«Salerno è una piazza speciale» L’ex tecnico della Salernitana Carlo Perrone si racconta: «Spero di aver lasciato un bel ricordo»

Scritto da , 3 Maggio 2020
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di Enzo Sica

Otto anni fa il primo successo nel campionato di serie D. Con Carlo Perrone alla guida, un allenatore giovane, proveniente dagli allievi nazionali della Lazio, voluto in panchina da Lotito e Mezzaroma proprio per rilanciare il calcio a Salerno affossato dal fallimento
Lombardi. E se non si chiamava ancora Salernitana (ma era stata iscritta al torneo di serie D come Salerno calcio) importava davvero
poco. Infatti i tifosi granata, stanchi ed avviliti per come era finita l’ennesima avventura con quella gestione precedente deficitaria, si strinsero intorno ai nuovi patron e soprattutto alla nuova squadra che doveva, in pochi anni, subito tentare di ritornare nel calcio che conta. L’arrivo di Carlo Perrone a Salerno, un buon passato da calciatore come difensore anche nella Lazio, un curriculum come tecnico non di primissimo piano vista anche l’esperienza certamente non scatenò l’entusiasmo della piazza ma, poi, tutti si convinsero
che si doveva puntare ad un unico obiettivo: vincere. Ed è proprio Perrone che racconta i suoi primi momenti da nuovo allenatore del Salerno calcio “Ricordo l’arrivo nella vostra città con un grande entusiasmo da parte mia – dice il tecnico Perrone – sapevo di arrivare in una piazza importante, ferita nell’orgoglio per il fallimento, consapevole però di riemergere subito. E diedi con quei calciatori che la società mi mise a disposizione il massimo per cercare di riportare Salerno subito verso campionati più consoni al proprio blasone”.
Anno da incorniciare, quello 2011 – 2012 culminato subito con la promozione in serie C2.
“Vincemmo la partita contro il Monterotondo, ricordo, è facemmo festa in un Arechi che non aveva mai smesso di sostenerci per l’intera stagione. Davvero qualcosa di eccezionale ed anche di irripetibile dico oggi”.
Carlo Perrone vive a Trevignano Romano, 30 chilometri da Roma, sul lago di Bracciano con la consorte ed il figlio Romeo che sono rimasti anche loro tifosi della Salernitana. E’ come tutti gli italiani, in questo momento particolare per il nostro Paese per questa pandemia è chiuso in casa anche se è abbastanza arrabbiato
per la situazione creatasi. Ci dica il perchè, mister?
“Ho tanta rabbia in corpo. Vedo che ci stanno mostrando un’altra realtà di quella che è realmente. Le cose le stanno ingigantendo
più del dovuto, le persone sono terrorizzate e ci sono tante aggravanti anche per come sono stati curati tanti ammalati molti dei quali lasciati addirittura a curarsi nelle loro case. E alla fine, purtroppo si sono aggravati con questo maledetto virus. Insomma è inconcepibile davvero quello che sta accadendo da alcuni mesi nella nostra nazione”.
Ma secondo lei calcio come ne esce da questa pandemia?
“Con le ossa rotte perchè, forse, si poteva anche riprendere ma ora è davvero un terno al lotto. Se la panacea è il vaccino allora vuol dire
aspettare ancora tanto visto che il calcio è un gioco di contatti e, dunque, non credo che sia davvero facile quella tanto auspicata ripresa che si legge da più parti ma che è ancora tanto lontana dall’arrivare”.
Lei ha scritto pagine davvero importanti della storia della Salernitana. Ci ricordiamo tutti, dopo la serie D, la vittoria nel campionato di C2 nella stagione 2012 – 2013 con l’arrivo nei professionisti la stagione successiva. Ed anche quella vittoria in supercoppa contro la Pro Patria, la prima ed unica per la società.
“Bei ricordi davvero. Salerno è una piazza speciale. Lo è stata per me visto che era difficile riemergere ma con quella società forte che avevo alle spalle, con tutti i calciatori che diedero sempre il massimo per la maglia che indossavano tutto diventò più facile”
Segue ancora la Salernitana?
“Ogni tanto vedo qualcosa per televisione o leggo i giornali”
Come giudica la squadra di quest’anno riemersa dalle ceneri del play out della scorsa stagione?
“Bene, benissimo. Credo che il miglior acquisto la società lo abbia fatto con l’arrivo di Ventura. E’ un allenatore con un curriculum invidiabile, un maestro di calcio che sta dimostrando il suo valore. La squadra non era partita bene ma poi con il passare delle giornate si è assestata nella zona play off e penso che possa andare ancora più lontano se si tornerà in campo per le ultime dieci gare della stagione”
Se si riprendesse il campionato..
“Beh si. E’ chiaro. Il Benevento è fuori dai giochi visto che ha una squadra eccezionale e alle sue spalle il Crotone, il Frosinone e la
Salernitana possono aspirare al secondo posto. Va detto anche che non è facile riprendere dopo due mesi di stop. I calciatori hanno fatto in questo frangente solo attività fisica. Manca loro il contatto
con la palla anche per le automazioni. Quando si riprenderà sarà davvero un terno al lotto per tutte le squadre”
Anche giocando senza pubblico sugli spalti?
“Purtroppo si. Se si devono rispettare le regole e ci dovrà essere il distanziamento sociale penso che vedremo stadi vuoti per moltissimo tempo”
Due ultime domande. Cosa vuol fare da grande Perrone (tra cinque mesi toccherà la soglia dei 60 anni) e cosa vuole augurare ai tifosi della Salernitana.
Ride il mister, poi aggiunge. “Penso che posso dare ancora qualcosa al calcio e spero che qualche società si ricordi del sottoscritto in un prossimo futuro. Ai tifosi della Salernitana che, lei ricorda come se lo ricordano tanti, salutai facendo volteggiare un elicottero sull’Arechi dopo la vittoria nel campionato in C2 con uno striscione <un grazie dal mister> un abbraccio di cuore. Un modo per sdebitarmi dall’affetto che hanno avuto per me. Ho trascorso a Salerno momenti davvero belli e spero anche dopo tanti anni di aver lasciato un buon ricordo”.

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