Rocco Hunt, racconto ‘A Verità sulla mia terra

Scritto da , 21 marzo 2014
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La sua terra sempre al centro di tutto. Dopo aver vinto, con un consenso quasi unanime da parte del televoto del pubblico, nella sezione Nuove Proposte del festival di Sanremo, Rocco Hunt, il rapper di diciannove anni di Salerno, presenta il suo nuovo album ‘A verita’. Con collaborazioni importanti e inusuali come quella con Eros Ramazzotti ad altre piu’ ovvie come quella con l’altro famoso rapper campano Clementino. E poi Tiromancino, Enzo Avitabile, Ensi, Noyz Narcos. In “Nu Juorno Buono”, c’era in fondo una grande carica positiva “e’ pero il pezzo piu’ outsider rispetto alla mia produzione, mentre ora sono venuto a dire ‘A verita’”. Una verita’ che puo’ non sempre far piacere (nella title track parla di “politica che se ne fotte delle famiglie”) e che puo’ essere scomoda perche’ invita a far riflettere e questo, secondo Rocco Hunt deve essere lo scopo della musica. “Cosi’ come e’ stato per me, che quando ero piccolo ascoltavo 2Pac – racconta – e i miei primi artisti hip-hop e la mia vita e’ cambiata, cosi’ spero che possa accadere agli altri ragazzi che vedo soprattutto decisamente senza alcuna fiducia nel futuro”. Durante il festival di Sanremo, racconta che si era creato un vero e proprio tifo organizzato nella sua regione con tanto di pizzerie che reclamavano la serata “pizza e vota Rocco Hunt” o di discoteche che interrompevano la musica per ricordare di tele-votarlo. Rocco e Clementino hanno preso il posto a Napoli che era dei cantanti neomelodici tanto che “le signore ogni tanto ci fermano”, racconta, “e ci ringraziano per aver tolto dalle orecchie dei loro figli i neomelodici!”. Per la sua formazione la canzone napoletana e’ stata fondamentale ma quella di Pino Daniele, Napoli Centrale, Sergio Bruni e poi Enzo Avitabile, che ha collaborato nel brano che da’ il titolo all’album, ed Edoardo Bennato che viene omaggiato in “Credi” dove canta anche Eros Ramazzotti. “La collaborazione con Ramazzotti e’ stata a dir poco incredibile”, racconta con spontaneita’ Rocco, “lui stesso ha scelto quel brano e poi ha voluto darmi qualche consiglio, il primo: impara a suonare uno strumento perche’ voi rapper date troppa importanza alle parole e dimenticate la musica”. Semplice e con i piedi per terra, piu’ maturo dei suoi diciannove anni: “Sono cresciuto abbastanza in fretta, grazie all’ambizione. Da una famiglia solida che non aveva molti mezzi, infatti per un po’ ho lavorato anche in una pescheria. Poi ho iniziato presto a esibirmi nelle feste di piazza e li’ ho sentito una certa responsabilita’ che mi ha fatto crescere”. Il suo tenore di vita e’ gia’ decisamente cambiato, “solo per il fatto di potermi dedicare cosi’ tanto alla musica. Poi noto che ora a Salerno la mia famiglia e’ considerata al pari di quella di un avvocato”. Non diventera’ uno di quei rapper che parlano solo di donne-soldi e night club? “No, ne sono sicuro e poi, come una volta aveva detto Nino D’Angelo “se non ci parlo io con la mia gente chi lo deve fare.” Non voglio rimanere a Milano per troppo tempo, anche se in questo momento mi serve”. Ha promesso che se dovesse vincere il disco d’oro lo appendera’ nel quartiere dove e’ cresciuto e intanto nella copertina dell’album campeggia una foto del mare di Salerno, zona Mercatello, mentre all’interno ci sono altre foto della citta’: “L’avevo visto fare dal rapper Nas e ho promesso che l’avrei fatto in tutti i miei album”, conclude.

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