Scafati. L’analisi: “Scafati non è città di camorra, ma occorre provarlo”

Di Adriano Falanga

E’ decisamente molto triste ciò che sta avvenendo in queste ore. La sensazione per me che vivo da sempre a Scafati, è che ancora non sia raggiunto il fondo. Perché ogni volta si commette l’errore di aver visto abbastanza, c’è sempre qualcosa o qualcuno che va oltre. Eppure Scafati è una città dalle mille risorse, potrebbe tranquillamente avere più vocazioni e creare assieme sviluppo, turismo, aggregazione. Eppure nessun amministratore è mai riuscito ad andare oltre il proprio orticello rappresentato dal personale interesse elettorale. Non parlo di connivenze, collusioni o illeciti, per questo basta il giudice naturale e l’aula di un tribunale. Ma se è vero che le responsabilità penali saranno appurate dalla magistratura, è certamente ancora più vero che le responsabilità morali di questo scioglimento esistono e possono essere ascrivibili all’intera classe politica. Litigiosa, astiosa, invidiosa, pettegola, mistificatrice, incoerente e arrogante, è così che posso definirla. Qualche settimana fa al Prefetto Vittorio Saladino facevo notare come la prima città dell’agro nocerino, e terzo comune per numero abitanti di tutta la provincia salernitana, fosse da anni sprovvista di rappresentanti istituzionali espressioni del territorio. Intendo deputati e senatori. Scafati non è rappresentata a Roma e a stento si è riusciti ad eleggere un consigliere regionale, quanto pare pure a caro prezzo. Siamo da anni terra di nessuno, facilmente saccheggiata politicamente da esponenti e personaggi di città vicine. Non c’è carattere, non c’è unione di intenti, ma ancora oggi paghiamo lotte fratricide. Basti pensare al Pd, nonostante decine di iscritti e attivisti, nonostante 4 consiglieri comunali, non riesci ad esprimere mai un candidato unitario, che sia il candidato sindaco o un consigliere regionale. Di contro ci sono piccoli comuni dei monti lattari, ad esempio, che esprimono anche due parlamentari. Il problema è di fondo quindi, in una mancata consapevolezza e determinazione degli scafatesi, nella loro perenne spaccatura socio politica. Non siamo riusciti a fare cerchio per evitare la chiusura dell’ospedale, non siamo riusciti a fare rumore per portare a Scafati più forze dell’ordine. Insomma, siamo riusciti a litigare su tutto. E’ per questo motivo che occorre riflettere e prendere atto che bisogna azzerare e ripartire, ma cambiando mentalità, non solo cambiando politici. Amaramente, nonostante le numerose e difficili vicende, realizzo che la politica continua a litigare. La vecchia amministrazione non offre spunti di un sincero mea culpa. Non voglio dire che sia totalmente responsabile, ma quanto meno in qualcosa avrà pure sbagliato, o no? Bisogna fare un bagno di umiltà e ripartire dai propri errori, non dalle altrui mancanze. Prima o poi la città e la sua classe dirigente capirà che bisogna cominciare ad uscire dagli schemi prefissati di paese di provincia, e iniziare a maturare un’ottica più estesa, politicamente e socialmente orientata alle grandi realtà italiani, e perché no, europee. Bisogna capire che la riqualificazione urbana di una città passa per gli investimenti mirati a creare sviluppo, turismo, cultura, imprenditoria. Nuove scuole, nuove strade, nuovi centri di aggregazione, e non solo asfalto e giostrine pubbliche piazzate in giro per i quartieri. La sfida di questa città riparte dallo sviluppo eco sostenibile, dalla sua agricoltura, dai giovani, dall’industria e dalla libera impresa. Ma bisogna prima di tutto cambiare mentalità, e spogliarsi di questa becera arroganza ed egocentrismo politico che ci ha portati all’attuale stato di disagio sociale e urbano. Non ci serve la precarietà, ma la stabilizzazione delle idee e dei progetti. Scafati non è città di camorra, ma occorre dimostrarlo. Occorre smetterla con questo ridicolo teatrino dello scari barile, la gente non è stupida, e odia quando ad ogni evento si dà sempre la colpa a qualcun altro. Perché è ciò che accade ancora oggi. Anche lo scioglimento è responsabilità di altri. Prendiamo invece consapevolezza dei propri errori, e dei propri limiti, e impariamo a confrontarci. La città tutto sommato lo merita.




Si alla tecnologia a scuola, ma con giudizio

E’ giusto che la scuola si adegui alle novità e soprattutto alla vita hi-tech dei giovani studenti, ma secondo un’indagine Ocse (l’Organizzazione internazionale per la cooperazione e lo sviluppo economico) in un rapporto su istruzione e competenze informatiche, Pisa 2012 replicato, sembrerebbe che il computer a scuola è usato scorrettamente, comportando danni all’apprendimento.

Un uso moderato del dispositivo, è quello per ricerche scolastiche e supporto ai compiti, superato il minimo consigliato, lo studente non ne riceve il giusto beneficio.

Ne abbiamo la dimostrazione dai Paesi che hanno investito maggiormente in Ict (Information and Communications Technology) negli ultimi dieci anni, quali: Australia, Gran Bretagna e Paesi nordici e Spagna, dove i giovani hanno gravi carenze nelle materie principali.

La tecnologia potrebbe portare a dei risultati migliori ma richiede preparazione da parte della scuola e di conseguenza del corpo docenti.

Installare nuovi strumenti in un luogo dove vige un insegnamento vecchio stampo, non ha alcun senso.

Usare in modo corretto le tecnologie può valorizzare il lavoro dei buoni insegnanti.

Il ricercatore Eric Charbonnier, esperto presso dell’OCSE Pisa, responsabile per la Francia, afferma che l’uso maggiore di internet durante l’orario scolastico, non necessariamente porta a un miglioramento nelle capacità di utilizzo da parte degli allievi.

Anche Francesco Avvisati, economista Ocse, co-autore dello studio, sostiene che i ragazzi mostrano di avere capacità di navigazione intelligente ma non hanno la capacità di dirigere la propria lettura, essendo selettivi nella navigazione e mirando direttamente all’informazione che cercano.

Secondo gli esperti Ocse, il compito della scuola è guidare i ragazzi mettendo a disposizione

gli strumenti informatici ma anche il tempo per utilizzarli, con un rilevante livello di preparazione degli insegnanti.

 

di Letizia Giugliano




Caldoro: De Luca vince grazie a un sentimento di rivalsa di Salerno contro la decisione dell’antimafia, ai cosentiniani e a De Mita

L’analisi del voto di Stefano Caldoro a Napoli, nella conferenza stampa in corso in questo momento a Napoli.  In sintesi: “Dopo quanto accaduto negli ultimi giorni  (il pronunciamento della commissione antimafia su De Luca impresentabile)  a Salerno  c’è stato un sentimento di rivalsa a difesa del candidato che ha portato 110 mila voti su De Luca su un 1/6 dei seggi campani, quelli della provincia di Salerno, che era una differenza incolmabile pari a 110mila voti. A questo si aggiunge un’operazione di potere con  il 3,5% preso dall’Udc di De Mita e dai cosentiniani a favore di De Luca che, a togliere e a mettere, vale un 7% a mio sfavore. Siamo avanti nella provincia di Napoli, Caserta e Avellino e leggermente in quella di Benevento. Rimarrò in consiglio regionale e farò opposizione in maniera determinata”.




Fonderie, i cittadini s’affidano all’Isde

di Marta Naddei

Rame, zinco, cadmio. Sono solo alcuni dei tredici metalli pesanti di cui si cerca eventuale traccia nel sangue dei cittadini delle zone di Fratte e della Valle dell’Irno. Sono partiti nella giornata di lunedì i primi esami clinici cui hanno deciso di sottoporsi volontariamente alcuni residenti delle aree interessate dalle attività delle Fonderie Pisano: già circa una decina di persone ha deciso di rivolgersi al service messo a disposizione su iniziativa dell’Isde per i prelievi del sangue al fine di effettuare accertamenti atti a scovare eventuali presenze di metalli pesanti nell’organismo delle persone. Si tratta di esami assolutamente volontari a cui i residenti della zona hanno deciso di sottoporsi, pagandoli di tasca propria (seppur con agevolazioni ottenute tramite una convenzione): si procederà a scaglioni fino ad ottenere dei dati utili e completi che potranno dire se effettivamente nel sangue di chi vive nelle zone vicine alle Fonderie c’è traccia di elementi dannosi per la salute e se questi ultimi possono effettivamente essere ricondotti alle attività del vecchio opificio della famiglia Pisano. Si tratta comunque di analisi piuttosto complesse ed i risultati saranno disponibili soltanto entro i prossimi 15-20 giorni. «Abbiamo avviato questa campagna di analisi del sangue – spiega il referente dell’Isde, il dottor Francesco Musumeci – perché intediamo verificare la eventuale sussistenza di tracce di 13 metalli pesanti nel sangue di coloro che – volontariamente – decideranno di sottoporsi a questi esami. Si tratta di una indagine seria e che richiederà tempo e un consistente numero di campioni per poter essere assolutamente certi della presenza di queste sostanze. Gli esiti delle varie analisi, però, non sono immediati dal momento che si cercano tracce di ben 13 metalli pesanti». L’auspicio del dottor Musumeci è che vi sia la più ampia partecipazione da parte della cittadinanza interessata: «In questo senso – spiega – ci auguriamo che la manifestazione del prossimo primo maggio (quella promossa da Rete Ambiente e Salute, ndr) possa aiutarci a sensibilizzare ulteriormente le persone».




Fonderie Pisano, partono i primi controlli medici

di Marta Naddei

Se le Fonderie Pisano inquinano l’aria di Salerno potranno stabilirlo anche le analisi del sangue. Tredici persone – residenti nelle zone immediatamente vicine all’opificio di via dei Greci e dunque tra Fratte e la Valle dell’Irno – saranno le prime a sottoporsi, a partire dalla prossima settimana, ad una serie di controlli del sangue per elevare l’eventuale presenza di tracce di metalli pesanti nell’organismo. Un primo piccolo passo per verificare – dati alla mano – l’effettiva incidenza dell’attività delle Fonderie Pisano sulla salute dei cittadini di diversi comuni del salernitano: un progetto curato dal dottor Francesco Musumeci, rappresentante dell’Isde, in collaborazione con il comitato “Salute e Vita”. «Da lunedì – ha annunciato il dottor Musumeci ieri mattina in occasione della presentazione della rete Ambiente & Salute Salerno – inizieremo con dei controlli del sangue per i primi cittadini della zona, al fine di accertare la presenza di tracce di metalli pesanti». Insomma, se sono dati reali e concreti sulla dannosità della fabbrica per la salute dei cittadini e per l’ambiente che si chiedono per avviare e portare a compimento il processo di delocalizzazione, con i primi esami sulle condizioni di salute dei residenti della zona si prova a dare una spinta alle istituzioni che dovrebbero occuparsi del problema. Anche perché sono state loro e gli enti di controllo competenti, all’unanimità, a rilasciare – nel 2012 – l’Aia (l’Autorizzazione integrata ambientale) alla ditta: «Tutti erano a conoscenza della situazione delle Pisano – afferma il portavoce del comitato “Salute e vita”, Lorenzo Forte – ma hanno rilasciato l’Aia, la cui richiesta da parte della proprietà era giunta anche oltre i termini consentiti. Domani, dalla Regione, ci faranno sapere quando potremo avere un incontro con l’assessore all’Ambiente Giovanni Romano; per quanto riguarda l’Asl di Salerno tra poco ci rivolgeremo a “Chi l’ha visto” che forse potrà aiutarci a trovare il direttore del settore prevenzione da cui attendiamo una convocazione da quasi un mese, mentre il sindaco De Luca ha preso degli impegni che speriamo vengano mantenuti. Quello che ci preme sottolineare è che il nostro è un comitato di cittadini e non ci faremo strumentalizzare da nessuno, soprattutto in questo periodo di campagna elettorale». E chi ha scoperto la verità, la propria condanna, proprio grazie ad una serie di controlli – effettuati dal professor Polverino del Polo oncologico dell’ospedale di Scafati che ha poi stilato un drammatico dossier, in collaborazione proprio con l’Isde – sono stati gli ex lavoratori dell’Isochimica di Avellino. Tra i 330 ex operai della fabbrica che si occupava della scoibentazione delle carrozze dei convogli delle Ferrovie dello Stato, circa 70 provenivano da Salerno e provincia: tra di loro, il 98% è risultato affetto da malattie asbesto correlate, ovvero da patologie ricollegabili all’amianto. Una sostanza che sarebbe presente anche nei pressi delle Fonderie Pisano, anche se in maniera nettamente ridotta Carmine De Sio, in quella fabbrica degli orrori ci ha lavorato ed è stato contagiato dal killer silenzioso: «Mi arrabbio – commenta con grande commozione mista a rabbia – perché non capisco come sia possibile morire per lavorare. Siamo stati condannati perché nessuno ha mai controllato, nessuno si è mai preoccupato delle condizioni in cui eravamo costretti a lavorare. Vorremmo – spiega ancora De Sio – mettere su una associazione che riunisca tutte le vertenze lavorativo-ambientali del nostro territorio, al fine di far sentire la nostra voce». Insomma, che si chiamino Fonderie Pisano o Isochimica o gassificatore di Sarno o impianto sperimentale a biomasse di Serre, la sostanza non cambia: sono quanto di più pericoloso possa esserci per i centri abitati ed i cittadini del territorio salernitano e non.




Tagli alla sanità: stop alle convenzioni

L’autunno caldo della sanità rischia di mandare in tilt i laboratori di analisi cliniche e centri diagnostici. Come accade da qualche anno a questa parte i fondi destinati dalla Regione si esauriscono con tutte le conseguenze del caso. Laboratori e centri diagnostici rischiano di chiudere i battenti mentre i pazienti, anche quelli in difficoltà economica, sono costretti a pagare per intero qualsiasi tipo di prestazioni. Un situazione a dir poco disastrosa se si considera le gravi difficoltà in cui versano tante famiglie salernitane. “Appena i fondi finiscono non possiamo più accettare le ricette ed ovviamente ogni prestazione va pagata per intero – spiega il dottor Conforti del laboratorio di analisi omonimo. L’Asl ci fornisce una data indicativa che può variare a seconda della disponibilità dei fondi ma anche quest’autunno, come accade ormai da quattro anni, le risorse termineranno con tutti i disagi del caso per chi è in difficoltà. E’ ovvio che queste persone, se hanno una grave malattia, vanno letteralmente nel panico perché hanno grandi difficoltà a pagare L’altra problematica riguarda il personale con meno lavoro da fare è chiaro che siamo costretti ad operare dei tagli”. Sulla stessa lunghezza d’onda il dottore Palmieri del laboratorio Biolabor.  “Le tariffe ormai non coprono più  le spese del laboratorio. I fondi sono stati ridotti del 40% con 17 milioni di euro a disposizione come budget. I pazienti fanno sempre più fatica a ricevere le agevolazioni previste fino a fine mese. La riduzione delle tariffe ci ha portati al collasso. Speriamo che il ricorso presentato al Tar sortisca gli effetti sperati altrimenti si preannuncia un triste futuro”.  Anche il dottore Vitolo del laboratorio Poseidon rimarca lo stesso tipo di difficoltà.  “Tutto ruota intorno all’abbassamento delle tariffe che, tra l’altro,  risalgono al 1998 e sono state abbassate del 40% dal  dal 12 febbraio. Questa era una delle poche attività, per i convenzionati, dove si poteva ancora lavorare ma di questo passo anche noi finiremo con le braccia conserte. Se prima una glicemia ce la pagavano 1,70 ora ci corrispondono un euro ma il problema non sono le analisi ma Tac e risonanze che costano fino a trecento euro. Immaginate un pensionato che guadagnato 500 euro al mese… come deve fare. Se continuiamo così dobbiamo solo chiudere”. (g*)