Scafati: Loreto e le sue dichiarazioni

Scritto da , 10 Aprile 2019
image_pdfimage_print

Un’udienza fiume quella di questa mattina al Tribunale di Nocera Inferiore, per il processo Sarastra in cui sono imputati per voto di scambio politico mafioso, l’ex sindaco di Scafati, Pasquale Aliberti, sua moglie Monica Paolino, suo fratello Nello Aliberti, l’ex consigliere comunale Roberto Barchiesi, lo staffista Giovanni Cozzolino e Andrea Ridosso, fratello del boss Luigi.

La scelta “neutrale” del teste Diego Chirico

Davanti al pm Vincenzo Montemurro, il teste Diego Chirico, ex assessore della Giunta di Scafati, poi sciolta per infiltrazioni camorristiche, si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande della Procura e dei difensori, per non correre eventualmente il rischio di auto-accusarsi visto che è imputato in un procedimento connesso a Sarastra, insieme a sua moglie Roberta Iovine, per abuso d’ufficio. Chirico, avvocato e politico, ha scelto la via del silenzio e affronterà il processo per le accuse a suo carico restando in una sorta di “neutralità” rispetto a quanto già dichiarato a verbale nel corso delle indagini.

Il resoconto di Loreto: il contro-esame

Intanto nell’aula Marcello Torre del Tribunale di Nocera Inferiore, si è svolto il contro-esame di Alfonso Loreto. Il pentito, figlio del ras Pasquale Loreto, anch’egli collaboratore di giustizia, ha raccontato anche ai difensori, dopo le accuse dell’udienza precedente formalizzate anche davanti al collegio giudicante, quanto accadde nella campagna elettorale del 2013 (per l’elezione del sindaco di Scafati) e in quella del 2015 (per l’elezione della Paolino a consigliere regionale in quota Forza Italia). Loreto ha spiegato che l’ex sindaco non aveva voluto Andrea Ridosso tra i candidati per il suo cognome ingombrante ma aveva accettato i voti della famiglia Ridosso “con piacere”. Nella ricostruzione del pentito, incalzato dalla difesa degli Aliberti, anche la conferma sulla presenza di Roberto Barchiesi nella lista Grande Scafati (coordinata da Raffaele Lupo) come loro uomo. Il pentito ha confermato l’accordo con Aliberti per ricevere in cambio dei voti degli appalti e un “ricambio economico” dopo aver garantito le preferenze per lui. Dopo l’attesa però non era arrivato “il grande appalto” sperato e quindi erano iniziati i dissidi con Barchiesi prima e con Aliberti poi. Confermata in aula anche l’aggressione a Barchiesi proprio in virtù dell’accordo che non era stato rispettato dall’ex sindaco. Loreto ha rimarcato anche quanto il clan aveva chiesto ed ottenuto la nomina di Ciro Petrucci ai vertici della partecipata Acse, dialogando con l’imprenditore Longobardi (parte lesa nel procedimento legato agli uomini del clan) ma sempre tramite l’ex sindaco che aveva fatto confermare l’incarico all’amico e fedelissimo di Luigi Ridosso, nella società comunale. Del resto, solo un esponente dell’amministrazione avrebbe potuto confermare una nomina pubblica ed in quel caso fu l’ex vicesindaco, Giancarlo Fele. Da lì i Loreto-Ridosso, attraverso un affidamento nel settore delle pulizie, avevano iniziato a percepire fondi pubblici che prima avevano rifiutato perchè esigui rispetto al patto siglato (come dichiara Loreto). Loreto ha anche detto che altri appalti non erano stati dati dopo solo perchè poi la Procura aveva disposto gli arresti per gli esponenti del clan Loreto-Ridosso.

Il caso dell’ex assessore Raffaele Sicignano e del candidato alla Regione Pasquale Coppola

Loreto su richiesta dell’avvocato della difesa di Aliberti ha anche spiegato i suoi rapporti con l’ex assessore alla manutenzione pubblica Raffaele Sicignano. Il pentito ha specificato di non aver mai ottenuto incarichi o affidamenti da Sicignano per lavori pubblici. In un caso Sicignano aveva con lui menzionato dei lavori da fare fuori all’azienda del suocero in via Dante Alighieri, ma di fatto non avevano mai concretizzato alcuno scambio né tangenti o mazzette con l’ex esponente della Giunta Aliberti, ora sostenitore ufficioso ancora, nelle liste di Cristoforo Salvati sindaco per le amministrative di maggio. Inoltre, sul caso Coppola e in particolare in merito all’incontro tra l’ex presidente del consiglio comunale con Loreto e Ridosso, è stato chiarito un ulteriore aspetto. Il pentito ha spiegato che si erano incontrati per una proposta di voto di scambio in occasioni delle elezioni regionali del 2015 ma poi di fatto, il clan non aveva mai concretizzato alcun accordo con Coppola. Anzi, Loreto in aula ha detto chiaramente che il clan aveva deciso in modo compatto di sostenere Monica Paolino come candidata al consiglio regionale della Campania. Ad organizzare il comizio a Mariconda per Coppola era stato l’altro collaboratore di giustizia, Dario Spinelli, ma per un episodio isolato di cui Loreto dice non conoscere direttamente i dettagli. Per quel comizio Spinelli avrebbe chiesto a Loreto “solo il permesso”.

La campagna elettorale per le elezioni regionali del 2015

Sulle elezioni del 2015 per Paolino, Loreto racconta piuttosto l’organizzazione del comizio elettorale per la moglie dell’ex sindaco, a casa di Anna Ridosso. In quella occasione, ha detto Loreto in aula oggi, le persone furono chiamate direttamente per farle partecipare nel comizio che si teneva nella “proprietà provata” – ovvero l’abitazione – della signora Ridosso. Ad essere sponsor e organizzatori di quel comizio furono Petrucci e i Ridosso stessi.

Le udienze sono state rinviate al prossimo 29 maggio e 5 giugno per concludere il contro-esame di Loreto ed iniziare quello di Romolo Ridosso, altro collaboratore di giustizia.

Consiglia

Cronaca

Attualità

Spettacolo e Cultura

--sidebar-wrapper-->