Pisapia: «Annunciare le cose e non farle o farle male è la prerogativa di questo governo»

Scritto da , 3 Agosto 2020
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Critici lo sono sempre stati. E anche nel momento clou dell’emergenza sono stati propositivi con idee e progetti che servivano a rendere meno pesante l’emergenza. Occhio critico sul commercio, su quello che è il tessuto vivo del pil sia locale sia nazionale. Il direttore Claudio Pisapia di Federcomtur del presidente provinciale Brancaccio, resta ancora critico su quelli che sono gli annunci per risollevare un settore che rischia una profonda crisi. «Annunciare le cose e non farle o farle male è la prerogativa di questo governo. – afferma deciso Pisapia – Dopo la controversa gestione del virus e una fase 2 terribile con problemi e disfunzioni enormi. Ora, nel momento più importante per la ripresa dell’economia si confonde ancora una volta la questione economica con quella Sanitaria. E’ la cruda realtà. Qualche giorno fa la ministra per l’agricoltura per intenderci quella dalla lacrima facile che sta facendo danni incalcolabili al settore ha annunciato che daranno 5000 euro ai ristoratori e alle attività connesse. Altro pericoloso annuncio che serve solo a tenere buono un settore in crisi evidente che non trova riscontro in nulla. La forbice tra povertà e ricchezza è aumentata, provvedimenti sono solo palliativi che non hanno creato nulla».

Il settore rischia un pericoloso default?

«Chiuderanno inesorabilmente circa 150 mila imprese secondo le stime del nostro osservatorio Federcomtur distribuite in settori strategici e dimenticati quali turismo commercio e servizi. In Campania i saldi sono stati anticipati i risultati sono stati più che modesti. Il primo giorno dei saldi non ha fatto breccia e per la prima volta dopo trent’anni non si sono viste le file davanti ai marchi prestigiosi a Roma e Milano Firenze».

Non esiste una progettualità per una ripresa soddisfacente sul fronte economico.

«I bonus, la cassa integrazione, il monopattino non basta mangiare da far resistere gli imprenditori che sono costretti a licenziare. Appunto un progetto non esiste, la tutela dell’impresa attraverso la conferma del lavoro sarebbe l’ideale per assicurare la ripresa, magari con un programma di sgravi e contributi per affrontare un’autentico tsunami che virus a parte gioco forza si abbatterà sull’economia spicciola a Settembre. Il turismo andava almeno ricordato, il commercio sostenuto, l’agricoltura incentivata, i servizi aiutati. Nulla di tutto ciò».

Come Federcomtur, avete sempre avanzato proposte per superare il momento di grave emergenza…

«Noi abbiamo più volte proposto la riduzione, il differimento delle tasse, il progetto di pace fiscale per chi vuole investire sulla crisi ma le istituzioni hanno fatto orecchie da mercanti. L’Italia, il commercio, il turismo, l’artigianato e tutto ciò che è cultura avrebbero bisogno di un sistema organico di sviluppo economico sostenibile nel tempo almeno un triennio che dovrebbe dare la possibilità di una minima opportunità di ripresa economica che nemmeno così è detto che si possa realizzare. Continuando così, arriveremo a un punto tale, dove le imprese produrranno a vuoto per mancanza di domanda interna. Non c’è progettualità».

Il Turismo, il comparto più importante dell’economia italiana…

«Le città d’arte sono completamente vuote distrutte dalla mancanza del turismo straniero e l’insufficienza o inesistenza delle misure messe in campo. Quale momento migliore per creare un momento di sintesi per far riscoprire il nostro paese agli italiani. Accoglienza turistica nei borghi, corroborata da mare e cultura provando a dare respiro e credibilità a chi sta soffrendo, tiene duro, con la saracinesca alzata pur in mancanza di richieste. Questa situazione non può e non deve continuare, gli 85 miliardi spesi non hanno dato i frutti sperati, i fondi successivi comunque a debito debbono segnare la svolta altrimenti i comparti produttivi del paese saranno completamente distrutti e non ci sarà recessione o ricovery found che tenga. Ci aspetta un baratro che purtroppo non salverà nessuno. Lavoriamo affinché questa non accada sperando che qualcuno raccolga il nostro appello a cominciare dalle Regioni fino al governo centrale».

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