Tosi: commissione parlamentare sull’omicidio di Angelo Vassallo

Una commissione parlamentare d’inchiesta sull’omicidio del sindaco Angelo Vassallo. È quanto chiesto con una missiva inviata a tutti parlamentari eletti sul territorio modenese, il sindaco della città emiliana di Fiorano Modenese, Francesco Tosi. Il primo cittadino ha sollecitando un impegno dei parlamentari destinatari della lettera, per la costituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, trucidato con nove colpi di pistola, la sera del 5 settembre 2010. Per l’omicidio di Angelo Vassallo ancora nessun colpevole è stato assicurato alla giustizia. “A nome dei cittadini che rappresento – scrive Tosi, rivolgendosi ai parlamentari – vi chiedo di fare il possibile perché il Parlamento si assuma la responsabilità di istituire una commissione d’inchiesta sul “caso Vassallo” ed il cui lavoro potrà contribuire a far trionfare la giustizia. Nel caso non riteniate opportuna la mia richiesta – chiarisce il sindaco che pochi mesi fa, ha conferito la cittadinanza onoraria al presidente della Fondazione Vassallo nonché fratello di Angelo, Dario Vassallo – sarei lieto di conoscerne anche la motivazione”. Una proposta importante quella che arriva dal sindaco di Fiorano Modenese dunque, che chiede con forza allo Stato, di contribuire ad aiutare la Magistratura che indaga sull’omicidio Vassallo, a fare luce sull’assassinio del sindaco pescatore. Proposta, quella dell’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta, avanzata più volte anche dal questore della Camera dei Deputati ed ex presidente della Provincia di Salerno, Edmondo Cirielli. “La vicenda di Angelo Vassallo – racconta Tosi – non è relegata solo ad una regione d’Italia, ma è la storia dell’umanità e l’eterna lotta tra la giustizia ed il male. Tra l’altro – racconta il primo cittadino di Fiorano, facendo riferimento al presidente della Fondazione – Dario è un mio concittadino onorario e ciò impegna ancor di più tutti noi ad appoggiare la sua battaglia per la ricerca della verità sulla morte del fratello. Uccidere un sindaco significa colpire al cuore lo Stato e l’intera comunità – dice. – Trovo incomprensibile – chiosa Tosi – che il Parlamento non faccia la propria parte su questa vicenda. Angelo Vassallo – tuona il sindaco emiliano – è stato lasciato solo ed oggi, dopo la sua morte, grazie all’impegno della Fondazione, in tutta Italia sono migliaia le persone che chiedono che venga fatta giustizia su una vicenda davanti alla quale non si può restare indifferenti”.




Vassallo e Delli Bovi, i casi irrisolti Le inchieste del Palazzo ancora ferme

Andrea Pellegrino

Se la vicenda Vassallo attira, ancora e fortunatamente, l’attenzione di politica e società, nel dimenticatoio è finito l’attentato al giovane avvocato Giampiero Delli Bovi. Sono i casi irrisolti del 2018. All’appello mancano l’assassino del sindaco pescatore e il responsabile della consegna del pacco bomba costato le mani a Delli Bovi a Montecorvino. Due casi di cronaca che restano senza colpevoli, accomunati probabilmente da moventi quasi simili e da una fretta iniziale di marchiare una pista: quella camorristica per Vassallo e quella politica per Delli Bovi. Il 2019, probabilmente, farà luce sui due casi, soprattutto sull’omicidio Vassallo dove le ultime indagini hanno tracciato una nuova strada. Poi ci sono tutte le inchieste che riguardano Palazzo di Città e la politica nel suo complesso. Tralasciando i processi in corso (resta in piedi quello sulla variante ai lavori di piazza della Libertà ed un eventuale appello al processo Crescent), di alcuni casi si sono persi attualmente le tracce. Il primo, restando in area Santa Teresa, riguarda la deviazione del torrente Fusandola e gli annessi atti che hanno consentito i lavori. S’attendono anche sviluppi sul compostaggio di Salerno, finito sotto i riflettori dell’Anac e poi della Procura di Salerno. In passato sarebbero state ascoltate anche alcune persone informate sui fatti ma allo stato non c’è nessuno sviluppo. Lo stesso vale per l’inchiesta sul restyling del Palazzo delle Poste Centrali, divenuto oggi condominio privato a tutti gli effetti. Era fine dicembre – di due anni fa – quando le forze dell’ordine bussarono a diversi uffici di Palazzo di Città acquisendo atti relativi ai mercatini di Natale (furono anche sospesi all’epoca) ma soprattutto agli affidamenti alle coop con riferimento ai lotti per il verde pubblico e alla manutenzione. Anche in questo caso la Procura sentì diverse persone, tra cui alcuni consiglieri comunali d’opposizione. Ma da allora nessuna notizia. Naturalmente le indagini sono ancora in corso e probabilmente si chiuderanno – almeno pare di loro – durante il prossimo anno.

LE FONDERIE PISANO

Capitolo a sé merita la lunga e complessa vicenda relativa allo stabilimento di Fratte, palleggiata tra Regione Campania, Tar e giustizia penale. Il tutto mentre s’attende l’annunciata ma mai concretizzata delocalizzazione. Le barricate dei comuni, a partire da Buccino, avrebbero rallentato sicuramente il processo, seppur l’ammontare di ricorsi faccia pensare che la volontà della proprietà non sia proprio quella di lasciare Fratte. Al momento c’è un processo in corso, nel quale – dopo accese polemiche – si è costituito parte civile anche il Comune di Salerno, oltre che il Ministero dell’Ambiente.

IL CASO IDEAL STANDARD

E a proposito di ambiente, a quanto pare l’inchiesta sui rifiuti (eternit in particolare) interrati all’epoca della chiusura dello stabilimento, è stata archiviata. I terreni sono di un altro proprietario che avrebbe trasformato lo storico stabilimento in un’azienda di logistica. Intanto la lista di ammalati e, purtroppo, di deceduti è sempre più lunga tra gli ex operai della Ideal Standard, alcuni dei quali attendono ancora il giusto indennizzo.




Otto anni fa l’omicidio di Vassallo L’assassino è ancora libero

Erika Noschese

Erano le 22.15 del 5 settembre 2010 quando Angelo Vassallo, il sindaco pescatore, viene ucciso in quello che sembra essere un attentato di stampo camorristico. L’allora primo cittadino di Pollica era a bordo della sua automobile e stava rincasando a casa quando viene raggiunto da 9 colpi di pistola, sette andati a segno. Ad oggi, tanti indizi, tante piste seguite ma nessun colpevole. Nonostante sia trascorsi ben otto anni, anche la matrice dell’attentato sembra essere ignota ma fin da subito, gli inquirenti hanno seguito la pista dell’attentato camorristico. Il sindaco pescatore, infatti, nel corso della sua lunga attività politica, con il partito democratico, si era opposto a pratiche illegali, sempre pronto a tutelare l’ambiente. Sempre pronto a rendere libera la sua terra. Sempre pronto a difendere i suoi concittadini. Per la camorra, infatti, Angelo Vassallo era un ostacolo per il commercio illegale di droga nel porto locale. Quello stesso porto, oggi, a lui dedicato, dopo il via libera della prefettura e degli enti competenti. Le indagini. Nel 2015, ancora nessun colpevole. Nel registro degli indagati viene iscritto Bruno Humerto Damiani, meglio conosciuto come il Brasiliano. Un solo nome, per un omicidio che stava per essere archiviato, nel gennaio 2018. Nel frattempo, le indagini proseguono e nel mese di agosto 2017, la Procura di Salerno affida ai carabinieri del Ris l’incarico di effettuare il test del dna su 94 persone, tutte residenti ad Acciaroli, tra conoscenti del sindaco e “possessori” di una calibro 9 Ed è proprio il test del Dna che scagliona il Brasiliano. Le indagini proseguono, la pista cambia. Così, nel luglio 2018, il pm Leonardo Colamonici notifica un avviso di garanzia per rendere interrogatorio da indagato per l’omicidio a Lazzaro Cioffi, carabiniere colluso con il clan Caivano per averne protetto le attività di narcotraffico . Cioffi dal 1991 fino a pochi mesi fa (quando è stato arrestato) ha lavorato nel nucleo investigativo di Castello di Cisterna. Quindi ne faceva parte anche il 5 settembre del 2010. Un testimone avrebbe infatti reso nota la sua presenza ad Acciaroli, durante l’estate del 2010, proprio nei giorni in cui veniva ucciso Angelo Vassallo. Otto anni dopo l’omicidio, il carabiniere, entra come indagato nell’inchiesta sul delitto. Per Cioffi, l’ipotesi d’accusa è tra le più gravi: concorso in omicidio aggravato dal metodo mafioso, senza alcun riferimento a presunti complici né al movente. Una pista, quella del carabiniere Lazzaro Cioffi, accantonata fino a quando non emergono le presunte “coperture”che il brigadiere avrebbe garantito a Fucito, ragion per cui, in coordinamento, riprendono le indagini da parte delle procure di Napoli e Salerno che ascoltano nuovamente il testimone. Il volto e il nome dell’assassino/assassini di Angelo Vassallo ancora sono avvolti dal mistero. Ma, a distanza di otto anni dall’omicidio del sindaco di Pollica, la Procura di Salerno lascia una porta aperta e apre un nuovo fascicolo con una pista precisa sullo spaccio di droga. La nuova pista che seguono gli inquirenti è legata alla droga, dopo un’inchiesta che coinvolge un carabiniere accusato di favorire un clan della camorra in contatto con i narcos colombiani e con molte amicizie ad Acciaroli. Ad oggi, però tutto è avvolto nel mistero. Otto anni dopo. Ad oggi, nessuna novità, nessuna pista certa. Il responsabile della morte del sindaco è ancora a piede libero. La famiglia chiede giustizia. Nessuna verità è emersa, se non la volontà di un sindaco, disposto a morire pur di tutelare la sua terra. Angelo è morto per evitare che la camorra si impadronisse della sua terra. Una morte che, dopo otto anni, è ancora senza un volto.

Ma il figlio Antonio è amareggiato

«Pollica vuole scoprire la verità». Lo dichiara Antonio Vassallo, il figlio del sindaco pescatore. «Sono molto amareggiato – aggiunge Antonio – perché siamo ancora qui a parlare senza però conoscere i colpevoli. Stiamo cercando sempre di avere la stessa fiducia però naturalmente sono otto anni, e sono tanti, ma noi stiamo cercando sempre questo benedetto giorno che arriva in cui ci diranno finalmente la verità». Pollica ricorda Angelo Vassallo dedicando a lui il porto, quello stesso porto tanto voluto dal sindaco pescatore: «Lui è stato uno degli architetti – ha poi aggiunto il figlio di Angelo Vassallo – nel senso che è stato lui che ha deciso come doveva essere organizzato». Una bella risposta da parte dei cittadini per ricordare, con affetto e malinconia, il sindaco pescatore. L’intitolazione, autorizzata già nel 2013 dal Ministero competente, è stata posticipata a conclusione dei lavori del porto che è stata una delle priorità del lavoro di amministratore di Angelo Vassallo. Il cinque settembre alle 20 dopo la messa, come ha ricordato l’attuale primo cittadino, Stefano Pisani, verrà scoperta la targa con due obiettivi . Ricordare la figura, l’impegno e la dedizione per il suo territorio di Angelo Vassallo , ma anche ribadire che bisogna continuare a cercare la verità ea scoprire chi lo ha ucciso e perché. Tra i presenti il vice governatore della Regione Campania, Fulvio Buonavitacola, e Franco Roberti, assessore regionale alla sicurezza, in occasione della manifestazione “Quando la memoria diventa speranza”.




«Occorre soffermarsi sulla candidatura più che sul risultato»

«Mi soffermerei sulla candidatura più che sul risultato e sarebbe il caso che si assumessero le responsabilità coloro che l’hanno voluta soprattutto in una circostanza delicata dal punto di vista politico che riguardava in particolare il centro sinistra». A commentare la sconfitta di Franco Alfieri nel Cilento è Antonio Vassallo, figlio di Angelo, il sindaco pescatore ucciso 2010. «Dovevano fare una scelta attenta e pur se molti in quella notte, all’interno della segreteria erano in disaccordo, come Matteo Orfini, che come già nel 2015 manifestò contrarietà, non hanno, e mi riferisco al segretario nazionale insieme alla segreteria regionale e al governatore, ascoltato i consigli buoni di alcuni democratici», ha detto ancora Antonio Vassallo che nelle scorse settimane è sceso in campo per attaccare la candidatura dem di Franco Alfieri. Inaspettatamente, l’ex capo staff del governatore De Luca è stato battuto dalla forzista Marzia Ferraioli, e dalla candidata pentastellata Alessia D’Alessandro. «Se il candidato del collegio Alfieri prende pochi voti ad Agropoli che è stata sempre definita la sua roccaforte politica, significa che nel corso degli anni c’è stato qualcosa che non è andato bene», conclude Vassallo che all’ex sindaco aveva chiesto di togliere il nome del padre da tutti i circoli del partito democratico presenti nel Cilento. (er.no)




Valiante: «Mattarella si occuperà del caso Vassallo»

Andrea Pellegrino

Mattarella si occuperà del caso Vassallo. La comunicazione arriva dal deputato uscente Simone Valiante, promotore – insieme ad altri parlamentari – dell’appello al Capo dello Stato. Ieri la telefonata dal Quirinale che ha annunciato l’intenzione di Sergio Mattarella di seguire la vicenda. «Ho ricevuto la graditissima telefonata del consigliere per la giustizia del Presidente, dottor Erbani – dice l’onorevole Valiante – che ha voluto personalmente comunicarmi un immediato e diretto intervento. Il Presidente Mattarella ha voluto, inoltre, per mio tramite far pervenire alla famiglia Vassallo il totale ed incondizionato sostegno, rassicurando, che per quanto possibile ed ovviamente nelle Sue competenze, continuerà a seguire personalmente la vicenda, resa particolarmente complessa anche dalle note difficoltà, confermate a più livelli, che hanno interessato la prima fase dell’attività investigativa». «Ringrazio di cuore – prosegue Valiante – il presidente Mattarella che con lo straordinario e ben noto senso delle istituzioni oltre che la sua grande sensibilità, si è subito attivato e mobilitato, dando pieno e totale sostegno alla ricerca della verità!. La ricerca della verità di un assassinio così atroce che ha interessato un uomo delle istituzioni, tra l’altro, non è una prerogativa della famiglia Vassallo, ma di ogni comunità civile e democratica».




«Perchè Alfieri continua a mentire sulle lettere ricevute da Angelo?»

di Brigida Vicinanza

Angelo Vassallo non fu mai ascoltato da Franco Alfieri. E oggi, a “condannare il candidato in quota Pd alle politiche del 4 marzo, ci penseranno i cittadini”. Parola del Movimento 5 stelle. Ma non solo. Dario Vassallo, il presidente della fondazione Angelo Vassallo sindaco pescatore, punta il dito contro l’ex assessore ai lavori pubblici della Provincia di Salerno, che avrebbe dichiarato di non aver mai letto le lettere di denuncia di Angelo Vassallo, nonostante gli siano state puntualmente recapitate. “Il signor Franco Alfieri, durante questi oltre sette anni che sono intercorsi dall’uccisione di Angelo Vassallo, ha sempre dichiarato pubblicamente di non aver ricevuto o di non aver letto le denunce di nostro fratello – ha sottolineato Dario Vassallo – le lettere che presenteremo dimostrano il contrario e certificano che qualcuno in questi anni non ha detto la verità”. Ma Vassallo vuole andare fino in fondo, e si appella proprio ad Alfieri: “Come mai dice di non aver visto le suddette lettere? Questa grave affermazione è stata sostenuta solo pubblicamente o è stata detta anche agli inquirenti che indagano sull’uccisione di Angelo? Inoltre, partendo dal presupposto che il Segretario del Partito Democratico può candidare chi vuole e quindi anche il signor Franco Alfieri, sorge una domanda: come mai 470 amministratori del Cilento e Vallo di Diano hanno sottoscritto la sua candidatura?”. Ma sulla candidatura di Alfieri, Vassallo chiede un controllo specifico e una maggiore chiarezza: “Ognuno può sottoscrivere ciò che ritiene più opportuno, ma noi chiediamo che dopo il 4 marzo intervenga la Commissione Antimafia per accertare i nominativi di questo elenco e sapere a che titolo essi hanno sottoscritto questa candidatura e quali sono le loro motivazioni”. E dal Movimento 5 stelle arriva l’accusa di Tofalo e Cammarano: “Finalmente possiamo documentare che durante gli anni in cui Angelo Vassallo si batteva, a nome dei suoi concittadini, per il rilancio della sua terra e per far ripartire opere infrastrutturali necessarie e inspiegabilmente ferme, l’allora amministratore provinciale Franco Alfieri non riteneva opportuno neppure leggere le richieste e le denunce che, con puntualità e frequenza, gli venivano recapitate dall’allora sindaco di Pollica. Ed è vergognoso che oggi, di fronte alle lettere, rese pubbliche dal figlio Antonio, con le quali Angelo Vassallo interrogava Alfieri sul perché lavori pubblici come quelli della ultimazione della strada Gelso-Casalvelino fossero ferme al palo, Alfieri risponda di non aver ricevuto mai nulla. Delle due l’una, o c’è malafede o siamo di fronte alla negligenza e all’incapacità tipiche di amministratori espressione di quello stesso partito che oggi spinge la volata dell’uomo più vicino a De Luca verso il Parlamento”. Queste le dure parole del deputato e del consigliere regionale pentastellati, che adesso richiamano alla riflessione i cittadini che andranno a votare: “Vassallo – sottolineano Tofalo e Cammarano – non è stato soltanto un uomo coraggioso, ma soprattutto un amministratore coscienzioso. Un uomo che pretendeva risposte di fronte all’ignavia degli amministratori cresciuti a pane e clientela come Alfieri, su cui già pesa una condanna della Corte dei Conti per danno erariale e che solo la prescrizione l’ha salvato da un inchiesta che ha fatto luce su episodi di corruzione e gare truccate in Provincia di Salerno. Uomini come Alfieri non saranno più candidati dal giorno in cui sarà in vigore la legge proposta dal Movimento 5 Stelle, che prevede la decadenza della prescrizione dopo il rinvio a giudizio. Se non ci sono riusciti i giudici a mettere fuori gioco Alfieri, ci penseranno i cittadini il prossimo 4 marzo».




Strade fantasma, Alfieri sapeva tutto I Vassallo: «Ecco le lettere di Angelo»

Andrea Pellegrino

Alfieri sapeva tutto. Vassallo aveva inviato fiumi di lettere all’assessorato provinciale ai lavori pubblici, retto proprio da Franco Alfieri. Alcune note sono indirizzate proprio all’ex sindaco. La vicenda è quella che fece scattare l’inchiesta «Ghost road» che portò all’arresto di tecnici provinciali ed imprenditori. Strade fantasma, appunto. Quella più nota Celso – Casalvelino. Il 2 dicembre del 2008 Vassallo è anche consigliere provinciale. All’architetto Angelo Cavaliere (dirigente provinciale) chiede spiegazioni e parla di omissioni. S’arrabbia e scrive: «Non mi sorprende il vostro atteggiamento di noncuranza e menefreghismo nei confronti di un consigliere provinciale e di un sin- daco del territorio». A gennaio scatta la diffida. E’ inviata anche all’assessore provinciale ai lavori pubblici. «In caso di mancato ri- scontro sarà interessata la Procura della Repubblica». E così è stato, con il successivo avvio dell’inda- gine. Ma Vassallo prosegue la sua battaglia a Palazzo Sant’Agostino. A marzo chiede che il geometra Franco Fezza venga attribuito ad altro incarico. Nello stesso giorno, sempre informando l’allora assessore, chiede se «lo stato di fatto coincida con la fase progettuale della strada». Nello stesso giorno denuncia il rifiuto al rilascio delle relazioni richieste in qualità di sindaco e di consigliere provinciale. A maggio la richiesta di una indagine interna con un sollecito a settembre: «Alla data odierna (25 settembre 2009) non risulta alcuni riscontro, si richiese ancora una volta lo stato della pratica e i provvedimenti assunti». Solo pochi mesi prima dell’uccisione, il sin- daco pescatore venne ascoltato dagli inquirenti. Le lettere erano state acquisite dall’amministrazione provinciale, passata intanto sotto la guida Cirielli che istituì anche una commissione d’inchiesta interna. Le lettere sono state rese note ieri pomeriggio da Dario e Massimo Vassallo della “Fondazione Angelo Vassallo” e sono rivolte «agli amministratori che hanno sostenuto la candidatura con il Pd (alla Camera) di Franco Alfieri». «Loro – si chiedono – hanno letto le lettere?». Oggi il processo «Ghost road» è ancora in corso. Alfieri sarà indagato e poi imputato in un processo “costola” di «Ghost road», quello conosciuto come il “Due Torri bis”. Qui si è costituita parte civile la “Fondazione Angelo Vassallo” ma per Alfieri è scattata la prescrizione.




In marcia per Angelo Vassallo Bassolino: «Un dovere esserci»

Andrea Pellegrino

«Con Angelo abbiamo lavorato insieme per realizzare e valorizzare il Porto». Antonio Bassolino, già governatore della Campania, oggi vuole essere a Pollica oggi per la “Marcia per Angelo”. «Andare lì – dice – è un dovere politico e civile. Sono passati anni e non dobbiamo rassegnarci: ci deve essere verità e giustizia per Angelo». Per Bassolino, «Angelo è stato un ottimo amministratore e una bella persona. La marcia inizia dal porto e tutti e due abbiamo lavorato intensa- mente per farlo e dargli valore e importanza. Tra di noi si era costruito anche un rapporto umano oltre che politico e istituzionale e i rapporti umani contano e purtroppo oggi nella politica attuale spesso non esistono più». Poi il ricordo della tragedia: «Quando è stato ucciso ero sul Brenta, nelle Dolomiti, e quando ho visto il messaggio di mia moglie per me è stato un dolore terribile. Mi sono precipitato subito a Pollica, a casa sua, per abbracciare la moglie». La marcia partirà alle ore 14,30 e si chiederà che la giusti- zia continui a ricercare gli assassini del sindaco pescatore». «Sono convinto che saremo in tanti – dice Dario Vassallo – Questo è un momento importante non solo per il Cilento ma per tutto il Paese. Con- fido in una nutrita presenza per di- mostrare affetto ad Angelo e testimoniare che tutti insieme non ci fermeremo mai , fino a quando chi ha ucciso il sindaco di Pollica, non sarà assicurato alla giustizia e alle patrie galere». In Emilia Romagna, intanto, sono i consiglieri regionali del Partito democratico i promotori di una risoluzione che invita la Giunta a sostenere e diffondere l’appello lanciato dalla Fondazione e dalla famiglia di Vassallo, “perché lo Stato non rinunci a cercare esecutori e mandanti”. «Angelo Vassallo è un esempio di amministratore che ha operato per la legalità e la valorizzazione del territorio – scrivono i consiglieri dem – professando il rispetto dell’ambiente e delle regole e molti ragazzi della nostra regione si sono avvicinati a percorsi di impegno e di partecipazione civica anche grazie alla sua storia». Annuncia la sua presenza anche Angelo Tofalo, deputato uscente del Movimento 5 Stelle: «Vassallo deve cominciare essere ricordato per la sua vita, per l’impegno che ha profuso nell’anteporre il cittadino al politico, mettendo al centro di tutto l’interesse della gente. Ha pagato con la vita per essersi prodigato per un sol fine: la rinascita di una costa meravigliosa, finita nel mirino di affaristi del cemento e alla mercé di una rete di piccoli spacciatori al soldo dei clan. Oggi tutti noi, politici, cittadini, professionisti, abbiamo il dovere di non rendere vano il suo sacrificio. Vassallo ha tracciato un solco ed è lungo quel solco che deve proseguire l’opera di tutti. Non mi interessano le polemiche, né vorrei che si strumentalizzasse una figura come quella di Vassallo in questa fase di campagna elettorale. Sarò alla manifestazione, ma la mia presenza sarà da comune cittadino che tanto ha imparato dall’esempio di un uomo come Angelo Vassallo».




Vassallo, circoli da Salerno a Milano. Il figlio: «Perché Renzi non risponde?»

di Andrea Pellegrino

Da Salerno a Milano. Sono numerosi i circoli del Partito democratico dedicati ad Angelo Vassallo. Gli stessi che ora il figlio del sindaco pescatore barbaramente ucciso vuole perdano il nome del padre. Una presa di posizione netta dopo le scelte di Renzi in Campania. Ma soprattutto dopo la candidatura di Franco Alfieri. Nelle settimane scorse era stato anche Dario, fratello di Angelo, a lanciare l’appello ai vertici del Partito democratico, fino ad invitarli il 10 febbraio alla marcia a Pollica. Ma nessuna mano tesa è giunta dal Nazareno. Anzi, la candidatura di Alfieri avrebbe certificato la volontà del segretario nazionale di «perdere la famiglia Vassallo» per recuperare voti (con Alfieri) sul territorio cilentano. Eppure il Pd negli ultimi anni ha più volte issato la bandiera di Angelo Vassallo come segno di legalità e come simbolo chiave dello stesso partito. Con parole durissime, Vassallo junior ha chiesto al Pd di cambiare il nome delle sedi di partito intitolate al padre e nonostante ciò dichiara ancora: «Non ho ricevuto nessuna risposta». Il post del figlio del ‘sindaco pescatore’, il cui omicidio non ha ancora colpevoli (voci insistenti parlano di una possibile archiviazione delle indagini), ha raccolto finora centinaia di condivisioni e commenti solidali su Facebook. “Mi fa piacere che tanti condividano il mio pensiero”, dice l’interessato. Alfieri, dalla sua, tira dritto: «Respiro nell’aria un entusiasmo contagioso, il desiderio di un’unica grande comunità che vuole trovare nell’unione la forza e la speranza del cambiamento, perché lo merita la nostra terra, perché lo meritano i nostri giovani!». «Dopo l’inaugurazione di Agropoli – prosegue l’ex sindaco – ho incamerato un altro pieno di energia a Vallo della Lucania. Grazie di cuore a tutti voi, cittadini, amministratori locali, amici di partito, a tutti coloro che hanno visto e vedono in me una persona in grado di poter far valere le ragioni di un territorio, il Cilento, il Vallo di Diano e gli Alburni, senza alcuna sorta di campanilismo. La mia campagna elettorale sarà fatta senza rancori, senza attacchi, non per dividere ma per unire, non per distruggere ma per costruire, con grande senso di responsabilità per la gente e tra la gente. E lo farò in tutti i novantasei comuni del Collegio dove andrò in queste settimane. Sarà una sfida difficile e impegnativa, ma io non sono solo. La vostra presenza di oggi è stata l’ennesima testimonianza. Insieme ce la faremo».