“Se vuoi vivere felice” secondo l’anti-selfie Cerlino

Scritto da , 11 novembre 2018
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di  Adriano Rescigno

Non solo Gomorra. All’insegna di quella provincia che ancora può regalare magia. Fortunato Cerlino, meraviglioso attore anche di teatro e regista, illumina il complesso monumentale di San Giovanni con la sua esperienza con un monito ed una singolare provocazione: «Che ve ne importa di farvi i selfie con Fortunato Cerlino. Chi è Fortunato Cerlino? Stasera non faccio i selfie, siete voi i protagonisti, non io». Cerlino nel presentare in anteprima la sua opera edita da Einaudi “Se vuoi vivere felice”: «Il popolo che mette in riga la politica non c’è più, ci hanno comprato con gli Iphone, il vero attore sociale è venuto a mancare, c’è indifferenza, abitudine al malaffare». La presentazione, condotta da Mariano Agrusta, è introdotta dalle parole fortissime di Claudio Bartiromo – che tra i tanti impegni di Autunno Einaudi sta lavorando per portare nella valle metelliana il celeberrimo Baricco – responsabile della casa editrice Einaudi: «Un libro è un ponte verso la democrazia. Impediamo il lavoro a chi ci vuole ignoranti, non lasciamo il Paese all’ignoranza». «Attenzione, questa non è un’autobiografia – avverte Fortunato Cerlino – non ho certo l’età e nemmeno la presunzione di voler affrontare una simile impresa che poi forse porta pure male. Il libro nasce da una intervista che rilasciai qualche anno fa, in cui riandavo a quand’ero ragazzo, nella provincia napoletana degli anni Ottanta, e raccontavo il mio primo istinto di sopravvivenza. Fatti che allora non potevo capire bene perché ero solo un bambino. Ho cominciato a scrivere questo libro da ragazzo, quando tornavo a casa dopo la scuola e i giochi con i miei compagni. Avevo trovato un quadernone di cartapaglia e ogni tanto ci scrivevo quello che vedevo. Poche pagine, con le mie prime riflessioni. Ne parlai in quell’intervista e Marco Peano, che è un eccellente scrittore ed un editor di Einaudi, mi chiamò, mi chiese di vedere il quaderno, mi incoraggiò, e così è nato il racconto dell’incontro tra l’uomo che sono diventato ed il bambino che fui, cercando di capire cosa è successo in questi anni, quale era il clima che si respirava allora». La Pianura della speculazione edilizia post terremoto, quella “Pianura far west”, con il primo cadavere visto a 10 anni e lo stupore dei compagni di studio nel raccontare di non aver mai visto una pistola dal vivo, ma anche quella provincia ingenua che ti dà il tempo e gli spazi per capire chi sei e cosa vuoi fare, quel luogo da riscoprire e da tutelare, ripartendo appunto dai libri e non dalle pistole, da quel pensiero camorrista che viene prima della camorra, quel pensiero di sopraffazione spicciola, un quasi istinto di sopravvivenza, nella piccola realtà anche condominiale che troppo spesso, seppur in modo millesimale si impossessa di ciascuno di noi.

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