«Salvini sbaglia solo sui numeri. C’è bisogno solo dell’impianto di Salerno»

Scritto da , 16 novembre 2018
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di andpell

«Salvini ha fotografato la realtà: grazie a questa amministrazione regionale la Campania è ripiombata nel baratro dell’emergenza rifiuti. Sbaglia solo sul numero dei termovalorizzatori. Per essere autosufficiente la nostra regione ha bisogno di un solo altro impianto di smaltimento, quello di Salerno, la cui gara è stata conclusa nel 2011, che è costato già quasi dieci milioni di euro per progetti, consulenze ed espropri e che fu fortemente voluto da De Luca, allora sindaco di Salerno. Cambiò idea solo quando seppe che non lo avrebbe potuto gestire lui». Giovanni Romano, ex assessore regionale all’ambiente, da tempo condanna la mancata realizzazione dell’impianto di Salerno. Intanto, spiega Romano: «inizia il caricamento di una nave di rifiuti con 3000 balle che andranno in crociera in Spagna, altrimenti la città di Napoli e la provincia questo fine settimana rischiavano di rimanere sommersi dai rifiuti». Ancora, incalza: «la città metropolitana ha già pronta e predisposto un’ordinanza contigibile ed urgente per stoccare 5000 tonnellate di futs in un vecchio capannone dello Stir di Caivano (15000 già all’interno), questo per evitare che Tufino e Giugliano nei prossimi giorni si possano fermare definitivamente. 50.000 ton stoccate tra i due impianti. La discarica di San Tammaro ormai è praticamente bloccata da quasi due mesi con conferimenti ridottissimi per la problematica del passaggio dei lavoratori dal Consorzio Salerno 2 alla Gisec questo ha comportato la saturazione e rallentamenti allo Stir di Santa Maria Capua Vetere con oltre 30.000 tonnellate stoccate. La discarica si esaurirà al massimo per gennaio». A Battipaglia, prosegue: «Lo Stir è vicino allo blocco per saturazione infatti da oltre un mese non evacua più i rifiuti per l’Abruzzo, 25000 tonnellate stoccate. Casalduni è ancora fermo a causa dell’incendio con 15.000 tonnellate stoccate ed i comuni di Benevento sparpagliati su altri Stir. Tutti gli impianti privati dopo gli incendi hanno ridotto i quantitativi di trattamento con i Comuni costretti a rimischiare i rifiuti con un aumento del 10% dell’indifferenziato e quindi con il crollo della raccolta differenziata». Per completare: «Si è smaltito solo il 2 per cento delle balle».

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