Salernitano emigrato torna nella sua terra: «Non la riconosco più»

Scritto da , 27 Novembre 2019
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a cura di Erika Noschese

Un salernitano emigrato che torna a Salerno, ammirando la sua città da visitatore. Una città sicuramente cambiata ma non in meglio, come denuncia Raffaele Mele che ha compiuto un “viaggio” intorno alla città capoluogo, evidenziando tutto ciò che non va, partendo proprio dai suoi punti di forza. «Mi sono permesso di affrontare e di analizzare un poco la situazione della nostra amata città con un occhio “esterno”, come fossi un visitatore, un turista, dal momento che ho lasciato – per motivi di lavoro – la mia bellissima cittadina due anni addietro», ha dichiarato Mele, evidenziando proprio i “punti di forza” della città capoluogo, a partire dal castello Arechi fino al parco del Mercatello. Questioni, queste, più volte denunciate attraverso queste colonne. Tra le difficoltà denunciate dal “salernitano emigrato” il Castello Arechi: «La strada per l’arrivo a destinazione ha una scarsa segnaletica stradale», sottolinea Mele, spiegando che da salernitano si è ritrovato in difficoltà e «chi viene da fuori potrebbe avere delle difficoltà oggettive, in quanto sappiamo bene che, su tale via, spesso e volentieri ci sono delle mucche e dei cavalli che girano felici e soli alla ricerca di cibo». Il parcheggio del castello Arechi è molto piccolo, «credo ci entrino una ventina di macchine – sottolinea il salernitano – E mentre mi dirigo a destinazione la passeggiata è piacevole ma “vuota”. Segno, dunque, che il tratto che collega ad uno dei simboli della città capoluogo non può definirsi turistico. Impossibile, dunque, visitare l’ex armeria, anche a causa dell’incuria del verde pubblico con un sentiero che sembra essere totalmente sparito. Ma il vero punto di degrado sembra essere dinanzi l’ascensore: «odore orrendo di pipì», sottolinea Mele che evidenzia anche come il bar all’interno della struttura sia quasi totalmente abbandonato a sé stesso. Nota fuori dal coro è invece il Museo dove «ci sono molti reperti storici e che la passeggiata è lieta e ricca di contenuti», dice ancora Raffaele Mele che punta l’attenzione sui leggii «oramai inservibili, lasciati nell’incuria più profonda, con ruggine ovunque, spiegazioni illeggibili, pezzi mancanti. Il verde non è curato, è tutto abbandonato ed è triste – dice ancora il salernitano emigrato – Allora seguo il percorso interno ed anche qui noto la carenza di tutto: un piccolo proiettore spiega le fasi del castello e la sua storia, ma nell’area dedicata entra luce, quindi si vede ben poco, mi affaccio dalla terrazza che regala la vista del Golfo di Salerno e noto che giù, la scalinata è abbandonata, senza un minimo di verde o altro». Per il salernitano, «vedere il castello “modernizzato” con le passerelle di ferro/acciaio è un pungo nello stomaco. Una porta con maniglione antipanico che non funziona e mi sono trovato con la maniglia in mano. Ho provato vergogna», ha denunciato poi Mele che termina così il suo viaggio al Castello.

Il centro storico “ostaggio” degli abusivi

Il viaggio continua e tocca il lungomare cittadino, il centro storico, corso Vittorio Emanuele. Salerno sembra essere una città “ostaggio” degli abusivi: partendo da piazza della Concordia si vede di tutto, cartomanti, questuanti. A questo bisogna, inevitabilmente, aggiungere il degrado e l’incuria in cui versa il verde pubblico, panchine rotte, topi che “invadono” la strada, forti odori provenienti dagli scarichi a mare, bagni pubblici resi vere e proprie cloache. «Arrivo nella zona della Spiaggia di Santa Teresa, unica zona con un minimo di ordine – ma dove insiste nonostante gli anni ed i lavori di miglioria effettuati in zona, lo scarico direttamente in spiaggia», dice ancora Mele. Il centro storico merita un discorso a parte: nonostante la presenza di scorci caratteristici, botteghe e negozi manca «una vera e propria anima»: turisti e visitatori, infatti, passeggiano per il centro storico ma non acquistano. Anche in questo caso però l’incuria è lampante e le zone “più alte” sono abbandonate al loro destino, con carenza di posti auto. Attenzione positiva è rivolta, invece al Duomo e alla cripta di San Matteo. Ammirazione anche per la chiesa del Crocefisso, con la cripta sotterranea che contiene al suo interno opere del 1200. «La domanda è ma dove sono queste notizie? Un qualunque visitatore della città è a conoscenza di questo tesoro nascosto? Ne dubito», si chiede ancora Mele. Corso Vittorio Emanuele, più volte definito il salotto buono della città un tempo ospitava attività commerciali, luoghi “esclusivi” antichi alberghi quali l’hotel Italia e il Montestella, motivo di vanto per la città capoluogo. «Oggi è uno spettacolo un po’ triste: negozi anonimi, nomi storici spariti, serrande chiuse – denuncia ancora il salernitano – In alcune zone, auto e motocicli che sfrecciano tra i passanti mentre ora vi è un pieno di bar coi tavolini vuoti, posti anonimi. Questo era il salotto buono della città, era il luogo del Cinema Capitol, dell’Upim/Standa, era la zona della “Salerno bene” degli anni passati ma, appunto, era il nome del palazzo sito in via Torretta, un palazzo antico, chiuso e murato mentre penso sia da recuperare e da destinare alla collettività».

Forte La Carnale: Da torre di guardia a deposito di armi, il passo verso la chiusura? Troppo breve

E se Salerno sembra essere la città dei luoghi simbolo dimenticati non si può non tenere in considerazione Forte La Carnale, un luogo storico con circa 500 anni di storia, ma disgraziatamente abbandonato al suo destino. Chiuso ormai da un po’ di tempo, è impossibile ammirare il panorama da una delle terrazze che affacciano sul mare. Da torre di guardia a deposito di armi sino alla chiusura ed al relativo abbandono il passo è stato breve, troppo breve. Anni fa, infatti, «un incendio devastò la vegetazione sottostante e sembra quasi sia stato il colpo di grazia per questo monumento storico della nostra città – sottolinea il salernitano – L’amministrazione comunale o anche qualche privato è possibile che non siano interessati al ripristino della struttura? All’istituire un museo al suo interno, riaprire il ristorante ed a renderlo nuovamente fruibile alla collettività tutta?». E tra le strutture visitate dal salernitano emigrato anche la stazione Marittima: entrando nella zona aeroportuale si denota la pochezza della struttura «ma non perchè non sia una costruzione degna di nota, ma per ciò che vi è all’interno ed all’esterno: è come se fosse un corpo estraneo secondo il mio punto di vista, entrare e vedere tutto “spoglio”, senza un vero punto ristoro, sapere che è utilizzata solamente come biglietteria, che non è sfruttata come dovrebbe anche a causa dei fondali da sistemare del porto, è alquanto triste. Non è un vanto per la nostra comunità», dice infine il salernitano, terminando così il suo viaggio.

Parco dell’Irno, Masso della Signora e parco del Mercatello, i luoghi verdi abbandonati

Degrado, incuria e stato di abbandono anche per quanto riguarda i due polmoni verdi della città capoluogo: il parco dell’Irno e il parco Pinocchio. «Nella mia mente ho sempre sognato un parco dell’Irno come nelle altre città che hanno la fortuna d’essere attraversate da un fiume», dice il salernitano emigrato secondo cui il resto del corso del fiume è abbandonato a sé stesso, così come l’intero parco che insiste non solo nel territorio salernitano ma anche in quello dei comuni di Pellezzano e Baronissi.«Sarebbe utopistico “chiedere” che diventi un unico “Parco” e che si possa vivere senza distinzioni di comuni?», si chiede Raffaele Mele che propone di installare una pista ciclabile che inizi dal comune di Baronissi e che arrivi sino alla foce del fiume, costruire luoghi di ristoro, panchine, aree pic nic, oltre a ripulire il letto del fiume, estirpare l’erba che popola gli argini, espropriare ove si deve e regalare alla comunità intera un nuovo Parco. Discorso simile vale anche per il parco del Mercatello che sembra aver subito due fasi, passando da un luogo curatob ad uno totalmente abbandonato con il fiume trasformatosi in discarica, stagno per insetti e zanzare. E tra i luoghi dimenticati non si può non citare il Masso della Signora, con il tempo divenuto simbolo degli sprechi da parte della cittadinanza. Di fatti, il polmone verde che si affaccia sul golfo della città capoluogo è stato lentamente abbandonato. «Sarebbe belloc che tornasse “vivo” e fruibile per la collettività, vi è una vista spettacolare, a 360 gradi di tutta la città – aggiunge Mele – Pulirlo, renderlo nuovamente ai cittadini, poter regalare di nuovo il polmone verde alla cittadinanza tutta, creare dei sentieri per delle passeggiate. Certo, anche il cittadino deve svolgere la sua parte, ma perchè non ripristinare questo luogo?».

 

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