Giovanni Maiale:«Mi ha usato per fregare quel cristiano delle mozzarelle»

di Pina Ferro

“…..perchè quello è un uomo di merda proprio….io sono andato da quello…questo Tonino qua ….era uno che stava con me tanti anni fa…si è rubato un miliardo di lire e tutto cose…questo pezzo di merda…Questo cornuto ha usato me per incularsi a quel cristiano, a quello delle mozzarelle”.

Da accusato a vittima. L’ex collaboratore di giustizia Giovanni Maiale, capo dell’omonico clan camorristico, arrestato insieme all’imprenditore Gianluca La Marca, amministratore di fatto del caseificio “Tre Stelle” con sede in Eboli, ed al direttore dell’Agenzia delle entrate Emilio Vastarella, continua a ripetere di essere stato raggirato e usato solo per mettere con le spalle al muro La Marca. La versione dei fatti, fornita sia agli investigatori in sede di interrogatorio che ai familiari nel corso del primo colloquio avuto in carcere con la moglie e le figlie è completamente diverse da quanto poi denunciato dall’imprenditore Battipagliese Antonio Campione. Fu proprio a seguito della denuncia di Campione che prese il via l’inchiesta che si concluse, nel febbraio scorso, con l’emissione delle ordinanze di custodia cautelare. Incredulo e senza parole, così si mostra “Giovanniello” Maiale alla moglie ed alle due figlie giunte da fuori regione, presso il carcere di Ariano Irpino, in provincia di Avellino. Raccontando ai congiunti quanto accaduto Giovanni Maiale fornisce una versione dei fatti completamente opposta rispetto a quella denunciata agli investigatori da Campione. “questo qua…a papà…anni addietro mi rubò un miliardo di lire…ha rubato i soldi miei quando io sono andato in carcere…poi cosa ha fatto…questo bastardo…andò da Pampanella (n.d.r il riferimento è al fratello Raffaele Maiale detto anche Nuccio Pampanella)…e andò a dire ai uagliuni che mi voleva far uccidere addirittura…tanto comandate voi disse…Antonello me lo disse ed io l’ho perdonato…”. Poi ai familiari, il detenuto spiega come sono andati i fatti: “…questo bastardo mi chiamò lui a me…perchè mi vide in macchina…mi riconobbe…però io non lo riconobbi…era troppo vecchio…Ma questo cornuto mi fece un cenno con la mano e dissi vicino al ragazzo che mi accompagnava di fermarsi un attimo perchè lo volevo salutare….. Lo saluto e ci fermiamo a parlare…Don Giovanni non è vero che vi volevo uccidere ….i ragazzi di Pampanella vi hanno detto delle bugie ….Va bene Tonino oramai è acqua passata…Tonino io lavoro non ci sono problemi …E tu Tonino che stai facendo? Niente don Giovà…Va bene Tonino ci vediamo . Ci salutammo, ci baciamjmo e me ne andai……Andai dal figlio e mi fermò un’altra volta e mi disse che c’era un asta …che c’era quello delle mozzarelle …se lo conoscevo o non lo conoscevo…oh questo delle mozzarelle è uno grosso a papà… è uno che sta pieno di soldi …e io allora per comprarmi la simpatia sua..questo qua chiese se lo conoscevo o non lo conoscevo ….perchè era interessato ad un terreno”. Giovanni Maiale, sempre durante il colloquio con i familiari, agli stessi racconta, anche, che Antonio Campione in un successivo incontro con Maiale disse: “Non vi fate vedere più qua…mi hanno chiamato alla Dia…in Procura…”. Poi alla figlia minore dice: “Ha fatto una merdata….Io non ho tradito la fiducia vostra e nemmeno la fiducia della magistratura….”. E poi ricorda ancora: “Poi la cosa bella….in quello altro incontro che facemmo… no …disse vicino a me… Don Giovà non vi preoccupate… in qualche modo… un po’ di soldi ve li faccio anche rientrare …dissi…Tonino non ti preoccupare ormai è acqua passata…. Quando quello mi disse che c’era l’asta…e quell’altro era interessato anche lui… io subito feci la pensata… pensai… ora sai che faccio? …ora chiedo il piacere a Tonino … faccio chiedere la cosa a quello … in modo che me lo metto già… hai capito?”. “Ma poi la cosa bella… no è che io in tutta questa storia ….perchè ci ho guadagnato qualcosa?…Non è che ci ho guadagnato 100 euro… non è che ci ho guadagnato 1000 euro… io ho guadagnato …hai capito? Non è che dice… io …questa cosa… perchè… che ne so ho guadagnato 3000 euro… no… io non ho guadagnato nulla…”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

..in quello altro incontro che facemmo… no …disse vicino a me… Don Giovà non vi preoccupate… in qualche modo… un po’ di soldi ve li faccio anche rientrare …dissi…Tonino non ti preoccupare ormai è acqua passata…. Quando quello mi disse che c’era l’asta…e quell’altro era interessato anche lui… io subito feci la pensata… pensai… ora sai che faccio? …ora chiedo il piacere a Tonino … faccio chiedere la cosa a quello … in modo che me lo metto già… hai capito?”. “Ma poi la cosa bella… no è che io in tutta questa storia ….perchè ci ho guadagnato qualcosa?…Non è che ci ho guadagnato 100 euro… non è che ci ho guadagnato 1000 euro… io ho0 guadagnato …hai capito? Non è che dice… io …questa cosa… perchè… che ne so ho guadagnato 3000 euro… no… io non ho guadagnato nulla…”.




Don Ciotti riaccende la speranza

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. È primavera.

A Battipaglia, città che non smette mai di stupire, accade pure che il lieto equinozio arrivi quando è già passato pure il solstizio d’estate. La primavera, allora, la si accoglie in un afoso mercoledì mattina: essa arriva in compagnia d’un famoso prete, don Luigi Ciotti, presidente di “Libera”.

Nella giornata di ieri, a via Gonzaga, il sacerdote ha preso parte all’inaugurazione del “Caffè 21 Marzo”. Alcune tra le più alte cariche istituzionali, civili e  militari (tra gli altri, il commissario straordinario cittadino, Gerlando Iorio, il sindaco bellizzese e consigliere provinciale Mimmo Volpe, il colonnello Riccardo Piermarini e il maggiore Giuseppe Costa come rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri, il comandante dei vigili, Giorgio Cerruti, e il parroco del santuario, don Ezio Miceli)  hanno partecipato al battesimo del «bar della speranza», per dirla con don Ciotti, perché »Battipaglia è la città della speranza». D’altronde, qualche anno fa, quel locale era stato sequestrato alla camorra, precisamente ad Antonio Campione, al termine del processo “California”. Poi l’Anbsc (Agenzia Nazionale Beni Sequestrati e Confiscati) ha consegnato l’immobile al Comune, e i commissari straordinari, Gerlando Iorio, Ada Ferrara e Carlo Picone, l’hanno affidato a un’Ats (Associazione Temporanea di Scopo), “P’o Ben R’o Paes”, presieduta da Ilaria Sole e composta dagli scout del Gruppo Agesci Battipaglia 1°, dai soci di Back to life, di Mariarosa, di Legambiente “Vento in faccia”, della cooperativa Lazzarelle e dai ragazzi dell’ICATT di Eboli.

«Il cambiamento – ha detto don Ciotti – ha bisogno di cittadini responsabili».

Un discorso che investe pure i cristiani: «c’è una Chiesa che invita a guardare in cielo senza distrarsi dalle responsabilità della terra».

Il curato, poi, ha affermato che «il problema non è la camorra, ma la mancanza di una rivolta delle coscienze, perché si parla di mafie da secoli ma non le si debella». Parole significative, pronunciate in una città che poco più di un anno fa ha subito lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazione camorristica.

Sarà cambiato qualcosa da allora? «A dicembre – ha dichiarato ieri mattina Iorio –, in seguito ad alcuni episodi (all’epoca fu incendiato il materassificio di via Catania, NdA), don Ciotti venne in città, e in quell’occasione espressi il mio rammarico per il silenzio assordante di molti». Il commissario, con voce vibrante, ha aggiunto: «Battipaglia non può permettersi questo silenzio, tant’è che in questi mesi, in particolare sui social, gli attacchi si son resi più duri, e a qualcuno quest’iniziativa non è andata giù». Ma l’altra Battipaglia c’è, e via Gonzaga lo sa.

Per tagliare il nastro, don Ciotti ha voluto farsi aiutare da un piccolo scout battipagliese, «perché la lotta alla criminalità deve partire dalle nuove generazioni».

Per tagliare il nastro, don Ciotti ha voluto farsi aiutare da un piccolo scout battipagliese, «perché la lotta alla criminalità deve partire dalle nuove generazioni».

È stato proprio don Luigi Ciotti a preparare il primo "caffè antimafia": «queste mafie - ha dichiarato il sacerdote - devono togliersi dai piedi».

È stato proprio don Luigi Ciotti a preparare il primo “caffè antimafia”: «queste mafie – ha dichiarato il sacerdote – devono togliersi dai piedi».

«Il bar - ha detto Ilaria Sole - non è nostro, ma è della città»: al “Caffè 21 Marzo" lavoreranno persone economicamente svantaggiate ed ex detenuti.
«Il bar – ha detto Ilaria Sole – non è nostro, ma è della città»: al “Caffè 21 Marzo” lavoreranno persone economicamente svantaggiate ed ex detenuti.

 




Gerlando Iorio: «No al dissesto», «per il Puc altissime aspettative», «necessari gli accorpamenti con Alba». E sul Fdg: «Non so se si costituirà»

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. In città c’è un uomo che, da un po’ di mesi a questa parte, riesce a godere del consenso di buona parte dei battipagliesi: si tratta di Gerlando Iorio, presidente della commissione straordinaria – di cui fanno parte anche Ada Ferrara e Carlo Picone – che regge le sorti dell’azione amministrativa cittadina.

E dire che quando, lo scorso 22 aprile, la triade varcò per la prima volta la soglia d’ingresso di Palazzo di Città, i battipagliesi erano tutt’altro che entusiasti: il loro approdo in città, infatti, fu una diretta conseguenza del decreto di scioglimento del consiglio comunale a causa di infiltrazioni camorristiche. I commissari, però, si rimboccarono le maniche e, in mezzo a tanta sfiducia, decisero di mettersi al lavoro per smentire coi fatti i più lesti pessimismi.

Iorio s’è concesso ai nostri taccuini, regalandoci una lunghissima intervista – durata più di un’ora, tanto che i dirigenti comunali che avevano appuntamento con lui per un summit staranno ancora maledicendo il sottoscritto a causa della lunga attesa – in cui ha cercato di leggere a 360 gradi la realtà battipagliese.

– Il recupero del fiaschello battipagliese, la kermesse natalizia “Serre d’Inverno”, gli orti sociali, le trattative per portare i prodotti all’interno dei padiglioni di “Expo 2015”: si sta davvero innamorando di Battipaglia?

«Bisogna sempre innamorarsi del lavoro che si fa. Quando iniziai, alla Prefettura di Alessandria, mi occupavo delle patenti, ossia di una delle attività più noiose che ci sia nel nostro campo. Eppure, anche le patenti sono un servizio per i cittadini: può essere noioso, ma dall’altra parte c’è chi attende. Inizialmente, allora, cercavo di smaltire un po’ di lavoro. Poi realizzammo un ufficio che nel giro di tre giorni consegnava le patenti. Non c’è nulla di più gratificante della soddisfazione che si prova nel fare bene un servizio. Battipaglia, poi, è una città che entusiasma, perché c’è tanta energia. Ciononostante, c’è anche tanto individualismo: questa città fa tutto nell’individualità, raggiungendo vertici notevolissimi, ma quando si tratta di identità collettiva, si ingolfa un po’ la macchina, e forse ciò è dovuto alla giovane età del comune. Ad ogni modo, soprattutto quando il lavoro è pubblico, bisogna spendere il massimo delle forze, perché i soldi pubblici sono sacri».

– A proposito di individualismi, di collettività e di lavoro pubblico, meglio lavorare da soli o in terna?

«Siamo molto fortunati, perché io ho già lavorato con Picone in passato, e con la Ferrara s’è creato subito un forte affiatamento. Il clima, dunque, ci consente di realizzare tutto più facilmente. Tutti e tre, poi, abbiamo impostato il discorso su una questione di estrema trasparenza e correttezza, cercando, ad esempio, di mantenere un’assoluta equidistanza tra tutte le forze politiche in campo: a ragion di tutto ciò, mi sento di dire che lavorare in gruppo è molto costruttivo».

– Dovreste terminare il mandato a Ottobre: come vede la città fino ad allora?

«Sul piano sociale, da qui ad ottobre pensare di poter fare delle ipotesi è molto difficile, essendo il lasso temporale particolarmente ristretto. Pare, però, che a livello generale si stiano creando delle congiunture molto favorevoli: ciò potrebbe essere d’ausilio a Battipaglia. Dal punto di vista amministrativo, credo che sia in corso un’attività di dibattito nell’ambito della cittadinanza, e questo è un elemento favorevole, eppure la priorità resta quella di dover fare una riflessione seria sui problemi che ha avuto questa città, anche per quel che riguarda le questioni che hanno portato allo scioglimento dell’ente, che non vanno affatto ritenuti irrilevanti. Qui, purtroppo, ci si chiede ancora “perché a noi?”, ma accade anche nel milanese che i comuni siano sciolti per infiltrazioni camorristiche. Bisogna capire che un vulnus è qualcosa si cui bisogna riflettere, e non un motivo per piangersi addosso. Talvolta, invece pare di trovarsi in una famiglia dove si crede che trascurare i crucci sia un modo per esorcizzare. Questa critica, ovviamente, va calata anche sul contesto politico: se ci sono dei nomi da fare, vanno fatti. Se in città, ad esempio, ci sono state delle avvisaglie nei confronti dei beni confiscati, come accaduto con l’incendio a via Catania, non bisogna minimizzare, dal momento che il rogo è comunque doloso. Sul bar di via Gonzaga (confiscato all’imprenditore Antonio Campione perché ritenuto locale della camorra, NdA), l’altro giorno, c’era un manifesto che diceva “Battipaglia non è città di camorra”: si tratta di un bar confiscato per camorra! Una presa di coscienza forte ci deve essere, perché altrimenti o si è inconsapevoli o si ha paura».

– Abbiamo saputo da fonti particolarmente attendibili che a impedire l’insediamento del Forum dei Giovani sarebbe stato proprio un malcontento dell’amministrazione comunale circa delle modalità di elezione quanto meno sospette. Ci può dire qualcosa in più?

«Lì c’è stato un vizio nella procedura amministrativa: si tratta, dunque, di capire se questa debolezza nel procedimento– con minori che sono stati accompagnati da maggiorenni che non erano i genitori – può interferire sull’insediamento del Forum. D’altronde, se il punto è quello di fare progetti per i giovani, le porte sono aperte. Qual è la necessità di questo tavolo formale?»

– Cos’è cambiato da ottobre a oggi? Perché prima c’era l’esigenza del tavolo formale e oggi no? Il Forum si insedierà?

«Attendiamo gli esiti della verifica sulle procedure. Non so se il Forum si costituirà: vorrei parlarne insieme agli eletti. Discutiamo sul metodo quanto vogliamo, ma il merito delle iniziative per i giovani deve andare avanti. So di non aver detto nulla, ma per ora preferisco parlare così».

– Il 3 gennaio scorso, durante una conferenza stampa, Cecilia Francese, leader di Etica per il buon governo, disse di aver saputo da lei che siamo sull’orlo del dissesto: quanto c’è di vero?

«Di vero c’è che siamo sempre su un fil di lana. La procedura di riequilibrio è partita tra giugno e luglio, in seguito all’approvazione da parte della Corte dei conti. Ora c’è ancora un lungo e complesso percorso da fare: ad ogni modo, noi pensiamo che si debba comunque cercare di rientrare da questo deficit sulla base del piano di riequilibrio. Alla fine, tra il piano di riequilibrio e il dissesto non ci passa molta differenza: avremmo solo le mani un po’ più legate. Per la deresponsabilizzazione della commissione, dichiarare il dissesto sarebbe più agevole, perché ci scaricherebbe di un fardello che assumerebbero altri commissari. Quando ci insediammo, trovammo un discorso aperto con la Corte dei conti e con il Ministero degli Interni, e quest’ultimo si rivelò scettico a riguardo: d’altronde, finché non ci sarà una forte virata, le perplessità rimarranno sempre. Eppure, il dissesto avrebbe rappresentato un ulteriore commissariamento».

– Eppure avrebbe potuto rendere non candidabili dei vecchi amministratori…

«Per quel che riguarda questo aspetto, il dissesto avrebbe potuto provocare queste situazioni, ma io non potrei mai accettare di utilizzare la scure del dissesto per fare piazza pulita. Dovrebbero essere la classe politica e la cittadinanza a rivelarsi mature per fare delle riflessioni simili. Preferiamo dare fiducia alla città con il riequilibrio. Si tratta di stare un’ora in più al municipio? Ok, ci stiamo, tanto dicono che qui di notte ci divertiamo pure sui siti internet (il commissario ride: l’allusione ironica è alle parole pronunciate da Giuseppe D’Elia, “l’uomo del popolo”, che nel corso del comizio di venerdì scorso aveva parlato delle aule municipali che di notte farebbero da scenario a video erotici che sono sul web, NdA): l’importante è dare alla città un senso di reazione». 

– Qualche testata ha parlato dell’assorbimento da parte di Alba dell’azienda speciale “Ferrara – Pignatelli”: conferma?

«Su questo punto, abbiamo anticipato il legislatore, che solo da qualche mese ha iniziato a parlare di accorpamenti nella pubblica amministrazione: noi abbiamo cercato di partire in anticipo per eliminare le società inutili, così da risparmiare sui costi. Da un lato, quindi, abbiamo cercato di recuperare Nuova, che rischiava la dissoluzione e, dunque, il licenziamento di molte persone: abbiamo spiegato alla Corte che certi servizi vanno comunque mantenuti e che le esternalizzazioni comporterebbero costi maggiori. Abbiamo, allora, mantenuto una società, pur inglobandola. Abbiamo eliminato, però, due società. La Veicolo srl, che era nata per vendere i beni, ma che non v’era riuscita, è dovuta sparire: adesso inizieremo una nuova procedura con l’Anci attraverso una struttura del Ministero delle Finanze, per cercare di attrarre più vasti investimenti. Se avessimo chiuso Veicolo e trasmesso tutti i beni al Comune, però, avremmo dovuto pagare inverosimili tasse di successione, ed è per questo che abbiamo preferito inglobare gli immobili comunali in Alba. La Ferrara-Pignatelli, poi, è una società speciale, che negli anni ha fatto un ottimo lavoro: il Piano di Zona, tuttavia, ci impedisce di creare doppioni, per cui abbiamo comunque lasciato accompagnamenti e altri servizi a latere dell’Ambito sociale, ma abbiamo pensato di arrivare alla liquidazione della Pignatelli, con la conseguente estinzione dei debiti dell’azienda, pur lasciando comunque la funzione tra le braccia del Comune attraverso Alba, perché non sappiamo quali cambiamenti potrebbero arrivare in futuro».

– PUC: quali sono le vostre aspettative?

«Abbiamo aspettative elevatissime: stiamo cercando di creare un piano innovativo, affidandoci a un gruppo di lavoro super partes. Speriamo, in questa prima fase, di riuscire a tracciare almeno le linee strategiche, così da favorire un intervento con un impatto di grande novità, non soltanto a livello urbanistico, ma anche in prospettiva per la gestione dei beni comuni. Vi dò una notizia in anteprima: siamo in contatto con la Luiss, che, nell’ambito di un progetto denominato “Territori e nuove forme di legalità”, parlerà degli esperimenti fatti a Bologna, a Mantova, a Palermo e a Battipaglia, parlando di quanto si sta mettendo in atto a proposito di politiche urbanistiche nella nostra città come di un patto di collaborazione per la legalità organizzata. Al convegno ci saranno anche PaolaSeverino, ex-ministro della Giustizia, Gian Carlo Caselli, che è un magistrato che si occupa di ecomafie, e Antonella Manzione, che è il Capo del Dipartimento di Affari Giuridici e Legislativi di Palazzo Chigi: ogni atto del Governo passa sulla sua scrivania».

Il team di Alvisi s’incontrerà all’interno di un edificio che un’amministrazione del passato aveva bollato come inagibile, ossia la struttura che ospitò la scuola “E. De Amiciis”. Lei, poi, l’ha aperto nuovamente al pubblico. È chiaro che le domande del perché vanno fatte a chi decretò l’inagibilità, ma lei che idea s’è fatto?

«Per quel che riguarda le “De Amiciis” , io credo che siano state dichiarate inagibili come edificio scolastico. La struttura è stabile, ma chiaramente il problema si pone quando si parla di cosa volerne fare. Ad ogni modo, mi ha piacevolmente colpito il senso di attaccamento dei cittadini nei confronti di questa scuola. “Era un luogo di mia mamma, di mio padre, dei miei nonni, e quindi appartiene anche a me”: è bellissimo».

– Lei è stato accusato per aver preso all’incirca 1.100 euro come rimborso spese per i viaggi in un mese da casa sua, Caserta, a Battipaglia. Tuttavia, sull’albo pretorio, c’è l’elenco dettagliato della richiesta di rimborso: ha commenti a riguardo?

«È tutto sotto gli occhi della gente, per cui il commento lo lascio a voi. Ho già detto che per me i soldi pubblici sono sacri. Pertanto, lascio che siano gli altri a vedere come li spendiamo».

– Cosa le piace di più in questa città?

«A Battipaglia c’è una bravura nel fare tutto: sono squisiti perfino i confetti. Dalle attenzioni che ci sono nella lavorazione d’ogni cosa, si capisce come mai questa città sia diventata ciò che è diventata. Ci sono, poi, tantissime tipologie di prodotti locali: ho chiesto a molti battipagliesi se ne fossero a conoscenza, e tanti non ne sapevano nulla.Qui c’è un livello altissimo di professionalità, e il bello è che il discorso tocca tutti, e non soltanto qualcuno: pasticcerie, pizzerie, mozzarelle, aziende agricole. Sono tutti molto bravi. C’è poi questa voglia di ricercare a tutti i costi il collegamento con la città e con le tradizioni: un attaccamento del genere in una città dai natali così recenti mi ha sorpreso. Vi dirò di più: tutto ciò dà energia per andare avanti, perché quando vedi queste persone che ti spingono, capisci che investi bene il tuo tempo».

– Un messaggio per chi auspica un prolungamento della fase commissariale?

«Dobbiamo sperare che il commissariamento duri il necessario e che crei le condizioni affinché la classe politica trovi dei buoni punti di partenza. Non dobbiamo star qui per sempre, perché altrimenti ci sarebbe qualcosa di cui preoccuparsi. Questa è una città che è venuta da un commissariamento dopo l’altro, e, come se non bastasse, rischiava di essere commissariata per tre anni. È chiaro che noi, in veste di funzionari dello Stato, non abbiamo le possibilità per fare tutto ciò che invece potrebbe fare la classe politica; tuttavia, come burocrati attenti a quello che ci gira attorno, possiamo captare le esigenze della collettività e creare le condizioni per fare bene il nostro lavoro. Un commissario, d’altronde, è come un arbitro di calcio: se se ne parla poco, vuol dire che ha fatto un buon lavoro».

Troppo presto per fare le pagelle, ci mancherebbe altro. Tuttavia, c’è da dire che la terna “arbitrale” si sta comportando davvero alla grande. Sperando che, diversamente da quanto si vede troppo spesso sui campi di calcio, al termine della partita gli spettatori e i giocatori non s’azzuffino per non aver visto sul tabellone il risultato sperato.




Intervista esclusiva a Gerlando Iorio (I parte)

di Carmine LANDI


BATTIPAGLIA.
In città c’è un uomo che, da un po’ di mesi a questa parte, riesce a godere del consenso di buona parte dei battipagliesi: si tratta di Gerlando Iorio, presidente della commissione straordinaria – di cui fanno parte anche Ada Ferrara e Carlo Picone – che regge le sorti dell’azione amministrativa cittadina.

E dire che quando, lo scorso 22 aprile, la triade varcò per la prima volta la soglia d’ingresso di Palazzo di Città, i battipagliesi erano tutt’altro che entusiasti: il loro approdo in città, infatti, fu una diretta conseguenza del decreto di scioglimento del consiglio comunale a causa di infiltrazioni camorristiche. I commissari, però, si rimboccarono le maniche e, in mezzo a tanta sfiducia, decisero di mettersi al lavoro per smentire coi fatti i più lesti pessimismi.

Iorio s’è concesso ai nostri taccuini, regalandoci una lunghissima intervista – durata più di un’ora, tanto che i dirigenti comunali che avevano appuntamento con lui per un summit staranno ancora maledicendo il sottoscritto a causa della lunga attesa – in cui ha cercato di leggere a 360 gradi la realtà battipagliese.

– Il recupero del fiaschello battipagliese, la kermesse natalizia “Serre d’Inverno”, gli orti sociali, le trattative per portare i prodotti all’interno dei padiglioni di “Expo 2015”: si sta davvero innamorando di Battipaglia?

«Bisogna sempre innamorarsi del lavoro che si fa. Quando iniziai, alla Prefettura di Alessandria, mi occupavo delle patenti, ossia di una delle attività più noiose che ci sia nel nostro campo. Eppure, anche le patenti sono un servizio per i cittadini: può essere noioso, ma dall’altra parte c’è chi attende. Inizialmente, allora, cercavo di smaltire un po’ di lavoro. Poi realizzammo un ufficio che nel giro di tre giorni consegnava le patenti. Non c’è nulla di più gratificante della soddisfazione che si prova nel fare bene un servizio. Battipaglia, poi, è una città che entusiasma, perché c’è tanta energia. Ciononostante, c’è anche tanto individualismo: questa città fa tutto nell’individualità, raggiungendo vertici notevolissimi, ma quando si tratta di identità collettiva, si ingolfa un po’ la macchina, e forse ciò è dovuto alla giovane età del comune. Ad ogni modo, soprattutto quando il lavoro è pubblico, bisogna spendere il massimo delle forze, perché i soldi pubblici sono sacri».

– A proposito di individualismi, di collettività e di lavoro pubblico, meglio lavorare da soli o in terna?

«Siamo molto fortunati, perché io ho già lavorato con Picone in passato, e con la Ferrara s’è creato subito un forte affiatamento. Il clima, dunque, ci consente di realizzare tutto più facilmente. Tutti e tre, poi, abbiamo impostato il discorso su una questione di estrema trasparenza e correttezza, cercando, ad esempio, di mantenere un’assoluta equidistanza tra tutte le forze politiche in campo: a ragion di tutto ciò, mi sento di dire che lavorare in gruppo è molto costruttivo».

– Dovreste terminare il mandato a Ottobre: come vede la città fino ad allora?

«Sul piano sociale, da qui ad ottobre pensare di poter fare delle ipotesi è molto difficile, essendo il lasso temporale particolarmente ristretto. Pare, però, che a livello generale si stiano creando delle congiunture molto favorevoli: ciò potrebbe essere d’ausilio a Battipaglia.
Dal punto di vista amministrativo, credo che sia in corso un’attività di dibattito nell’ambito della cittadinanza, e questo è un elemento favorevole, eppure la priorità resta quella di dover fare una riflessione seria sui problemi che ha avuto questa città, anche per quel che riguarda le questioni che hanno portato allo scioglimento dell’ente, che non vanno affatto ritenuti irrilevanti.Qui, purtroppo, ci si chiede ancora “perché a noi?”, ma accade anche nel milanese che i comuni siano sciolti per infiltrazioni camorristiche. Bisogna capire che un vulnus è qualcosa si cui bisogna riflettere, e non un motivo per piangersi addosso. Talvolta, invece pare di trovarsi in una famiglia dove si crede che trascurare i crucci sia un modo per esorcizzare. Questa critica, ovviamente, va calata anche sul contesto politico: se ci sono dei nomi da fare, vanno fatti. Se in città, ad esempio, ci sono state delle avvisaglie nei confronti dei beni confiscati, come accaduto con l’incendio a via Catania, non bisogna minimizzare, dal momento che il rogo è comunque doloso. Sul bar di via Gonzaga (confiscato all’imprenditore Antonio Campione perché ritenuto locale della camorra, NdA), l’altro giorno, c’era un manifesto che diceva “Battipaglia non è città di camorra”: si tratta di un bar confiscato per camorra! Una presa di coscienza forte ci deve essere, perché altrimenti o si è inconsapevoli o si ha paura».

(CONTINUA DOMANI)




Campione ai domiciliari: prestava denaro ad usura

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. Certe storie non finiscono mai: nel pomeriggio di ieri, infatti, Antonio Campione, noto imprenditore battipagliese operante nel settore immobiliare, è finito di nuovo agli arresti domiciliari, stavolta con l’accusa di usura e di trasferimento fraudolento di valori.

A eseguire l’ordinanza di applicazione della misura cautelare, emessa dall’ufficio del gip del tribunale di Salerno su richiesta della Procura della Repubblica – e precisamente della Direzione Distrettuale Antimafia – ci hanno pensato gli agenti del nucleo di Polizia tributaria e del Gruppo di Investigazione sulla Criminalità Organizzata (GICO) della Guardia di Finanza di Salerno

Gli uomini del generale Nunzio Mazzarotti, dunque, sono passati all’azione dopo una lunghissima serie di indagini: al termine dell’attività investigativa – che si inserisce in una più ampia sfilza di operazioni tese a contrastare le attività di usura – le forze dell’ordine hanno arrestato l’imprenditore battipagliese, che avrebbe prestato denaro a tre individui richiedendo poi degli interessi esorbitanti.

Campione, poi, avrebbe anche trasferito illecitamente dei valori tra due società, una operante nel settore agricolo e l’altra nel campo immobiliare, molto probabilmente con la finalità di trarre dallo spostamento dei benefici in campo fiscale.

Correva l’anno 2009 quando l’Ufficio Misure di Prevenzione della Procura della Repubblica emise ai danni delbusiness-man battipagliese un procedimento preventivo antimafia, obbligandolo con la misura personale della sorveglianza speciale a non abbandonare il comune di residenza: tutto ciò in seguito alle indagini che portarono a individuare in Campione il cassiere della cosca camorristica dei Maiale.

La quaestio, poi, fu affrontata dalla corte d’Assise, poi da quella d’Appello e, infine, dalla Cassazione. Alla fine del travagliato iter giuridico, nel 2013, all’imprenditore, giudicato colpevole, furono sequestrati circa 28 milioni di euro tra partecipazioni societarie, case, terreni, automobili e conti correnti (precisamente tre): una massiccia mole di beni, insomma, che era stata comunque oggetto, anche in quel caso, di sospetti trasferimenti, dal momento che buona parte dei possedimenti era stata intestata dall’affarista alla moglie, Maria Coppola, e ai figli, Adriano e Marco, quest’ultimo consigliere comunale negli anni dell’amministrazione Santomauro, eletto dapprima tra le fila di Etica per il buon governo e poi passato al Partito Democratico.

Il curriculum vitae di Antonio Campione, d’altronde, è costellato da un massiccio carico di attività criminose, molte delle quali legate al clan malavitoso di Giovanni Maiale, operante nella Piana del Sele e, in particolare, tra Eboli e Battipaglia: il suo nome, in effetti, è sicuramente il più rilevante tra tutte le personalità dell’universo dell’imprenditoria cittadina che si resero protagoniste dell’affaire California, il lungo percorso giudiziario che dal 1992 al 2007 ha cercato di ricostruire i legami tra la criminalità organizzata – i Maiale, appunto, e il clan Pecoraro, scopertisi uniti sotto l’insegna della confederazione camorristica della Nuova Famiglia di Carmine Alfieri – e la classe politica e manageriale battipagliese.

In seguito al processo California, tra il 2007 e il 2008, a Campione – oltre che a Cristaino – furono confiscati beni per milioni di euro, milioni che l’imprenditore aveva reinvestito in possedimenti e in acquisizioni societarie per conto della malavita.

Negli appezzamenti di suolo che appartenevano al cassiere della camorra, passati poi al comune di Battipaglia, la commissione straordinaria ha promosso delle iniziative di notevole caratura morale, come la realizzazione degli orti sociali.

La frequenza con cui il nome di Antonio Campione viene accostato a reati di natura economica, tuttavia, se riletta alla luce delle continue confische e dei molteplici provvedimenti ai quali l’imprenditore è stato soggetto, testimonia un’incredibile capacità di recuperare fior di quattrini in archi temporali parecchio ristretti e, soprattutto, una sorprendente tendenza a gestire l’ingente patrimonio seguendo una spiccata indole criminosa. SognandoCalifornia, insomma, Battipaglia è riuscita davvero a divenire per qualcuno una novella e pionieristica miniera d’oro. Una febbre aurea che non conosce crisi.