Slitta la riapertura del sito di Salerno «Comune ha certificato il fallimento»

Scritto da , 27 gennaio 2018
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Andrea Pellegrino

Si allungano i tempi per l’apertura del compostaggio di Salerno. Le difficoltà organizzative, oltre che la spada di Damocle delle inchieste giudiziarie e dell’Anac di Cantone, avrebbero fatto slittare ad inizio estate la possibile riapertura dell’impianto. «Presumibilmente – si legge nella determina – per il mese di Giugno l’impianto sarà ripristinato». Ed intanto i rifiuti saranno smaltiti alla Ge.sco di Battipaglia, con un ulteriore aggravio di costo. Per il 2018, infatti, l’amministrazione comunale ha stanziato 2 milioni e 765mila euro circa per lo smaltimento. Il tutto mentre Vincenzo De Luca, ex sindaco ed attuale governatore, porta come esempio di efficienza e di funzionamento la struttura salernitana. «Questa volta è lo stesso Comune di Salerno – spiega l’ex assessore regionale all’ambiente Giovanni Romano – a certificare il fallimento dell’impianto di trattamento dei rifiuti organici propagandato con la consueta enfasi come “straordinario” dall’attuale Presidente pro-tempore della Regione Campania. Di straordinario c’è solo l’ulteriore salasso a danno dei cittadini salernitani che, fino a giugno (forse!), saranno costretti a coprire con le loro bollette i costi per il trattamento dei rifiuti organici fissati dalla determinazione del Dirigente comunale a circa 190 euro a tonnellata contro i 130 euro preventivati se l’impianto fosse statofunzionante. Infatti – prosegue Romano – Salerno Pulita dovrà corrispondere a Gesco circa 2.800.000 euro ribaltando i costi sul Comune di Salerno e, quindi, sui cittadini. In tal modo è stato sconfessato clamorosamente il Sindaco della Città che aveva annunciato lo scorso autunno la piena ripresa dell’impianto per febbraio. Ancora una prova, dunque, della fondatezza delle nostre denunce. Lo “straordinario” impianto di compostaggio di Salerno altro non è che un “pacco”, frutto di incompetenza, di sciatteria, di errori progettuali e di mala amministrazione. E’ costato 30.000.000 di euro mentre per impianti similari ne bastano 12. E’ stato finanziato quasi interamente dall’Unione Europea in violazione delle norme regolamentaricomunitarie perché si è omesso di rilevare che l’impianto genera delle entrate. Sono state pagate parcelle milionarie a progettisti e consulenti, assolutamente ingiustificate visto il misero epilogo. Non ha mai prodotto un solo chilovattora di energia elettrica, ne’ ha mai prodotto ilcompost che sarebbe dovuto essere destinato all’agricoltura. La gestione è costata più del doppio rispetto a quanto preventivato perché il precedentegestore (Daneco) ha portato i rifiuti trattati in una discarica di sua proprietà senza una regolare gara di appalto. Insomma, un vero e proprio “pacco”, servito ad alimentare clientele e sbandierato come “modello” mistificando la realtà e imbrogliando i cittadini ai quali si fa pagare la tariffa più alta d’Italia, obbligandoli a sistemi di raccolta differenziata costosi e, in definitiva, inutili visto il risultato finale. Tutte cose accertate anche dall’Autorita’ Nazionale Anti Corruzione (Anac) che ha informato la Procura della Repubblica». Intanto, l’Autorità guidata da Raffaele Cantone dovrebbe nei prossimi giorni – dopo le ulteriori controdeduzioni fornite dall’amministrazione comunale – emettere il verdetto definitivo nel mentre si attendono anche sviluppi da parte della Procura che sul funzionamento dell’impianto ha aperto un fascicolo. «Restiamo – conclude Romano – ancora in attesa della valutazione da parte dell’Autorità Giudiziaria delle nostre circostanziate denunce e della deliberazione dell’Anac che meriterebbero ben altra attenzione attesa la gravità di quanto è accaduto e la rilevanza di quanto si sta ancora verificando». La vicenda, infine, è approdata anche a Bruxelles e non si esclude che la Corte dei Conti Europea possa aprire un fascicolo.

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