Prescrizione sine die, penalisti compatti sull’abolizione

Scritto da , 16 Ottobre 2019
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di Pina Ferro

Avvocati penalisti compattatti per chiedere l’abolizione della riforma della prescrizione che entrerà in vigore il prossimo primo gennaio. La riforma prevede lo stop della prescrizione a seguito della condanna di primo grado. Per le toghe si tratta di un atto che non può essere assolutamente condiviso. E per tale motivo è stata proclamata l’astensione dal 21 al 25 ottobre. In tali giorni si inserirà anche la mobilitazione della Camera Penale di Salerno che il prossimo 23 ottobre manifesteranno in toga dinanzi alla cittadella giudiziaria. «Condivido in pieno la battaglia portata avanti dall’Ucpi (Unione Camere penali italiane) e sarò al fianco della Camera Penale Salernitana e del presidente Luigi Gargiulo in occasione dell’incontro pubblico del 23 ottobre. Ha affermato l’avvocato Michele Sarno, già presidente della Camera penale salernitana – Ritengo una barbaria il progetto di riforma della prescrizione avanzato dall’attuale Governo. Credo che rappresenti la negazione di tutti i valori a cui si ispira il nostro ordinamento. Una prescrizione senza fine dopo il primo grado di giustizia fa riecheggiare una visione del diritto dove la pena risponde ad un sentimento di vendetta e non di risocializzazione. Un governo che dovesse avallare questa nefandezza dimostrerebbe tutta la sua carenza di cultura e sensibilità giuridica e di negazione dei principi e dei valori della nostra Carta Costituzionale». «Occorre sgomberare il campo da equivoci e suggestioni, erroneamente veicolati ai cittadini con il risultato di sobillare l’opinione pubblica contro un istituto di grande civiltà giuridica. Luca Monaco Il blocco della prescrizione dopo la sentenza di primo grado non soltanto non salvaguarda alcuna reale esigenza di Giustizia ma rischia di rappresentare anche un grave vulnus per i diritti di tutti, finendo per penalizzare tanto le persone offese quanto gli imputati. Un cittadino non può restare ostaggio di un processo a tempo indeterminato, con tutte le potenziali limitazioni che ciò può comportargli in ambito lavorativo e sociale. – Chiarisce l’avvocato Luca Monaco, presidente dell’ associazione forense “Nova Juris“- Immaginiamo che un imputato venga assolto in primo grado e il pubblico ministero proponga appello avverso la sentenza. A quel punto, essendo bloccata la prescrizione, quel cittadino, nelle more della fissazione del giudizio di appello, potrebbe restare sotto processo anche per moltissimi anni. Ma il problema sarebbe analogo anche nel caso di una sentenza di condanna in primo grado. Allora chiariamo che è onere dello Stato accertare un fatto penalmente rilevante in tempi ragionevoli. Se, per proprie inefficienze, non vi riesce, ciò non può ripercuotersi sui diritti e le garanzie dei singoli. In proposito, a mio avviso, sussisterebbero anche profili di incostituzionalità, soprattutto in relazione ai princìpi della ragionevole durata dei processi, per altro verso della funzione rieducativa della pena e, infine, persino del principio di presunzione di innocenza». Insomma, la riforma sta storcere ilnaso agli avvocati e pone numerosi interrogativi. «Lo status di imputato sine die sarà la palese conseguenza della riforma della prescrizione. Aggiunge l’avvocato Giovanni Fava, icepresidente di “De Iure Condendo” – Essa prevede che i termini prescrizionali vengano sospesi al termine del primo grado di giudizio indipendentemente che vi sia stata una pronuncia di condanna o di assoluzione. Partorita con l.obiettivo di rendere una ‘giustizia certa ‘ la riforma presenta molteplici criticità. In primo luogo non è scontato che i tempi processuali vengano ridotti, anzi il venir meno della scure della prescrizione potrebbe comportare una dilatazione abnorme delle fasi del giudizio. Sul piano pratico ne deriverebbe un ulteriore aggravio dei già sovraccarichi ruoli ed un ingolfamento delle cancellerie. Infine, poiché la sentenza di condanna può comportare statuizioni di carattere civilistico appare grave che la vita dell.imputato venga segnata per un periodo indeterminato soprattutto laddove a distanza di tempo imprecisabile sopravvenuta una sentenza di senso contrario»

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