Quando il bersaniano Napoli disse ai primi renziani «No da Renzi, andate al mare»

di Andrea Pellegrino

Ha perso “grazie” ai rottamati. La vicenda ha dei tratti assurdi e parte immediatamente dopo la prima sconfitta di Renzi contro Bersani. Da allora il progetto politico del rottamatore è stato snaturato, per sua stessa volontà. Da rottamatore ha accolto coloro che in precedenza, da ancora sindaco di Firenze, aveva iscritto della lista nera. Una mossa politica, poi rivelatasi sbagliata, che ha fatto abbandonare il progetto politico iniziale: quello del rinnovamento. Ma Renzi ha preferito i “vecchi” ed ha voltato le spalle a coloro che erano stati definiti i renziani della prima ora. Ed il caso più eclatante si racconta qui a Salerno. E a ricordarlo, subito dopo il voto referendario, è uno dei protagonisti di quella stagione: Luigi Bernabò, all’epoca consigliere comunale, renziano di ferro che per quella convinzione forse ha messo a repentaglio la sua rielezione. «Caro Matteo, ti scrivo, Io sono quello seduto in prima fila che si volta per verificare se la sala fosse piena in occasione del tuo intervento a Salerno presso il Grand’Hotel, era il 14 ottobre 2012, non lo dimenticherò mai, per l’emozione, l’atmosfera, l’aria di cambiamento che si respirava. In quel periodo ero un fresco consigliere Comunale di Salerno eletto nelle file dei Progressisti, iscritto al Pd fin dalla nascita del Partito, con una gran passione per la politica. Avevo creduto in te, ma quanto mi è costato quell’impegno, quella scelta, convinto, verso il tuo progetto, la tua idea di politica moderna, la rottamazione dei vecchi schemi e non soltanto degli schemi, era l’occasione ghiotta per riavvicinare la gente alla politica.Pensa, il giorno prima della tuo arrivo a Salerno, fui telefonato da una persona, oggi Sindaco (Enzo Napoli, ndr) che mi invitò, per la verità con garbo, per quella domenica di ottobre ad andare al mare piuttosto che all’incontro di Matteo Renzi al Grand’Hotel, queste erano le direttive. Ricordo che risposi, con altrettanto garbo, che sebbene il tempo fosse buono, mi sembrava un azzardo andare al mare ad ottobre. Non dimentico che quando entrasti, nella hall dell’albergo, eri stato a Messa al Sacro Cuore, mi chiedesti: “ti ha detto niente il tuo Sindaco che stai qua?”, (allora Sindaco di Salerno era Vincenzo De Luca), io risposi: “veramente non mi ha detto niente”, ma la verità sta nel fatto che avrei pagato caro, successivamente, quella scelta, unica persona di Salerno città con un ruolo politico-amministrativo a non seguire le indicazioni, ero diventato inaffidabile, sebbene leale. Quando andasti via, con il tuo camper, con il quale giravi l’Italia lanciando messaggi che facevano ben sperare in un futuro migliore per il nostro Paese, provasti a chiamarmi per ringraziarmi, per sottolineare il coraggio di una scelta, in una città dove sarebbe stato difficile e rischioso scegliere diversamente dalle indicazioni e poi? Caro Matteo, i figli di quella stagione, che è stata la stagione del coraggio per una scelta, quando diventare renziano era difficile, complicato, rischioso, soprattutto per chi era già esposto politicamente, ebbene quei figli, non li hai salvaguardati, protetti, difesi. Un bel po’ di noi, figli di quella stagione, i cosiddetti renziani della prima ora, nel mio territorio sono stati spazzati via, annientati o messi in disparte, in alcuni casi, come il mio, dimenticati, senza che tu muovessi un dito per evitarlo. Si può perdere anche per questo, caro Matteo, al di là o meno della qualità della riforma che proponevi, per quel senso di fiducia e di abbandono che è venuto meno a quei tanti Luigi, dimenticati, che hanno avuto il coraggio di credere in te». Ma insieme a Bernabò si ricordano Paolo Russomando, all’epoca sindaco di Giffoni Valle Piana; Tommaso Pellegrino, sindaco di Sassano (che ha faticato a ricucire con De Luca); Stefano Pisani, primo cittadino di Pollica; Sergio Annunziata, sindaco di Atena Lucana e Gennaro Fiume, all’epoca consigliere comunale a Siano, per finire ad un timido Alfonso Buonaiuto, richiamato immediatamente all’ordine da Vincenzo De Luca. Tutti politici che in quel progetto ci avevano messo la faccia nel regno di De Luca, che all’epoca scherzava con il sigaro di Bersani, poi scaricato – durante le primarie successive – nel mentre la segreteria provinciale (sempre diretta da Nicola Landolfi) già allestiva i comitati a favore dell’ex ministro rosso, prima di rimodularsi come renziana dell’ultima ora. E da allora che probabilmente Matteo Renzi ha sbagliato le sue mosse, scivolando proprio in Campania, affascinato, probabilmente, da quel potere in mano (forse un tempo) a Vincenzo De Luca, in grado di cambiare le menti dei suoi concittadini dalla sera alla mattina. Un potere su cui Renzi ha investito mettendo toppe durante le primarie e le elezioni a presidente della Regione Campania di Vincenzo De Luca e ad oggi difendendo il governatore dopo la singolare campagna referendaria dove protagonista è stata la “frittura di pesce” insieme al caso Bindi. Ma tutto ciò ha avuto il suo prezzo, con la perdita macroscopica di quei politici campani che inizialmente avevano creduto nel progetto innovativo del fiorentino. Ed il gioco d’azzardo al raddoppio è stato fatale – soprattutto in Campania – per Renzi e per lo stesso De Luca. La strada spianata oggi, sempre in Campania, è per i Cinque Stelle ma soprattutto per Luigi de Magistris, protagonista di un nuovo colpo solitario nella città di Napoli. E chissà se anche Salerno si sveglierà da questo luccicante sogno