Puliamo il Buio con la Società Speleologica

Dedicata alle grotte di Pertosa l’iniziativa promossa da Legambiente, della quale rappresenta il “prolungamento” nel mondo sotterraneo, che si propone di bonificare almeno in parte le discariche abusive sotterranee, documentarle, valutarne il grado di pericolosità.

Di ARISTIDE FIORE

Si è svolto nel salernitano il primo intervento del 2020 nell’ambito della campagna Puliamo il Buio, un’iniziativa della Società Speleologica Italiana finalizzata alla salvaguardia delle cavità naturali e artificiali e alla segnalazione delle criticità ambientali a esse collegate, giunta alla tredicesima edizione. Il 1° febbraio, durante il consueto periodo di chiusura delle Grotte di Pertosa-Auletta, 28 speleologi, provenienti da tre regioni del sud Italia (Campania, Basilicata e Puglia), si sono dati appuntamento e, in collaborazione con lo staff della Fondazione Mida, che ha organizzato l’evento, hanno effettuato la verifica e il censimento di eventuali oggetti che nel tempo possono essere sfuggiti alle consuete attività di pulizia. L’apporto degli speleologi ha infatti reso possibile ispezionare in sicurezza le aree prossime ai camminamenti turistici, solitamente difficili da percorrere e necessariamente poco frequentate. Dopo due ore di lavoro e un pranzo in allegria la giornata è continuata con un momento di riflessione e formazione rivolto sia agli speleologi intervenuti sia allo staff della Fondazione. “Puliamo il buio” è legata a “Puliamo il Mondo”, l’iniziativa con cadenza annuale promossa da Legambiente, della quale rappresenta il “prolungamento” nel mondo sotterraneo. Si propone di bonificare almeno in parte le discariche abusive sotterranee, documentarle, valutarne il grado di pericolosità e di individuare i possibili rimedi, proponendoli poi all’opinione pubblica e alle Amministrazioni Locali. Il Censimento delle cavità a rischio ambientale, avviato nel 2005, è in continuo aggiornamento e costituisce il fulcro di questa iniziativa, essendo in grado di fornire una autorevole base di lavoro a tutti coloro che vogliano collaborare alla protezione dell’ambiente e delle risorse idriche, alla riduzione dei rifiuti, alla valorizzazione degli habitat naturali e alla lotta alle discariche abusive. Nell’immediato, la campagna consente di segnalare in modo puntuale e dettagliato le situazioni di rischio e indicare le possibili soluzioni. L’intervento a Pertosa è stato organizzato dalla Fondazione MIdA, alla quale è affidata la gestione della famosa grotta turistica, in collaborazione con il Gruppo Speleo Melandro (da Satriano di Lucania, PZ), il Gruppo Speleo Alpinistico Vallo di Diano, il Gruppo Speleologico Natura Esplora, il Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio, il Centro Altamurano Ricerche Speleologiche, il Gruppo Speleologico Castel di Lepre (da Marsico Nuovo, PZ), il Gruppo Speleologico CAI Napoli, il Gruppo Speleologico Ostunese GEOS, e con il patrocinio della Federazione Speleologica Campana, della Regione Campania, della Provincia di Salerno, del comune di Pertosa e del comune di Auletta. Nel salutare i convenuti insieme a Francescantonio D’Orilia, presidente della Fondazione MIdA, il presidente della Società Speleologica Italiana Vincenzo Martimucci ha sottolineato che la collaborazione tra grotte turistiche e speleologi punta ad un unico obiettivo: conoscere il mondo sotterraneo, farlo conoscere al grande pubblico e tutelarlo. Da questo punto di vista è facile cogliere l’importanza delle grotte turistiche, in quanto esse costituiscono, per un pubblico molto ampio, un’occasione per acquisire in sicurezza la conoscenza diretta di tale ambiente.L’Appennino campano è costituito essenzialmente da rocce calcaree di origine mesozoica. La loro natura fa sì che siano particolarmente interessate da fenomeni carsici, fra i quali il più eclatante è la formazione delle grotte. Grazie anche alla fitta rete di fratture che percorre le formazioni rocciose di questa natura, fa di esse il serbatoio delle più importanti fonti di approvvigionamento idrico. Da questo punto di vista, quindi, la nostra regione possiede enormi potenzialità, a patto che si sappia proteggere e conservare adeguatamente i suoi bacini carsici, uno dei più importanti dei quali è rappresentato proprio dal massiccio dei Monti Alburni, nel quale si estendono le Grotte di Pertosa-Auletta. I 28 speleologi intervenuti, insieme allo staff MIdA, hanno individuato e recuperato vari materiali di piccole dimensioni nei punti meno accessibili del complesso. Si trattava soprattutto dei residui di lavori all’impianto illuminotecnico, collocato com’è ovvio in punti nascosti. A questo tipo di materiali si aggiungono quelli persi o deliberatamente abbandonati da visitatori poco consapevoli, come monetine, gomme da masticare, incarti di dolciumi, indumenti e vecchi flash. Il fatto che alcuni dei materiali rinvenuti fossero addirittura inglobati in concrezioni di origine recente testimonia una distribuzione dei depositi in un arco di tempo pluridecennale: un fenomeno che va senz’altro eliminato. A questo proposito, il report sui risultati dell’intervento costituirà la base di partenza per l’attuazione di strategie che possano, in futuro, controllare ed evitare l’abbandono di rifiuti, contribuendo alla tutela e conservazione dell’ecosistema grotta e della sua attrattiva.