Severino, la Consulta: “C’è esigenza di sospensione per tutelare la PA”

Scritto da , 20 novembre 2015
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di Andrea Pellegrino

La Consulta deposita la motivazione della sentenza su legge Severino pronunciata sul ricorso presentato dal sindaco di Napoli Luigi de Magistris. Motivazioni che arrivano il giorno prima della discussione dell’udienza di merito dell’istanza presentata dal governatore della Campania Vincenzo De Luca contro il provvedimento di sospensione firmato da Matteo Renzi. E se per de Magistris il caso è chiuso (dopo l’assoluzione in Appello nell’ambito del processo Why Not), per Vincenzo De Luca – alla luce delle ultime vicende giudiziarie – la strada è in salita. Ed anche in virtù di quanto scrive la Corte Costituzionale in merito alla legge che porta la firma del ministro della giustizia del governo Monti. «Così come la condanna irrevocabile può giustificare la decadenza dal mandato in corso, per le stesse ragioni la condanna non definitiva può fare sorgere l’esigenza cautelare di sospendere temporaneamente l’eletto da tale mandato», evidenzia la Corte nelle motivazioni con le quali, lo scorso 20 ottobre, aveva rigettato come “infondato” il ricorso presentato sulla legge Severino e in particolare sulle norme relative alla sospensione degli amministratori locali condannati, anche in via non definitiva, per determinati reati. Al vaglio della Consulta era l’applicazione retroattiva della norma che prevede la sospensione dall’incarico per sindaci, assessori, presidenti o consiglieri provinciali condannati con sentenza non definitiva. A sollevare la questione di legittimità costituzionale era stato il Tar della Campania, nell’ambito del procedimento riguardante il sindaco di Napoli Luigi de Magistris. «La scelta operata dal legislatore nell’esercizio della sua discrezionalità non ha superato i confini di un ragionevole bilanciamento degli interessi costituzionali in gioco», prosegue la Corte che spiega – citando l’articoli 97 e 54 della Costituzione sul buon andamento della Pubblica amministrazione: «La permanenza in carica di chi sia stato condannato anche in via non definitiva per determinati reati che offendono la pubblica amministrazione può comunque incidere sugli interessi costituzionali». «Nell’esercizio della sua discrezionalità, il legislatore ha ritenuto che una condanna per abuso d’ufficio faccia sorgere l’esigenza cautelare di sospendere temporaneamente l’eletto dalla carica, a tutela degli interessi appena indicati. Il Tar Campania non spende argomenti per dimostrare la manifesta irragionevolezza del bilanciamento legislativo. Anzi, nel respingere il quinto e il settimo motivo di ricorso, il giudice rimettente ha espressamente negato che l’inclusione dell’abuso d’ufficio fra i reati ostativi possa essere considerata irragionevole o sproporzionata. Ciò che contesta è, come già visto, l’applicazione della nuova causa ostativa – rappresentata da una condanna non definitiva per abuso d’ufficio – ai mandati in corso». Ancora, spiegano i giudici, «le misure della incandidabilità, della decadenza e della sospensione non hanno carattere sanzionatorio. Questa Corte ha chiarito che tali misure non costituiscono sanzioni o effetti penali della condanna, ma conseguenze del venir meno di un requisito soggettivo per l’accesso alle cariche considerate o per il loro mantenimento».
Oggi si va in aula al Tribunale Civile di Napoli dove si discute l’udienza De Luca che ha visto cambiare anche il suo giudice relatore, dopo l’inchiesta che ha travolto il giudice Scognamiglio, suo marito e lo stesso presidente della Regione Campania. I legali del Movimento 5 Stelle, ed in particolare l’avvocato Oreste Agosto, sono pronti a far valere le loro ragioni, soprattutto all’indomani, ora delle motivazioni presentate dalla Corte Costituzionale sulla validità della legge Severino.

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