Scafati. A 103 anni nonno “Ciccio” è il nonno degli scafatesi.

Scritto da , 10 novembre 2015
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Di Adriano Falanga

Nonno Ciccio è un vecchietto sveglio, di buona memoria, e di buon appetito. Negli ultimi anni le sua giornate le passa tra sedia e letto, circondato dall’affetto dei suoi 4 figli, 8 nipoti e 16 pronipoti. Ama ricordare di quando è stato in guerra, dal 1940 al 1946. Nonno Ciccio non è un nonno qualunque, ma è il nonno degli scafatesi. E’ infatti l’uomo più “cresciuto” della città. Sulle sue spalle ben 103 anni compiuti. Nato il 24 ottobre 1912, la famiglia racconta che più grande di lui a Scafati ci sarebbe solo la signora Carmela, nata un mese prima. Francesco Sicignano, questo il suo nome completo, nasce a Scafati nei vicoli del quartiere Vetrai, salvo poi trasferirsi da bambino in via Passanti, dove ancora oggi vive. Nel 1940 partì per la guerra, lasciando la moglie incinta del terzo figlio. Fu fatto prigioniero degli Inglesi dopo un paio d’anni in Sud Africa dove veniva indirizzato all’insegnamento dell’agricoltura alle popolazioni locali. Nonno Ciccio era infatti persona “istruita” per l’epoca, avendo conseguito la terza elementare. Essendosi fatto apprezzare per le sue qualità di ottimo agricoltore e governatore degli animali riusciva a strappare un biglietto per la nave che da Città del Capo rimpatriava a Trieste i primi soldati italiani e così dopo un anno di navigazione trascorso ad accudire i muli sulla nave giungeva a Trieste nel 1946, dove finalmente conobbe suo figlio Pasquale. Dal fronte tornò con un’infezione al fegato che gli provocò l’ittero. Racconta nonno Ciccio di essersi “depurato” bevendo costantemente infusi di carciofo che lui stesso coltivava. Una vita intera passata come contadino, tra campi e animali. Il nonno degli scafatesi, contrariamente a quanto oggi si cerca di far passare, non ha un vero segreto da svelare per motivare la sua longevità.

Ha lavorato molto, almeno fino a che le forze lo hanno accompagnato, e comunque oltre i 90 anni. Ha sempre mangiato di tutto, tre volte al giorno, come ancora oggi è solito fare. Verdura, carne e un paio di bicchieri di vino a pasto, tutto rigorosamente però “fatto in casa”, coltivato con le proprie mani. “Un segreto forse c’è – svela la nipote Modesta, insegnante – non è mai stato goloso di dolci”. Salvo poi “affezionarsi” alle caramelle che tiene in un centrotavola vicino al letto, e dove “spizzica” spesso, spiega la figlia Luigia. Non solo, nonno Ciccio è stato anche fumatore, non un incallito amante delle bionde ma la famiglia racconta di sigarette fumate ogni tanto, e questo fino alla soglia del secolo. Tre anni fa la festa dei cento anni, con tanto di omaggi del sindaco Pasquale Aliberti e una targa ricordo. A parte le ossa stanche, nonno Ciccio oggi conserva una buona lucidità, si nutre da solo, e continua a raccontare a chi gli fa visita di quando è stato fatto prigioniero dagli inglesi. Una vita intera vissuta umilmente, da onesto lavoratore dei campi, il figlio Pietro lo ricorda “lontano dalla politica”. La moglie è scomparsa “giovane” nel 1991, aveva “appena” 77 anni. Non conosce malattia, e anche i 4 figli: Pietro, Luigia, Pasquale e Maria godono di buona salute. Il primogenito ha raggiunto i 78 anni. La vita e l’alimentazione di nonno Ciccio Sicignano contrastano con quanti oggi predicano stili di vita curiosi, oppure professano regimi alimentari assurdi. Il “nonno degli scafatesi” testimonia che è giusto mangiare e bere di tutto, anche fumando una sigaretta dopo pranzo. Nella vita del resto ciò che conta è la moderazione, perché a far male sono gli eccessi.

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