Scafati. Sul consiglio comunale aleggia lo scioglimento

Scritto da , 9 Luglio 2016
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Di Adriano Falanga

La svolta alle indagini di certo non condanna ancora nessuno, ma queste non possono non essere collocate in un contesto anche politico molto più complicato e, purtroppo, difficoltoso. La maggioranza consiliare non vive un buon momento, questo è noto, e non bastano gli attestati di fiducia al sindaco, pure di circostanza, a tirarlo fuori dalla “crisi” che oramai lo accompagna fin dal dicembre scorso. I numeri non ci sono, l’inciucio non piace, e la sensazione di instabilità amministrativa si rispecchia anche tra i corridoi di palazzo Mayer. Tutto è rallentato, tutto è molto complicato. C’è ansia tra i consiglieri comunali e la giunta, lo spettro dello scioglimento del consiglio comunale assume una veste concreta dopo che nel filone d’inchiesta è entrato anche il consigliere comunale Roberto Barchiesi, assieme all’ex vicepresidente Acse Ciro Petrucci. “La nostra preoccupazione cresce perché temiamo che lo spettro di uno scioglimento del Consiglio Comunale per infiltrazioni camorristiche sia oggi una ipotesi più vicina e concreta – spiega dal Pd Margherita Rinaldi – Crediamo quindi, oggi ancor più di ieri, che l’unico, vero bene della città, imponga, per queste ragioni e per l’evidente fallimento politico ed amministrativo, le dimissioni quanto prima di questo sindaco e della sua maggioranza”. Secondo indiscrezioni, la commissione d’accesso avrebbe documentato una lunga serie di incongruenze negli atti amministrativi, tali da motivare una richiesta di scioglimento, mentre il blitz di giovedì mattina dovrebbe produrre eventuali riscontri alle dichiarazioni rese dal pentito Loreto. L’innocenza degli indagati fino al terzo grado di giudizio però, non preclude affatto lo scioglimento del consiglio comunale. La corte Costituzionale con sentenza 103/1993 ha ricordato che per arrivare allo scioglimento di un ente locale per infiltrazioni mafiose gli elementi probatori non devono essere granitici (come invece è richiesto per provare la responsabilità penale di un soggetto o sottoporlo a misure di prevenzione) perché questo istituto è una misura di prevenzione sociale e si deve intervenire anche quando c’è il pericolo che una o più cosche “inquinino” l’ente pubblico. Insomma, non servono gli arresti, che pure non auguriamo a nessuno, ma volendo essere obiettivi e alla luce dei primi riscontri giudiziari, il destino della città di Scafati appare oramai inevitabilmente segnato.

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