Pol Pot, lo sceriffo di Salerno resta alla guida della Regione Campania

C’è chi lo ha chiamato Pol Pot, con un’allusione non troppo velata al suo non facile carattere. Tra i suoi soprannomi, anche il professore, per via della sua laurea in storia e filosofia e il suo passato di docente. Nella stagione dei sindaci, quel 1993 che vide un ruolo più protagonista dei vertici delle amministrazioni municipali, lo ribattezzarono anche lo sceriffo, data la sua passione per occuparsi in prima persona degli extracomunitari venditori ambulanti abusivi quando non spacciatori. Che Vincenzo De Luca, 71 anni, sia un uomo d’azione, del resto, lo si è visto persino durante il lockdown, quando si è lanciato fuori dall’abitacolo della sua auto blu in transito per il lungomare di Salerno per sgridare e a momenti sanzionare in prima persona chi si intratteneva con gli amici. C’è poi Il nomignolo che gli diedero agli esordi da primo cittadino di Salerno, Vicienzo “a funtana”, dato che la riqualificazione urbana della seconda provincia della Campania è legata al suo ripristino di decoro di fontane e piazze che l’hanno resa poi meta turistica. Il presidente riconfermato riprova la scalata alla poltrona di via Santa Lucia con successo nel 2015, sempre con Caldoro come avversario, questa volta stringendo un patto a pochi giorni dal voto in quella che è passata alla cronaca come la cena di Marano con Ciriaco De Mita, il 92enne uomo forte della politica campana, che ancora in questa tornata elettorale, insieme a Clemente Mastella e Paolo Cirino Pomicino, ha costituito un pezzo importante di una coalizione che ha finito per inglobare 15 liste a sostegno della sua riconferma. Non era possibile in Campania replicare la coalizione giallorossa di governo, visto che M5s e Vincenzo De Luca sono separati da una netta reciproca avversione, culminata in un altro fulimante epiteto, “cicciona”, registrato dai cronisti ( altro bersaglio della sua ironia e di definizioni come “camorristi”) a carico della sua storica avversaria Valeria Ciarambino. Avversione analoga a quella che lo divide dal sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, con il quale “il botta e risposta” è stato una costante negli anni, con aperti segnali di insofferenza quali il non rivolgergli il saluto, sgarbo debitamente ricambiato all’incontro successivo dall’ex pm. Da Salerno, città che non ha mai lasciato e dove tutt’ora dimora, e dove vivono i due figli, Pietro, deputato Pd, e Roberto, commercialista e per quasi due anni assessore al Bilancio del Comune, De Luca, sempre circondato da fedelissimi del territorio, ha messo in piedi una rete di rapporti centrata molto sulla sanità, storico bacino di voti molto sfruttato in Campania, e poco sui ‘salotti buoni’ di Napoli, nei quali appare di rado. Centrale nel suo rapporto con gli elettori l’uso dei social, ‘spinto’ durante il periodo del lockdown fino a tramutare la diretta facebook del venerdì’ per fare il punto dell’emergenza Covid in uno spettacolo seguito anche oltre i confini della regione. Vincenzo De Luca, infatti, non ha solo una squadra forte di giovani comunicatori. E’ lui stesso un comunicatore istintivo, con pause e mimica facciale da attore consumato, velocità’ di battuta e ironia da pensatore sottile, e capacità oratoria non comune. La sua scelta lessicale, quella che ha prodotto i “cinghialoni” in tuta da jogging e i “lanciafiamme” per i patiti delle feste-assembramento, ora frasi tanto note da decorare tazzine da caffè vendute nelle piattaforme di e-commerce mondiali, è degna di un retore antico. Il politico di natali lucani, ma cresciuto e radicato a Salerno, e’ capace di ragionamenti sofisticati che traduce anche in immagini e slogan che parlano alla pancia della gente. Ma pure di mettere in piedi con successo in pochi mesi un evento come le Universiadi senza risorse straordinarie e l’appoggio di un Governo. Insomma, De Luca vince e convince.