Quel “trombone” di De Luca

Scritto da , 15 Giugno 2021
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Di Olga Chieffi
“Io sono trombonista!” ha affermato orgoglioso Antonio Marzullo, quando il Presidente della Campania Vincenzo De Luca, protagonista assoluto nella conferenza stampa di “Un’Estate da Re”, ha inteso scherzare dicendo di non associare alla nostra regione ottoni, tromboni e trombe, magari strambando verso la tradizione jazzistica o le percussioni…Non temiamo di associare la nostra regione agli ottoni, alla grandissima tradizione bandistica, ai legni, ai plettri, alle corde, “strumentacci” non ne esistono e né si scherza sul trombone, che parla umanamente quando usa la sordina wa-wa. Salerno è stata citata ieri da Vincenzo De Luca per la tradizione jazzistica e per le percussioni? Sono veramente le ultime arrivate. La città di Salerno, il Presidente De Luca speriamo lo sappia, dopo averla amministrata per oltre un decennio, vanta l’istituzione della prima cattedra nazionale di sassofono, presso il nostro conservatorio con Francesco Florio, di bassotuba con Rocco Citro, maestri completamente dimenticati dalle istituzioni e la tradizione jazzistica di cui si parla nasce sempre dalla scuola di musica dell’Orfanotrofio Umberto I, quando nel primo dopoguerra fu fondata una big band che insisteva al Tersicore (poi Teatro San Genesio), e gli stessi strumentisti (trombe, tromboni, sassofoni, clarinetti ecc…) che insegnavano “classico”, la mattina, la sera “arrotondavano” quel minimo di stipendio che ricevevano, confrontandosi con gli strumentisti alleati, eseguendo le loro partiture e venendo a conoscenza di tecniche e suoni nuovi. Trombe e tromboni sono gli strumenti degli angeli che posizioniamo sul presepio, sette sono le trombe dell’Apocalisse, non temiamo, di associarvi la nostra regione, “non temiamo d’andar contro il corrente”, scriveva il nolano Giordano Bruno, di rompere gli schemi. Se si parlerà di banda al M° Riccardo Muti, quando sarà ospite alla reggia di Caserta, con la sua Cherubini che ha ottoni di scuola salernitana, vi risponderà così “Banda non è sinonimo di qualità inferiore, né di strumenti popolari e di bocca buona con cui ci si può arrangiare. Al contrario, sono strumenti nobili, pensate a Verdi quanto deve alle bande che ascoltava da ragazzo e che lui usa per annunciare l’arrivo del re Duncano nel Macbeth. E in epoca moderna Stravinskij e Hindemith. E prima ancora Bellini, Berlioz, Spontini che nel second’atto dell’ “Agnese di Hohenstaufen” usa una banda enorme che fa la funzione dell’organo ed è uno dei momenti sublimi di quell’opera. Usano strumenti che non ci sono nelle orchestre, le oficleidi, i flicorni, i bombardini, la famiglia dei sassofoni, l’eufonio che sembra un bel nome antico ed è un corno tenore. All’estero i paesi civili hanno bande meravigliose. I nostri ragazzi delle bande hanno studiato nei conservatori, non dal padre che ha il negozio da barbiere”. Saranno due super concerti ai quali non mancheremo, quelli che alla Reggia di Caserta terranno i Mnozil Brass, spettacolare virtuosistica formazione, i quali presenteranno il loro nuovo progetto Phoenix, e il ritorno in Campania de Les Percussions de Strasbourg che ricordiamo nella cattedrale di Salerno il 4 gennaio del 1988, in un concerto ove furono eseguiti Mache, Xenakis, Stockausen,Taira. Al termine, tra gli applausi a quel gruppo fondato da Pierre Boulez, qualche voce stizzita pur ebbe il coraggio di commentare: “Ma come le percussioni, i tamburi, in chiesa!”. W il trombone!

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