Giro di appalti al porto di Salerno Quattro società nel mirino dell’Anac

Vincenzo Senatore 

Partiamo dalle notizie già di dominio pubblico. Qualche mese fa l’Anac fa sapere di aver indagato sugli appalti assegnati dall’Autorità Portuale di Salerno nel periodo compreso tra il 2010 e il 2014. Somma complessiva investita, per un totale di quasi 200 contratti, poco superiore ai 261 milioni di euro. Di questi circa 120, quasi il 50%, finiscono nelle casse di Rcm Costruzioni, gruppo Rainone, Igem srl, Cem spa e Icad. Tutte queste società, secondo quanto si legge nella relazione dell’Autorità nazionale Anticorruzione, sono collegate tra loro dalla Sispi srl (Società Italiana Studi e Progetti di Ingegneria), che fa capo all’ingegnere Marco Di Stefano (di cui parliamo nell’articolon in basso). Emergono anche altri intrecci. Per esempio: il Consorzio Stabile Grandi Lavori, che ottiene un appalto da 33,8 milioni di euro, è di fatto sotto la sfera di influenza della Rcm Costruzioni, che ne detiene il 23,33% del capitale sociale. Oppure un affidamento alla Icad, mediante procedura aperta, che poi si scopre essere stato diviso con Icem, che figura come partner ausiliario dei lavori, Sispi in qualità di direttore dei lavori e Rcm Costruzioni che entra nell’affare come subappaltatore. Il metodo utilizzato, secondo l’Anac, è quello del ricorso continuo alle procedure d’urgenza così da giustificare delle assegnazioni dirette. E in effetti troviamo la Sispi, anno 2012, destinataria di contratti per importi di poco inferiori a 40mila euro, il limite per poter procedere in via rapida e senza gare ad evidenza pubblica, per lavori inerenti il rischio crollo e la stabilizzazione delle banchine del porto commerciale. Altri esempi: Rcm e Cem spa, el 2014, ottengono affidamenti diretti, ciascuno per un valore di 39.500 euro, per lavori urgenti di risagomatura dei fondali. Nel periodo preso in considerazione, per sua stessa ammissione l’Anac si è mossa in seguito a un esposto anonimo, il presidente dell’Autorità Portuale di Salerno è Andrea Annunziata, avvocato e già sottosegretario al ministero dei Trasporti durante il primo Governo Prodi, mentre la poltrona di segretario generale è occupata da Francesco Messineo, ora titolare dello stesso incarico presso l’Autorità Portuale del Mar Tirreno Centrale (Napoli-Salerno-Castellammare di Stabia). Ma come si conclude l’indagine dell’Anac? Con una serie di osservazioni, alcune delle quali piuttosto serie. L’incartamento, però, non viene trasmesso all’autorità giudiziaria per ulteriori accertamenti. L’Anticorruzione, nel fascicolo sul caso Salerno (numero 3142/2014), parla di tre diverse tipologie di violazione. Innazitutto carenza in sede di attività programmatoria (violazione dell’articolo 2 del decreto legislativo 163/2006) e conseguente apprezzata parcellizzazione degli affidamenti operati. Una procedura, quella di spacchettare un maxi appalto in tante micro opere tra loro collegate, del tutto vietata. Poi c’è la questione della stima del valore globale dei lavori e dei servizi oggetto dell’indagine, che secondo l’Anac non è corretta e viola l’articolo 29 della normativa già citata. Infine l’improprio utilizzo delle procedure di affidamento diretto. Risultato? La delibera firmata da Raffaele Cantone, capo dell’Anticorruzione, viene trasmessa a Messineo e Annunziata “ per la valutazione del futuro operato della medesima”. Ma l’Autorità Portuale di Salerno, ora, non esiste più.




Appalto a La Rada, verifiche in corso dal settore avvocatura

Andrea Pellegrino

Verifiche in corso sull’appalto per l’affidamento della “gestione integrata degli asili nido” vinto da “La Rada”, il consorzio finito al centro dell’inchiesta di Santa Maria Capua Vetere che ha portato in manette anche due componenti – tra cui il direttore Giuseppe Cavaliere – della struttura salernitana. La scorsa settimana, tra le polemiche politiche e le richieste di sospensione, il Consorzio “La Rada” ha partecipato al bando del Comune di Salerno per l’affidamento degli asili nido in città, aggiudicandosi un lotto da 8 milioni di euro circa. Una procedura di gara, però, finita nell’occhio del ciclone, anche all’indomani della bufera giudiziaria. A soffiare venti di guerra, il consorzio “Nasce un sorriso”, giunto secondo – con un notevole distacco – alla gara d’appalto. Nicola Becce, rappresentate legale del consorzio, avrebbe già richiesto tutti gli atti a Palazzo di Città. Ma a quanto pare sull’aggiudica ci sarebbero già delle verifiche da parte del settore avvocatura del Comune di Salerno. In particolare, proprio riguardo al lotto I, gli uffici starebbero verificando eventuali anomalie dell’offerta presentata ed il conseguente punteggio conseguito da “La Rada”. Verifiche estese anche al lotto II aggiudicato dall’Ati “Città della Luna – Prometeo 82 ed il Girasole”. Intanto ieri mattina la commissione trasparenza del Comune ha chiesto agli uffici chiarimenti rispetto a tutti gli incarichi diretti ed indiretti affidati al “Consorzio La Rada” , compresa tutta la documentazione relativa all’ultima gara d’appalto. Una richiesta, questa, avanzata, in particolare, dal capogruppo di Forza Italia, Roberto Celano che aveva scritto al presidente della commissione Antonio Cammarota fin dalle prime ore successive al blitz di Santa Maria Capua Vetere. In commissione, ieri mattina, si è deciso, inoltre, di ascoltare il presidente della commissione di gara, Alberto Di Lorenzo.




Scafati. Sansone si difende: “rispettato la legge”. Spunta ancora la Italy Service

Di Adriano Falanga

Si dice tranquillo e fiducioso nel lavoro degli inquirenti, Filippo Sansone, ex amministratore delegato e presidente del collegio sindacale della Scafati Sviluppo. <<Ho ricevuto dalla Dia di Napoli un avviso di garanzia e la settimana prossima sarò ascoltato dal pm Montemurro – spiega Sansone – Sono entrati in casa mia e nel mio studio molto cortesemente e con modi gentili ed hanno rispettato la mia persona e la mia famiglia>>. Il professionista ha risposto alle domande che gli sono state poste, e fornito loro tutti gli atti in suo possesso inerenti la partecipata scafatese, fallita lo scorso mese, di cui è stato per due volte amministratore delegato e presidente del collegio sindacale. Acquisiti anche due cellulari a sua disposizione. <<Sono sereno e sicuro di essere e di aver fatto tutto nel rispetto della legge e nel rispetto delle mie funzioni di amministratore delegato e presidente del collegio sindacale – continua Sansone – Sono convinto e certo che la verità della mia innocenza sulle cose che mi sono state contestate sarà accertata e ho pieno fiducia nel pm Montemurro e nella polizia giudiziaria che hanno svolto il loro lavoro in modo corretto e professionale>>. Il professionista non è un nome nuovo nel panorama politico istituzionale scafatese. Già candidato nel 2008 con Pasquale Aliberti, in quel mandato ha ricoperto il ruolo di assessore allo sport. Con lui in lista anche Ciro Petrucci, l’ex vicepresidente Acse anch’esso indagato nell’inchiesta “Sarastra”. La lista era “Democrazia Federalista”. Nel 2013 Sansone è stato ricandidato nella lista “Azzurri”, finendo però non eletto. Il suo nome compare anche all’interno di un’intercettazione telefonica tra Petrucci e il boss Luigi Ridosso. Sullo sfondo dei lavori che la Italy Service avrebbe svolto per conto della Scafati Sviluppo, con ad Sansone. La stessa società, intestata al prestanome Mario Sabatino ma di fatto riconducibile al clan Loreto-Ridosso, dove risultavano assunti i cugini Gennaro e Luigi Ridosso. Secondo la tesi dell’antimafia la nomina di Petrucci a vice presidente Acse sarebbe frutto del patto elettorale mafioso di cui è accusato l’ex primo cittadino Pasquale Aliberti. Un patto “consumato” con l’appalto affidato (con Petrucci vice presidente) alla Italy Service, relativo alla pulizia degli spogliatoi Acse. La stessa ipotesi su cui oggi gli inquirenti vogliono far luce, vagliando quelle prestazioni effettuate alla Scafati Sviluppo dalla stessa società del clan.

SANSONE: DUE VOLTE DIMESSO

1-sansone filippoProbabilmente Filippo Sansone è tra i professionisti più esperti tra coloro che si sono alternati alla guida della sfortunata società di trasformazione urbana scafatese, dichiarata fallita lo scorso 6 aprile dal Tribunale fallimentare di Nocera Inferiore. Sansone ha guidato per la prima volta la Scafati Sviluppo fino al novembre 2011, quando fu costretto a dimettersi per impegni professionali. Presidente era Annalisa Pisacane (poi assessore alle politiche sociali). Al suo posto un altro candidato alibertiano, Giovanni Cannavacciuoli. Sansone accettò però di restare come presidente del collegio sindacale. Dopo la seconda tornata elettorale che vide confermato Pasquale Aliberti alla guida di Palazzo Mayer, Sansone fu nominato nuovamente ad della società, dove presidente era Antonio Mariniello. Un rapporto terminato però nel novembre 2014, con la stessa dinamica di quanto era avvenuto tre anni prima: dimissioni per impegni professionali. Da allora il commercialista era finito fuori dal teatro politico locale, dedicandosi in pieno allo studio professionale e alla passione per lo sport. Filippo Sansone è infatti allenatore di una squadra di calcio a 5.

 




Scafati. Piano d’Ambito S1, appalti affidati alla Stazione Unica Appaltante

Di Adriano Falanga

Sarà la Stazione Unica Appaltante della Campania, Molise, Puglia e Basilicata ad occuparsi delle gare indette dal Piano Di Zona. Una decisione voluta dalla commissione straordinaria composta dal prefetto Gerardina Basilicata, dalla vice prefetto Maria De Angelis e dal funzionario Augusto Polito e sulla quale c’è stato l’unanime consenso degli altri componenti dell’Ambito S1, i comuni di Angri, Corbara e Sant’Egidio Monte Albino. Si cerca in questo modo di uscire fuori dalle tante polemiche che negli anni hanno accompagnato il Piano Di Zona, affidando quindi ad un soggetto terzo e competente, la gestione delle gare d’appalto. Il coordinamento si è riunito lo scorso 20 aprile presso Palazzo Mayer (ente capofila) dove erano presenti, oltre alla triade commissariale al completo, anche i sindaci di Angri: Cosimo Ferraioli; Corbara: Pietro Pentangelo; e Sant’Egidio Monte Albino: Nunzio Carpentieri. Approvato lo schema di convenzione tra l’Ambito e il Provveditorato Interregionale per le Opere Pubbliche di Campania, Molise, Puglia e Basilicata, finalizzata all’affidamento in qualità di SUA (Stazione Unica Appaltante) delle seguenti procedure di gara, ritenute urgenti. Centro Disabili di Scafati (24 mesi per euro 190 mila); Centro Disabili Angri (24 mesi per euro 190 mila); Servizio di Supporto Tecnico-amministrativo all’Ufficio di Piano (36 mesi per euro 197.610); Centro per minori S. Egidio M. Albino (mesi 24 per euro 162 mila); Centro per minori Scafati (mesi 36 per euro 214.143); Centro per la famiglia (mesi 36 per euro 197.610); Asilo Nido S. Egidio M. Albino (mesi 11 per euro 247.387); Asilo Nido Angri (mesi 11 per euro 271.443); Servizio di Assistenza Scolastica (mesi 18 per euro 228 mila).




Aliberti. I profili social nel mirino della Dda

Pina Ferro

Elezioni comunali del 2013 e regionali del 2015 ed eventuali riscontri ai risultati investigativi che hanno portato, alcune settimane fa, all’arresto, tra gli altri  di Guglielmo La Regina. Ruota intorno a questi tre punti il motivo alla base della perquisizione effettuata ieri mattina dagli uomini della Direzione investigativa Antimafia di Salerno agli ordini del colonnello Giulio Pini e del capitano Iannaccone. Una decina di militari all’alba, hanno bussato all’uscio dell’abitazione di via D’Aquino a Scafati dove risiedono Pasquale Aliberti, ex sindaco di Scafati e la moglie Monica Paolino, consigliere regionale. Oltre ai militari della Dia erano presenti il Sostituto Procuratore della Dda di Salerno Vincenzo Montemurro ed un ingegnere informatico napoletano. Il magistrato sta indagando su presunti affari tra politica e camorra che stavano per portare in carcere l’ex sindaco. Aliberti e sua moglie sono coinvolti in un’ indagine che vede coinvolti imprenditori politici, clan e professionisti: una ventina in tutto gli indagati fino ad oggi per reati che vanno dall’associazione a delinquere al voto di scambio politico mafioso passando per l’ abuso d’ufficio, concussione e violenza privata, tutti con l’aggravante mafiosa. L’indagine è iniziata il 18 settembre 2015 ed ha visto la Dda Salernitana nel giugno 2016 chiedere gli arresti poi respinti dal gip Mancini per Pasquale e Nello Aliberti, e due esponenti della famiglia Ridosso

La perquisizione di ieri, mirava a prelevare tutto il materiale informatico presente presso l’abitazione della coppia, dalla memoria dei pc, ai tablet fino ai cellulari. In particolare è stata effettuata una copia forense della bacheca facebook di entrambi. Si tratta di un atto irripetibile effettuato dietro autorizzazione dell’ufficio legale internazionale (California) del noto social network e dopo notifica dell’atto agli interessati ed ai legali degli stessi che ieri mattina non erano presenti.

L’intera bacheca, dunque conversazioni e post pubblicati anche nel passato da parte di Aliberti e Paolillo sono stati acquisiti dagli investigatori su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia. Ovviamente sotto la lente della Dda vi sono le pubblicazioni relative ad uno specifico lasso di tempo ed in particolare quelle effettuate in concomitanza con la campagna elettorale sia per l’elezione del sindaco di Scafati (2013) che per le Regionali (2015). La presenza dell’esperto, nominato dalla Procura, era necessaria proprio per effettuare la copia forense delle pagine personali aperte sul social network e gestite da Paolillo e Aliberti.  Ovviamente ora occorrerà visionarle e recuperare tutti i messaggi ed i post meno recenti per poter avere un quadro della situazione. Questo compito spetterà all’esperto informatico.




A caccia di “carte” sugli appalti. La perquisizione a casa dei coniugi Aliberti anche per trovare documenti scottanti

Adriano Falanga

SCAFATI. Ancora una sveglia da parte dell’antimafia per i coniugi Aliberti-Paolino. Erano circa le 6:30 di ieri mattina quando gli uomini del capitano Fausto Iannaccone, su ordine del pm Vincenzo Montemurro, si sono presentati nell’abitazione di via D’Aquino per una perquisizione. Gli inquirenti sarebbero stati a caccia di documenti relativi ad appalti, in particolare sono stati acquisiti tutti i dati telematici dai supporti elettronici in uso agli indagati. L’indagine è quella “Sarastra” sui rapporti tra politica e camorra a Scafati e nei comuni limitrofi e che ha avuto come conseguenza lo scioglimento del consiglio comunale di Scafati per infiltrazioni della criminalità organizzata. Nell’ambito di questa inchiesta la “coppia politica” formata dall’ex sindaco Pasquale Aliberti e dalla consigliera regionale di Forza Italia Monica Paolino è indagata per scambio elettorale politico mafioso, voti in cambio di benefici per i clan e gli imprenditori loro vicini. Un’indagine che vede coinvolte una ventina di persone, tra politici, collaboratori, dirigenti e funzionari comunali. Adriano Falanga SCAFATI Contestati a vario titolo l’associazione per delinquere, voto di scambio politico, abuso d’ufficio, concussione, corruzione e violenza privata, tutti con l’aggravante mafiosa. Qualche giorno fa la perquisizione ad Andrea Vaiano, interessato alla gestione della “Tyche”, azienda impegnata nella costruzione del Polo Scolastico, progettata da Guglielmo La Regina della Archicons srl, lo stesso del “sistema La Regina” che ha messo nei guai (e anche agli arresti) professori universitari, dirigenti e funzionari pubblici e politici pure del calibro dell’ex assessore regionale e attuale consigliere alla Regione Pasquale Sommese. Se il “Sistema La Regina” si intrecci con quello “Aliberti-Di Saia” è l’obiettivo sul quale indagano oggi la Dda napoletana con i colleghi salernitani.




Scafati. Polo Scolastico: tra inchieste e fallimenti, storia di un “aborto”

Di Adriano Falanga

“Io per offerta migliorativa parlo di una cosa diversa, come quella che abbiamo fatto a Scafati, ha funzionato, nell’interesse dell’amministrazione. Invece è un procedimento diverso…invece guardate…questo è il progetto esecutivo…ovviamente per motivi economici qualcosa ci manca…faccio un esempio…il serbatoio per l’accumulo dell’acqua antincendio…non riusciamo a metterlo economicamente…>>. Così parlava Guglielmo La Regina, considerato dagli inquirenti deux et machina del “sistema La Regina”, che a Scafati è entrato in molti appalti banditi dall’amministrazione sciolta per infiltrazioni mafiose. In particolare, La Regina, parlando a telefono con un altro indagato cita “Scafati”, spiegando quella che è la sua visione di progettazione e gestione gare per la realizzazione di opere pubbliche. Il sistema è molto complesso, La Regina al suo interlocutore sta infatti raccontando dell’incapacità dei comuni che non hanno in sede competenze e capacità professionali per fare le cose e pertanto si arriva al paradosso di perdere i finanziamenti perché non vengono presentati i progetti. Una circostanza più volte denunciata anche dalla Comunità Europea, che vede tornare indietro i fondi stanziati perché manca la giusta partecipazione ai bandi. A Scafati però non è accaduto questo, perché il Piu Europa, gestito tramite apposito ufficio voluto da Pasquale Aliberti e guidato da Maria Gabriella Camera, dirigente a tempo determinato, ha fruttato una cifra superiore ai 40 milioni di euro. Sicuramente il “progetto madre” era la realizzazione del Polo Scolastico. Quel progetto che si scoprirà essere stato redato da una Ati in cui era presente anche l’Archicons di La Regina e la GMN di Umberto Perrillo, anch’esso coinvolto nell’inchiesta della DDA di Napoli.  <<Per l’accelerazione di spesa loro avrebbero bisogno di una grande mano…di una buona struttura di supporto al Rup>> aggiunge La Regina al telefono. Secondo il “colletto bianco” ritenuto contiguo al clan dei casalesi, la soluzione per permettere ai comuni di non perdere i finanziamenti sarebbe quella di fare una legge che permetta di chiedere a terzi se fossero interessati a fare un progetto gratis, seguire tutta la procedura politica (determine, delibere ecc) fino al finanziamento e poi dopo gli verrebbe dato l’incarico. Insomma, la priorità è non perdere i fondi a disposizione. Un iter burocratico e politico che i colletti bianchi del casertano dimostrano di conoscere bene. Ad ogni modo, gli arresti condotti dalla Procura Antimafia di Napoli hanno riacceso i riflettori anche a Scafati, su quel Polo Scolastico già ampiamente “attenzionato” dalla DDA salernitana nell’ambito dell’inchiesta “Sarastra” che ha comportato il terremoto politico giudiziario scafatese. Sarebbe questo il motivo per cui sono stati perquisiti gli uffici della famiglia Vaiano, titolare della Tyche, l’impresa appaltatrice del mai nato complesso scolastico, che al suo interno doveva ospitare anche il nuovo palazzetto dello sport. Sullo sfondo anche le dichiarazioni dell’ex Rup e dirigente Piu Europa Maria Gabriella Camera. Il Pm titolare delle indagini, Vincenzo Montemurro, vorrebbe capire se il “sistema La Regina” sia risultato in qualche modo utile al “sistema Scafati”, o anche poter escludere qualsiasi relazione tra essi.

COME NASCE IL POLO SCOLASTICO E LO SCONTRO SUI PROGETTI

1-inaugurazione polo scolasticoLa gara per la progettazione dell’opera da realizzarsi nell’area che fu della ex Del Gaizo viene espletata nel 2010. Responsabile del Procedimento è l’architetto Camera. Importo a base di appalto: Premio prima fase (progetto preliminare) 1° classificato Euro 70 mila. Importo a base d’offerta per la seconda fase (progetto definitivo) pari ad Euro 200 mila comprensivo di rimborso spese, oltre Iva ed oneri. Partecipano tre operatori, due sono esclusi, a vincere è una Ati tra lo studio Maiorino di Cava dei Tirreni, Archicons srl e G.M.N.  Engineering srl. Importo di aggiudicazione: Premio 1° classificato euro 70 mila.  Importo di aggiudicazione seconda   fase (progetto definitivo) euro 141 mila comprensivo di rimborso spese, oltre Iva. I tempi di realizzazione sono decisamente vantaggiosi: 10 giorni per il progetto preliminare e altri 10 per il definitivo. La gara di appalto viene chiusa nel maggio 2013 e la prima pietra è posata nel luglio 2014. A realizzare l’asilo nido, scuola materna, scuola media e nuovo palazzetto dello sport sarà la scafatese Tyché soc.coop arl con un ribasso del 10% pari a 6,7 milioni di euro circa. Poi c’è uno stop dei lavori: lo Studio Cavallaro e Mortoro non valida il progetto esecutivo realizzato dalla Tyche in quanto presenta discordanze con il progetto definitivo vincitore della gara. Ne nascerà un tira e molla tra progettisti e appaltatore, tanto che l’amministrazione chiederà anche all’avvocato Lorenzo Lentini un parere sulla possibilità di escludere la Tyche e passare all’impresa seconda classificata. A diversificare i due progetti sono il tipo di fondazioni previste. Il tutto si risolve però dopo qualche mese, grazie alla concessione di una variante in corso d’opera secondo i limiti di legge. Siamo a fine 2014, i lavori partono ma si arrestano in prossimità del raggiungimento del I° Sal, che l’impresa incasserà, di circa 750 mila euro. Dallo scavo emergono materiali di risulta di precedenti strutture insistenti nell’area. Nuovo contenzioso tra la Tyche e il Comune su chi deve sostenere le spese per la rimozione del materiale. Non si capisce chi, in fase preliminare, doveva accertarsi di ciò che c’era sotto. La Tyche dei Vaiano chiede una rimodulazione del quadro economico, respinta dal Comune. Si finirà in tribunale, dopo che l’impresa appaltatrice abbandonerà il cantiere. Finisce così il “travaglio” di ciò che si rivelerà alla fine non un “parto”, ma solo un brutto “aborto”.

I COSTI E LO STATO DI FATTO

1-cantiere polo scolasticoDoveva essere il fiore all’occhiello dell’amministrazione Aliberti, la “punta di diamante” dell’intera programmazione di opere ed interventi promossa dal Più Europa. La realizzazione del Polo Scolastico in via Oberdan è anche l’opera più costosa e più imponente, e forse, più importante. Tutto fermo, tutto sospeso, tutto in mano alla Magistratura. Il solo contenzioso con la Tyche costerà, almeno fino ad oggi, 40 mila euro di sole spese legali. A questi vanno aggiunti i 270 mila euro necessari per lo smaltimento dei rifiuti lasciati sul cantiere dall’impresa appaltatrice. Materiali su cui è nato il contenzioso da 700 mila euro. Soldi che il Comune di Scafati intende ovviamente far pagare alla Tyche, che ha abbandonato il cantiere allo primo stato di avanzamento lavori, dopo l’incasso di circa 750 mila euro. Rifiuti emersi dallo scavo che nessuno aveva preventivato esistere, nonostante i sondaggi fatti sia dal progettista che dall’esecutore. Dopo l’abbandono del cantiere, l’area fu sequestrata ad aprile 2014 dai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Salerno. Secondo il Noe i rifiuti risultavano illecitamente stoccati in assenza della prescritta iscrizione/autorizzazione, in violazione della normativa ambientale, rifiuti tra l’altro completamente esposti agli agenti atmosferici, direttamente su nudo terreno e senza sistema di raccolta e/o regimentazione delle acque meteoriche e di dilavamento. Il legale rappresentante della società esecutrice dei lavori fu deferito in stato di libertà ai magistrati della sezione reati ambientali della Procura di Nocera Inferiore. A bonificare l’area la ditta Amoroso di Baronissi tramite procedura negoziata. Dove c’era l’asilo nido, i campi da tennis e lo storico palazzetto dello sport, oggi resta, in pieno centro, un’area abbandonata di circa 15.000 mq.

 




Scafati. “La Regina” negli appalti scafatesi, con lui Perillo e Bretto

Di Adriano Falanga

Il terremoto giudiziario che ha portato in carcere 69 persone, tra cui il consigliere regionale ed ex assessore Pasquale Sommese e l’ex sindaco di Pompei Claudio D’Alessio, arriva anche a Scafati. L’anello di congiunzione è sempre lui, quel “dannato” Polo Scolastico da sempre al centro di polemiche. Quella struttura mai nata che è stata protagonista dello scioglimento del consiglio comunale di Scafati e ancor prima delle indagini della DDA di Salerno dalle quali pende una richiesta d’arresto per l’ex sindaco Pasquale Aliberti, e risultano indagati la moglie Monica Paolino, consigliere regionale e una ventina tra esponenti politici, dirigenti comunali e appartenenti al clan Loreto-Ridosso. In particolare, al centro dell’indagine coordinata dalla DDA napoletana e condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Napoli, è finito il “vasto giro di corruzione” che sarebbe stato organizzato da Guglielmo La Regina, legale rappresentante dell’Archicons s.r.l. con altri due imprenditori dell’area di Casal di Principe, e insieme con Alessandro Zagaria, tutti ritenuti vicini alla cosca degli Zagaria, del cartello dei casalesi. L’Archicons srl è la società che si è occupata anche della gestione e della progettazione del Polo Scolastico a Scafati. La stessa società finita nel decreto di scioglimento dell’Ente. “L’intera procedura è stata caratterizzata da comportamenti omissivi, irrituali, totalmente difformi alla normativa di settore, che hanno determinato una sostanziale turbativa d’asta, aprendo l’appalto prevedibili incertezze esecutive ad alla possibilità di significative varianti; il tutto in spregio alle dovute e necessarie attività di verifica atte a garantire ed a tutelare la Stazione Appaltante. Tale opera ha avuto il riscontro della permeabilità dell’Ente nei confronti della criminalità organizzata, sin dalla fase di progettazione dell’opera. Il riscontro sta nell’avvenuta assegnazione della progettazione dell’intervento ad un’azienda riconducibile al clan dei casalesi”, così nella relazione di 36 pagine redatta dal Prefetto Salvatore Malfi, sintesi del lungo lavoro di sei mesi prodotto dalla commissione d’accesso a Palazzo Mayer.

1-cantiere polo scolastico Ma tra gli arrestati figurano anche altri professionisti che hanno avuto appalti a Scafati, come la Bretto Opere Stradali srl, che ha ripavimentato via Zara per un importo di 531 mila euro e via Poggiomarino per oltre 850 mila euro o l’ingegnere Umberto Perillo, della GMN Engineering, società tra i progettisti dell’area Ex Copmes e del Polo Scolastico. Naturalmente tutto questo non prova nessun coinvolgimento diretto degli esponenti dell’amministrazione comunale sciolta, ma certamente dimostra come i casalesi erano riusciti ad entrare nel sistema degli appalti scafatese. Lo stesso clan che è risultato coinvolto anche nel progetto di riqualificazione dell’area Ex Copmes, e del rifacimento dei marciapiedi di via Santa Maria La Carità, quando direttore dei lavori fu nominato l’architetto Carmine Domenico Nocera, poi accusato di aver progettato il bunker di Michele Zagaria, servito per la sua latitanza. Nocera fu scelto dall’ex dirigente Maria Gabriella Camera (anch’essa indagata dall’antimafia di Salerno), all’epoca Rup dei lavori, tra una rosa di nomi a disposizione. Quando il professionista fu arrestato la Camera prontamente revocò l’incarico e spiegò: <<L’architetto Nocera, all’epoca, da curriculum presentava notevoli esperienze in termini di direzione e progettazione lavori. Restiamo basiti per la vicenda giudiziaria che ha coinvolto il professionista, dal canto nostro avevamo svolto la procedura nei termini di legge>>. Fatti che rendono più comprensibile le motivazioni che hanno comportato lo scioglimento dell’Ente lo scorso 27 gennaio per infiltrazioni mafiose.

GRIMALDI: “già nel 2016 segnalammo anomalie nel Piu Europa”

1-grimaldi<<Il 26 Gennaio 2016 avevamo scritto all’ANAC, l’autorità nazionale anti-corruzione, per denunciare come il progetto “Più Europa” nella nostra città fosse oramai ridotto ad un autentico colabrodo – così l’ex consigliere comunale Pd Michele Grimaldi – Una delle grandi opportunità che la Città aveva sin dal 2008 e che il centrodestra aveva ereditato dalla precedenti amministrazioni comunali e regionali, aveva perso quasi completamente la sua identità ed la sua consistenza. Lo stesso stato della rendicontazione dell’utilizzo dei fondi fino ad allora spesi presentava aspetti di grande opacità e scarsa chiarezza, ed alimentava serissimi dubbi sulla trasparenza e l’efficacia di scelte e decisioni>>. Nel dettaglio, a sollevare l’attenzione di Grimaldi fu una delibera di giunta comunale. <<La numero 346 del 30 Dicembre 2015, che aveva provveduto ad adottare un prezzario per l’esecuzione dei lavori pubblici nel nostro Comune (sia in relazione al programma “Più Europa” che a qualunque altra opera pubblica) con il quale si procedeva ad assumere come valore di riferimento per le future gare quello determinato dal prezzario regionale ridotto del 30%: tale decisione, sulla quale il centrodestra fu costretto a fare marcia indietro dopo le nostre proteste e le nostre denunce pubbliche, avrebbe potuto concorrere ad adulterare il costo dei progetti sul mercato, alterando i principi della concorrenza, della economicità e della pari opportunità tra imprese>>. Da anni la Magistratura fa presente il come un eccessivo ribasso non solo danneggia la qualità delle opere, ma agevola le imprese legate alla camorra. <<Sessantanove tra politici, imprenditori e boss sono stati arrestati dalla Guardia di Finanza nell’ambito di un’operazione che ha fatto luce sulle irregolarità negli appalti di svariati Comuni del Casertano e del Napoletano. Tra questi Guglielmo La Regina rappresentante legale dell’Arhicons Srl, la società che si è occupata anche della gestione e della progettazione del Polo Scolastico a Scafati. Proprio quel Polo scolastico finanziato con i fondi europei e al posto del quale oggi c’è un buco con attorno macerie, il simbolo per eccellenza dell’eredità che l’amministrazione Aliberti lascia alla nostra Scafati – aggiunge ancora Grimaldi – Il progetto del Polo scolastico, tra l’altro, come abbiamo denunciato in più interrogazioni comunale negli ultimi anni non risulta nemmeno essere a norma con le disposizione del D.M. 18 dicembre 1975. “Chi ha controllato quel progetto? Perchè è stato ritenuto valido?” sono le domande che più volte abbiamo posto, senza ovviamente ricevere risposta. Delle vicende giudiziarie se ne occupa e se ne occuperà la magistratura: quel che però è certo, è che da un punto di vista politico chi ha governato la nostra città in questi anni ha reso permeabile, infiltrabile, il tessuto amministrativo ed economico a forze criminali e interessi oscuri: a pagarne il conto, drammaticamente, sono stati i cittadini scafatesi>>. Lancia un appello alla commissione straordinaria Francesco Carotenuto, di Scafati Arancione: <<Un’opera, il Polo Scolastico, che oltre al fallimento, ha visto ancora una volta l’ex amministrazione protagonista di vicende giudiziarie legate ad appalti sospetti. La nostra speranza è che la triade ripristini non solo la legalità in tema di appalti, ma agisca nel breve periodo per portare alla luce, attraverso l’accordo di programma, un progetto partito male e finito peggio>>

 

 




Scafati. Centro sociale di Mariconda, un’altra opera nell’oblio

Di Adriano Falanga

Le grandi incompiute di Scafati, continua il viaggio di Cronache sulle opere lasciate in sospeso dall’amministrazione Aliberti, e finanziate dal Piu Europa. Se un centro sociale (quello di San Pietro) ha visto la luce, è decisamente nel buio totale il centro di Mariconda. La struttura è in fase di bozza, e l’intero cantiere recintato. Nei progetti della vecchia giunta doveva affiancarsi alla riqualificazione del popoloso quartiere di Mariconda, meglio conosciuto come “le palazzine ‘o punticiell”: un esteso agglomerato di case popolari ex Iacp. Il centro sociale va ad affiancare il Polo Scolastico e la pista ciclabile. Un’opera finanziata con i fondi Piu Europa, aggiudicata alla ditta Comi srl di Napoli, per un importo di 675 mila euro iva compresa, saliti a 748 mila dopo una rimodulazione del quadro economico per una perizia di variante in corso d’opera. I lavori sono iniziati il 19 marzo 2015, termine previsto entro il 15 settembre dello stesso anno. Un cammino tortuoso, che ha visto la concessione di diverse proroghe sulla data di consegna dei lavori. Due sospensioni accordate per un totale di 22 giorni, che hanno fatto slittare la data di scadenza del termine contrattuale al giorno 7 ottobre. Una prima volta adducendo al ritardo nel pagamento del primo Sal, una seconda volta in maniera autonoma. Alla concessione della variante in corso d’opera, il Rup architetto Erika Izzo concedeva ulteriori 10 giorni di proroga, portando il termine ultimo al 17 ottobre. Da quel momento e in più riprese la ditta appaltatrice ha chiesto ed ottenuto proroghe, fino ad arrivare al termine definitivo (pena anche la perdita del finanziamento) del 24 dicembre 2015. Nulla da fare, la ditta è inadempiente e nel frattempo riceve anche (28 novembre) una visita dell’ispettorato del lavoro di Salerno, che riscontra diverse violazioni, elevando sanzioni pecuniarie alla ditta. Ogni tentativo di riuscire nel completamento dell’opera risulta vano, fino a che la ex dirigente dell’area Lavori Pubblici, l’architetto Maria Gabriella Camera, sentito il Rup Erika Izzo, non predispone tutti gli atti necessari per la risoluzione contrattuale, per eccessiva e ingiustificabile lentezza della Comi srl. Allo stato di fatto, il cantiere è oggi in evidente stato di abbandono e di pericolo.

1-centro sociale mariconda3Oltre il danno, anche la beffa economica, perché nonostante i lavori erano cofinanziati dalla Regione Campania nell’ambito dei fondi Por Fesr 2007-2013, questa non ha mai erogato somme, costringendo il Comune di Scafati ad anticipare quanto dovuto a copertura dei due Sal: 165 mila euro. La mancata ultimazione dei lavori entro il 2015ha comportato la perdita del finanziamento. Questo significa il mancato rientro dei 165 mila euro anticipati da Palazzo Mayer. Per porre rimedio la giunta comunale ha autorizzato l’ufficio legale di procedere a tutti gli adempimenti necessari nei confronti della ditta appaltatrice Comi srl di Napoli e contestualmente di valutare le azioni da intraprendere nei confronti della Regione Campania. Più volte il cantiere è stato visitato dai ladri, che hanno asportato le barriere di recinzione oltre a materiali edili lasciati sul posto. Tutto attorno rifiuti e degrado. Essendo l’area pericolosa per i numerosi bambini che giocano nei pressi, il comune è dovuto ricorrere a una nuova recinzione per delineare l’area, spendendo oltre 11 mila euro e ad oggi già divelta in più punti. Anche questo progetto si spera possa rientrare nella nuova riprogrammazione dei fondi europei, una decisione però che dovrà prendere il commissario prefettizio Vittorio Saladino o chi verrà dopo di lui qualora si concretizzasse lo scioglimento per infiltrazioni mafiose. La firma al nuovo accordo di programma in Regione Campania tarda ad arrivare da oltre un anno, stessa attesa anche per il Polo Scolastico.

SCAFATI ARANCIONE: “un’altra ferita aperta per la città”

1-centro sociale mariconda2“Un’altra triste eredità della precedente amministrazione è destinata a rimanere una ferita aperta in città, non solo per il denaro speso, ma soprattutto per l’opportunità mancata di riscatto sociale che una struttura come il Centro Sociale di Mariconda poteva regalare al popoloso quartiere”. Così Francesco Carotenuto, portavoce del laboratorio politico Scafati Arancione. “Non soltanto il danno, ma pure la beffa, come si può leggere dalla determina n.6 del 19/01/2017 in cui si è costretti ad impegnare più di 11.000 euro per l’adeguamento della rete di recinzione del cantiere ormai deserto. Conseguenza questa determinata dalla rescissione del contratto con la ditta che più di due anni fa si aggiudicò i lavori, inadempiente con gli obblighi contrattuali. Una cattedrale nel deserto che oltre ad aver determinato circa 165 mila euro di anticipo da parte dell’ente per il mancato rispetto dell’erogazione dei fondi da parte della Regione Campania – ricorda Carotenuto – adesso mette il comune di Scafati in condizione di dover “difendere” un cantiere vuoto oggetto di atti vandalici e di inciviltà. Una difesa che alla comunità, come si legge dalla determina, è costata ulteriori 11 mila euro per vedere una struttura che ad oggi non sembra potrà mai essere completata. L’unica cosa che possiamo augurarci è che con la nuova programmazione europea si possano completare i lavori e dare opportunità di sviluppo e riscatto ad una zona decisiva della nostra città. Questo auspicio potrà trovare conferma solo attraverso con la capacità e la volontà di chi guiderà il paese nei prossimi mesi.”




Scafati. “Verità sulle dimissioni della Camera”. E Aliberti ama tutti

Di Adriano Falanga

“Vogliamo sapere perché la dirigente Maria Gabriella Camera ha rassegnato le dimissioni, Aliberti non può tacere, l’opposizione ha diritto di sapere”. Tuona ancora Mario Santocchio, dopo le dimissioni della super dirigente Camera, nel momento in cui veniva colpita da avviso di garanzia, entrando a pieno titolo nell’inchiesta coordinata dalla Procura Antimafia e gestita dal pm Vicenzo Montemurro, che vede coinvolti i vertici comunali, con l’accusa di voto di scambio politico mafioso, corruzione, concussione, associazione a delinquere. L’architetto Camera ha lasciato l’incarico proprio quando le indagini si sono focalizzate sulla Scafati Sviluppo e sul Piu Europa. La dirigente è stata la stella polare dei due uffici, dove sono girati gli appalti del Piu Europa e del progetto Ex Copmes. “Sono circa 60 milioni di euro di fondi pubblici, noi consiglieri comunali abbiamo il diritto di capire cosa succede” aggiunge Santocchio. Il consigliere ex presidente del Cstp, oggi con Fdi, puntualizza un altro tassello importante, su cui, a suo dire, il primo cittadino cerca di non fare chiarezza. “La Camera era anche Rup del fallito progetto del Polo Scolastico, nonché dello stesso progetto Ex Copmes. E’ chiaramente una figura centrale dell’intero sistema di appalti legato a questa amministrazione. Inquietanti quindi le sue dimissioni”. Insomma, cosa accade al Piu Europa? E chi coordinerà adesso il progetto Ex Copmes? “Cosa pensa di fare il sindaco? Perché continua a tacere?”. non solo la Camera, Santocchio vede ombre anche sulle dimissioni del comandante dei Vigili Urbani Alfredo D’Ambruoso. “Ancora non sappiamo perché il maggiore ha scelto di lasciare a due mesi dalla sua meritata pensione, e fatto ancora più importante, D’Ambruoso era anche componente del cda della Scafati Sviluppo. Vogliamo sapere se ha lasciato anche questo incarico”. Una girandola di dimissioni, in particolar modo alla Stu, iniziata da quelle del presidente Antonio Mariniello, a cui sono seguite anche quelle del componente del collegio sindacale Catello Casciello, e forse di D’Ambruoso. “Aspetto ancora di ricevere gli atti della società, esercitando il mio potere di controllo. Ho inoltrato formale richiesta mesi fa, il cda doveva rispondere entro un mese, ed invece continua a tacere” polemizza ancora Santocchio. Prosegue intanto con forte difficoltà sul crono programma il progetto di riqualificazione dell’area che fu della Alcatel Cavi, poi Copmes. Entro l’Estate dovevano essere trasferiti tutti capannoni del lotto C, e terminati quelli del lotto B. Ad oggi però non vi è contezza di nulla. Provare a capirci qualcosa è impossibile, non esiste un assessorato dedicato, e neanche un sito dove poter attingere informazioni, almeno quelle prescritte dalla normativa sulla trasparenza delle partecipate. Scafati Sviluppo non ha infatti un sito e con tanto di pagina dedicata alla trasparenza.

ALIBERTI: Voi mi odiate, io amo tutti

1-nek scafatiSceglie di tenere un profilo basso Pasquale Aliberti, dopo il pesante manifesto di accusa nei suoi confronti, affisso dal Partito Democratico. Decide di affidarsi alla misericordia cristiana il primo cittadino. “Voi mi odiate, io invece vi amo tutti – scrive sulla sua pagine Face book – Non riesco a provare odio o sentimenti negativi per le vostre denunce su bombe, stalking, proiettili, minacce di morte ecc. No, non è possibile distruggere un sogno, una passione e le tante pietre perche abbiamo incollato, insieme, per la nostra Città, mettendo da parte anche ideologie e appartenenza partitiche pur di rendere migliore la nostra Scafati. Non basta il vostro odio, le vostre frustrazioni, i vostri interessi per giustificare il vostro linguaggio, la schiuma che esce dalla vostra bocca pur di distruggere un uomo, la sua famiglia e la sua squadra: io continuo a credere che la politica è altro. Continuo a combattere e a credere che siamo tanti a vivere Scafati come una grande famiglia di famiglie”. Poi un rewind dei grandi eventi, i concertoni di Capodanno che hanno contraddistinto la sua amministrazione almeno quanto le indagini della magistratura. Decine di migliaia di spettatori, per una lunga serie di concerti promossi dall’esecutivo alibertiano. Si parte con Antonello Venditti nel 2009, Gigi D’Alessio nel 2010, i Pooh nel 2011, Raf nel 2012, Alessandra Amoroso nel 2013, Neffa nel 2014, Francesco Renga nel 2015 fino al 2016, quando sul palco di piazzale Aldo Moro si è esibito Nek.