Quel palcoscenico chiamato Napoli

Scritto da , 9 Novembre 2019
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Presentata ieri mattina da Serena Stella la rassegna di teatro napoletano “Te voglio bene assaje” , dieci spettacoli per cinque titoli che ci accompagneranno dal 21 novembre al 17 aprile

Di OLGA CHIEFFI

“Puó’ dí ch’ ‘e strade ‘e Napule cheste só’: nu palcoscenico, puó’ dí ch’ ‘a gente ‘e Napule chesto vò’: nu palcoscenico… Só’ scene comiche, só’ scene tragiche, mentre se recita”. Evochiamo la canzone di Sergio Bruni quale talismano di piccole e affettuose ebbrezze da offrire a Serena Stella e Alessandro Caiazza direttori, rispettivamente artistico e organizzativo di Teatro Novanta che, continuano la loro riflessione sulle anime infinite di Napoli. Il fil rouge della stagione annunciato è la comicità, il divertimento, la gradevolezza. Ospiti del Sindaco Vincenzo Napoli che ha aperto il Salone del Gonfalone, affermando che Teatro Novanta «E’ una compagnia a chilometro zero, con tutte le maestranze che abbiamo sul territorio che sono eccellenze del territorio, creando così una situazione molto virtuosa che offre possibilità, da un lato, lavorative e, dall’altro, espressive», commenta il sindaco, Enzo Napoli aggiungendo che “il cartellone riguarda pezzi forti del repertorio napoletano con spettacoli di grande importanza perché riscoprono tracce di cultura antica che bisogna far riaffiorare e offrono la possibilità ai giovani di iniziare un’esperienza teatrale formidabile. Il teatro è emozionante, una scuola che insegna a pensare”, e di conserva l’assessore alla Cultura, Antonia Willburger,  ha continuato annunciando che gli spettacoli in programma sono pietre miliari del teatro campano tradizionale riproposti da una compagnia giovane per giovani. Una rassegna che porta alla risata, quindi ironizzare su temi attuali o del passato, ma tuttora attuali, omaggiando  anche questi giovani imprenditori simbolo di una  cultura che porta lavoro.  “Per dieci serate, la volontà assoluta è di creare momenti di gioia in chi, con affetto, ci segue da tempo e in chi ci sceglierà per la prima volta – ha aggiunto Gaetano Stella -. La rassegna si aprirà il 21 e il 22 novembre con “Il Medico dei Pazzi” di Scarpetta, per la regia di Gaetano Stella e Matteo Salsano, una commedia che mette in scena in modo gioioso il rapporto tra normalità e follia. avendo al proprio centro la maschera popolare di Sciosciammocca, inventata da Scarpetta come una versione umanizzata di Pulcinella, proprio nella tradizione napoletana vada trovata l’essenza del teatro italiano. Si continua il 19 e il 20 dicembre con “Morte di Carnevale” di Raffaele Viviani che sarà riproposta da Matteo Salsano si ride sì nella Napoli en plein air di Viviani, ma riflettendo Carnevale, è il vecchio e feroce usuraio del titolo, il simbolo della maledizione di questa città, condannata a vivere alla mer­cè di chi la sfrutta e la opprime senza pietà. Perciò Carnevale, anche se tutte le sue vittime ne attendono la morte, non può morire, come non muore l’oppressione sociale cui è sottoposta – nella visione di Viviani – la plebe napoletana. Il 2020 sarà inaugurato il 23 e il 24 gennaio dall’ Eduardo di “Non ti Pago”, secondo il regista Ugo Piastrella sotto quel cielo, specchio dei “pensieri” di Don Ferdinando, di un “luogo mentale”, un Napoli che è collocazione geografica di temi ed ideali universali. Febbraio sarà il tema de’ “La Scommessa” il 20 e il 21 di Lello Marangio e di Lucio Pierri in cui sarà affrontato il problema della ludopatia in maniera moderna.  Gran finale  il 16 e 17  aprile con “Ma ando’ vai? (Se la banana non ce l’hai)” di Gaetano Stella su testi dell’artista salernitano Franco Angrisano, la storia di una delle tante compagnie di giro  in cui i personaggi ci sono tutti, dallo scalcagnato “corpo di ballo” al presuntuoso “cantante di voce” dal coreografo con il nome “esotico” al taciturno maestro: una galleria di “tipi” che oltre a rappresentare un genere, rappresentano anche un’epoca, poetica, fatta di speranze e di fame, che vedrà la collaborazione del Professional Ballet di Pina Testa, con le coreografie di Fortuna Capasso e Davide Raimondo e le scenografie sono della Bottega San Lazzaro di Chiara Natella e Raffaele Sguazzo elaborate da Salvatore Acconciagioco.

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