Spaccio, un giro da 4mila euro al giorno: inflitti 5 anni ad Antonio Noschese.

Scritto da , 22 Ottobre 2021
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di Pina Ferro

Avevano posto in piedi un giro di droga che fruttava un fatturato giornaliero di circa 4000 euro: arrivano tre condanne. La prima sezione penale del tribunale di Salerno (presidente Montefusco) ha inflitto 5 anni di carcere ad Antonio Noschese, 4 anni e sei mesi a Francesco Nuvoli e un anno a Raffaella Attanasio. Sono stati assolti Ugo Ventre, Landi Maria, Rosaria e Kaddi El Mostafa. Gli imputati erano finiti nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia (Sostituto Procuratore Marco Colamonici), sfociata poi nel blitz che aveva decapitato un sodalizio criminale che ruotava attorno alla figura di Ciro Persico, meglio noto come il “boss del centro storico”. La sentenza emessa lo scorro 20 ottobre dal presidente della prima sezione collegiale, è a carico degli imputati che avevano scelto di essere processati con il rito ordinario. Nel collegio difensivo, gli avvocati Angela Casale, Bianca De Concilio, Pierluigi Spadafora, Dario Barbirotti, Anna Sassano e Nicoletta Milione.

La posizione degli altri soggetti indagati era già stata definita nei mesi scorsi con il rito dell’abbreviato. Ciro Persico era stato condannato a 19 anni di reclusione.

Erano 38 le persone che finirono in manette nel corso del blitz posto in essere dai carabinieri della compagnia di Salerno. Un mercato gestito in prima persona da Ciro Persico che, proprio nel centro storico, in via Masuccio Salernitano, aveva anche il suo deposito. Lui stesso, con la vendita a dettaglio, da solo riusciva a incassare 1.300 o 1.500 euro alla settimana. Un “sistema”, quello adottato dal gruppo criminale, che andava bene così come ideato, con una precisa ripartizione di competenze. Tant’è che lo stesso Persico, nello stringere rapporti con altri capi della provincia, consiglia loro di adottare il “metodo Iavarone” con la vendita di hashish: procedere a vendite grosse quando sul mercato c’è carenza di merce. Pronti a soddisfare qualsiasi esigenza, dal crac al cotto, dalla cocaina all’eroina e finanche al fumo, erano due i canali di approvvigionamento all’ingrosso della sostanza.

Il nome dell’operazione ruota proprio intorno al Persico poiché, nel corso di una intercettazione telefonica, uno dei sodali asseriva come il suo principale obiettivo non fosse l’affermazione economica, bensì il prestigio, l’ascendente, e, quindi, il riconoscimento unanime di capo indiscusso dell’organizzazione, come confermato dai suoi gregari, i quali, in una circostanza, per formalizzare l’ingresso di alcuni di essi nel suo gruppo, vollero donargli un fucile a canne mozze.

L’indagine era scattata nel 2017 ed è stata  resa complessa dal contesto urbanistico dell’area d’intervento (in particolare, del centro storico della città e nella zona orientale nell’area denominata Villaggio dei Puffi).

L’organizzazione ruotava attorno alla figura di Ciro Persico. Questi, originariamente legato al Clan d’Agostino con ruolo di rilievo, è non a caso definito il “boss del centro storico” di Salerno, poiché, in seguito all’arresto dei vertici del clan, ha continuato a mantenere il controllo dello spaccio nel cuore della città, rappresentando l’autorevole figura di riferimento necessaria al gruppo criminale investigato per imporre nuovamente un cartello nelle piazze di spaccio del capoluogo e non solo.

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