Scafati. Operaio rovinato dal gioco d’azzardo

Scritto da , 18 novembre 2015
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Di Adriano Falanga

Questa è solo una delle tante vicende familiari finite nel dramma e nella disperazione a causa del gioco d’azzardo. Alla moglie, sposata tre anni fa, diceva che i debiti lo avevano rovinato. Finito in mano a un usuraio, la rata mensile per pagare il prestito era tale da non riuscire ad arrivare a fine mese nelle incombenze familiari. Lui ha 39 anni, è un operaio edile e lo chiameremo Giuseppe. Lei ha tre anni in meno, e a Giuseppe ha dato due figli: il primogenito di quasi tre anni e la femminuccia di pochi mesi. La coppia abita in un parco residenziale in periferia, tra Scafati, Boscoreale e Pompei. L’uomo da qualche tempo in casa si mostrava cupo, pensieroso, distratto e sempre con una certa ansia addosso. Alla moglie diceva che era preoccupato per il lavoro, da diversi mesi non veniva pagato o riceveva solo parzialmente lo stipendio, ragion per cui era dovuto ricorrere ad un prestito di diverse decine di migliaia di euro (sembra circa 20 mila) tramite un “conoscente”. Da allora sarebbe cominciato il calvario, perché l’uomo con il passare dei mesi in casa porta sempre meno soldi. Giuseppe spiega alla moglie che la causa sono le rate del prestito, troppo alte. La donna decide così di rimboccarsi le maniche e tornare al lavoro, trovando un impiego in una sartoria. Passano poche settimane quando la moglie del titolare di Giuseppe decide di portare in sartoria dei capi per degli aggiusti. Arriva così dove lavora la consorte di Giuseppe, che, seppur con diplomazia e quasi vergognandosi, chiede alla donna: “Mi spiace che gli affari di suo marito vadano male, mio marito è afflitto dal non ricevere lo stipendio, e siamo messi molto male”.

La moglie del titolare dell’impresa edile sembra cadere dalle nuvole, e spiega che nessuna crisi incombe sull’attività, tranne le solite difficoltà gestionali non pare che l’azienda abbia però mancato di pagare mai uno stipendio. Da qui la decisone di approfondire con il marito la sera stessa. Il giorno dopo arriva la telefonata alla moglie di Giuseppe: “le confermo che suo marito ha sempre ricevuto puntualmente lo stipendio, ma non solo, alcuni mesi fa ha chiesto a mio marito un cospicuo anticipo sul Tfr, dicendo che doveva fare dei lavori in casa urgenti”. Una doccia fredda per la giovane moglie, che decide di andare fino in fondo alla vicenda. Scoprirà ben presto che il coniuge è finito dentro al vizio del gioco. Gli appostamenti che la moglie organizza con l’aiuto di qualche familiare scoperchiano una verità drammatica. L’uomo frequenta assiduamente, spesso anche in orario di lavoro, non una ma diverse sale slot tra Scafati e Pompei. E non è tutto, gioca puntualmente grosse somme ai Gratta e Vinci e a diverse estrazioni legate ai numeri del lotto. Altro che prestito e usuraio, l’uomo in meno di un anno si scoprirà essersi giocato più di trentamila euro, tra cui quasi tutta la liquidazione di fine rapporto, oltre ad essersi davvero indebitato con molti suoi amici che gli prestavano soldi. A questi raccontava ogni volta una bugia diversa. La prima reazione della donna è stata dura, mette fuori casa il marito chiedendo la separazione. Giuseppe però, resosi conto della “malattia” che lo ha preso, chiede perdono e decide di rivolgersi a un professionista per guarire dal vizio del gioco. Attualmente è in cura e le rispettive famiglie si sono fatte carico dei debiti lasciati in giro.

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