Ho testa bizzarra, ma il core eccellente

Scritto da , 13 Ottobre 2021
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Sarà Norina la “madrina” del terzo appuntamento de’ “I mercoledì della Lirica” ospite della Chiesa di Santa Maria de’ Lama, palcoscenico per i migliori allievi del magistero di canto del nostro conservatorio

 

di Olga Chieffi

Terzo appuntamento stasera, alle ore 20, per il cartellone del Conservatorio “G.Martucci” di Salerno “I mercoledì della Lirica”, ospite della storica cornice di Santa Maria de’ Lama, concerti vetrina d’elezione per l’alto magistero di canto, che da sempre ha prodotto grandi protagonisti dei palcoscenici nazionali e internazionali. La serata, che vedrà in duo coi ragazzi i pianisti Carmine Rosolia e Ida Visconti, verrà inaugurata da Valeria Feola che sarà Lucia di Lammermoor, nella sua aria di sortita “Regnava nel silenzio”. La musica di Donizetti fonde il contesto lirico e melodico con una frammentazione quasi da recitativo, insinuandovi poi una coloratura, che suggerisce un allontanamento dalla realtà oggettiva, tipica di situazioni quali sogni amorosi, legami con la divinità, alienazioni mentali. La strofa conclusiva, infine, è un susseguirsi di arpeggi, trilli, cambi di registro che disarticolano il discorso melodico, fino ad inglobarlo. Entrerà in scena, poi Pamina, che avrà la voce di Laura Fortino, ottimo paggio Oscar mercoledì scorso, con l’aria “Ach Ich fuhl’s” dal Die Zauberflote, uno dei brani più tragici e toccanti che Mozart abbia mai composto. Non a caso è scritta in sol minore, la tonalità che il genio salisburghese riservava proprio alle partiture con cui voleva trasmettere un profondo senso di lamento e di tragedia. Gaetano Amore passerà dal timido Nemorino, ascoltato la scorsa settimana, all’aria di sortita del Duca di Mantova “Questa o quella per me pari son”, in tono con la musica della festa, una ballata cantabile, con cui spavaldamente il Duca dichiara a Borsa la propria indifferenza verso l’identità delle donne con cui si accompagna, mosso soltanto da un desiderio continuo e inestinguibile, impossibile da soddisfare appieno perché da relazioni “usa e getta”. Giulia Moscato sarà la Nedda dei Pagliacci di Ruggero Leoncavallo, piena di tetra inquietudine per l’attacco di “Qual fiamma avea nel guardo”, prima di cedere il proscenio a Camilla Sessa per il sensuale valzer lento tripartito “Quando men vo soletta”: Musetta intona una vera canzone per sedurre Marcello, davvero impossibile resistere più a lungo a tanta grazia, nel secondo quadro di Bohème. Oggi, la fama di Stefano Donaudy si basa esclusivamente sulla sua raccolta 36 arie di stile antico, pubblicata per la prima volta da Casa Ricordi nel 1918, Stefania Botta proporrà “O del mio amato ben” dalle sottili atmosfere e delicati tocchi di colore per vagheggiare situazioni legate a epoche lontane. La madrina della serata sarà Zhang Zhan che interpreterà la cavatina di Norina “Quel guardo il cavaliere”, in cui si prende gioco del sentimento amoroso e dell’uomo in genere, una vipera molto più scaltra e finta della Rosina rossiniana. Valeria Feola canterà, poi, Die Forelle di Franz Schubert, che vive della contrapposizione tra il clima sonoro delle prime due strofe, incorniciate dal ritornello, e quello della terza strofa, per la quale l’Einstein ha parlato «d’una scena teatrale con recitativo in tempo». “O ridatemi la speme, o lasciatemi morir”, canta Elvira ne’ “I Puritani” di Vincenzo Bellini e, con questa aria sofferente e di non semplice tessitura, si presenterà al pubblico Francesca Siani, per poi passare il testimone a Giulia Moscato, la Liù del I atto di Turandot devozione e sacrificio in quest’aria dal lirismo ‘vecchia maniera’, che esprime con eleganza e sensibilità i palpiti di un cuore sofferente. Riappare il Duca di Mantova (Gaetano Amore) per esporre il suo credo libertino racchiuso ne’ la “La donna è mobile”, mentre Valeria Feola intonerà il primo Lied in senso moderno composto da Mozart, “Das Veilchen”, una poesia tratta dal primo Singspiel di Goethe Erwin und Elmire, in cui, passo per passo, ogni sfumatura del testo trova nella musica la sua espressione trasfiguratrice. Diletta Di Rauso esordirà con l’aria di sortita di Giulietta “Eccomi in lieta vesta” da I Capuleti e I Montecchi di Vincenzo Bellini. Lo stridente contrasto tra i lieti preparativi per le nozze e la tristezza, nel sapersi vittima sacrificale di un’unione detestata si sostanzia in un recitativo suddiviso in tre sezioni e sorretto da un cangiante ordito strumentale. Giulia Moscato sarà ancora Liù per “Tu che di gel sei cinta”: per pochi istanti Liù sovrasta Turandot, perché ha una coscienza e una conoscenza superiore che le viene proprio dall’Amore, quella cosa che ancora Turandot non conosce, e non vuole conoscere. Stefania Botta eseguirà la ballata di Mignon “Connais-tu le pays”, dal capolavoro di Ambroise Thomas, la cui melodia, che procede da intervalli piccoli a intervalli sempre più ampi è punteggiata da silenzi tipico esempio del linguaggio dell’opéra-lyrique. Valeria Feola torna in scena con un terzo lied “Als Luise die Briefe ihres ungetreuen Liebhabers verbrannte”, scritto da Mozar, una piccola scena in cui si racconta dell’ira di una donna che brucia le lettere del fidanzato quasi un recitativo accompagnato tendente all’Arioso. Sarà, indi, la volta di Assunta Minerva che sarà il Cherubino delle Nozze mozartiane per “Voi che sapete”, tra gelo e foco. Gaetano Amore indosserà ancora il frac di Camillo de Rosillon per “come di rose un cespo”, prima del gran finale, con Alessandra De Feo e Rosaria Fariello per la sognante “Barcarolle”, “Belle nuit, o nuit d’amour”, da “Les contes d’Hoffman” di Jacques Offenbach, ove il soave e il patetico sono costantemente pedinati da ironia e senso del grottesco.

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