Salerno dimora del saper mangiare e bere

Scritto da , 21 novembre 2018
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Pescheria ed Enoteca San Pietro promotori della cena degustazione con le bollicine Ferrari e Marcello Lunelli

Di DAVIDE NAIMOLI

Serata d’autore al Ristorante Pescheria di Salerno dei Fratelli Esposito e Giudo Guariglia, con la collaborazione dell’Enoteca San Pietro di Pino Della Pietra.  “Aspettando Giulio” il nome della cena degustazione in cui i piatti dello Chef Luigi Iapigio sono stati accompagnati da una selezione di bollicine, scelte insieme al Sommelier Isidoro Menduto, dell’Azienda leader Italiana Ferrari. Ospite d’eccezione Marcello Lunelli, vice presidente di Ferrari Trento che ha risposto ad una serie di domande, sottolineando l’importanza del Made in Italy capace di fare la differenza su scala mondiale.

D.N. “Cosa beve Marcello Lunelli quando non beve Ferrari?”

M.L.“Per lavoro e piacere bevo tante altre bollicine, mi concentro non solo con i prodotti dei nostri colleghi italiani ma anche con bollicine estere e soprattutto Champagne,  se poi devo scegliere altri bianchi preferisco spaziare in Friuli, avendo a disposizione più facilmente gli aromatici altoatesini. Per il rosso prediligo il Sangiovese e tra questi il Carmignano della provincia di Prato, una piccola DOCG, un vino che mi piace moltissimo e ogni tanto mi diletto ad aprirlo a casa”.

D.N. “Quanto è importante la comunicazione per Ferrari?”

M.L.“La comunicazione è molto importante, fare un vino buono è il primo step di una lunga storia per una cantina, bisogna comunicare quello che si fa e soprattutto come lo si fa, quali sono le caratteristiche, le unicità della propria produzione ed enfatizzare l’unicità di un territorio a cui si fa riferimento.  Inoltre bisogna cercare delle sinergie, noi di Ferrari abbiamo intrapreso quest’ambizioso progetto di essere il simbolo dell’arte di “vivere italiano”,  le bollicine sono l’emblema della festa e per noi è importante sugellare collaborazioni con grandi aziende che come noi cercano di condividere all’estero la filosofia del Made in Italy, come Cartel, Ermenegildo Zegna, Versace,  tutti tentativi di contaminare il mondo delle bollicine con altri campioni del Made in Italy per diffondere quest’idea che l’Italia è un paese che produce bellezza ed eccellenza di altissima qualità”.

D.N. “Come si sta muovendo Ferrari sul mercato internazionale e cosa c’è ancora da fare su quello italiano?”

M.L. “Per il mercato italiano stiamo cercando di consolidare le nostre posizioni e migliorare sempre di più la percezione che vogliamo dare della nostra cantina, di qualità e che ha fatto della sostenibilità un suo cavallo di battaglia negli ultimi dieci anni e che ha dedicato un grandissimo sforzo per rispettare i canali di vendita, con prodotti per ogni target di consumatori, senza dimenticare degustazioni e partecipazione ad eventi e collaborazioni anche con grandi testate dell’informazione, come la Gazzetta dello Sport. E proprio in questo settore, come lo sci, il calcio e con il CONI c’è una bellissima collaborazione. Per quanto riguarda l’estero, ci vede impegnati su diversi fronti, il America siamo stati il brindisi ufficiale degli EMI ADWARDS,  un evento che sta prendendo piede sempre di più anche in Italia, con le reti e i canali a pagamento, in Germania soprattutto con degustazioni, il Giappone è il nostro primo canale di riferimento e stiamo facendo soprattutto opera di divulgazione e informazione nei ristoranti, in Sud America vediamo la nostra partecipazione alle Olimpiadi di Rio come brindisi ufficiale di “Casa Italia” e cerchiamo di presiedere in quei luoghi dove il Made in Italy può fare la differenza”.

D.N. “Quali sono i fattori vincenti che hanno fatto diventare Ferrari un leader mondiale”.

M.L“Serietà della nostra storia, oltre 110 anni di prodotti di assoluta eccellenza. Portare nel mondo un prodotto che nell’immaginario collettivo stimola gioia festa e convivialità come lo sono le bollicine, portare nel mondo le Dolomiti, perché siamo una bollicina di montagna, patrimonio dell’Unesco. Il fatto di avere costruito un rapporto affidabile, profondo e anche confidenziale con tutti i nostri partner, fondato sulla serietà e sulla coerenza anche delle politiche commerciali, perché spesso è facile vendere un prodotto e più difficile venderlo con una coerenza di politica commerciale che significa trattare ogni cliente alla stessa maniera all’interno di ogni diversa categoria”.

D.N. “Quanto Francia e Champagne hanno inciso sulla vostra filosofia?”

M.L.“La storia è iniziata per l’amore di Giulio Ferrari delle bollicine, dopo aver fatto una grande esperienza nella Champagne, ha portato le barbatelle di Chardonnay in Trentino, dando il via ad una storia di successo. Nonno Bruno ha creduto in questa storia aumentando la quantità di bottiglie prodotte senza diminuire l’attenzione verso la qualità. Pensiamo che il mondo francese è da osservare essendo i primi con oltre 300 anni di storia.  Il nostro vantaggio è che siamo italiani, l’Italia nel mondo è un brand vincente quando si riesce ad esportare il meglio del nostro Paese, soprattutto per quanto riguarda la creatività, la bellezza e il fatto che gli italiani sono un popolo gioioso e abbinato alle bollicine è un mix invincibile se riusciamo a sfruttarlo al meglio”.

D.N. “Quali sono ad oggi i giudizi su Giulio Rosè?”

M.L. “Giulio Rosè è una sfida che ci siamo posti dopo oltre cento anni di Chardonnay, era giusto metterci alla prova e conoscere una varietà che coltiviamo e lavoriamo da molti decenni come il Pinot Nero. Presentare un’etichetta iconica come Giulio Ferrari nella versione rosè è stata una bella sfida, il mercato lo sta accogliendo con grande entusiasmo e benevolenza, è un vino molto saporito, caratterizzato e caratterizzante, è il culmine del nostro percorso di Pinot Nero iniziato nel 1972 con il rosè e con le diverse versioni di questa tipologia che appunto erano culminate con il Perlè Rosè, poi abbiamo avuto la versione bianca, con il Perlè Nero. In questo momento il nostro sforzo è far entrare nella consuetudine di un cliente di target alto, che beveva solo o prevalentemente  Pinot Nero vinificato rosato d’Oltralpe, anche il Giulio Ferrari Rosè, un’etichetta in Italia che nulla ha da invidiare ai cugini francesi, ma che può dare grandi soddisfazioni. Lo Chardonnay resta la nostra colonna portante, però questo Pinot Nero è l’intruso di una storia di vittorie  che contribuirà a consolidare il nostro successo”.

 

 

 

 

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