Scafati. Giunta con il solo Sicignano. Casciello si gioca il jolly, e perde ancora.

Di Adriano Falanga

Pasquale Aliberti non molla Identità Scafatese, è un amore non corrisposto il suo, perché più lui aumenta il corteggiamento e più i tre dissidenti usciti dalla maggioranza lo respingono. O meglio, volendo parafrasare una delle tipiche frasi tra adolescenti innamorati, Stefano Cirillo, Bruno Pagano e Daniela Ugliano al sindaco hanno fatto sapere: “resteremo solo amici”, un modo delicato e politicamente corretto per ribadire il secco no al rientro in squadra. Una posizione cocciuta quella di Aliberti, che ha già provocato il forte malumore dei suoi fedelissimi, in particolare tra Diego Del Regno e Brigida Marra. I due non hanno tutti i torti, non hanno voluto sottoscrivere l’accordo con Identità Scafatese prima del voto al bilancio, e oggi non comprendono le ragioni per cui Aliberti incassato il sì ed evitato lo spettro del commissariamento, stia insistendo con i dissidenti. Il sindaco però lo ha spiegato chiaramente ai suoi, bisogna guardare all’interesse pubblico, alla città, alle cose da fare, insomma, tutte quelle cose che servono a far crescere il senso di colpa tra i suoi fedelissimi, nel caso eventuali accordi vadano persi. Lo sa bene Mimmo Casciello, oramai impuntato ad entrare in giunta, dopo i mille passi indietro fatti in questi tre anni. E se Aliberti dovesse ribadire che il problema è il subentro di Giacinto Grandito, non è escluso il jolly e Casciello da buon giocatore potrebbe decidere di giocarselo. Ergo, mettere sul tavolo della maggioranza le dimissioni già firmate dell’ex vicesindaco. Una mossa che spiazzerebbe il primo cittadino, che perderebbe il suo “alibi”. Il progetto alibertiano per l’esecutivo vede però due alternative: giunta a sei con dentro Teresa Formisano e Antonio Mariniello, dando il foglio di via ad Antonio Pignataro, oppure Giunta sempre a sei ma con dentro Raffaele Sicignano recuperato, e fuori comunque Pignataro. Quest’ultima ipotesi è decisamente più gradita al primo cittadino, ma per imporla deve adoperarsi per convincere anche la Marra, Del Regno, Casciello, Carotenuto.

1-identita scafateseIl Cotucit è già allineato, e come sempre accade, Michele Raviotta si mostra sempre il consigliere più “comprensivo”. Non ci sarà per loro un assessorato, si pensa ad un componente nel cda Acse. Ma più che passo indietro, Raviotta e Quartucci hanno capito che l’assessorato sarebbe stato, in questa fase, un boomerang politico per il movimento, già fortemente criticato per la scelta di passare in maggioranza. Con Sicignano dentro il primo cittadino pensa di recuperare Identità Scafatese, ma i tre hanno già fatto sapere che la scelta dell’ex assessore al bilancio di rientrare è di tipo personale, e non legata alle posizioni del loro gruppo. “Con il voto al Bilancio del 16 giugno si è data vita ad una nuova maggioranza diversa da quella uscita dalle urne del 2013, della quale noi non facciamo più parte e rispetto alla quale ribadiamo la nostra indipendenza politica – scrivono in una nota Cirillo, Ugliano, Pagano – Le nostre proposte non sono state accettate dal resto della maggioranza eletta dal popolo scafatese per governare la città, che ha preferito fare accordi con una parte dell’opposizione per andare avanti in una visione politica che noi riteniamo miope ed in alcuni casi personalistica e che assolutamente non condividiamo. La nostra posizione rimane chiara: non siamo interessati a poltrone di alcun genere”. Tradotto, significa che l’eventuale cambio di rotta di Sicignano non deve essere inteso come un accordo con il loro gruppo. “Per quanto riguarda il prosieguo dell’attività amministrativa annunciamo sin da ora che il nostro voto sarà sempre favorevole se si tratterà di far passare argomenti fondamentali per il bene della città nel pieno rispetto di quella comunità che rappresentiamo, valutando secondo coscienza ed in piena autonomia le scelte condivisibili”. Una presa di distanza da Sicignano? Eppure l’ex assessore in conferenza stampa aveva al suo fianco Cirillo, capogruppo IS. “Mi sono dimesso perché la maggioranza non ha recepito le mia indicazioni, cosa che ha fatto invece Identità Scafatese – spiega oggi Sicignano – il gruppo ha condiviso la mia politica di tagli alla spesa, ma non sono un assessore in quota Identità Scafatese. Non ho chiesto di rientrare, ma per le stesse ragioni per cui mi sono dimesso sono disposto a rientrare qualora fossero accolte”. E queste sono, giunta a sei (più il sindaco) e taglio alle indennità di sindaco e assessori del 20%. Assessore sì, ma gruppo no. Andando oltre le formalità del politichese, Aliberti sembra proprio non voler capire che non riavrà più in squadra i tre dissidenti. Allora diventa lecito porsi una domanda: perché insistere tanto con Sicignano, nonostante non si dichiari in quota IS, e soprattutto, andando contro la volontà della squadra di fedelissimi, che ha votato il bilancio in condizioni quasi proibitive? E’ amore o cosa? E soprattutto, Sicignano rientrerà con la delega al bilancio, o con quella alla Manutenzione, sulla quale c’era già stato uno scontro nel gennaio scorso, quando gli fu ritirata? Domande a cui è difficile dare oggi una risposta, fino a che il sindaco non troverà una quadra definitiva. Una cosa è certa, la situazione appare come il detto napoletano “la coperta è troppo corta, dove tiri tiri, ci sarà sempre una parte del corpo scoperta”.