Salerno piange il commercio: chiusi 270 negozi in un anno

Scritto da , 29 Gennaio 2013
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Semplificazione, minore pressione fiscale, agevolazioni nell’accesso al credito. Solo così si potrà evitare il collasso del sistema delle imprese salernitane e italiane in generale. In Italia, ogni minuto muore un’impresa. Solo a Salerno città, nel corso del 2012, hanno chiuso 270 negozi, attività storiche della città. Settore del commercio che ha chiuso, sì, l’anno in saldo positivo di 30 unità, dal momento che le aperture si attestano a 300, ma, come spiega il direttore provinciale della Confcommercio Salerno, Mariano Lazzarini, «si tratta di aperture sostanzialmente fittizie, perché molte di queste attività commerciali così come aprono, chiudono nel giro di pochissimo tempo, alla luce della nuova moda del “temporary shop” (ovvero attività commerciali che aprono per un determinato periodo di tempo per poi spostarsi altrove se c’è necessità, ndr). Si tratta di una semplificazione eccessiva che a noi non sta bene». Senza parlare poi di quello che accade nella provincia salernitana, nella quale, afferma ancora Lazzarini «c’è la desertificazione totale». «Senza la riforma della pubblica amministrazione – ha continuato Lazzarini – senza lo sblocco del sistema dei crediti, senza una nuova politica di trasparenza e chiarezza, noi saremo colpevoli della chiusura delle imprese. La linea di demarcazione, ormai, è abbondantemente superata».
Dati, questi, che sono emersi nella “edizione” salernitana della giornata di mobilitazione indetta da Rete imprese Italia e che ha visto tra le città protagoniste e collegate in streaming con Roma, anche Salerno, dove le associazioni datoriali di Rete Imprese Italia locali, Confcommercio, Casartigiani, Cna e Confesercenti, hanno tenuto una assemblea pubblica per discutere delle problematiche dell’intero comparto produttivo della provincia di Salerno.
Uno scenario che non sorride nemmeno al comparto delle imprese artigianali che, nell’intero terriotrio provinciale, ha chiuso l’anno 2012 con un saldo negativo di mortalità d’impresa di 167 unità, con un totale di 1.483 cessazioni d’attività nei dodici mesi appena trascorsi.
Il motto della giornata di mobilitazione è stato “la politica non metta in liquidazione le imprese”.
Basti pensare che più di un terzo delle imprese che nel 2012 hanno richiesto un finanziamento, si sono viste sbarrare la porta. Sono le imprese che poi chiudono di lì a breve. «Bisogna dire stop alla burocrazia – afferma il presidente di Rete Imprese Italia Salerno e direttore provinciale di Confesercenti, Enrico Bottiglieri – e adoperare politiche di minor pressione fiscale. All’estero non è più basso il costo della manodopera, quanto è la pressione fiscale ad essere notevolmente più bassa, in particolar modo per quel che concerne l’Irpef. Pensiamo che le imprese, qui, pagano le tasse persino sui crediti vantati verso la pubblica amministrazione».
Collegandosi a questo discorso, il presidente della Cna Salerno, Sergio Casola, ha ricordato come le imprese debbano praticamente «sopravvivere con il 15-16% di quello che riesce a produrre. Il nostro messaggio ai politici è chiaro: stop alle chiacchiere».
Punta il dito contro la Regione, il presidente di Casartigiani Salerno, Mario Andresano che ha ricordato come palazzo Santa Lucia non abbia «mantenuto gli impegni per quanto riguarda il credito agevolato e la mancata apertura dello sportello per il contributo in conto interessi. A tal proposito – afferma Andresano – è stata notificata alla Regione, lo scorso 20 dicembre, una messa in mora. Faremo una azione congiunta affinché la situazione cambi».

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