L’ira di Santoro per l’accorpamento dei porti di Napoli e Salerno: “Dopo le elezioni sono tutti scomparsi”

di Brigida Vicinanza

Le preoccupazioni per l’accorpamento dei porti di Napoli e Salerno ora si fanno sempre più forti. Dopo le dichiarazioni del ministro Del Rio di qualche giorno fa, che hanno portato con sè non poche polemiche sul caso. A scendere in campo questa volta è il consigliere di Giovani salernitani Dante Santoro che ha espresso profonda preoccupazione soprattutto in merito alle dichiarazioni rilasciate dal ministro: “L’attuale presidente della Campania – ricorda Santoro – in campagna elettorale aveva promesso di mantenere a tutti i costi l’indipendenza del porto di Salerno, difendendo lavoratori e l’autonomia del territorio, ora veniamo a sapere che addirittura verrà dimezzato il tempo di transizione da 36 a 18 mesi, se non prima addirittura”. Il consigliere di opposizione ci va giù pesante, puntando il dito anche contro l’attuale amministrazione comunale di Salerno, rea secondo il consigliere di tacere a riguardo e di non aver preso una chiara posizione, soprattutto dopo le tante promesse in vista delle elezioni amministrative: “Mi attiverò e sarò al fianco dei lavoratori e a qualsiasi iniziativa questi ultimi vogliano intraprendere contro l’ennesima azione a sfavore del territorio salernitano – ha aggiunto Santoro- Sarò pronto anche a fare le barricate, in quanto sono indignato per la farsa che il sindaco e alcuni membri della Giunta hanno compiuto in campagna elettorale quando volevano portare avanti questa battaglia e ora invece sono scomparsi”.




«Lupi, ci farai solo un danno» E’ battaglia a difesa del Porto

di Marta Naddei

E’ il centrodestra salernitano il grande assente alla “chiamata alle armi” in difesa dell’Autorità portuale di Salerno. Ieri mattina, in un modo o nell’altro, tutti gli invitati erano rappresentati al tavolo convocato dal presidente di Confindustria Mauro Maccauro per sancire il “patto di ferro” degli esponenti del territorio salernitano contro l’accorpamento delle Autorità portuali di Salerno e Napoli, quasi certamente previsto dalla riforma della legge 84/94. Una battaglia che è formalmente iniziata con l’invio di un documento – sottoscritto da 31 realtà orbitanti nella sfera del Porto di Salerno – proprio al Ministro per le Infrastrutture e Trasporti Maurizio Lupi, con cui si segnalano tutti i contro di una eventuale fusione delle due realtà portuali, che rappresenterebbe «un danno immotivato ed irreparabile per il porto di Salerno» – si legge nella lettera di quattro pagine indirizzata a Roma. Anzi, nella missiva viene addirittura lodata la legge 84/94 che «se applicata senza deformazioni patologiche (espressione, quest’ultima, tanto cara ad Agostino Gallozzi, ndr) e liberata dai lacci della burocrazia, è una legge che consente alla portualità di crescere ed alle imprese di svilupparsi». Oltre al presidente Maccauro, nella sede dell’associazione degli industriali di via Madonna di Fatima, vi erano il presidente di Assotutela Agostino Gallozzi, il presidente dell’Autorità Portuale di Salerno, Andrea Annunziata, i parlamentari Fulvio Bonavitacola (predecessore di Annunziata alla guida dell’Authority), Tino Iannuzzi, Andrea Cioffi e Mimmo Pisano, il consigliere regionale Gennaro Mucciolo, l’assessore provinciale Adriano Bellacosa, quello comunale Luca Cascone ed i consiglieri comunali Nino Criscuolo e Horace Di Carlo. Di esponenti del centro destra – eccezion fatta per il “fratello” Bellacosa – nemmeno l’ombra. Eppure Forza Italia rappresenta l’opposizione al Governo Renzi ma da Salerno nessuno è intervenuto a difesa del territorio. Ciò che è emerso dal confronto è che il paventato accorpamento dei due Enti rischia di trascinare nel baratro in cui è da qualche anno finito il porto di Napoli, anche quello di Salerno che – da diverso tempo a questa parte – «è in controtendenza». Tredici i miliardi di euro che il porto di Salerno frutta allo Stato italiano, 200 milioni gli euro investiti per la realizzazione di infrastrutture portuali a cui vanno ad aggiungersi gli ultimi 73 milioni (71 stanziati dall’Europa più due messi dall’Autorità portuale) per il grande progetto del Porto di Salerno. Per conto, a Napoli c’è una situazione di totale confusione, con un commissariamento ancora in atto. «Siamo ufficialmente scesi in campo – ha affermato il presidente di Confindustria Mauro Maccauro – La battaglia per il territorio è aperta. Questo non vuole essere un derby Salerno-Napoli, ma soltanto una rivendicazione di efficienza e qualità. I problemi che ha Napoli non li ha Salerno, la nostra è una eccellenza e tale deve essere lasciata». A parere del presidente di Assotutela Agostino Gallozzi «quella riforma non l’ha di certo fatta Lupi ma burocrati e tecnocrati italiani ed europei. Il problema non è certamente il numero delle Autorità portuali ma la loro qualità. Con questa riforma si rischia di fare un gravissimo passo indietro rispetto alla legge 84/94 che, se applicata senza patologie, può funzionare benissimo. Tra i porti deve esserci coordinamento, ma non ha assolutamente senso l’abolizione dell’Autorità portuale di Salerno e l’accorpamento con quella di Napoli». Non esprime la sua contrarietà a chiare lettere, ma la lascia intendere, il presidente Annunziata: «Non scompare solo Salerno, ma scompare anche Napoli in questo modo» – ha affermato – «Mi auguro che il porto di Napoli si riprenda in fretta, ma ora posso solo dire che noi siamo il primo porto per esportazione di autovetture, con la Fiat come nostro maggior cliente. Noi proprio dalla legge del ‘94 abbiamo preso la nostra forza». Ma ci sono tanti elementi che sottendono l’attività dell’Authority e a spiegarli è chi quell’Autorità portuale l’ha giudata fino al 2008. «Sono solo slogan – afferma Fulvio Bonavitacola – Chi parla di accorpamento lo fa in maniera stupida perché non sa cosa c’è dietro. C’è bisogno di dialogo tra istituzioni che sia immediato e cordiale». Insomma, la sfida è stata lanciata. Presto la riforma approderà in Parlamento: sarà proprio lì – fanno sapere – che ci sarà la vera “guerra” in difesa dell’eccellenza del porto di Salerno.




Accorpamento: «Ci arriverà addosso l’inefficienza di Napoli»

Repliche e consensi attorno alla recente proposta del governo che ha come protagonista il porto salernitano, al centro il mese prossimo di una probabile riforma portuale statale. L’iniziativa –resa pubblica dal ministro delle infrastrutture Maurizio Lupi,sotto la spinta del premier Matteo Renzi – prevede infatti l’accorpamento dell’Autorità portuale di Napoli e Salerno. La struttura salernitana dovrebbe quindi essere assorbita da quella partenopea; una novità che a quanto pare sarebbe necessaria per adeguare il nostro paese alla modernità e che non dovrebbe fare altro che produrre benefici. “Lavorare insieme, con una governance condivisa”-così il presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro ha espresso il suo sì a favore del decreto, che a suo parere non ha nulla a che fare con il ridimensionamento.“Nessuno pensa di spostare un porto o di ridurre la sua capacità – dice – anzi questo serve per avere una visione internazionale e per lavorare insieme. Io più di altri ci credo e difendo questa realtà salernitana. Lo abbiamo fatto individuando risorse e costruendo percorsi. Erano anni che si aspettava. Stiamo facendo con l’autorità portale un ottimo lavoro”. In questo modo secondo Caldoro si potrebbe meglio difendere e potenziare entrambi i porti regionali. Di gran lunga più diffuse le repliche del mondo economico-imprenditoriale salernitano che valutano dannosa quest’ipotesi per la tenuta del sistema produttivo creatosi nel tempo intorno allo scalo marittimo di Salerno. Un rischio insomma per l’economia e l’industria della provincia messe negli ultimi anni già a durissima prova. Si discorda dal possibile decreto lo stesso primo cittadino, Vincenzo De Luca, che senza remore l’ha definito “una grande stupidaggine” più che altro propagandistica e scollegata dalla realtà. “Così non si risparmia assolutamente niente: il problema è coordinare le politiche delle diverse autorità portuali, ma è inimmaginabile risparmiare accorpando le due autorità che in ogni caso necessiterebbero di relativo personale addetto”. Un no per il presunto risparmio e uno ancora più forte per l’eventuale colpo che condannerebbe a morte uno scalo che dà risultati straordinari: “Il nostro è uno dei porti più dinamici ed efficienti d’Europa. Bisogna fare una battaglia per imporre il buon senso a chi fa queste operazioni cervellotiche”- ha concluso con veemenza De Luca palesando il suo dissenso. Assurdo insomma sembrerebbe accorpare due realtà completamente diverse seppure non così tanto distanti anche per le stesse Autorità Portuali che con la loro reazione allargano il coro dei no: “Con l’attuazione di questa misura rischieremmo di vederci scaricata addosso l’inefficienza dell’autorità portuale di Napoli che per ragioni politiche interne al Pdl, da un anno è senza presidente”. Terribile l’idea per l’Ente di dipendere da quello partenopeo, che avrebbe a suo parere anche dinamiche organizzative meno efficienti. “Il grande progetto ipotizzato dalla Regione, aldilà delle stupidaggini che raccontano alcuni esponenti di Forza Italia, è totalmente paralizzato. Immaginare che la palude napoletana avvolga anche il nostro porto significherebbe condannare una realtà che sta lavorando con grande impegno e sta producendo risultati eccellenti”. Un decreto che sarebbe oggetto di numerose polemiche e viste le reazioni non permetterebbe tra l’altro di affrontare la possibile unione con serenità.

Maria Rainone




Il tribunale di Sala Consilina è ufficialmente soppresso

Il tribunale di Sala Consilina  e’ ufficialmente soppresso e accorpato a quello di Lagonegro (Potenza). Dopo ore di trattative, tra il sindaco di Sala Consilina, Gaetano Ferrari, e il presidente del tribunale di Lagonegro, Matteo Zarrella, si e’ conclusa formalmente la consegna dell’immobile che ha ospitato per anni gli uffici giudiziari. Il primo cittadino di Sala Consilina rimarra’ il custode materiale delle chiavi dell’immobile del tribunale sino a lunedi’ 16 settembre, data in cui si terra’ a Lagonegro la riunione della commissione di manutenzione che dovra’ verificare la regolarita’ tecnico-amministrativa dei lavori effettuati presso la struttura della sede dei nuovi uffici giudiziari lagonegresi. Alla luce di tutto cio’, non e’ iniziato il trasferimento dei fascicoli giudiziari. “Continuiamo a combattere per il nostro tribunale – ha detto il sindaco di Sala, Ferrari – Aspettiamo l’esito della verifica tecnica dei locali della struttura ospitante ma siamo convinti che, al momento, essa non sia idonea a sopportare l’accorpamento dei due tribunali. Per questo chiederemo uno slittamento della soppressione del nostro tribunale”. Davanti al foro di Giustizia di Sala Consilina rimane, intanto, attivo il presidio di lotta dei manifestanti che si oppongono al trasferimento degli uffici giudiziari.