Scafati. Aliberti si accorda con IS ed evita “tredicesimi” e inciucio.

Scritto da , 15 giugno 2016
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Di Adriano Falanga

Contrordine compagni, l’obiettivo è: evitare il commissariamento. Sono lontani i tempi in cui nove temerari consiglieri di maggioranza, supportati da altri due eletti in minoranza, erano pronti a firmare le proprie dimissioni, consegnando la città in mano al commissario, pur di permettere al primo cittadino la sua terza candidatura. Oggi l’imperativo è esattamente l’opposto, e messo con l’acqua alla gola, il primo cittadino sembra voler preferire l’accordo con Identità Scafatese, dopo aver capito che l’inciucio proprio non piace alla città. E del resto, a che serve? Michele Raviotta e Filippo Quartucci sono oramai parte operativa della maggioranza non certo per aver votato spesso assieme agli alibertiani, ma per essersi seduti al tavolo del notaio Tommaso D’Amaro, per firmare le dimissioni e permettere ad Aliberti un terzo mandato. Ed è quello il vero atto di fiducia politica che il Cotucit ha espresso verso il primo cittadino. Un gesto che non fu condiviso da parte della sua stessa maggioranza, che fece sfumare il “grande sogno” alibertiano. Questo dimostra una sola cosa, il “nemico” è in casa, e il sostegno di Raviotta è molto più sicuro e consolidato di quello di una fetta di suoi consiglieri. E allora, perché scoprire le carte e rivelare l’inciucio? Per portare avanti questa strategia occorre però superare lo scoglio dei tredici voti per approvare il bilancio domani sera, e dopo aver sonoramente e pubblicamente bocciato le proposte di Stefano Cirillo, Bruno Pagano e Roberto Barchiesi, che pure hanno comportato le dimissioni dell’assessore al Bilancio Raffaele Sicignano, Aliberti cambia idea e promette ai dissidenti di accettare le loro proposte. Nel dettaglio: azzeramento totale del vertice Acse (mancano solo le dimissioni del vice presidente Ciro Petrucci) azzeramento delle deleghe ai consiglieri (già fatto) azzeramento Giunta con impegno a ricomporla a sei componenti, con stipendio ridotto di un 20% circa. Alternative non sembrano esserci, e pur di evitare il commissariamento (o meglio andare a casa) non resta che accettare le condizioni poste da Identità Scafatese, per far fronte al pre dissesto in cui versa Palazzo Mayer. Attenzione però, accettare non significa condividerle, significa semplicemente “o ti mangi questa minestra, o ti butti dalla finestra”.

3-consiglio comunale maggioranzaIn realtà, dietro il cambio di passo alibertiano ci sarebbe dell’altro. Non è affatto vero che il sindaco può contare su 13 voti certi, perché (e l’ultimo consiglio comunale lo ha dimostrato) sarebbero spuntati diversi “tredicesimi”. Un numero che vale oro, visti i tempi. Questo ha spinto il primo cittadino a fare delle valutazioni e a realizzare che tutto sommato i tre dissidenti ponevano non solo condizioni passabili, ma pubbliche, chiare e trasparenti. Diversamente da chi ad oggi si trincera dietro i se, i ma i però, e ancora non ha espresso una posizione ufficiale, pubblica, uscendo dall’alone di ambiguità. Un giocoforza che suona di “baratto” politico, nonostante in molti giurano di non chiedere poltrone o prebende. Fatto sta che il voto di Identità Scafatese permetterà ad Aliberti di superare agevolmente lo scoglio (o il baratto) del “tredicesimo”. E questo seppure i dissidenti hanno chiaramente spiegato di restare comunque indipendenti. Appare quindi chiaro che a provocare lo stallo non era tanto il voto contrario dei fuoriusciti, bensì la “corsa al tredicesimo” uomo, che ha sfiancato il sindaco. Una mossa strategica astuta quella di Aliberti, che gli permetterà di incassare la fiducia di ben 14 consiglieri comunali, e senza il voto di Michele Raviotta e Filippo Quartucci. Il tredicesimo è avvertito.

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