Cirielli guarda alle Regionali «Pronto a scendere in campo»

di Andrea Pellegrino

«Pronto a candidarmi». Edmondo Cirielli scioglie le riserve e si dice pronto a sfidare Vincenzo De Luca. Il nome di Cirielli era stato già avanzato per la Campania dai Fratelli d’Italia su uno scacchiere nazionale più ampio e di coalizione. Un percorso politico che passerà proprio dalle imminenti elezioni europee: una buona affermazione del partito di Giorgia Meloni in Campania potrebbe aprire la strada verso la leadership e quindi verso Edmondo Cirielli. Ed è lo stesso deputato a sbilanciarsi nel corso di una intervista a Ottopagine. «Se fosse necessario, scenderei in campo senza problemi. Così come ho fatto all’epoca delle elezioni provinciali». All’epoca Cirielli sfidò l’uscente Angelo Villani e conquistò la guida di palazzo Sant’Agostino, dopo un lungo governo di centrosinistra. Tempo di europee ed amministrative ma anche già tempo di regionali. «Non capisco come faccia Vincenzo De Luca a ricandidarsi dopo la sua gestione», incalza Edmondo Cirielli ai microfoni di Pierluigi Melillo. Rilancia poil’allarme su Capaccio Paestum, chiedendo l’intervento del ministro dell’Interno, Matteo Salvini. «Mi giungono notizie di promesse elettorali di assunzioni in Consorzi. Non ho gli strumenti investigativi necessari ed è per questo che ho chiesto e ribadisco l’intervento di Matteo Salvini». Qui, prosegue Cirielli: «C’è Alfieri che ha scelto la professione di sindaco: lo è stato a Torchiara, suo paese; ad Agropoli ed ora si candida a Capaccio. Ma è il delegato all’agricoltura della regione Campania, quindi l’assessore di fatto, che vigila proprio sui consorzi di bonifica e che fa nominare i suoi vertici. Stiamo attenti, dunque, a quel che accade a Capaccio Paestum».




Immobile fittato e non utilizzato Condanna per Villani e per l’ex Giunta

Andrea Pellegrino

Per anni la Provincia di Salerno ha pagato il canone per una struttura mai utilizzata. Così, la seconda sezione centrale di Appello della Corte dei Conti ha condannato l’ex giunta provinciale presieduta da Angelo Villani. Oltre 330mila euro il danno inizialmente ipotizzato dalla procura della Corte dei Conti per l’affitto dell’immobile Torre dei Ladri, cinquecento metri quadri nel cuore del centro storico di Salerno. Originariamente destinato al museo della scuola medica salernitana, l’anno successivo (nel 2007) viene individuato, dalla giunta provinciale, come sede di uffici provinciali. Canone mensile: 12mila euro. Ma nel 2009 gli uffici – secondo una denuncia presentata dalla nuova giunta provinciale subentrata all’esecutivo Villani – «sono ancora in stato di abbandono e con lavori non del tutto completati». Ma non solo. Le successive indagini della Procura della Corte dei Conti hanno evidenziato l’«irrazionalità» della scelta «per l’elevata difficoltà di accesso e la presenza di barriere architettoniche per raggiungere l’immobile, situato al vertice angusto di una importante via del centro storico». Scrive, infatti, la Procura: «Piccola piazza M. D’Aiello, nel cuore degli angusti e affollati spazi dell’antico centro, il cui accesso con autovettura è consentito solo ai residenti -zona a traffico limitato, Ztl- con possibilità di parcheggio limitato – non sono evidenziabili, peraltro, posti eventualmente riservati a disabili». A quasi 200mila euro ammonta la condanna inflitta dalla Corte dei Conti a ex amministratori ed ex dirigenti provinciali. Più di 52mila euro la somma che l’ex presidente della Provincia di Salerno, Angelo Villani, dovrà risarcire all’Ente. Ventisemila euro dovranno essere invece sborsati Gennaro Caliendo. Oltre centoquindicimila euro dovranno essere divisi tra gli ex componenti della giunta Villani. Si tratta di Francesco Alfieri (ex sindaco di Agropoli ed attuale capostaff del presidente della Regione Vincenzo De Luca), di Maddalena Arcella, Gaetano Arenare, Massimo Cariello (attuale sindaco di Eboli), Corrado Martinangelo e Giovanni Iuliano. Millesettecentocinquanta euro dovranno essere sborsati dagli ex assessori Rocco Giuliano (attuale primo cittadino di Polla) e da Guerrino Terrone. Infine, condanna da 5400 euro per il funzionario Catello Bonadia. Somme, tra l’altro, tutte da maggiorare della rivalutazione e degli interessi. Assolto, invece, il dirigente Angelo Cavaliere.




Soldi per eventi fantasma, 9 a processo

Pina Ferro

Finanziamenti a go go e false onlus. Il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Salerno Mariella Zambrano ha rinviato a giudizio l’ex presidente della Provincia Angelo Villani, il braccio destro Vittorio Aliberti, Fulvio Aliberti, padre di Vittorio e legale rappresentante della Congrega della Madonna delle Grazie; Mario Bisogno, accusato di aver incassato quasi 490 mila euro quali contributi che la Procura ritiene fittizi, Luigi Calenda, Michele Cammarota dirigente del servizio presidenza, Luigia De Carolis all’epoca dipendente della giunta regionale della Campania distaccata presso la provincia di Salerno, Antonino Fausto Delli Santi dirigente del settore finanziario della Provincia e l’imprenditore Nicola Fortunato. Tutti sono accusati in concorso di peculato. Nel collegio difenziovo gli avvocati Felice Lentini, Bianca De Concilio, Aniello Feleppa, Francesco Saverio Dambrosio e Silverio Sica. L’operazione denominata “Re Mida” risale al 2012. All’epoca, gli inquirenti svelarono un giro di illeciti finanziamenti facendo scattare cinque misure cautelari che che coinvolsero palazzo Sant’Agostino. Alla guida della giunta vi era Angelo Villani. Secondo la tesi del sostituto procuratore Guglielmo Valenti, gli imputati avrebbero messo in piedi un sistema che prevedeva l’erogazione di finanziamenti provinciali a fittizie associazioni no-profit per finanziare progetti che secondo gli inquirenti esistevano solo sulla carta. Il danaro, sarebbe invece finito sui conti personali degli imputati ai danni dell’ente Provincia. Tra i progetti definiti dalla Procura “fantasma”, si va da una campagna di sensibilizzazione del ruolo della donna”, per la quale fu- rono erogati ben 12mila euro finalizzati a “rafforzare il ruolo femminile nella societàtradizionale”, ad imprecisate iniziative “tese a inco- raggiare esperienze locali”, “inizia- tive culturali e di spettacolo”, “inter- venti promozionali per l’artigiana- to di qualità”, “iniziative nel settore turistico”




AAA… cercasi ruolo per Di Nesta. Alfieri riabilita Angelo Villani

Andrea Pellegrino

Manovre elettorali all’interno del cerchio magico deluchiano. Incarichi, promesse e candidature sullo scacchiere democrat provinciale. Il primo caso da risolvere riguarda Bruno Di Nesta, l’attuale direttore generale della Provincia di Salerno, finito nel mirino della Corte dei Conti, in bilico in vista del possibile pre-dissesto che l’amministrazione Canfora si approssima a dichiarare. Per lui si prospettano diverse soluzioni: la prima riguarderebbe la presidenza dell’Arechi Multiservice, che ha già inviato l’avviso di sfratto a Donato Pica, sindaco di Sant’Arsenio. Oggi è convocata la prima assemblea per l’approvazione del bilancio, poi si proseguirà con la nomina del nuovo amministratore. In campo c’è anche il nome di Alfonso Tono, attuale presidente del collegio sindacale. Il piano B per Di Nesta, invece, lo porterebbe a Salerno Sistemi, la cui presidenza ora è occupata da Enzo Luciano, che è anche capostaff del sindaco di Salerno e segretario provinciale del Partito democratico. Nell’ambito della riorganizzazione pre elettorale, non è escluso che si rivedano anche le società municipalizzate aprendo la strada, dunque, a Bruno Di Nesta. Altro capitolo politico riguarda le candidature a Camera e Senato. Nel mentre c’è da chiarire quale collegio toccherà a Michele Ragosta (esponete di Campo progressista), ci sono da tenere a bada i sindaci della provincia che avevano già opzionato una candidatura. A Baronissi Valiante rassicura tutti che resterà al suo posto ma c’è da valutare la tenuta della maggioranza. I consiglieri comunali democrat da tempo, infatti, attendono rassicurazioni da parte dei vertici di via Manzo. Ma l’equilibrio pare che sia abbastanza instabile. Poi c’è Servalli a Cava de’ Tirreni che attende risposte, così come Reale di Minori. Ma il collegio Salerno città sarebbe già nelle mani di Piero De Luca, senza se e senza ma. Franco Alfieri, intanto, pare stia giocando la partita in solitaria, rispetto ai deluchiani. Così in compagnia di Luca Cerretani, vicepresidente della Provincia di Salerno, starebbe tessendo la rete con il nazionale ed avrebbe anche recuperato un vecchio politico. Si tratta di Angelo Villani, ex esponente della Margherita, già presidente della Provincia di Salerno. Non è escluso che da qui a poco Villani abbia una nuova collazione politica, targata Alfieri.




Zara attacca la Provincia e rivela l’affaire Acerno: «Vendita sospetta. Intervengano i magistrati!»

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. «Vanno fermati!». Chi parla è Fernando Zara: l’ex-presidente del consiglio provinciale, al momento candidato alla massima assise consiliare regionale con la lista civica “Caldoro Presidente”, invoca le manette per i protagonisti di un controverso affaire Acerno, relativo a quella che fu la colonia montana delle Ferrovie dello Stato.

Acerno? Sì, ma non solo: l’invettiva dell’ex sindaco del comune di Battipaglia, infatti, lancia velenosi strali d’accusa all’indirizzo di dirigenti e vertici dell’amministrazione provinciale. In particolare, Zara punta il dito contro Angelo Michele Lizio, responsabile del settore Patrimonio e Gestione degli immobili, che fu nominato all’epoca in cui la più prestigiosa poltrona di via Roma, a Salerno, era occupata da Angelo Villani, e che, di recente, s’è visto assegnata dal nuovo presidente della provincia, Giuseppe Canfora, anche l’importante carica di dirigente del Patrimonio scolastico e Programmazione della rete scolastica.

L’uomo, che fu tirato in ballo all’epoca del processo contro l’ex primo cittadino di Tramonti, Armando Imperato, con l’accusa di aver falsificato i dati relativi alla proprietà, risulta coinvolto anche nel processo “Due Torri”, incastrato da alcune intercettazioni telefoniche con Franco Alfieri, sindaco di Agropoli nonché candidato alle elezioni regionali con la casacca del Partito democratico; il nome di Lizio, inoltre, non sarà nuovo ai battipagliesi che si sono interessati della vicenda relativa al chiosco – poi abbattuto – dinanzi al liceo scientifico “E. Medi”, dal momento che fu proprio lui ad assegnare a Paola Coppola la controversa concessione che, a detta di Zara, «è illegittima perché non c’è un bando; altro che volumetrie».

Si parla dell’ex-colonia montana, che era di proprietà delle Ferrovie dello Stato, di una palazzina adiacente e del parco antistante, di circa due ettari. Una grande struttura, di proprietà della provincia di Salerno, che richiede, tuttavia, notevoli esborsi in termini di messa in sicurezza: si parla, infatti, di più di un milione di euro necessari.

«Negli ultimi giorni di novembre 2013 – racconta Zara, che all’epoca dei fatti era il numero uno dell’assise consiliare nell’aula di palazzo Sant’Agostino – riunimmo il consiglio per determinare, in seno al bilancio preventivo, la lista dei beni alienabili e, in quell’occasione, deliberammo, a fronte di note tecniche, una valutazione di 1,5 milioni di euro per la struttura acernese».

Somme da capogiro, insomma. «Convocammo – prosegue l’ex-sindaco battipagliese, nuovamente l’assise consiliare per parlare delle forme di gestione; in quella sede, all’unanimità, maggioranza e opposizione approvarono la forma della società consortile, accogliendo una proposta della Cooperativa Studi Parlamentari di Roma». La società consortile è qualcosa di più di una partecipata: il pubblico conferisce il bene e, all’interno del comitato di amministrazione, detiene la maggioranza; accanto ai rappresentanti dell’ente provinciale, dunque, si sarebbero seduti al tavolo di gestione anche il professor Carlo Pacella, presidente della società capitolina, e tutti i privati che avrebbero scelto di aderire al bando.

«Mettemmo su – continua il candidato alle regionali – per la valorizzazione del bene il “progetto Acerno” , identificando le linee di sviluppo, col placet del consiglio provinciale; a fine gennaio, dunque, andai ad Acerno, dove, in compagnia del sindaco, Vito Sansone, presentai con una conferenza stampa la delibera che ratificava la struttura consortile, e invitai tutti i privati della zona, cosicché nessuno potesse pensare che io avessi già qualche azienda tra le mani».

Poi, però, arrivò un san Valentino che si rivelò davvero galeotto: «il 14 febbraio del 2014 – racconta infatti Zara – un privato, tale dottoressa Pantalena, fece una proposta d’acquisto (nei cinque anni precedenti alla ratifica della pista della società consortile, mai nessuno aveva offerto soldi per i beni, NdA) al ribasso: 800mila euro».

700mila euro in meno: nessuno avrebbe mai accettato. Dalle parti di via Roma, però, andò diversamente: «il 21 febbraio del 2014 – prosegue l’ex-sindaco di Battipaglia – , in barba alla canonica tempistica, Lizio fece l’elenco dei beni alienabili e lo portò in Giunta, con quest’ultima che approvò, senza il corredo di alcuna proposta tecnica (Zara fa riferimento ai fatti dell’epoca, NdA), la valutazione di 800mila euro»

Decisioni che, senza l’approvazione del consiglio, servirebbero a poco: l’assise consiliare, però, non fu affatto tirata in ballo, e, stando a quanto riferito dall’ex-consigliere regionale, «il 26 febbraio del 2014 fu stilato un contratto di vendita dei beni, firmato da Lizio, con la Pantalena che presentò un anticipo di 30mila euro».

A tal punto, Zara avrebbe telefonato il presidente facente funzioni della provincia, Antonio Iannone, che, a fronte delle rimostranze del battipagliese, avrebbe risposto con un lapidario “hai torto!”. In barba alla delibera consiliare che aveva dato l’assenso alla struttura consortile.

«A metà marzo – continua Zara – riproposi la struttura consortile durante un altro consiglio provinciale, al quale parteciparono anche la Pantalena e “il soggetto” Iannone: durante la seduta, il consiglio comunale deliberò l’inalienabilità dei beni, che fu poi sancita dalla giunta».

Tutto sospeso, ma i 30mila euro di acconto non furono restituiti. A Settembre, poi, stando a quanto riferito dall’ex-sindaco di Battipaglia, il Tar di Salerno ritenne inamissibile il ricorso presentato dalla Pantalena.

«Tuttavia – racconta Zara –, in un atto di governo del luglio 2014, Iannone citò i beni acernesi come “in vendita”; il 5 ottobre, dunque, Lizio chiamò Pantalena e i suoi e fece un contrattino, prendendo altri 50-60mila euro prendendosi il bene. Tutto rescisso: ad aprile 2015, dunque, dovrebbe esser fatto l’atto finale di vendita, e la Pantalena dovrebbe aggiungere ai due acconti gli altri 700mila euro per l’acquisto».

Ed eccoci, siamo ad aprile. Zara tuona: «la vendita è illegittima, e va sospesa! La magistratura intervenga, perché ci sono delle anomalie evidenti».