PROCESSO P3. Falso dossier, condannato Ernesto Sica «Ho già pagato un prezzo altissimo»

Scritto da , 17 marzo 2018

Andrea Pellegrino

Costa 10 mesi di reclusione ad Ernesto Sica, sindaco di Pontecagnano ed ex assessore regionale, il falso dossier ai danni dell’ex governatore della Campania Stefano Caldoro, prodotto insieme a Nicola Cosentino. Stessa condanna, per diffamazione e violenza privata, per l’ex sottosegretario di Stato. Entrambi dovranno risarcire anche Caldoro della somma simbolica di un euro, oltre ad accollarsi le spese processuali.

Il falso dossier ai danni di Caldoro è solo uno degli episodi contestati nell’ambito del processo sulla P3 che si è concluso in primo grado anche con la condanna di Flavio Carboni a sei anni e sei mesi e di Arcangelo Martino a quattro anni e nove mesi.Entrambi sono accusati di aver costituito una associazione, la P3, in violazione della legge Anselmi sulle società segrete. Nel processo era stato trascinato anche Denis Verdini assolto dall’accusa relativa alla P3 ma condannato per finanzia- mento illecito al partito. Diciotto persone erano finite a processo nel 2012, e la maggior parte dei reati contestati sono oggi pre- scritti, come l’abuso d’ufficio con- testato a UgoCappellacci di Forza Italia, all’epoca dei fatti presidente della Regione Sardegna. Tra i con- dannati, l’ex primo presidente della Cassazione Vincenzo Carbone (2 anni per abuso d’ufficio), l’ex presidente Arpa Sardegna, Ignazio Farris (un anno e 10 mesi per corruzione) e l’ex presidente del consorzio Tea, Pinello Cossu (un anno e 10 mesi per corruzione). Al gruppo veniva attribuita “la realizzazione di una serie indeterminata di delitti di corruzione, abuso d’ufficio, illecito finanzia- mento dei partiti, diffamazione e violenze private”. Obiettivo della P3, secondo le accuse, era quello, “di condizionare il funziona- mento degli organi costituzionali, nonché di apparati della pubblica amministrazione dello Stato e degli enti locali, con l’obiettivo di rafforzare sia la propria capacità di penetrazione negli apparati medesimi mediante il collocamento, in posizioni di rilievo, di persone a sé gradite, sia il proprio potere di influenza, sia la propria forza

economico finanziaria”. Tra i pre- sunti promotori del gruppo anche l’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri il cui procedimento venne stralciato ed è ancora in corso. «Indipendentemente dalla condanna e dal prosieguo del pro- cesso – afferma Ernesto Sica – ero e resto sereno rispetto ad una vicenda di cui mi sono assunto, sin da subito, la mie responsabilità. È una esperienza che mi ha sicura- mente segnato profondamente. Ho pagato – conclude – un prezzo altissimo in termini umani più che politici, ma nutro la consapevo- lezza che questa storia mi abbia aiutato molto a migliorarmi e a crescere». «Per il falso dossier su Caldoro sono condannati Carboni, Nicola Cosentino ed Erne- sto Sica. Il vero capo, il mandante, non è stato individuato. E non era fra i tre condannati», afferma, invece, Gaetano Amatruda, vice coordinatore provinciale di Forza Italia. «La verità processuale è nella carte ed a

quella bisogna attenersi per ri- spetto della magistratura. Per quanto mi riguarda ( e preciso come sempre di impegnare me stesso e non altri) il caso politico, per alcuni protagonisti della vicenda, era già chiuso. Si è chiuso – prosegue Amatruda – con Erne- sto Sica dopo le sue scuse e dopo il dialogo ripreso con Forza Italia, con i suoi vertici provinciali e regionali. Ernesto ha sbagliato, ha chiesto scusa. Ha dimostrato, oggi, grande maturità e sono diventato un suo amico. Me lo posso permettere perché sono un uomo libero e perché sono ‘cresciuto’ politicamente con Stefano Caldoro. Un gigante che vive nelle libertà, che viaggia tre metri sopra il chiacchiericcio, le beghe ed i ri- sentimenti improduttivi».

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