Salerno, il maestro Prinzo e quel ‘seme’ della memoria

Scritto da , 21 Ottobre 2021
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di Alessandro Mazzetti*

L’esistenza dell’uomo nel suo lungo ed inesorabile incedere è caratterizzata da una serie imprevedibile d’incontri. Solo alcuni di questi hanno il pregio di incidere considerevolmente nella crescita e nella formazione del fanciullo nel suo divenire uomo. Uno di questi è stato indubbiamente quando da imberbe studente liceale ebbi l’enorme piacere di conoscere il maestro Cosimo Prinzo. Il ricordo mi riporta con spregiudicata immediatezza a tempi così lontani di foscoliana memoria. Il luogo dell’incontro non fu né un teatro né un salone di marmo levigato durante una soirée di musica classica, bensì il salone della sua abitazione. Un ambiente, quindi, casalingo, familiare, rilassato. Io molto amico dei due suoi figlioli, Antonio e Angelo, ero in attesa che il primogenito fosse pronto per uscire con il nostro amico di sempre Christian Autuori. In quella circostanza il babbo m’intrattenne in una gradevolissima conversazione in quel bel salone dove era possibile respirare un’area di musica e cultura. Ben presto la gradevolissima chiacchierata affrontò l’importante tema del ruolo della musica nella storia dell’uomo e dell’umanità. Il maestro con tono amabile e afflato paterno mi fece notare come la musica sin dalla genesi dell’umanità ha sempre accompagnato l’uomo in tutto ciò che era ed è veramente importante. Nascite, fidanzamenti, matrimoni sono culturalmente accompagnati dalle note musicali e persino nell’ultimo saluto la musica ha un ruolo importantissimo, poiché anche in questa circostanza se accompagnato dal suono della musica quest’ultimo viaggio certo “non può dirsi solitario”. A distanza di circa trent’anni mi ricordo ancora con nitida chiarezza ciò che mi disse: “Vedi, Alessandro, ci sono cose nella vita come alcuni sentimenti, emozioni, ma anche semplici aspirazioni che difficilmente le parole riescono a spiegare nella loro interezza e complessità. La musica ci aiuta a comprendere meglio quell’intimità che la lingua tradizionale non riesce ad esternare”. Il discorso s’interruppe poiché Antonio fu finalmente pronto, e così, raggiunto Christian, scendemmo. È innegabile che quelle parole hanno avuto un peso enorme nella mia formazione di uomo, di padre e di studioso. Non è certo un caso che a trent’anni da quell’incontro nel mio lavoro storico-geopolitico sull’Italia del primo dopoguerra esordisco con Verdi e la sua meravigliosa Aida realizzata per festeggiare degnamente l’apertura del Canale di Suez, ossia, a tutt’oggi, una delle opere più maestose dell’ingegno umano. Certo ci furono tanti altri incontri e tante altre chiacchierate di assoluto interesse, ma quella mi colpì profondamente, condizionandomi in modo determinante. Una carica umana e una profondità di pensiero di certo rara che facevano del maestro Prinzo non solo un professore di musica, ma ancor più un vero e proprio mentore. Per cui spero con tutto il cuore che sia accolta la proposta di don Antonio Toriello e gli venga intitolata l’aula di oboe del Martucci, poiché è un dovere cittadino, storico, morale, pedagogico non perdere nelle pieghe del tempo il ricordo degli esempi migliori. Secondo Tucidide per comprendere il presente e proiettarsi verso il futuro è necessario conoscere la storia. Ebbene sono fortemente convinto che non perdere quel patrimonio morale e umano del maestro Prinzo non solo possa essere indispensabile per formare musicisti migliori, ma anche persone migliori.

*storico geopolitico

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