Da Milano a Salerno: studente universitario torna a casa senza alcun controllo

di Giovanna Naddeo

«Sono rientrato in città la scorsa settimana, quando era già scoppiata l’emergenza coronavirus nel nostro Paese. Chissà quanti controlli e misure precauzionali (avevo immaginato alla partenza) e invece…». È il racconto, a tratti surreale in queste ore di emergenza, di Andrea Murino, ventitreenne originario del quartiere Pastena, attualmente laureando magistrale al Politecnico di Milano. Nessun controllo della temperatura corporea, né a Linate né a Capodichino. «Quando sono atterrato in Campania, mercoledì scorso – racconta Andrea – ho subito telefonato al numero verde regionale. Mi è stata suggerito di allertare l’Asl, oltre a una semplice quarantena volontaria. Dalla serie, se vuoi, fai tu, altrimenti non preoccuparti». Da qui un rimpallo di responsabilità e di telefonate tra enti e uffici diversi, dal centro malattie infettive di Nocera (ora chiuso) alle strutture sanitarie della sua zona, Pastena. «E pensare che l’Asl si è complimentata con me per l’impegno e la costanza nell’informarli quotidianamente della mia situazione. Davvero surreale» chiosa Andrea, dopo aver concluso una lezione a distanza di grazie alla piattaforma digitale Office. Il coronavirus non ferma le lezioni da seguire e i progetti da completare. E poi, si sa: per uno studente universitario, la sessione d’esami è sempre alle porte.




Caos riabilitazione, l’Anisap rimuove dall’incarico Pepe

di Erika Noschese

E’ sempre più caos all’interno dell’Asl di Salerno per il caso delle riabilitazioni bloccate. Dopo la presa di posizione di Vincenzo Pepe, rappresentante per Salerno dell’Anisap – che chiedeva di mettere a verbale alcune sue dichiarazioni circa il consuntivo del 2019 – la federazione nazionale delle associazioni regionali o interregionali delle istituzioni sanitarie ambulatoriali private ha deciso di interrompere i rapporti con il suo rappresentante locale. «Siamo soli – ma in verità non lo siamo affatto, perché abbiamo dalla nostra parte sia i diritti dei cittadini, che aspettano invano di essere curati, sia la ragione dei fatti – ha dichiarato Pepe – Se anche l’Anisap vuole unirsi a chi accetta una situazione inaccettabile è libera di farlo, noi siamo e saremo sempre dalla parte di chi rivendica il proprio diritto di curarsi come gli altri cittadini della Campania». Una chiara presa di posizione, quella di Pepe, che lascia intendere come l’Anisap stia “spalleggiando” l’Asl di Salerno nonostante il blocco delle riabilitazioni, con serie ripercussioni soprattutto per il distretto 60 di Nocera dove centinaia sono le persone in attesa dello sblocco. Immediata la replica dell’ormai ex responsabile locale dell’Anisap che si chiede il perchè di questo cambio di posizione del professor Mariniello: «evidentemente è successo qualcosa forse, che l’ha portata a cambiare posizione? È legittimo, ci mancherebbe. Come è legittimo però che io, avendoci come voleva lei “messo la faccia”, respinga quanto di non vero, per non dire e perfino diffamatorio, trovo nella sua lettera, inviata “urbi et orbi». Dalle parole di Pepe si intuisce che l’Anisap avrebbe preso questa decisione a causa degli attacchi lanciati non solo all’Asl di Salerno ma anche e soprattutto alla Regione: «Non è vero – sottolinea Vincenzo Pepe – tutte le mie azioni sono rimaste nell’ambito della Asl Salerno e in particolare del Tavolo Tecnico e non sono mai entrate sul piano regionale». Pepe tenta poi di discolparsi sostenendo che il tavolo tecnico di Salerno non era da concordare circa il consuntivo relativo all’anno 2019. «Lei parla di comportamento “lesivo dell’immagine “di Anisap. In queste settimane grazie all’azione presso il Tt di Salerno, l’Anisap ha avuto l’immagine dell’unica associazione con il coraggio rompere il silenzio, dire la verità e difendere i diritti costituzionali di centinaia di cittadini che senza motivo non vengono curati. È questa l’immagine che le da fastidio? Può darsi, io provo più lesiva l’immagine di un’associazione allineata al silenzio e all’indifferenza verso i cittadini. Perché l’unione, come dice lei, fa la forza, ma per fare cosa? Per non fare nulla?». Una polemica sorta proprio in questi giorni e che si è conclusa con l’interruzione dei rapporti tra l’associazione regionale e il suo rappresentante locale.




Anisap contro Asl: «Del 2019 peggior rendiconto di sempre»

di Erika Noschese

Non si placa la polemica tra l’Asl di Salerno e il centro Luigi Angrisani di Nocera Inferiore. La scorsa settimana, infatti, si è riunito il tavolo tecnico sulla riabilitazione, presieduto dal dirigente dell’accreditamento. All’ordine del giorno,” consuntivo anno 2019”. In quella sede l’Anispac, con il suo rappresentante dottor Vincenzo Pepe, avrebbe presentato una dichiarazione chiedendo che venisse messa a verbale. Richiesta respinta dal presidente del Tavolo tecnico in quanto – a detta del dirigente dell’accreditamento – la richiesta non sarebbe in tema con l’ordine del giorno, scontrandosi con il punto di vista del dottor Pepe secondo cui «il il consuntivo non è un prospetto meramente contabile ma un documento di carattere finanziario, per cui il suo esame è la sede opportuna per sollevare ogni osservazione o rilievo che riguardi la gestione complessiva». Intanto, secondo l’Anisap, il consuntivo relativo al 2019 mostrerebbe un quadro tutt’altro che confortante in quanto «ci troviamo di fronte a 2,5 ml di sforamento. Dobbiamo interrogarci sul perché di questa situazione e sul come uscirne», ha spiegato Pepe che parla poi di fondi non sufficienti. «Non lo sono rispetto alle esigenze dei centri ma rispetto al fabbisogno, ovvero alle necessità della popolazione, necessità che nessuno si assume l’onere di interpretare ed esprimere. Ricordiamo che la spesa procapite regionale è di 37,78 euro mentre il budget attribuito alla nostra Asl dalla Regione nel 2019 è stato di 33,43 euro. Questo significa un ammanco di oltre 4,5 ml. Ma questo dato macroscopico e la necessità assoluta di superarlo non vengono rivendicati da nessuno. Né dal Direttore generale di questa Asl, che avrebbe il dovere specifico di far presente tutto questo alla Regione, né tantomeno dalle associazioni maggiormente rappresentative, che sembrano limitarsi ad una condivisione acquiescente delle determinazioni della Asl, perdendo così quella indispensabile funzione dialettica che può nascere solo da un sano e corretto confronto», ha infatti aggiunto. Al distretto 60 sarebbe infatti stato imposto – per la riabilitazione residenziale e semiresidenziale – un imposto calcolato sul fabbisogno della popolazione provinciale. «Infatti le liste di attesa sono mostruose. Siamo ormai da anni con liste di attesa che superano le 1.500 unità. Crediamo che in nessun settore si sia arrivati a tanto. Ma anche a questo tema, per quanto vitale per la salute delle persone, nessuno sembra interessarsi ha poi aggiunto il dottor Pepe – Solo l’Anisap ha avuto il coraggio di denunciare una situazione così scandalosa, e per questo si è addirittura ritrovata isolata dalle altre associazioni».




Centri riabilitazione, l’Anisap convoca l’Anac: “Troppe irregolarità riscontrate”

di Erika Noschese

di Erika Noschese La battaglia dei centri di riabilitazione approda a Palazzo Santa Lucia. Dopo le numerose sollecitazioni da parte del centro riabilitativo Luigi Angrisani al direttore generale dell’Asl di Salerno, senza ottenere alcun riscontro ad essere più incisivo è l’Anisap, l’associazione nazionale istituzioni sanitarie ambulatoriali private che nella giornata di ieri non solo ha provveduto a scrivere alla consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Valeria Ciarambino ma ha anche segnalato quanto sta accadendo a Nocera all’anticorruzione, per far luce sulle liste d’attesa per la riabilitazione, all’Asl Salerno. L’Anisap Salerno ha infatti spiegato che, da una semplice indagine svolta su internet, è emerso che, dei centri accreditati che svolgono attività ambulatoriale/domiciliare, alcuni non hanno addirittura il sito, alcuni, pur avendo un proprio sito, non comunicano le liste di attesa, alcuni, pur pubblicando le liste di attesa, non indicano il tempo di attesa o il numero dei pazienti. Nel mese di dicembre, infatti, l’Anisap – che rappresenta più 1.300 strutture e 26.000 addetti, in Campania 150 strutture e 3.000 dipendenti – ha inviato una lettera alla Asl Salerno per chiedere legittimamente quale fosse il numero di pazienti nelle liste di attesa per la riabilitazione. I dati dovrebbero essere sui siti web dei singoli centri ma per la maggior parte dei casi non ci sono.Da qui la richiesta dell’Anisap di rendere pubbliche le liste di attesa. Richiesta che, ancora oggi, non è stata esaudita tanto da spingere l’associazione nazionale a rivolgersi all’anticorruzione. Lo scorso 11 gennaio, inoltre, l’Anisap si è rivolta alla commissione regionale per la Trasparenza che ha provveduto a scrivere all’Asl per chiedere la pubblicazione dei dati e di agire in tutte le sedi legali per far emergere la grave inadempienza e alla stessa Anac per verificare la mancata conformità a legge della Asl di Salerno. Nonostante questo, a distanza di quasi tre settimane non è accaduto nulla, e le liste di attesa restano un mistero. Parallelamente, l’associazione nazionale ha chiesto l’intervento della consigliera regionale del M5S, Valeria Ciarambino, affinché la situazione possa risolversi definitivamente. “Abbiamo svolto una semplice verifica su internet da cui è risultato che su 30 centri che svolgono attività ambulatoriale/domiciliare: 11 Centri non hanno un proprio sito; 7 Centri hanno un proprio sito ma non comunicano la lista di attesa; 12 Centri pubblicano la lista di attesa sul proprio sito. Di questi 12 centri 4 specificano il numero dei pazienti in lista (tot. 511), ma senza indicare il tempo di attesa; 8 indicano il tempo di attesa (media: 6,4 mesi per l’ambulatorio; 2,1 mesi per il domiciliare) ma senza specificare il numero dei pazienti – ha sottolineato l’Anisap – Considerando il dato di 511 pazienti indicati dagli unici 4 Centri che specificano il n. dei pazienti e che rappresentano il 14,42% dell’intera riabilitazione fornita, è più che prudenziale ritenere che per il totale dei Centri ci siano oltre 2.000 pazienti in lista di attesa, dei quali è facilmente immaginabile la grande parte siano minori. Dato che l’Asl, per contratto, riceve ogni due mesi da ogni singolo centro le liste di attesa, che questi dati sono indispensabili per una corretta programmazione 2020 e che è ormai prossima la distribuzione dei fondi per le Asl e da parte di ciascuna Asl per i distretti e i centri, abbiamo chiesto alla Asl di essere messi a conoscenza di questi dati. Ad oggi non ci sono stati ancora forniti.




Terapie non autorizzate al distretto 60: i medici scrivono all’Asl

di Erika Noschese

Ancora riflettori puntati sulla vicenda delle terapie sospese al Distretto Sanitario 60, dove oltre 200 pazienti, moltissimi dei quali minori, non ottengono da mesi l’autorizzazione alle terapie riabilitative di cui hanno bisogno e che gli ha prescritto l’Asl. Nei giorni scorsi, su richiesta dei familiari dei pazienti, sono intervenuti anche i Carabinieri. Una situazione drammatica che ha spinto alcuni medici di base a scrivere al direttore generale della Asl a tutela dei loro pazienti chiedendo che si trovi il modo di sbloccare immediatamente le terapie. «E’ una situazione incomprensibile», spiega Enrico D’Angelo, uno dei medici che si sono rivolti al direttore generale. «In tantissimi anni di attività come medico – aggiunge – non mi era mai capitato nulla di simile, i malati stanno a casa senza cure da mesi, senza alcuna giustificazione e soprattutto nell’indifferenza generale. Non si garantisce più la continuità terapeutica. I medici prescrittori e la commissione degli specialisti Uvbr dell’Asl danno la prescrizione senza soluzione di continuità con la precedente, ma a questa prescrizione poi non viene dato seguito dall’ufficio amministrativo che blocca i Progetti e i piani terapeutici vanificando l’efficacia delle terapie. Tutto questo è inconcepibile. E’ inumano sfiancare i familiari anziché aiutarli a curare i propri cari». Al direttore Iervolino è stato chiesto di sbloccare immediatamente questa situazione perché «come medici abbiamo il dovere di sottolineare che si stanno creando danni per la salute di pazienti che hanno bisogno delle terapie subito». E invece sono costretti ad aspettare. Cosa? «Un timbro», hanno spiegato molti. Il “timbro” lo aspetta, per esempio, un paziente di 97 anni da ben 109 giorni. O un bambino che ha 11 mesi, ripetiamolo, undici mesi. C’è il sospetto che abbia problemi gravi, per cui sono stati chiesti accertamenti particolarmente impegnativi, nel frattempo però gli è stata prescritta una terapia domiciliare da iniziare subito. Avrebbe dovuto iniziarla 75 giorni fa. E invece sta ancora aspettando, anche lui un timbro.




«Dall’Asl di Salerno nessuna risposta»

di Erika Noschese

Il quartiere di Matierno, a breve, potrebbe ritrovarsi senza medico di base. A lanciare nuovamente l’allarme il portavoce cittadino nonchè presidente dell’associazione Arcobaleno Camillo Melchiorre dopo che, nel mese di dicembre, l’ex scuola elementare di Matierno dove il dottore Cosimo Di Filippo riceveva i suoi pazienti, è stata chiusa perchè inagibile. Proprio attraverso queste colonne, Melchiorre aveva lanciato un appello all’Asl di Salerno e al sindaco Napoli ma, a distanza di diversi mesi, nulla sembra essere cambiato. «In questi giorni passati mi sono visto con il dottore di Filippo dove abbiamo avuto modo di parlare di questo disagio che ha colpito di nuovo i cittadini di Matierno, purtroppo a causa di forte mal tempo ci sono state delle infiltrazioni d’acqua all’interno della struttura dove per cause di forza maggiore, l’amministrazione ha dovuto chiudere la struttura dopo una valutazione fatta da persone competenti – ha spiegato il portavoce cittadino – Ho avuto modo di parlare anche con l’assessore Nino Savastano che a dire la verità mi ha dato la sua ulteriore disponibilità per la causa, mi riferiva che per difendere l’incolumità dei cittadini ha dovuto per forza chiudere la struttura, tengo a precisare che l’amministrazione comunale non ha alcuna causale in parte su questa vicenda». Purtroppo la situazione non è delle migliori per i cittadini di Matierno che, dopo la chiusura della struttura, sono costretti ad recarsi a Mariconda dove il dottore ha il suo poliambulatorio. A onor del vero, il dottore Di Filippo avrebbe trovato una nuova sistemazione, presso una ex scuola materna di Cappelle ma si tratterebbe di una sistemazione provvisoria per evitare ulteriori disagi, soprattutto ai pazienti più anziani e impossibilitati a spostarsi da un capo all’altro della città. «Ringrazio il dottore per la sua disponibilità che ha dato fino adesso, ma voglio sottolineare che i suoi assistiti la maggior parte sono anziani è che per raggiungere la frazione di Cappelle saranno costretti a prendere prima un autobus per Fratte e poi un secondo mezzo pubblico per Cappelle – ha poi aggiunto Camillo Melchiorre – Voglio sottolineare che si tratta di un grosso disagio e fino ad oggi ho visto soltanto l’amministrazione vicina ai cittadini di Matierno, nessuna iniziativa da parte dell’Asl che avrebbe il dovere di trovare una volta è per tutto una soluzione al problema». Da qui la richiesta del portavoce cittadino che chiede all’amministrazione comunale di organizzare un tavolo tecnico congiunto con i dirigenti dell’Asl di Salerno affinché si trovi una soluzione definitiva. Intanto, i cittadini – proprio attraverso il presidente dell’associazione Arcobaleno – hanno provveduto a protocollare una richiesta al Comune di Salerno.




“I nostri pazienti non autorizzati dall’Asl”

di Erika Noschese

«A noi risulta che le pratiche sospese per l’ambulatoriale sono 80, di cui 51 in età evolutiva». Non accenna a placarsi il botta e risposta tra il centro di riabilitazione Luigi Angrisani di Nocera Inferiore e l’Asl di Salerno. Dopo le precisazioni dell’azienda sanitaria locale secondo cui da una verifica effettuata con il distretto 60 di Nocera, fino al 21 gennaio 2020 risultano autorizzati 176 utenti – prevalentemente minori, per trattamenti ambulatoriali di riabilitazione neuromotoria, residenti a Nocera Inferiore ed in altri Comuni limitrofi; 93 utenti, prevalentemente adulti, per il trattamento domiciliare riferite a residenti a Nocera Inferiore e comuni limitrofi – i vertici del centro riabilitativo continuano a sostenere di non aver ricevuto alcuna autorizzazione per i loro pazienti, circa 200. «Premesso che noi abbiamo parlato sempre e solo dei pazienti del centro Luigi Angrisani, se fossimo poco coscienti manderemmo questa dichiarazione ad ognuno dei pazienti che ogni giorno ci chiede quando potrà riprendere le cure. E gli diremmo: “secondo quanto dice la Asl potete venire da domani mattina” ma a noi – continuano – non risulta, a noi risulta al momento attuale che le pratiche sospese per l’ambulatoriale sono 80, di cui 51 in età evolutiva, e che le pratiche domiciliari ancora sospese sono 83”. In lista di attesa ci sono ancora 51 bambini». E ancora: «Ma senza dubbio – continuano – se lo dice la Asl è vero, per cui da domani questi pazienti potranno effettuare le terapie prescritte, e finora bloccate, dalla stessa Asl. Finalmente oggi sono state sbloccate. Però c’è qualcosa che non funziona: nessuno ha avvertito le famiglie dei pazienti, nessuno ha avvertito il Centro di riabilitazione, che deve richiamare i riabilitatori dalle ferie obbligate a gennaio. Ma, al di là di ogni ironica riflessione circa la dichiarazione dell’Asl, resta il dato di fatto: l’ambulatorio Luigi Angrisani non ha ricevuta ancora alcuna autorizzazione per 80 pratiche ambulatoriali, 83 pratiche domiciliari e 51 bambini in lista d’attesa. Totale 214 pazienti».




Stipendi d’oro e bando 118 Il silenzio di Iervolino in attesa della Procura

Prendi il caso di via Nizza sede dell’Asl di Salerno, azienda pubblica che amministra cifre miliardarie gestendo il flusso dei servizi della sanità in un bacino di circa 1,2 milioni di abitanti, il 2% dell’Italia . E qui scatta un’inchiesta di cui al momento si sono perse le tracce. Secondo le ipotesi della Procura almeno dodici tra funzionari, dirigenti ed impiegati, presenterebbero caratteristiche finanziarie e reddituali incompatibili con ruoli e mansioni. In particolare, un dipendente assunto con la qualifica di impiegato o poco più sarebbe stato in grado di percepire l’anno passato uno stipendio di quasi 140mila euro. La chiave d’accesso è rappresentata dalle voci “Altro” o “Supporto amministrativo” che si leggono nelle buste paga dei dipendenti, specie dei livelli dirigenziali (medici compresi): voci dove puoi inserirci qualsiasi cosa. Lo schema sarebbe questo: c’è il “capo ” di settore che vista pagamenti in favore dello stesso giro di impiegati e funzionari, dai minimi ai livelli superiori, senza farli passare alla voce “Stipendi Personale”, ricevendone in cambio probabilmente altri favori. Se interloquisco con un’azienda fornitrice di un servizio all’Asl che aspetta di essere pagata posso, in linea di principio, farla cuocere sul fuoco, indurla a farmi causa, un decreto ingiuntivo, un ricorso al Tar, per la cui tutela avrò bisogno di un avvocato. L’Asl ce l’ha un ufficio legale ma rivolgersi ad esterni sembra più di tendenza: di sicuro per lo studio legale, tant’è che uno in particolare avrebbe chiuso centinaia di vertenze del personale. Al centro della “discovery” ci sarebbe pure un ex dipendente proveniente dagli uffici dell’agro nocerino sarnese cui di tanto in tanto vengono rimborsate spese legali per cause difficilmente rintracciabili. Solo voci o inchiesta archiviata? Di certo dal manager Iervolino ci aspettiamo ancora una indagine interna per fare luce su questo primo livello d’inchiesta. Poi si passerà alle convenzioni con strutture accredidate e poi la questione dell’affido del 118. Una gara cominciata tra mille polemiche e poi sospesa senza avere più notizie. Pare che sia stata bloccata. Ma non si hanno notizie




Tetti di spesa esauriti, centinaia di bambini senza riabilitazione

di Erika Noschese

Una situazione difficile: è quanto emerso dal tavolo tecnico, tenutosi nei giorni scorsi, per fare il punto della situazione sull’emergenza riabilitazione che ha colpito l’Asl di Salerno. Ad oggi, infatti, sono centinaia le persone – per la maggioranza bambini – che sono senza cure riabilitative, perchè interrotte o non autorizzate, proprio a causa della situazione difficile in cui versa l’azienda sanitaria locale di Salerno. Un esempio su tutti può essere il distretto 60 Nocera Inferiore, Nocera Superiore, Roccapiemonte, Castel San Giorgio: in questo caso, infatti, sono duecento i bambini rimasti senza terapie, a causa del superamento del budget di spesa. Infatti, l’Asl di Salerno ha per la riabilitazione un budget inferiore alla media regionale mentre la media di spesa pro-capite regionale è di 37,78 euro, per la Asl Salerno è di 33,19 e per alcuni distretti, come il 60, è ancora inferiore, 26,70 euro. Se la Asl avesse un media pro-capite pari a quella regionale avrebbe circa cinque milioni in più. Per il distretto 60 sin da settembre le terapie sono state bloccate, nel distretto 66 il centro Leucosia ha superato il budget e, si legge nel verbale del Tavolo Tecnico, “il DS 66 dal 7 novembre non autorizza la continuità dei trattamenti riabilitativi”. Circa 17 sono i centri che hanno superato il budget assegnato e rappresentano oltre il 60% della riabilitazione di tutta la Asl. Non si sa però se per tutti siano state bloccate le terapie o meno. Per alcuni centri sarebbero state blocate le terapie mentre per altre no e, legalmente, non sarebbe possibile. A insorgere sono soprattutto le associazioni che chiedono, a gran voce, di non interrompere i trattamenti e di autorizzare i trattamenti sospesi in precedenza. Un’emergenza che, a conti fatti, va avanti ormai da diversi mesi e che sta mettendo in allarme numerose famiglie che non vedono rispettare il loro diritto alle cure, costretti – nella stragrande maggioranza dei casi – ad una brusca interruzione delle terapie, come più volte denunciato anche attraverso queste colonne. Intanto, le associazioni protestano ma l’Asl non sembra avere la soluzione a quest’ennesima problematica che rischia di aggravere i già esistenti problemi di salute di numerose persone ma soprattutto di molti bambini.




Ritorna il blocco delle prestazioni, esami di nuovo a pagamento. L’ira dei cittadini

Puntuale a novembre, in virtù della trimestralizzazione predisposta per far fronte all’esaurimento dei tetti di spesa, è tornato il blocco delle prestazioni sanitarie a pagamento.

Pet Tac, analisi cliniche ed esami radiologici quindi a pagamento.

Una situazione che sta scatenando l’ira dei cittadini, costretti a “pianificare”, laddove possibile, i propri esami in alcuni periodi dell’anno, a inserirsi nelle lunghe liste di attesa delle strutture pubbliche o addirittura recarsi in altre regioni italiane pur di eseguire le prestazioni con la “copertura” del Sistema Sanitario Nazionale.

Ho chiesto all’ASL, tramite il mio centro privato di riferimento, di effettuare un importante esame per la mia salute in deroga ai tetti di spesa oppure di segnalarmi un altro centro, anche in un altro territorio, in cui effettuarlo. Non ho avuto ancora risposta, ma non posso permettermi di aspettare troppo tempo oppure sostenere un costo eccessivo” è il messaggio di un nostro lettore.

A questa situazione si aggiunge la confusione prodotta da diversi centri privati, come segnalato da le Cronache negli scorsi mesi su denuncia di numerosi cittadini, colpevoli di accettare l’impegnativa medica nel periodo del blocco nonostante il divieto dell’ASL. Veri e propri centri fuorilegge che giustificano il proprio operato con la necessità di garantire una continuità del servizio e mantenere livelli occupazionali, andando contro ogni direttiva. Allora, viene da chiedersi, quali alternative hanno i Pazienti?

Una situazione che non sembra trovare una soluzione nell’immediato e che crea numerosi disagi soprattutto a chi deve sottoporsi a controlli continui oppure a chi vive una condizione di indigenza.

Facciamo un esempio: supponiamo che un Paziente, anziano e senza grandi possibilità economiche, si sottoponga ad esami radiologici prima del periodo del blocco, e che questo scopra di avere un tumore in fase avanzata. A questo punto dovrebbe effettuare il prima possibile, come prescrivono i protocolli, indagini più approfondite per avviare un percorso di cura e non peggiorare il proprio quadro clinico. Dovrebbe ma, in virtù del blocco delle prestazioni, il centro privato sarebbe costretto a rinviare l’esame oppure a invitare il paziente a sostenerlo a prezzo pieno.

Il fattore tempo è determinante in questi casi – spiega il professore Domenico Verrengia, titolare dei Centri Verrengia – Non si possono rimandare esami fondamentali per il Paziente, soprattutto quelli affetti da patologie oncologiche. Il sistema della trimestralizzazione è sicuramente preferibile ad un blocco prolungato di cinque mesi, che determina grandi problematiche per il Paziente e nella gestione di una struttura sanitaria privata.

Cosa occorre fare a questo punto? “Gli uffici dell’ASL non sono responsabili del fatto di avere pochi soldi a disposizione. Bisogna adeguare il budget al fabbisogno della popolazione, cioè poter lavorare dodici mesi su dodici. È necessario poi tutelare pazienti oncologici e fasce deboli. Bisogna riservare un budget per dar loro la possibilità di effettuare gli esami tutto l’anno. Garantire una continuità del servizio per queste persone è questione di dignità e civiltà. Con i Centri Verrengia abbiamo lanciato, profondendo grandi sforzi economici, un tariffario sociale per andare incontro a queste esigenze. Non basta sicuramente e occorre intervenire con urgenza.”