Viaggio a Miami a spese dell’Authority, Andrea Annunziata sospeso dalla carica La Procura di Catania indaga per peculato

di Andrea Pellegrino

Nuovi guai per Andrea Annunziata. L’ex presidente dell’Autorità portuale di Salerno, già sottosegretario ai trasporti e già sindaco di San Marzano sul Sarno, è stato sospeso, in via cautelare, dalla guida dell’Authority della Sicilia Orientale. Annunziata è finito al centro di un’inchiesta della Procura di Catania: è indagato per peculato per un viaggio compiuto a Miami. Le indagini, svolte dalla Capitaneria di Porto di Catania, hanno acceso i riflettori su alcune spese. Tra le altre accuse mosse ad Annunziata anche il falso materiale ed ideologico in atto pubblico e abuso di ufficio. Il provvedimento di sospensione, emesso dal Gip di Catania, è di nove mesi. Dalle indagini – secondo quanto riportato dalla Gazzetta augustana – della Capitaneria di porto di Catania sarebbe emerso che il presidente dell’Autorità di sistema portuale Augusta-Catania avrebbe “ripetutamente utilizzato a fini personali i fondi” dell’Ente tramite “falsi mandati di pagamento” per “rimborso spese e trasferte” per complessivi 27 mila euro, somma per cui è stato disposto il sequestro. Secondo la Procura sarebbero stati “indebitamente emessi a favore del presidente e di persone estranee all’Ente Portuale che avrebbero partecipato, senza averne alcun titolo, a trasferte in Florida”. Nei mesi scorsi l’operato di Andrea Annunziata era stato censurato anche all’autorità anticorruzione. Il caso era arrivato anche in parlamento grazie ad una interrogazione dei Movimento 5 Stelle che denunciava affidamenti, progetti, realizzazioni di nuovi approdi e il licenziamento di un ingegnere. La stessa Anac aveva già contestato ad Annunziata i troppi incarichi affidati quando era a capo dell’Autorità portuale di Salerno.




Annunziata verso il porto siciliano, a Spirito compenso da 230mila euro

 

di Andrea Pellegrino

Andrea Annunziata ad un passo dalla presidenza dell’Autorità di sistema portuale della Sicilia orientale (Catania e Augusta). Da Salerno, l’ex sottosegretario approda in Sicilia e, dopo un tira e molla con la Regione, è arrivato il via libera del Senato. Ora toccherà alla Camera dei Deputati il 28 marzo, per l’ultima consultazione parlamentare a cui seguirà in pochi giorni, in caso di parere favorevole, il decreto di nomina del ministro dei Trasporti Graziano Delrio. Andrea Annunziata è stato a capo dell’Autorità Portuale di Salerno fino all’accorpamento con i porti di Napoli e Castellammare e la nomina di Pietro Spirito a commissario. Inizialmente ha creduto di poter prendere le redini della nuova autorità portuale “Mar Tirreno”, poi le sua chance sono crollate alla fine dell’anno scorso. Intanto a Napoli il commissario si è scelto il suo stipendio. Una cifra da capogiro: 170mila euro, quale parte retributiva fissa, più 60mila euro quale parte retributiva variabile, legata agli obiettivi che saranno stabiliti annualmente mediante specifica direttiva del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. Insomma se Spirito lavorerà bene si porterà a casa 230mila euro. Il doppio circa dello stipendio del presidente del Consiglio dei Ministri italiano. Molto più modesti i compensi dei componenti del Comitato di gestione, tra cui il salernitano Nino Criscuolo. Per loro 30 euro, al lordo dei contributi previdenziali, per ogni seduta giornaliera.

 




Porta Ovest, le Autostrade rivendicano il diritto di superficie

 

di Andrea Pellegrino

Porta Ovest “scivola” sul diritto di superficie delle Autostrade Meridionali. Oltre ai guai giudiziari e agli intoppi tecnici, il cantiere di Porta Ovest deve fare i conti anche con la società autostrade. Infatti a quanto pare i vertici avrebbero presentato il conto, dapprima all’autorità portuale di Salerno, presieduta da Andrea Annunziata, ed ora a quella unica “Mar Tirreno” del commissario Pietro Spirito. Le Autostrade rivendicherebbero un diritto di superficie dove stanno sorgendo i tunnel di collegamento mare – monti. In pratica è il tratto che si trova al di sotto del ponte della Salerno – Napoli, nei pressi dell’incrocio per il Castello Arechi. Secondo indiscrezioni il conto sarebbe davvero salato: si parlerebbe, infatti, di milioni di euro che l’autorità portuale dovrà sborsare per sbloccare l’opera. Il paradosso vede il medesimo Ministero protagonista della vicenda. Sia l’Autorità portuale che le Autostrade fanno capo infatti al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, interrogato, dunque, da entrambe le parti che rivendicano le proprie iniziative. L’Autorità portuale, infatti, avrebbe contestato, oltre il calcolo, anche la legittimità della richiesta, considerate le metrature in altezza. L’Autostrada, invece, incalzerebbe con le richieste. Tra l’altro tra la società e l’ente portuale sull’intervento Porta Ovest i contrasti non sono mai mancati. Fin dal parere negativo reso proprio dall’ufficio tecnico della società autostradale. Ora l’inghippo potrebbe essere di non poco conto, considerati anche gli altri problemi legati al cantiere che è finito anche sotto la lente d’ingrandimento della Procura della Repubblica di Salerno. Per non perdere il finanziamento europeo, tra l’altro, l’opera dovrà terminare entro il 2018. Al momento si lavora, con operai dimezzati e solo per la messa in sicurezza.

 




L’Autorità Portuale e la Torre che non c’è più «Vogliamo chiarezza su ultimo atto di Annunziata»

di Andrea Pellegrino

«Si faccia chiarezza sugli ultimi atti compiuti dall’autorità portuale di Salerno in merito alla realizzazione della Torre T2». Rincarano la dose Italia Nostra e No Crescent che chiedono chiarimenti su quanto prodotto da Andrea Annunziata con un recente provvedimento. «L’Autorità Portuale ha incredibilmente manifestato la volontà di voler proseguire i lavori della sede della Torre T2 (tagliata dal soprintendente Miccio, all’atto della nuova autorizzazione paesaggistica, ndr) – spiega Vincenzo Strianese – nell’atto si legge testualmente: “si è proposto di ratificare l’incarico in oggetto al R.T. Studio Società di Ingegneria S.r.l. Studio KR e associati per il riconoscimento economico delle competenze professionali relative alla redazione: del progetto esecutivo delle opere di completamento della Torre (finalizzate alla congruenza rispetto al permesso di costruire), dell’aggiornamento del progetto strutturale esecutivo dell’edificio torre e del parcheggio (adeguato alle richieste d’integrazione del Genio Civile di Salerno del Maggio 2014)». Di fatto si evince inoltre «che l’Autorità Portuale, non ha alcuna intenzione di cedere le aree richieste dal comune con la nota del 27.03.2005 e destinate a standard. Che la detta Autorità intende perseguire i lavori aggiudicati con delibera presidenziale del 21.11.2012, dall’impresa “Russo Costruzioni S.a.s…” di cui al contratto d’appalto e alla data di consegna del cantiere del 21.01.2013”, con previsione di spesa di ingenti risorse pubbliche».




Scioglimento Battipaglia. Ecco perché il Tar ha respinto il ricorso

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. Battipaglia resta terra di camorra.

Lo ha praticamente stabilito, una settimana fa, il collegio del Tar del Lazio, respingendo i tre ricorsi contro il decreto di scioglimento del consiglio comunale. In opponendum a quanto decretato nell’aprile del 2014 dall’allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, c’erano l’ex sindaco, Giovanni Santomauro, rappresentato dall’avvocato Andrea Di Lieto, il già dirigente dell’Ufficio tecnico comunale, Pasquale Angione, e l’ex consigliere, Pasquale Tramontano, tutelati dai legali Demetrio Fenucciu e Azzurra Immediata, e i soci di “Etica per il Buon Governo”, timonati da Cecilia Francese, e di “Battipaglia Nostra”, guidati da Carlo Zara, che si sono legalmente affidati a Sara Di Cunzolo.

“Aspettiamo le motivazioni”, avevano dichiarato in molti dieci giorni fa.

Il momento è arrivato, poiché, in anteprima, il quotidiano “Le Cronache” è entrato in possesso della sentenza emanata dal presidente del tribunale amministrativo capitolino, Luigi Tosti, e dall’intero collegio giudicante, composto da Anna Bottiglieri, Ivo Correale e dal relatore Raffaello Sestini.

Pur riconoscendo alla quaestio «una notevolissima complessità ed ampi margini di incertezza», Tosti e i suoi hanno optato per il respingimento dei tre ricorsi.

In barba al presunto difetto dei presupposti necessari a decretare lo scioglimento del Comune di Battipaglia, denunciato dai ricorrenti, i magistrati hanno infatti riconosciuto la sussistenza di tutti e tre i requisiti essenziali per mettere in atto quella che è «una misura di carattere straordinario per fronteggiare un’emergenza straordinaria». A supportare il decreto di Napolitano, dunque, ci sono «un idoneo e sufficiente supporto istruttorio», «veridicità dei fatti posti a fondamento della decisione» e «una giustificazione motivazionale logica, coerente e ragionevole». «Dà adeguatamente conto di fatti storicamente verificatisi e accertati e quindi concreti» la proposta di scioglimento arrivata al Quirinale dal Viminale, basata sulla relazione firmata dall’allora prefetto di Salerno, Gerarda Maria Pantalone, fondata a sua volta sul documento redatto da Rosanna Bonadies, Pasquale Gallo e Marcella Romano, membri della commissione d’accesso che s’insediò a Palazzo di Città nel 2013, all’indomani dell’arresto di Santomauro.

Santomauro-Giovanni-Sindaco

Giovanni Santomauro

Il Tar ha evidenziato una «gestione amministrativa poco lineare, talvolta deviata dal perseguimento dei fini istituzionali dell’Ente» e quindi plausibilmente «non impermeabile a possibili ingerenze da parte della criminalità organizzata».

I giudici amministrativi confermano così «plurime irregolarità di pregiudizievoli cointeressenze degli organi elettivi e dell’apparato burocratico con particolare riguardo ai rapporti di parentela tra alcuni amministratori ed esponenti di ambienti controindicati; ripetute illegittimità nelle procedure poste in essere dall’ente e diffusa illegalità nei vari settori dell’amministrazione comunale, che hanno favorito imprese o soggetti collegati direttamente o indirettamente ad associazioni malavitose; vicende giudiziarie riguardanti alcuni amministratori e dipendenti comunali; sostegno elettorale di esponenti delle locali organizzazioni criminali».
LEGITTIMO SCIOGLIERE DURANTE L’ERA RUFFO. Lo Stato non ha commissariato lo Stato.

Uno dei cardini attorno ai quali ruotavano i tre ricorsi era la «singolare» applicazione dell’articolo 143 del Tuel (Testo Unico degli Enti Locali), che è quello relativo allo scioglimento dei consigli comunali e provinciali per infiltrazione mafiose, nel caso Battipaglia. All’ombra del Castelluccio, infatti, il consiglio comunale, già venuto meno nel 2013 sulla base dell’articolo 141, che prevede lo scioglimento pure nei casi in cui la maggioranza dell’assise consiliare rassegni le proprie dimissioni, è stato sciolto nuovamente, in quel caso sulla scorta del 143, nel 2014 quando lo scranno di primo cittadino era già occupato da un commissario prefettizio, che era Mario Rosario Ruffo.

«Doglianze non fondate», sentenzia il Tar, giacché il 143, al comma 13, spiega che «si fa luogo comunque allo scioglimento degli organi, ancorché ricorrano le situazioni previste dal 141».

«Le due misure – proseguono, poi, Tosti e i suoi – rispondono a fattispecie ed a finalità diverse, e solo il con il decreto del Presidente della Repubblica del 19 giugno 2013 è stato decretato lo scioglimento del consiglio comunale, con conseguente nomina di un commissario straordinario, mentre con il secondo decreto, oggi impugnato, l’amministrazione si è limitata ad affidare la gestione del Comune di Battipaglia, per 18 mesi, ad una commissione straordinaria». La relazione ministeriale, d’altronde, afferma che « sebbene il processo di ripristino della legalità nell’attività del comune sia già iniziato da alcuni mesi attraverso la gestione provvisoria dell’ente affidata al commissario straordinario, si ritiene, comunque, necessaria la nomina della commissione straordinaria per scongiurare il pericolo che la capacità pervasiva delle organizzazioni criminali possa di nuovo esprimersi in occasione delle prossime consultazioni amministrative».

Dunque, non sarebbe stato leso alcun diritto democratico, giacché l’annullamento delle elezioni 2014 sarebbe servito solo a salvaguardare Battipaglia da ulteriori rischi di infiltrazioni. In altre parole, il Tar fa capire che, sì, Battipaglia è terra di camorra.

L'arresto di Santomauro

L’arresto di Santomauro




Porta Ovest, Annunziata: «L’Ue non tiene il passo, rischiamo lo stop»

di Francesco Carriero

Sempre più vicino il taglio del nastro del Polo croceristico del Porto di Salerno, ma la struttura che accoglierà i turisti che scenderanno a terra dalle navi da crociera rischia di essere una sorta di cattedrale nel deserto, circondata da grandi opere ferme o minacciate da un imminente stop ai lavori, il cui completamento sembra essere sempre più lontano. Dopo le vicende giudiziarie che hanno portato al fermo delle macchine a Piazza della Liberta e nel cantiere del Crescent, il sindaco Vincenzo De Luca nei giorni scorsi ha espresso preoccupazione per il ritardo nello stanziamento dei fondi da parte della Comunità Europea per il completamento del traforo di porta Ovest, ritardi che metterebbero a rischio il pagamento dell’azienda e di conseguenza il procedere dei lavori. Da gennaio, in poche parole, quando la ditta che movimenta i mezzi di foratura della roccia metterà all’opera oltre 150 operai, il rischio concreto e che anche questa ennesima grande opera rimanga bloccata. Rammarico per lo stato della “primavera urbanistica salernitana” lo esprime anche il presidente dell’Autorità Portuale di Salerno, Andrea Annunziata: «Siamo in dirittura di arrivo – spiega Annunziata – per il finanziamento e il completamento del molo Manfredi e ci auguriamo che tutto venga fatto in tempi rapidi perché il nuovo polo croceristico ha bisogno di una sistemazione complessiva e non di opere incompiute. Sarebbe assurdo che turisti in arrivo da una nave da crociera vedano il molo sistemato e mentre il resto cade a pezzi. Non entro nel merito dei provvedimenti giudiziari, ma mi sembra strano che si proceda con tanta lentezza». E sul rischio di chiusura del cantiere di Porta Ovest, il presidente Annunziata lancia un appello alle istituzioni romane affinché intercedano con l’Unione per sveltire le procedure di finanziamento: «Sembra un assurdo – commenta Annunziata – ma i lavori procedono in maniera così rapida, come abbiamo preteso da contratto, che l’Europa non riesce a seguirci. Il grido d’allarme del sindaco è stato mal interpretato. Il problema reale è finire in tempi rapidi questa opera strategica per Salerno. Da gennaio, opereranno oltre 150 persone, facendo lievitare i costi di realizzazione e per questo la puntualità dei fondi è fondamentale per il pagamento della ditta. I meccanismi burocratici dell’Unione fanno accumulare ritardi anche di 4 mesi per lo stanziamento. Per questo mi voglio appellare agli organi nazionali affinché sensibilizzino l’Unione e si possano accelerare i tempi. Non vorrei vedere più il viadotto Gatto intasato, anzi vorrei non vederlo più, e per trasportare le merci in sicurezza e in tempi rapidi, rispettando l’ambiente, è utile che queste gallerie vengano ultimate entro le scadenze imposte dall’Ue. Noi abbiamo dimostrato di essere più rapidi, ed è questa efficenza che fa grande il nostro porto».




Porta Ovest, «unica opera completata entro il 2015»

di Andrea Pellegrino

Apertura di cantiere blindatissima ieri mattina a via Ligea. L’avvio dei lavori per la realizzazione del mega progetto della Porta Ovest ha avuto il suo battesimo innanzi ad un De Luca super scortato, perfino dalla celere. Paura di una nuova incursione da parte di Iene, Striscia la Notizia o quant’altro cerchi di avvicinare il sindaco – viceministro, finito sotto tiro per la cronica indecisione su quale incarico scegliere. Forse potrebbe essere addirittura acqua passata, viste le sorti del Governo Letta, seppur in politica tutto può succedere e quasi certamente un piano B (al vaglio di Napolitano) per il salvataggio dell’esecutivo nazionale non escluda il prosieguo dell’attività ministeriale di Vincenzo De Luca. Ma tornando al mega cantiere tutto si è svolto il un clima di grande cordialità. Baci, abbracci e complimenti per il primo giorno di lavoro per la realizzazione dell’opera (ed in particolare del II lotto), voluta dall’Autorità Portuale (sin dalla presidenza Bonavitacola), sostenuta dall’amministrazione comunale di Salerno e che ha subito una accelerazione, dice il presidente dell’Authority, Andrea Annunziata, «grazie alla presenza di Vincenzo De Luca al Ministero dei Trasporti e Infrastrutture». L’intervento, per un importo complessivo di 116 milioni di euro, prevede la realizzazione di quattro gallerie, tre svincoli, due viadotti e tre rotatorie. L’obiettivo, secondo la scheda dell’intervento, è trasferire in galleria il traffico pesante sull’asse porto commerciale-autostrada nord, che attualmente impegna il viadotto Gatto, e, dunque, agevolare la viabilità in città. Tempi previsti: due anni esatti, con tanto di ottimismo da parte dell’impresa appaltatrice: «Consegneremo i lavori anche con qualche giorno d’anticipo». Sperando, ha sottolineato, invece, Vincenzo De Luca: «Di non trovare bombe o cose varie». D’altronde essendo un finanziamento europeo per il 2015 l’intervento dovrà essere completato obbligatoriamente. «E’ uno dei cantieri più grandi d’Italia – ha detto il sindaco – che avrà fondamentali ricadute in termini di lavoro, risorse ed economia per il nostro territorio. E’ un’opera gigantesca, fondamentale per non far morire il nostro porto, che è tra i più efficienti in Europa ma che necessita di una più ampia area retroportuale. E sarà un’opera fondamentale anche per la mobilità cittadina e per la vivibilità di alcuni quartieri della città. Questo intervento, unito alla metropolitana, che partirà la prima settimana di novembre, e alla Lungoirno, che sarà ultimata in primavera, rende chiaro il disegno programmatico che abbiamo pensato anni fa per la mobilità nella nostra città. Partiamo con grande orgoglio e con la piena fiducia che l’impresa consegnerà l’opera nei tempi prestabiliti». Infine, confessa De Luca: «Questa sarà l’unica opera che sarà completata per il 2015». Insomma per la Piazza della Libertà, occorrerà attendere ancora parecchio




Annunziata: “Siamo un ente pubblico, non abbiamo bisogno della sdemanializzazione”

«I suoli non sono sdemanalizzati? Vi pare che la Torre dell’Autorità Portuale abbia bisogno di far sdemanializzare i suoli prima di costruire?». Andrea Annunziata, presidente dell’Autorità Portuale torna sul progetto che vede la realizzazione della nuova sede nell’area del Crescent di Santa Teresa, rispondendo agli ultimi interrogativi (e alle ultime segnalazioni) del Comitato No Crescent. «La Torre è pubblica, non è privata. I suoli sono pubblici, dunque, non c’è nulla da sdemanalizzare». Una settimana fa l’incontro al Genio Civile che ha portato degli accorgimenti al progetto che ora potrà tranquillamente, sempre secondo Annunziata, concretizzarsi. Insomma, ribadisce il presidente dell’Authority: «Io ho la necessità di dare una sede ad un ente pubblico, non vedo nulla di strano. Eppure qui a Salerno c’è gente che ha tempo da perdere e si mette a fare i ricorsi. Si fanno problemi sulla Torre che è una cosa pubblica». «Noi – conclude – abbiamo bisogno di una mano da parte di tutti, affinché si risparmino soldi pubblici e si eviti di perdere dei finanziamenti già stanziati. La Torre dell’Autorità, farà risparmiare soldi all’Ente, con una sede di proprietà, ed è finanziata». E sull’altro progetto in cantiere, la Porta Ovest, Annunziata dice: «Si darà più respiro alla città. Il traffico pesante uscirà fuori e ci sarà anche una velocizzazione della consegna merci».
(andpell)




Torre Autorità portuale: nemmeno quei suoli sono sdemanializzati

di Andrea Pellegrino

«Nessuna procedura di sdemanalizzazione per la torre T2». Tradotto, secondo il comitato No Crescent «i suoli dove sorgerà la torre dell’Autorità Portuale sono ancora dello Stato». Questo è uno degli aspetti evidenziati dal Comitato nel suo elenco di problemi legati, oltre al Crescent, anche alla Torre dove dovrebbe sorgere la nuova sede dell’Autorità Portuale. «Il comparto di Santa Teresa – dicono – è sempre più un papocchio che travolge l’ecomostro Crescent, la piazza crollata ed ora anche la torre dell’autorità portuale».
Infatti, «l’agitarsi – proseguono – di questi giorni da parte degli amministratori locali e del presidente dell’Autorità portuale, Andrea Annunziata, per il progetto della «Torre T2», l’edificio che dovrebbe ospitare la sede dell’ente portuale, non dipendeva dalle varianti richieste dal Genio civile».
I fatti hanno un rilievo ben maggiore. Secondo il Comitato: «l’Agenzia del Demanio di Napoli, sollecitata dalle diffide di Italia Nostra e del comitato No Crescent, ha apertamente dichiarato in una nota del 6 agosto che nell’area dove dovrebbe sorgere la «Torre T2» non è stata mai avviata la procedura di sdemanializzazione. “Si conferma che non risulta agli atti”, afferma il dirigente regionale dell’Agenzia Dario Di Girolamo, “la procedura di sclassifica”, iter mai avviato pur se ritenuto necessario dalla legge perché diretto alla nuova classificazione di un’area di natura demaniale. “Nell’attualità”, conclude la nota, “le aree presentano la qualificazione giuridica di beni del Demanio Pubblico dello Stato”».
Il dirigente regionale ha chiesto, quindi, chiarimenti all’Autorità portuale e al Comune di Salerno che, come noto, ha rilasciato il permesso di costruire numero 15/TU per la «Torre T2», fabbricato che rientra organicamente nel sub-comparto 1 denominato “CPS_1” ed è quindi assoggettato alle norme urbanistiche previste sia per enti pubblici che per privati.
«Si vuole costruire – dicono ancora – su un bene demaniale, senza che siano state nemmeno avviate le imprescindibili procedure previste ai sensi dall’articolo 35 del Codice della navigazione. Le gravi anomalie nel procedimento di sdemanializzazione del comparto edilizio hanno già portato all’apertura di un fascicolo penale per falso ideologico nei confronti del sindaco, di dirigenti comunali e di un funzionario della stessa agenzia del demanio di Napoli. Fatti e precedenti che giustificano il nervosismo di questi giorni dei protagonisti del contestato intervento urbanistico. Nel balletto delle competenze anche il Genio civile, investito dalle associazioni sugli aspetti demaniali, ha chiesto all’Agenzia del Demanio i limiti delle proprie funzioni in tema di demanio marittimo. Lo scorso 23 agosto è stato depositato in Procura un corposo esposto con il nuovo carteggio sul demanio, le associazioni hanno chiesto anche il sequestro dei cantieri. Nei prossimi giorni si annunciano nuove iniziative, anche presso organismi governativi vista la chiara incompatibilità della carica di sindaco e della carica di sottosegretario al ministero che si occupa proprio di pubblico demanio».




Autorità Portuale, i lavori al via a fine mese

di Marta Naddei

Dopo otto mesi potrebbero essere avvistate forme di vita sul cantiere della Torre dell’Autorità portuale. Ha avuto buon esito la riunione tecnica tenutasi ieri mattina presso il Genio Civile di Salerno per mettere a punto gli ultimi dettagli e per raccogliere le ultime autorizzazioni per poter dare il via ai lavori, consegnati ufficialmente lo scorso mese di gennaio, della nuova sede dell’Autorità portuale di Salerno presieduta da Andrea Annunziata. L’opera avrebbe dovuto vedere la luce entro 15 mesi dalla consegna dei lavori, ma ad oggi, trascorsa più della metà del tempo, nemmeno una prima pietra della torre è stata posata. In particolare, i funzionari del Genio Civile hanno mosso rilievi tecnici a proposito degli aspetti antisismici strettamente collegati all’intervento previsto. Rilievi che sono stati assorbiti nel progetto definitivo che ora sarà acquisito dalla direzione dei lavori per poi procedere alla definitiva messa in cantiere dell’opera. Dunque, arriva solo a due giorni di distanza l’indiretta replica del Genio Civile alle perplessità mosse dall’associazione ambientalista Italia Nostra e dal comitato No Crescent che avevano parlato di criticità nell’area in cui dovrà essere realizzata la Torre dell’Autorità portuale proprio legate alle perizie di competenza del Genio Civile. Con tutta probabilità anche in questo caso ci sarà un ricorso per tentare di approfondire questi aspetti molto delicati. Anche perché, come appare anche sul sito istituzionale del Comune di Salerno, la struttura Crescent ingloba in sé anche la Torre. «La nuova sede dell’Autorità Portuale di Salerno – si legge nel documento risalente alla consegna dei lavori – sorgerà all’interno della Torre Sud-Ovest del Crescent, in Piazza della Libertà».