Il Parco nazionale del Cilento contro la delocalizzazione delle Pisano

Il Parco nazionale del Cilento dice no alla delocalizzazione delle fonderie Pisano nell’area industriale di Buccino. Nella mattinata di ieri, infatti, il sindaco di Buccino, Nicola Parisi, ha partecipato ad un incontro tenutosi presso la sede del Parco Nazionale del Cilento e la comunità si è schierata contro l’ipotesi delocalizzazione. Dunque, dopo i comuni del Cratere e le comunità montane Sele-Tanagro-Vallo di Diano, anche il parco del Cilento si schiera contro il bando Asi. «Si chiude così un’area vasta che va da Campagna fino a Sapri dove tutti i comuni hanno detto di no. Mancava il Parco Nazionale del Cilento che, con il suo consiglio direttivo, rappresenta tutto il parco e anche in questo caso è stato detto di no», ha dichiarato il primo cittadino di Buccino, Nicola Parisi, al termine dell’incontro. «Tralasciando i rapporti istituzionali o di solidarietà, l’area industriale di Buccino è contigua al parco – ha detto ancora il sindaco – e in qualche modo interessa anche il parco soprattutto da un punto di vista territoriale, dal momento che si trova alle pendici degli Alburni». Recentemente, anche il neo parlamentare Piero De Luca si è recato a Buccino per incontrare Parisi e decidere il da farsi, ottenendo così pieno appoggio dal partito democratico locale: «Da un punto di vista del territorio, mi fa piacere che il partito democratico finalmente, grazie a Piero De Luca, scende nei territori, per la gente e tra la gente», ha sottolineato Parisi. La vicenda delocalizzazione sembra aver fatto tornare a galla anche l’ipotesi “dimissioni”, prontamente smentite – ancora una volta- dallo stesso primo cittadino che, come ampiamente detto a suo tempo non ha alcuna intenzione di «abbandonare la nave che affonda»: «Non sono abituato ad abbandonare la nave in difficoltà. Dopo la risoluzione di questa problematica farò le mie riflessioni che non devono necessariamente portare alle dimissioni come sindaco. Penso sia fuorviante pensare che un sindaco, a prescindere se si chiami Nicola Parisi o meno, possa lasciare la comunità allo sbando, senza una guida e non avere interlocuzione istituzionale», ha spiegato Parisi, secondo cui sarebbe stata lanciata quest’ipotesi solo per «far parlare qualcuno o qualcosa». Intato, dopo la decisione dell’amministrazione comunale di Buccino di modificare il Puc, piano urbanistico, cambiando la destinazione d’uso dei suoli e vincolandoli ad attività agro-alimentari, l’Asi avrebbe sospeso il bando a cui ha partecipato la famiglia Pisano, intenzionato ad insediarsi nell’area dell’ex metalli e derivati. Al momento, tutto è fermo poichè la modifica al Puc, varata dal Comune, dovrà passare al vaglio della Provincia che, di conseguenza, dovrà valutarla in rapporto al piano di coordinamento territoriale, ragion per cui l’Asi non ha ancora formato la commissione esaminatrice per valutare le offerte del bando. Dunque, tutto in stand-by almeno per il momento ma la comunità di Buccino è ancora pronta a mettere in atto ogni azione possibile per evitare la delocalizzazione e non si esclude che possa aprirsi un nuovo filone giudiziario che possa rimettere nuovamente in gioco l’ipotesi del trasferimento.

Fonderie Pisano, Forte smentisce il Riesame Si attende il 7 giugno per l’udienza del ricorso

Emergono nuovi particolari circa le decisioni del Riesame che ha confermato la riapertura delle fonderie Pisano. Il comitato Salute e Vita, nella mattinata di ieri ha tenuto una conferenza stampa per commentare la decisione del Riesame ed i nuovi particolari emersi dalle relazioni mediche, circa lo studio effettuato dal dipartimento di sanità dell’Università Federico secondo: «Per il Riesame – dichiara il presidente del comitato, Lorenzo Forte – si tratta di un dato oggettivo che tranquillizza sullo stato di salute dei lavoratori». Ma, sostiene Forte, la relazione medica di Medicina democratica spiega che non si tratta di uno studio oggettivo né scientifico poichè è un privato, le Pisano per l’appunto, che pagando l’università chiedono di fare una relazione e poi perchè i dati utilizzati sono stati forniti dal medico di lavoro della fabbrica mentre lo Studio Spes non «è uno studio del comitato Salute e Vita, si confonde il Riesame», ha spiegato il presidente evidenziando che si tratta di uno studio oggettivo, effettuato sullo stato di salute dei cittadini, realizzato dall’istituto zooprofilattico del Mezzogiorno, dalla Regione Campania e l’Asl di Salerno. Novità riguarderebbero anche l’attività ispettiva dell’Arpac poiché, spiega Lorenzo Forte, «il Riesame ha commesso un altro errore grave» perchè dice che nel 2016, ad agosto, quando era sotto sequestro e nel mese in cui è stata riaperta la fabbrica, con il custode giudiziario, i dati del 2017 dell’Arpac dimostrano che le Pisano hanno superato le immissioni diffuse in atmosfera, creando un rischio diossina tanto che la Procura nel 2017 è intervenuta per sequestrare diverse tonnellate di metalli, intrisi di olio e plastica. E ancora: secondo il Riesame, le segnalazioni effettuate dai cittadini preoccupati per la loro salute a causa della puzza, non sono state prese in considerazione in quanto ritenute “soggettive”. Intanto, il 7 giugno il Consiglio di Stato discuterà l’udienza per il ricorso effettuato dal comitato e dalla Regione Campania che chiedono l’annullamento della sospensiva in merito alla revoca dell’Aia. Il Tar, nel mese di novembre, ha infatti disposto il dissequestro delle Pisano. «Ci auguriamo che il 7 giugno il Consiglio di Stato, in campo neutro a Roma possa dare risposte concrete al dramma che vive la popolazione, sospendendo la sospensiva per l’Aia».

Pisano, Cgil e Fiom chiedono incontro alla Regione

Le segreterie sindacali e provinciali di Salerno della Cgil e della Fiom chiedono un incontro alla Regione Campania. Le sigle sindacali, ingatti, in sintonia con quanto discusso con la Rsu e in assemblea dei lavoratori delle fonderie Pisano hanno infatti inviato formale richiesta di incontro alla Regione Campania, per un confronto su quanto sinora portato avanti dall’azienda e sulle possibili azioni a farsi per la più rapida e concreta attuazione della nuova iniziativa produttiva che l’azienda intende attuare e che, per le scriventi, rappresenta la reale garanzia per il futuro delle maestranze attualmente impegnate nello stabilimento, oltre che per altri possibili sbocchi occupazionali. Al contempo, stante a quanto in attualità rispetto alla possibile realizzazione di un nuovo impianto produttivo da realizzarsi in area industriale, le Segreterie Provinciali di Cgil e Fio, hanno formalizzato una richiesta di incontro al Presidente di Confindustria Salerno Andrea Prete ed al Presidente dell’Asi di Salerno Antonio Visconti. «Queste richieste, ed i successivi incontri che ci auspichiamo di fissare, rappresentano alcuni passi del percorso che la Fiom e la Cgil stanno compiendo per sostenere il diritto al lavoro ed al futuro del lavoro sui nostri territori, in una logica di sviluppo e di innovazione e nel rispetto della salute e della sicurezza di tutti», dichiarano i sindacati.

Ciro Pisano: «Non vogliamo distaccarci dalla nostra terra»

La famiglia Pisano continua a difendersi dalle accuse del comitato Salute e Vita. A parlare è l’ingegnere Ciro Pisano che fa il punto della situazione sulle attività da portare avanti.

Quali iniziative imprenditoriali proporrà la famiglia Pisano nel breve e medio periodo?

«La Pisano è un’azienda familiare la cui storia si intreccia con quella dello sviluppo della città di Salerno a partire dalla metà del secolo scorso fino ad arrivare ai nostri giorni. Una storia, quindi, di imprenditori del Sud che tra mille difficoltà hanno costruito una realtà aziendale che ha raggiunto livelli di qualità produttiva apprezzati nel Nord Italia ed in tutta Europa. Una Fonderia – per così dire – artigianale tra le poche rimaste in attività e con un know how professionale di altissimo livello. Una vera e propria eccellenza, lasciatemi dire. Un’azienda radicata nel territorio e che ha prodotto sempre ricchezza per il territorio: circa 130 addetti con un fatturato medio superiore ai 30 milioni di euro annui prima delle vicende più recenti che ci hanno portati ad una riduzione di circa il 50 per cento del fatturato ed una perdita gravissima delle commesse».

Fatta questa premessa come vi muoverete?

«Proprio in considerazione di questa piccola/grande storia familiare ed imprenditoriale nello stesso tempo le attuali generazioni familiari intendono proseguire l’attività in questa provincia, la nostra terra dalla quale non vogliamo distaccarci, anche per coerenza e rispetto del grande lavoro svolto da quanti ci hanno preceduto. L’obiettivo è realizzare un nuovo insediamento produttivo dotato delle più avanzate tecnologie: un impianto in grado di ridurre l’impatto ambientale il più possibile allo stato attuale dei progressi scientifici. Di questo stiamo parlando: la nuova fonderia sarà un gioiello di tecnologia e continuerà la tradizione di una produzione di altissimo livello qualitativo. E, naturalmente, consentirà di conservare i livelli occupazionali oggi garantiti dallo stabilimento di Fratte».

Sui territori della provincia di Salerno si riscontra una netta opposizione all’ipotesi di un insediamento di un impianto di fonderie.

«Il nostro auspicio è che – come noi abbiamo fatto e faremo fino in fondo la nostra parte imprenditoriale, rendendo disponibili progettualità e capitali necessari – la filiera istituzionale ci garantisca il diritto di svolgere il nostro lavoro. Semplicemente si tratta di questo: consentirci di fare il nostro lavoro nella nostra terra. Un diritto costituzionale perché la Repubblica Italiana è una Repubblica fondata sul lavoro. Lavoro per noi e lavoro per gli operai che sono parte integrante del nostro progetto. Perché la nostra azienda è una comunità di persone prima di tutto, una comunità oltraggiata e denigrata oltre ogni misura. Il nostro programma prevede, ovviamente, che sull’attuale sito di Fratte , appena avviata la nuova realtà produttiva, inizieranno le operazioni di bonifica e di recupero e valorizzazione urbanistica”.




Emergenza idrica nel Cilento: 31 dicembre senz’acqua

di Michele Amoruso

Sono circa trenta i comuni che stamattina, 31 dicembre, si sono svegliati senz’acqua e nel pieno di un’emergenza idrica dovuta alla rottura completa di due condotte (Oronzo e Alto Sele), gestite dal Consorzio Idrico Asis. A secco tutto il Cilento, partendo dagli Alburni e fino a Castellabate, con ristoranti, alberghi e famiglie bloccati nella preparazione del gran cenone di Capodanno. Diversi i comuni ricorsi agli aiuti di Protezione Civile ed Humanitas con un gran via vai di cisterne ed autobotti: a Postiglione quest’ultima ha scaricato più di ventimila litri d’acqua ad uso della popolazione. Questi i comuni interessati: Oliveto Citra, Contursi Terme, Colliano, Palomonte, Buccino, San Gregorio Magno, Romagnano al Monte, Ricigliano, Sicignano degli Alburni, Postiglione, Serre, Controne, Castelcivita, Ottati, S. Angelo a Fasanella, Aquara, Roccadaspide, Castel San Lorenzo, Felitto, Altavilla Silentina, Albanella, Capaccio, Giungano, Ogliastro Cilento, Prignano Cilento, Torchiara, Rutino, Lustra, Laureana, Perdifumo, Castellabate.
È previsto intorno alle ore 23:00 il ritorno in funzione del servizio di erogazione, giusto allo scadere del 2015.




«Cobellis? Non condivido la scelta»

di Michele Amoruso

In odore di campagna elettorale sempre più prossima, durante la bagarre delle primarie del Pd e la profonda crisi della destra, il presidente della regione Campania Stefano Caldoro sbarca a Postiglione, in occasione del convegno moderato dal sindaco di Campagna Roberto Monaco “Alburni – Sele – Calore: Un comprensorio tra parco e sviluppo sostenibile”. La presenza nel comune alburnino segue quella presso il Museo dello Sbarco di Salerno, in cui il presidente della regione ha avuto modo di illustrare il lavoro della sua amministrazione e di esprimere il proprio dissenso nei confronti della scelta di Luigi Cobellis e dell’Udc salernitano dell’accordo con l’amministrazione Canfora e con il Partito democratico. Non ha dubbi però che, per la imminente sfida elettorale, l’area centrista (Ncd ed Udc) potrà stringere nuovamente il legame con la coalizione di destra per correre insieme alla riconferma in regione. Poi la tappa a Postigione, alle ore 19,00. Una occasione per vedere da vicino un territorio assai travagliato, spesso dimenticato e vittima incolpevole della distanza dai centri di potere. L’ultima visita risale all’incirca ad un quinquennio prima, come sottolineato dal presidente della comunità montana locale, quella degli Alburni, Eduardo Doddato. Doddato che ne ha approfittato per relazionare, con forza, sulla profonda crisi che ha colpito l’ente da lui rappresentato, il territorio degli Alburni, le difficoltà vissute dal Parco, ma soprattutto nel Parco. Sulla stessa lunghezza d’onda il sindaco Pellegrino, padrone di casa, che nei saluti ha colto l’occasione per illustrare al presidente Caldoro le necessità, le difficoltà e le eccellenze locali, tutte per nulla seconde a quelle dei grandi epicentri campani. Le relazioni dei diversi sindaci della zona, i loro saluti, i loro interventi, orbitano tutti sulla necessità di presentare al presidente Caldoro il disagio di una zona della Campania da troppo repressa nella solitudine: l’assenza della regione in questi luoghi si fa sentire tutta. Palmieri da Roscigno, Melchionda da Serre, Pastore da Controne, Lardo da Contursi, Forziati da Castelcivita, Auricchio da Roccadaspide, Marra da Altavilla Silentina, questi i primi cittadini intervenuti, tutti accomunati da problemi identici, identiche richieste, identiche proposte: il completamento della fondovalle, il soccorso finanziario per il completamento delle opere in cantiere, il risanamento dell’ente comunità montana e dei presidi ospedalieri, la creazione della città degli Alburni, al fine di addensare in un’unica voce amministrativa territori grandi e scarsamente popolati, vessati nei servizi, disagiati dall’isolamento. Caldoro raccoglie ed incassa, insieme alle istanze, anche tanti complimenti e la solidarietà elettorale dei sindaci presenti al tavolo di lavoro: nonostante i problemi e l’abbandono, paradossalmente, tutti gli amministratori riconoscono nell’operato del presidente regionale un lavoro egregio ed importante, addossando alla politica nazionale le responsabilità del declino del territorio da loro rappresentato. Il presidente regionale chiude, infatti, tutti gli interventi con una prevedibile disamina di quanto fatto dalla regione Campania sotto la sua gestione, soprattutto nei confronti delle piccole comunità: “la Campania, potete controllarlo sulla gazzetta ufficiale, è la prima in Italia per numero di gare d’appalto”. “Sull’esempio della Regione Campana – afferma poi Caldoro – tante altre regioni hanno assunto il nostro sistema di lavoro, un esempio può essere rintracciato ad esempio nella Calabria”. Il presidente pone l’accento poi su uno dei temi più delicati per gli Alburni: forestazione, Comunità Montana, operai e dipendenti. Grazie al suo intervento e all’interessamento del ministro Braca che ha introdotto la questione a livello europeo, è stato possibile garantire una copertura finanziaria di 60 milioni che nei prossimi anni provvederà a risolvere molte delle questioni in sospeso. “Fateci investire, caro Governo, i soldi che abbiamo risparmiato. Sono 220 milioni, sono soldi nostri che possiamo usare per assumere, per sistemare la sanità, vogliamo impegnare questo avanzo laddove si ha maggiore necessità, sulla sanità siamo in una situazione molto molto critica”. In attesa di un giudizio del governo nazionale, Caldoro presenta quella che è una importante vittoria: la riorganizzazione del piano ospedaliero, atto a risanare non soltanto le cattive scelte fatte dalle precedenti amministrazioni regionali, ma anche le cattive disposizioni governative che proprio alla Campania avevano tolto più di 1000 posti letto e coperture sanitarie. “Se lavoriamo bene insieme – rivolgendosi agli amministratori locali- possiamo risolvere molti dei problemi pendenti, viabilità su tutti, come abbiamo fatto per il porto di Salerno o l’aeroporto di Pontecagnano”. Un pensiero, in conclusione, è rivolto all’Ente Parco, da cui in tempi recenti è iniziata la fuga da parte dei comuni. “Va trovato un punto di equilibrio, saltando i no ideologici, chiedendo a gran voce al governo nazionale l’intervento a riguardo”. “Chi in questi anni di crisi ha svolto il proprio compito meglio degli altri, negli anni a venire, dove è prevista una piccola ma positiva crescita, avrà la possibilità di meglio agganciare questa ripresa. Insieme, tutti noi, abbiamo fatto un gran bel lavoro a riguardo, con una mentalità positiva ed una logica di comunità”.




Omaggio al massiccio degli Alburni

Questa sera a Calvanico, presso la Residenza rurale “L’Incartata”, alle ore 16:00, si terrà un incontro dedicato ai Monti Alburni, che comprenderà una lezione dello storico Antonio Capano e la presentazione del “Calendario di Postiglione 2014”. Seguirà una cena con pietanze tipiche degli Alburni.

I Monti Alburni, il cui nome si riferisce al colore chiaro delle rocce, costituiscono un importante massiccio calcareo situato fra le valli del Sele, del Tanagro e del Calore, delimitato a est dal Vallo di Diano. Compreso nel Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, questo gruppo montuoso, le cui vette principali superano i 1700 metri, è conosciuto come “le Dolomiti del sud” per l’imponenza delle creste rocciose che coronano un vasto altopiano interessato da intensi fenomeni carsici. Vi si trovano infatti oltre 200 grotte a prevalente sviluppo verticale, fra le quali si annoverano la Grotta di Castelcivita e le Grotte di Pertosa, annoverate tra le principali attrazioni turistiche della zona, insieme all’Oasi di protezione WWF di Serre-Persano.

Il nuovo calendario edito dall’“Arci Postiglione”, il quindicesimo della serie, contiene immagini fotografiche del recente passato di questo comune di origine medievale, situato sul versante occidentale degli Alburni. Le immagini selezionate riguardano, fra l’altro, l’Hotel Norge, costruito nel 1926 da Americo Montera, le rappresentative calcistiche Postiglionese e Volcei (Buccino), immortalate in occasione di un incontro di calcio che si svolse a Buccino nel luglio del 1962, la fontana “Acqua del cerro”, costruita nel 1855, e alcune festività religiose, tra cui la Festa della Madonna del Carmine e la Festa di S. Elia. Alla presentazione dell’opera interverrà il prof. Rino Mele, dell’Università di Salerno, autore del testo introduttivo intitolato “La montagna nuda”, del quale proponiamo un estratto. «Questo calendario di Postiglione 2014, come gli altri che l’hanno preceduto, ha il volto girato a ricordare schegge di vita su quegli Alburni, ferite rimarginate e risa. Ancora una volta, attraverso antiche fotografie riscrive le pietre del paese, le strade incurvate nei canali, le pareti che sembrano sipari di un teatro consumato, la foto di gruppo degli scolari, il gioco delle mietitrici che fingono un’allegria come dovesse durare oltre la posa. E la gioia collettiva per la festa di Sant’Elia con l’immancabile suonatore di fisarmonica e, al centro, il postino del paese che – quasi mimasse il sogno di un volo dopo la caduta – sembra chiedere di svelare lo scuro enigma dell’esistenza sciogliendolo da una salvifica risata. La fotografia che più seduce è del 1926 (da poco uccisi Matteotti e Giovanni Amendola, l’Italia si avviava a una completa fascistizzazione, in superficie, come si fosse addormentata nello specchio), l’immagine rappresenta la salita al castello, una strada pietrosa e impervia, a gradoni sghembi, scoscesi, ingombra di spuntoni rocciosi. Il castello non si vede, ma lo si sente incombere sulla quotidiana pena di quelle pietre cui fanno da testimoni cinque personaggi, due (forse coniugi) fermi come alari di un focolare ai lati opposti della via, quasi a significare una reciproca forte appartenenza mentre, secondo una geometrica figurazione, a metà della salita, di profilo, stringono quella visione un giovane con una camicia chiara e una donna: sulla scala esterna della prima casa sulla destra, una vecchia con curiosa attenzione guarda il fotografo non sapendo che sarebbe arrivato fino a noi quell’inavvertibile attimo della sua nascosta vita. Partecipano, tutti e cinque, dell’anima più antica del paese, dove non c’è simulazione urbana di spazi in cui fermarsi, piazze, braide, ma solo ciò che resta del rapporto diretto, feudale, tra la montagna e le case. Le pietre del muratore hanno chiesto ospitalità alla roccia, da essa sono state accolte, con essa ancora si confondono vanamente opponendosi, come l’ancora che la radice del mare trattiene dopo un naufragio».

Aristide Fiore