Rifiuti,«questione emergenziale»

Scritto da , 11 agosto 2018
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Marcello D’Ambrosio

«Quello dei rifiuti, in Campania, è una questione emergenziale che tocca nel cuore il problema dei problemi della vita e della politica, l’ambiente e la salute». A dichiararlo l’onorevole Federico Conte di Liberi e Uguali che interviene in merito all’emergenza rifiuti che, in questo periodo, sta mettendo in ginocchio la provincia di Salerno. Onorevole, sta svolgendo una pressante iniziativa sul problema dei rifiuti, si deve alla sua particolare sensibilità per la tutela dell’ambiente e della salute o una preoccupazione specifica e di settore? «Nello specifico duole dover constatare che nessuna delle previsioni del Piano regionale dei rifiuti del 2016 è stata realizzata. Bisognava portare la percentuale di raccolta differenziata al 65%, siamo poco oltre il 50, con dati non del tutto verificati. Non si sono costruiti gli impianti previsti che avrebbero dovuto entrare in funzione nel 2019. Non è stata ridotta la produzione complessiva di rifiuti: doveva diminuire di 100mila tonnellate, è aumentata di 70mila». È stata data priorità allo smaltimento delle ecoballe? «Purtroppo no, il piano di 450 milioni di euro per rimuovere le ecoballe depositate su vari siti del suolo regionale, è stato attuato solo al 2%. E, dopo 10 anni si è riavviata la loro produzione che è destinate ad aggravare le giacenze. Siamo già in emergenza nelle province di Napoli, Salerno e Caserta. Si accumulano rifiuti nelle strade nei quartieri periferici delle maggiori città con effetti devastanti sul turismo e sulla vita delle persone». C’è il problema degli impianti esistenti, che sono ingolfati. «Nel 2017 in Campania sono stati prodotte circa 1.200.000 tonnellate di rifiuti urbani indifferenziati. Di questi circa 70mila tonnellate sono stoccate negli impianti Stir, che risultano intasati, anche perché nel 2018 si sono aggiunte altre 60mila tonnellate. Le criticità nascono proprio dal mancato svuotamento dagli Stir, perché i conferimenti fuori regione si sono ridotti per effetto dell’aggravarsi delle condizioni finanziarie e della cattiva gestione delle società provinciali, divenute un sottogoverno politico. Basti rilevare che, da oltre un anno, la Società provinciale di Salerno conferisce il 100 per cento dei rifiuti al termovalorizzatore di Acerra, l’unico attivo, anche se, per problemi di manutenzione e di guasti funziona a ritmi ridotti. È una situazione di collasso annunciato che coinvolge anche il sito di Sardone». Come giudica le risposte che intende dare la Regione Campania. «Sembrano funzionali a giustificare i ritardi e a prendere tempo, sono insufficienti e tardive. Si ipotizza la realizzazione di un nuovo stoccaggio di rifiuti nelle cave vicine all’inceneritore di Acerra e la realizzazione di altri siti di stoccaggio di rifiuti in cave dismesse e presso gli Stir su gran parte del territorio. Praticamente un ritorno al passato che è prodromico a una nuova e più grave emergenza». Lei ha depositato un’interrogazione al Ministro per l’Ambiente: con quale obiettivo? «Ho segnalato al Ministro la gravità della situazione e ho chiesto un suo intervento urgente, un piano organico che di intesa con la Regione valga ad impedire una nuova emergenza ambientale e dei rifiuti in Campania. Qualcosa si può ancora fare, è necessario agire». Lei ha anche indirizzato una lettera a vari livelli istituzionali, e a tutti i sindaci e consiglieri comunali della Valle del Sele, con una sua proposta. Di che si tratta? «Contestualmente all’interrogazione ho ritenuto di inviare al Presidente del Consiglio, al Ministro per l’Ambiente, al Presidente della Regione Campania, al suo assessore all’ambiente, e a tutti i sindaci e i consiglieri comunali della Piana del Sele, una lettera e un documento politico. Con i due atti, avanzo una proposta per coniugare sviluppo e tutela dell’ambiente di una delle aree più fertili d’Italia. Segnalo la necessità di uscire dall’idea di realizzare impianti mediograndi di compostaggio e rilancio il progetto, già delineato dal Ministero dell’Ambiente, per la realizzazione di 100-200 mini impianti di vicinato tra comuni contigui. «È un piano alternativo a quello di De Luca. È la mia proposta e come tale va presa e discussa nel merito. Riguarda un problema gravissimo i che affligge i cittadini e le comunità della Campania, quindi ritengo mio dovere discuterne senza reticenze. Sono partito dall’analisi dei fatti ed ho indicato una soluzione»

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