nel ricorso della Procura, per cui il peculato si configurerebbe per la mancata prestazione svolta da Di Lorenzo. Infatti, secondo la ricostruzione dei fatti, gli atti che riguardano il project manager vanno dal 18 febbraio al 19 giugno 2009. In questa fase Di Lorenzo si sarebbe dovuto occupare della progettazione preliminare dell’impianto di Cupa Siglia. Ma a quanto pare – secondo la tesi della Procura – Di Lorenzo avrebbe partecipato solo ad un paio di riunioni. Da qui l’ipotesi di peculato che la Procura avrebbe rilanciato nei confronti dell’allora sindaco Vincenzo De Luca. Dalla difesa, naturalmente, la richiesta di assoluzione perché il “fatto non sussiste”. E secondo la tempistica la Corte d’Appello dovrebbe muoversi in tempi stretti: entro settembre 2016 il procedimento penale sarà prescritto. Cosa diversa se reggerà l’accusa di peculato: in questo caso la prescrizione del reato slitterà al settembre 2021. «Condannato per un reato linguistico, perché è stato utilizzato il temine project manager rispetto a coordinatore», la difesa da sempre sostenuta da Vincenzo De Luca sia durante la campagna delle primarie che in quella per le regionali. Una tesi che sarebbe stata già smentita durante le motivazioni alla sentenza che il tribunale di Salerno ha deposito pochi giorni prima l’apertura delle urne per le primarie interne al Pd. Ora dalla Procura della Repubblica di Salerno arriva una nuova tegola sulla testa del neo governatore della Campani




Rapporto hot: assolto ex calciatore

Dopo quasi otto anni finisce l’incubo di Angelo Festa… Era stato condannato in primo grado a tre e tre mesi di reclusione con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di un’infermiera del 118, a. v., nota anche per aver girato alcuni film amatoriali. Ieri i giudici della Corte d’Appello hanno assolto l’ex giocatore del Vietri Baia, Angelo Festa,  difeso dall’avvocato Felice Lentini, per non aver commesso il fatto. La vicenda risale al 2007 ed alla tumultuosa rottura tra i due fidanzati. Festa decide di lasciare la donna. Quest’ultima, alcuni giorni dopo, chiede ed ottiene un incontro al Baia Hotel per un chiarimento. Al termine della cena i due decidono di proseguire il colloquio in una stanza d’albergo dove si risveglia la passione. La coppia consuma un rapporto sessuale. Al termine del quale si verifica l’episodio contestato dall’infermiera del 118 con Festa che l’avrebbe costretta ad avere un rapporto anale a seguito del quale la donna si accorge di avere una lieve emorragia. La donna salda il conto e si dirige al pronto soccorso per le cure del caso ma non sporge denuncia nei confronti del calciatore. Decisione che prenderà qualche giorno più tardi salvo poi ritirarla e riprensetarla. La Procura di Salerno apre un fascicolo di inchiesta e Festa finisce a processo per violenza sessuale. In primo grado la condanna a tre anni e tre mesi di reclusione. Ieri la decisione della Corte d’Appello che ha suffragato la tesi difensiva dell’avvocato Lentini. Nel corso del procedimento è stato evidenziato come la donna avesse fornito della vicenda versioni differenti. Inoltre la Corte ha sottolinea che il rapporto è stato consenziente e che non è dimostrabile se ci sia stata una fase in cui la donna abbia deciso di sottrarsi dall’atto sessuale. Il procuratore generale, Maddalena Russo, aveva chiesto la parziale conferma della condanna con una provissionale da disporre in favore della parte civile. I giudici della Corte d’Appello (presidente Tringali, Giordano e Pellegrino) hanno prosciolto l’imputato rilevando che non ha commesso il fatto a lui contestato.




Mazzitelli: «Ho sempre confidato nei magistrati»

Assoluzione per i reati principali, nove mesi di condanna per difformità edilizia. Questa in sintesi la decisione dei giudici della Seconda sezione penale del Tribunale di Salerno (presidente Eva Troiano, Perrotta e Sorrentino a latere). Si chiude, almeno in primo grado, la complessa vicenda legata al restauro del Fuenti. Inchiesta per la quale erano finiti a processo l’architetto Maria Teresa Mazzitelli, il titolare della ditta esecutrice dei lavori, l’ingegnere Alberto de Flammineis, il progettista ingegnere Massimo Adinolfi, l’architetto Olindo Manzione, responsabile dell’ufficio tecnico del comune di Vietri sul Mare E’ stato inoltre disposto il dissequestrato del Parco del Fuenti. Si è concluso così il processo a carico degli imputati tutti assolti per i capi di accusa A, B e C, e cioè abuso d’ufficio, falso ideologico e articolo 44 DPR 380/2001, in relazione all’intervento di restauro del paesaggio per la realizzazione del Parco del Fuenti. Ricordiamo che il 30 settembre 2010 la Guardia di Finanza sequestrò l’intera area per una presunta speculazione edilizia. Dopo una breve replica dell’avvocato difensore della Mazzitelli, Federico Conte, e dell’avvocato Felice Lentini, difensore del progettista Adinolfi, il tribunale si è ritirato in Camera di Consiglio e alle 14 ha letto la sentenza che ha assolto tutti gli imputati. Uniche contravvenzioni (da qui la condanna a nove mesi) comminate, quelle per la difforme installazione della struttura lignea dello stabilimento balneare, che era ancorato alla roccia con il supporto di plinti in cemento armato, anziché pali infissi nella sabbia. “Enorme soddisfazione per l’esito, dopo un processo complesso, delicato e dai rilevanti risvolti giuridici e patrimoniali”, ha dichiarato l’avvocato Federico Conte. “Una sentenza giusta, in tempi giusti. Un processo giusto, che si è svolto in una dialettica con il Pm ispirata a principi di lealtà e competenza. Una sentenza che restituisce dignità ad un intervento di restauro del paesaggio di particolare pregio architettonico ed ambientale, fortemente voluto dalla famiglia Mazzitelli, intervento che pone rimedio allo scempio naturalistico derivato dalla demolizione dell’Amalfitana Hotel”, ha concluso il penalista. Parole alle quali hanno fatto eco le dichiarazioni dell’architetto Maria Teresa Mazzitelli: “Ringrazio il mio avvocato, i consulenti tecnici, ingegneri Francesco Forte e Marco De Ligio, e il mio staff tutto, che mi hanno sostenuto in questi anni difficili e che non mi hanno fatto perdere mai, con il loro sostegno, la speranza nella giustizia”. In relazione alla condanna per i reati minori i legali hanno già annunciato ricorso in Appello. “Ho sempre avuto fiducia nella magistratura. La sentenza ha reso giustizia ad un iter amministrativo lungo e trasparente che abbiamo seguito per realizzare il progetto di restauro del paesaggio del Parco del Fuenti. Progetto che è stato discusso e migliorato nel corso di diverse conferenze di servizi, preliminari e definiva, alle quali hanno partecipato una ventina di soggetti istituzionali” C’è stato un momento in cui ha creduto di poter perdere? “Francamente no, anche se è stata dura per me che sono un’imprenditrice, perdere quasi quattro anni di tempo. Anni in cui potevamo lavorare e dare lavoro a tante persone. Comunque, l’importante è che l’iter amministrativo sia stato riconosciuto valido e che d’ora in avanti il nome del Fuenti possa essere associato ad un Parco che sarà il fiore all’occhiello della Costiera amalfitana”.