Siamo tutti Dracula tra le tenebre dell’Overlook Hotel

Scritto da , 28 Marzo 2019
image_pdfimage_print

Il vampiro, come noi oggi lo conosciamo, è un’invenzione recente: ha preso forma nel corso dell’Ottocento, trovando la sua canonizzazione, pressoché definitiva sul finire di quello stesso secolo, per l’esattezza il 26 maggio 1897, giorno in cui l’editore Archibold Constable mise in commercio, al prezzo di sei scellini, un volume rivestito di tela gialla. Nella parte alta della copertina, impresso con inchiostro rosso vivo, campeggiava il titolo, Dracula. Sotto di esso seguiva il nome dell’autore, restituito in corpo decisamente più piccolo quasi a presagire che l’opera si sarebbe imposta al punto di vampirizzare il suo creatore e il mito cui questi si ispirò. A più di un secolo di distanza, le cose stanno all’ incirca nei seguenti termini: oltre a essere noto a chiunque, Dracula è divenuto sinonimo di vampiro, se non il vampiro massimo, il capostipite dell’intera genia dei succhiatori di sangue. Con la complicità di Carla Cavalluzzi e la solidarietà di Luigi Lo Cascio, la creatura di Bram Stoker, debutterà al teatro Verdi, questa sera, alle ore 21, ove vi resterà sino a domenica 31., chiudendo il cartellone di prosa che cederà il passo a quello sinfonico-lirico. Fra versioni cinematografiche, riduzioni sceniche, serie televisive, videogame, fumetti, l’eredità del transilvanico conte è ingombrante. Trovare una sintesi non è certo facile. Rubini opta per lo sturm und drang, esaltando l’affannoso rincorrersi degli elementi, sostenuto dalla scenografia mutante di Gregorio Botta e dalla dissoluta nervatura sonora di Giuseppe Vadalà e Gup Alcaro. Una spasmodica avventura sensoriale questo Dracula prodotto dal Teatro della Toscana e Teatro Nuovo di Marco Balsamo, disperso fra le nebbie di Friedrich e le tempeste di Turner, preda di spiriti maligni e incubi assordanti, fra stormir di fronde, ululanti lupi, topi squittenti, dove fa capolino una irridente vena parodistica Lorenzo Lavia, Roberto Salemi, Geno Diana, Margherita Laterza. L’intreccio presenta delle differenze rispetto al testo originale. Stoker racconta la vicenda di Jonathan Harker, un avvocato londinese inviato in Transilvania per curare un affare con il Conte Dracula. Il giovane scoprirà poco a poco di essere in realtà finito nelle mani di un terrificante vampiro. Nel frattempo la fidanzata di Jonathan, Mina, si trasferisce dall’amica Lucy, che finirà per divenire una vittima di Dracula. Qui si viene a conoscenza del terrificante episodio della nave sulla quale il Conte viaggia, il cui equipaggio viene trovato morto. Successivamente a questo triste attracco accadono fatti molto spiacevoli, tra cui il peggioramento del signor Renfield, paziente di un manicomio della città, controllato dal vampiro ora più vicino che mai. John Seward, direttore del manicomio e innamorato di Lucy, resosi conto della gravità della situazione, decide di chiamare il Professor Van Helsing per essere aiutato a risolvere il caso. Lucy e Renfield vengono uccisi e Mina vampirizzata. Saranno Seward, Van Helsing, Jonathan e Mina a incastrare il Conte per poi ucciderlo con un paletto conficcato nel cuore e lasciarlo divenire polvere alla luce del Sole. Rubini che oltre ad essere regista veste i panni di un risoluto e paterno Van Helsing elimina, invece, totalmente la figura di Lucy e tutti i fatti che la vedono coinvolta. Come figura femminile compare solo la bellissima Madame Mina, mentre Lo Cascio interpreta Jonathan. Rubini definisce il suo risultato anche per mezzo di un lavoro psicologico: lo stesso Dracula può essere visto come “un mostro che si cela in ognuno di noi“. L’unico personaggio che appare freddo e insensibile è il famigerato Conte. Lontano dalla descrizione di Stoker, che lo vede un uomo alto e dai capelli bianchi, il vampiro di Rubini diventa un giovane vigoroso che parla una lingua incomprensibile simile al serbo per tutta la durata della sua apparizione.

Consiglia

Cronaca

Attualità

Spettacolo e Cultura

--sidebar-wrapper-->