Restano confiscati i beni di Scarano

Scritto da , 2 giugno 2018
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Pina Ferro

Confermata la confisca pari ad un valore di 5,5 milioni di euro dei beni di monsignor Nunzio Scarano. La sezione misure di prevenzione della Corte di Appello di Salerno ha respinto il ricorso presentato dal prelato, difeso da Silverio Sica e Giuseppe Pepe, confermando integralmente il decreto di applicazione della misura di prevenzione patrimoniale emesso a gennaio 2017 dal tribunale di Salerno. La Corte di Appello ha ritenuto, infatti, comprovata la pericolosità sociale del prelato avuto riguardo ai vari procedimenti penali a suo carico e dal tenore di vita sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati. Tale ultimo decreto costituisce quindi un’ulteriore conferma delle determinazioni a cui la Procura della Repubblica di Salerno era pervenuta a conclusione dei complessi accertamenti delegati alla Guardia di Finanza di Salerno e che avevano già portato a chiedere ed ottenere misure cautelari personali e reali nei confronti di Nunzio Scarano. Le indagini, svolte dai finanzieri del nucleo di polizia economico finanziaria su delega della Procura della Repubblica hanno consentito di accertare non solo l’evidente sproporzione tra le fonti economiche e i corrispondenti impieghi posti in essere dal Monsignor Scarano ma anche di analizzare e qualificare attraverso la dettagliata disamina delle numerose operazioni sia finanziari e immobiliari l’origine la natura delle provviste utilizzate dal prelato. A tal fine, decisiva è risultata l’attività di collaborazione internazionale avviata e perfezionata dalla procura con la corrispondente autorità giudiziaria elvetica attraverso il ricorso all’istituto della rogatoria che ha consentito di acquisire documentazione bancaria il cui esame è risultato determinante non solo per la certa riconducibilità delle società offshore dalle quali deriva la quasi totalità delle sproporzionate disponibilità finanziarie di cui lo Scarano ha potuto disporre, ma anche per la qualificazione delle cospicue risorse finanziarie accertate come “redditi non dichiarati” e pertanto illecite. Restano confiscati i beni acquisiti tra il 2006 ed il 2012: immobili ubicati in via Tanagro, via Romualdo il Guarda e via Sedile di Porta Rotese, una mercedes classe A, una Volkswagen Caddy, le disponibilità finanziarie presenti su quattro conti correnti. Attualmente a carico di Monsignor Nunzio Scarano sono in atto due procedimenti penali presso il tribunale di Salerno per riciclaggio e per usura. Un procedimento penale è in corso anche presso il tribunale di Roma. Secondo i giudici Scarano vivrebbe con i proventi delle attività delittuose. I procedimenti penali hanno preso il via a seguito di una denuncia presentata deallo stesso Scarano nel 2013. Il religioso lamentava di aver subito un furto di quadri, monili preziosi ed argenteria per un valore pari, a suo dire, in 5/6 milioni di euro. Gli investigatori, rassisando un’incompatibilità tra il possesso dei beni rubati e la situazione reddituale del denunciante avviarono un’indagine culminata con il rinvio a giudizio ed il conseguente processo per riciclaggio. L’ipotesi accusatoria è che monsignore avesse accumulato, negli anni, un ingente patrimonio, soprattutto grazie alle risorse economiche che gli provenivano da una famiglia di armatori romani, i D’Amico, e che rappresentavano il provento di un’evasione fiscale. I rapporti tra D’Amico e Scarano sono oggetto di un procedimento in corso a Roma per corruzione e calunnia.

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