Placido Domingo: ritorno alle origini

Scritto da , 22 Agosto 2020
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Lo abbiamo amato da tenore, stasera alle ore 21, il re della reggia sarà il baritono madrileno, che insieme al soprano Saioa Hernandez e all’Orchestra Filarmonica Salernitana “G.Verdi”, diretta da Jordi Bernacer, spazierà tra l’opera italiana e la Zarzuela
Di OLGA CHIEFFI
Chi non ricorda Placido Domingo nei panni di Mario Cavaradossi a fianco di Catherine Malfitano e Ruggero Raimondi nel progetto Rai “Nei luoghi e nelle ore di Tosca” ? Era il 1992 e in quell’occasione s’incontrarono il trombonista Antonio Marzullo e il tenore Placido Domingo. Qualche giorno fa si sono ritrovati nel nostro massimo per le prove del Gran Galà di “Un’Estate da re”, che stasera alle ore 21, si svolgerà sul grande prato di Piazza Carlo III, dinanzi alla Reggia di Caserta. Campania Felix per la Musica cui ha aperto le porte ed fino ad ora è stata ripagata dalle esibizioni di grandissimi nomi che hanno voluto riprendere, dopo il lockdown, proprio dai nostri prestigiosi palcoscenici. La Bartoli a Ravello, Grigolo e la Yoncheva e Placido Domingo e Saioa Hernandez a Caserta, forse il giusto riconoscimento e investimento,  per una regione che è stata il centro del mondo del magistero e dei talenti musicali. Stasera, si andrà ad applaudire il baritono Placido Domingo, alla soglia degli ottanta anni, il quale a causa del suo inscurirsi della voce verso la corda baritonale, ritorna ai ruoli in cui aveva debuttato da ragazzo, intorno agli anni ’50, nel repertorio della Zarzuela, che occuperà per intero la seconda parte della serata, mentre la prima, vedrà l’esecuzione di arie e duetti, gemme preziose della letteratura operistica italiana. Apertura affidata all’Orchestra Filarmonica Salernitana “G.Verdi”, diretta da Jordi Bernacer, che avrà un konzermeister di vibrante suono e carattere, Daniela Cammarano. Sul leggio l’ouverture de’ “La forza del destino” di Giuseppe Verdi, che con i suoi tre accordi secchi,  ribadenti la tonica, l’intreccio tra i due temi, il clarinetto, l’ancia del ricordo, è espressione della violenza delle passioni umane e di quanto sia inutile opporsi al destino, ma la conclusione non è drammatica, l’atmosfera tragica svanisce, come speriamo per questo periodo. L’aria di sortita di Placido Domingo sarà nei panni di Macbeth con “Perfidi….Pietà, rispetto, amore!” il cantabile che offre l’improbabile spettacolo di un criminale che rimpiange di non poter essere oggetto in vecchiaia di “pietà, rispetto e onore”, né di poter sperare che qualcuno pronunci sulla sua tomba parole più dolci di una bestemmia. La melodia fa fare bella figura al baritono ma è troppo positiva e consolatoria per essere credibile in rapporto al comportamento del personaggio che, indubbiamente, sbiadisce alquanto. Il soprano Saioa Hernandez, eleverà la preghiera dalla Tosca, “Vissi d’arte”, che farà testo a sé, prima di trasformarsi in Lady Macbeth e dar vita al primo duetto della serata “Sappia la sposa mia”, misterioso dialogo tra Macbeth e Lady che alludono all’assassinio del re concluso dai demonici vocalizzi di lei; la musica villereccia, ossia una marcia che accompagna l’entrata del re Duncano e, nel suo innocente candore, rappresenta metaforicamente la dolcezza della vittima cui Shakespeare aveva dedicato alcune pagine memorabili della tragedia; il monologo del pugnale, dove l’orchestra scoppia, tuona, romba, sussulta, scavando nell’angoscia di Macbeth che immagina con terrore il suo pugnale sporco di sangue tra immagini paurose di fantasmi e streghe. L’orchestra si cimenterà, quindi con il Notturno op.70 n° 1 di Giuseppe Martucci dall’atteggiamento intimista, dalla lunare e dolce malinconia, prima di cedere la ribalta a Placido Domingo che darà voce al Carlo Gérard, nella sua caratteristica enfasi, dello Chenier di Umberto Giordano con “Nemico della patria”, per poi ascoltare il soprano nella grazia desolata della celebre aria di Maddalena, “La mamma morta”. Finale della prima parte del programma con Il Trovatore, e il duetto tra Leonora e il Conte di Luna “Udiste? Mira d’acerbe lagrime”, disperata invocazione al conte per salvare il suo amato. Noche espanola erotica e sensuale nella seconda parte, quando ci farà conoscere un repertorio affascinante e assolutamente poco noto come quello ispanico della Zarzuela. Ad introdurci nel colore iberico ci penserà l’Intermedio della zarzuela “La Boda de Luis Alonso” di Gerònimo Gimenèz, coinvolgente pagina, che schizza un quadretto pittoresco del mondo spagnolo, poi un tourbillon di arie da Luisa Fernanda Federico Moreno Torroba, “La del Manojo de Rosas” di Pablo Sorozábal, La Dolorosa di José Serrano, El gato montés di Manuel Panella, e ancora “Los claveles” Luis Fernandez de Sevilla y Anselmo C. Carreño, “La tabernera del puerto”, di Sorozabal, “Maravilla” di Torroba e “Las hijas del Zebedeo” una zarzuela comica Ruperto Chapì che concluderà il programma ufficiale in allegria. Ma l’incursione nella canzone napoletana dopo gli applausi non tarderà certo ad arrivare con due grandi classici, “Dicitencello vuje” e “Core ‘ngrato”.
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