Se questa è una donna

Scritto da , 13 marzo 2018

Il liceo Alberto Galizia di Nocera Inferiore, rappresenterà la provincia di Salerno alla finale del concorso dedicato alla condizione femminile nei lager

 Di OLGA CHIEFFI

 Un’occasione di riflessione per esplorare il dramma, la tragedia della Shoah al femminile, attraverso gli occhi di chi è riuscito a concentrarla nella parola, in un cortometraggio, in una performance di poesia e musica, in un quadro. Questo è stato il leitmotiv della seconda fase del III concorso regionale per le scuole della Campania, intitolato “La persecuzione femminile nei lager nazisti” che avrà come premio un viaggio-visita al campo di Ravensbruck, svoltasi ieri mattina nell’ auditorium del Liceo “Alberto Galizia” di Nocera Inferiore. Tre gli istituti partecipanti il liceo scientifico Giovanni da Procida di Salerno, con il suo dirigente Annalaura Giannantonio, che ha presentato un interessante video e il polo d’istruzione superiore Enzo Ferrari di Battipaglia, diretto da Daniela Palma, con alcuni rappresentanti i quali hanno recitato degli scritti provenienti dai campi di concentramento, oltre, naturalmente la scuola ospitante che si è presentata con la sua orchestra per interagire e sottolineare le testimonianze delle bambine e delle donne internate nei lager. Musica, poesia, disegni, eppure c’è qualcosa di vivo e di eternamente rinnovantesi che resta dell’orrore dei lager, il miracolo del simbolo artistico creato anche in quei luoghi di morte. L’arte, la ricerca della bellezza nell’orrore, l’osservazione come stato mentale, furono in grado di salvare non pochi prigionieri, permettendo loro una visione alternativa della realtà, una vera e propria forma di salvezza. Nonostante la disumana condizione di vita nei lager e la implacabile sorveglianza delle guardie, la produzione artistica nei campi di concentramento fu copiosa e, in particolare, quella musicale, che i tedeschi rispettavano, unitamente ai propri compositori ed esecutori, unica virtuale via di fuga dall’abbrutimento del quotidiano, la morte, le torture, il dolore, il sangue, la fame, la vita ridotta a niente erano la routine quotidiana, ma l’orchestra e la musica non potevano mancare. Ma qual era il suono della Shoah? Quale composizione poteva “dire” il lugubre silenzio dei campi squarciato dagli urli delle sirene, dall’abbaiare dei cani, dallo sferragliare dei treni? Nei campi gli altoparlanti diffondevano musica da ballo per dare la sveglia o avviare al lavoro forzato; nei campi c’erano perfino orchestre formate dai deportati costretti a suonare mentre i loro parenti, amici, si avviavano verso la morte. Qual era il suono della morte? Che musica si eseguiva nei luoghi ai confini della vita? Quel suono hanno ricercato gli studenti dell’ Alberto Galizia di Nocera Inferiore, i quali guidati dai professori Cristina Petrosino, Luigi De Nardo, Andrea Montella, Antonio Saturno, Paolo Balestrazzi e Rosario Barbarulo, coordinati dall’ideatrice del complesso progetto plurilinguista, Lidia Bitetti, si sono aggiudicati la finale provinciale e sono già all’opera per andare il 23 marzo a palazzo Santa Lucia ed affrontare i campioni delle altre province campane, allo scopo di continuare a “pathire” quelle storie, nei luoghi di morte, per non dimenticare.

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