Sgarbi replica a C. A. Guerra: Palazzo di Città non volevo delegittimarlo

Scritto da , 18 marzo 2014
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Mi dispiace molto che le mie iperboli (http://www.cronachesalerno.it/sgarbi-non-conosce-la-storia-dellarchitettura/ )  abbiano comprensibilmente irritato Camillo Alfonso Guerra. Avevo cercato rapidamente notizia dell’architetto progettista di Palazzo di Città, ignorandone l’autore e – ovviamente – considerandolo degno di ogni interesse. E’ evidente che ho voluto esagerare indicandone l’esterna caratteristica di monumentalismo fascista, ma l’iperbole nascondeva una intenzione opposta e, ovviamente, retorica, considerare, cioè, quello che oggi tutti apprezzano, concepito  per illustrare l’orgoglio politico del regime. Oggi, come sa meglio di me Camillo Alfonso Guerra, nessuno critica più l’architettura fascista, e tanto meno un’opera forte e complessa come Palazzo di Città. Mi troverà con lui per difendere lo stadio Vestuti; ma resto convinto che le critiche al Crescent, che io stesso ho rinnovato per il suo gigantismo, si attenueranno nei decenni per la considerazione e il rispetto che, come abbiamo per Guerra padre, dovremo avere per un architetto talentuoso come Boffil. Risponderei a Guerra Junior con le sue stesse parole: «Palazzo di Città è connaturato al centro storico di Salerno: ormai fa parte del paesaggio». Certamente, non fosse altro per le sue dimensioni, anche Palazzo di Città fu «un pugno nell’occhio», come oggi guerra giudica il Crescent.  Ma, on il tempo, l’occhio si adatterà al pugno e il Crescent farà parte del paesaggio. E’ stato così anche per il Vittoriano. E, ovviamente, per molte architetture fasciste. Per questo, scusandomi dell’iperbole paradossale che voleva avere un significato rovesciato, non screditare Palazzo di Città ma legittimare, sia pure con riserva, il Crescent, concluderò con queste parole: «La riflessione più matura che abbiamo di fronte è che se un’opera è di valore, va comunque rispettata. Perché è frutto del lavoro intellettuale di chi la progetta e del lavoro materiale di tanti uomini». Parole di Guerra.                              Vittorio Sgarbi

 

UNA RISPOSTA SORPRENDENTEMENTE PACATA

 

Abituati alle levate di scudi del popolare critico, innamorato oltremisura delle proprie tesi, talvolta in maniera direttamente proporzionale alla loro paradossalità, questa volta prendiamo invece atto di un ragionamento articolato, arguto e sostanzialmente rispettoso delle tesi altrui. C’è però un sofisma evidente nella lettera, “confessato” peraltro dall’illustre critico senza infingimenti: l’ammissione di aver fatto ricorso all’iperbole in questione (“monumentalismo fascista” del Palazzo di Città) soltanto “per legittimare, sia pure con riserva, il Crescent”. Un obiettivo, quest’ultimo, ritenuto evidentemente prevalente, al punto da avere indotto Vittorio Sgarbi a scomodare esempi di architettura di altri tempi per confezionare una motivazione verosimile di un’inquietante opera architettonica del presente. Una sorta di estensione analogica ex post, certamente una civetteria retorica abilissima, proposta per difendere quella che a noi appare una tesi indifendibile, che il Crescent, cioè, sia un’opera di valore. Ma questa è una nostra tesi che non intendiamo assolutizzare. Grazie Sgarbi. *

 

 

 

 

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