Pioggia di rimborsi alle cliniche private C’è l’esposto alla Corte dei Conti

Scritto da , 16 Maggio 2020
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di Andrea Pellegrino

I Cinque Stelle annunciano nuovamente battaglia a Vincenzo De Luca. Questa volta a tenere banco è la presunta pioggia di rimborsi dalla Regione alle cliniche private della Campania per gestire l’emergenza Coronavirus e “parte” l’esposto alla Corte dei conti regionale da parte di 29 parlamentari e 4 consiglieri regionali (tra cui il capogruppo del Movimento 5 stelle regionale, Valeria Ciarambino, e il deputato salernitano Provenza) sui soldi da rimborsare stabiliti proprio dall’ente Regione in favore delle cliniche private che hanno offerto supporto alla sanità pubblica per la gestione dell’emergenza Covid. Al centro della contestazione e del documento il protocollo d’intesa siglato lo scorso 28 marzo tra la Regione e l’Associazione italiana ospedalità privata (Aiop), con cui si autorizzano le strutture del privato a supportare il pubblico, così come previsto dal decreto Cura del Governo – nell’eventualità che il pubblico non riesca a far fronte agli “obiettivi di potenziamento dell’assistenza” con la messa a disposizione dei posti letti in più. Non pochi dubbi mossi dai firmatari che adesso vogliono vederci chiaro e andare al fondo della questione. In particolare, ci sarebbero due punti sottolineati nell’esposto che risultano lacunosi: gli “inopportuni e sproporzionati rimborsi alle cliniche private fino al 95% di un dodicesimo del budget annuale per i mesi di emergenza Covid19, erogati non per le prestazioni effettivamente rese in sostegno della sanità pubblica per il ricovero di pazienti contagiati, ma sulla base della disponibilità manifestata”. L’entità della remunerazione sarebbe quindi “non proporzionata, visto che il decreto Liquidità del Governo prevede un massimo del 70%”. A questo si aggiunge la questione dare-avere (conguaglio) tra Regione e privato che viene posticipato al 2022, mentre “non c’è riferimento alla copertura finanziaria nel protocollo firmato in Regione”. Il 3 aprile scorso, infatti, è stato sottoscritto un ulteriore punto al protocollo stipulato inizialmente, ma cinque giorni dopo è arrivato il decreto del Governo che fissava il tetto massimo per i rimborsi al 70% e vincolava il rimborso alla rendicontazione delle attività svolte. La Regione avrebbe quindi deciso, il 14 aprile, di “rimodulare le condizioni economiche per adeguarle al Decreto legge (23), riportando il tetto massimo al 70% e ponendo come condizione per il risarcimento la rendicontazione delle spese”. Secondo la ricostruzione dei pentastellati, però, il 3 maggio sarebbe stato “sottoscritto un ulteriore protocollo d’intesa tra Aiop Campania e la Regione, con il quale viene ribadito che “per le mensilità di marzo, aprile e maggio 2020 la modalità di remunerazione sarà quella prevista dall’art. 7 del protocollo d’intesa del 28 marzo, vale a dire il 95% (e non più il 70%) del budget, indipendentemente dal valore effettivo della produzione”. E la capogruppo pentastellata Valeria Ciarambino esprime tutti i suoi dubbi e punta il dito contro il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca: “Le fritture di pesce di Vincenzo De Luca sono tornate alla ribalta camuffate sotto l’emergenza Covid. La sanità privata – attacca il capogruppo in Consiglio, riferendosi a una lettera inviata dall’Aiop alla Regione – è in grado di orientare le scelte della Regione, che diventa subalterna”. Nessun attacco ai lavoratori dei privati per da parte della Ciarambino e dei firmatari dell’esposto: “Non è un attacco ai lavoratori del privato, che rispettiamo – ha sottolineato – ma contestiamo questa relazione particolare, che vede il privato come contraente forte e la Regione in posizione subalterna”. Sulla questione, si è espressa anche la parlamentare Maria Domenica Castelleone che ha già provveduto con un’interrogazione parlamentare a richiedere spiegazioni, annunciando battaglia: “Il protocollo – ha dichiarato – è in contrasto con il decreto del Governo. Ho chiesto verifiche e approfondimenti al ministro Speranza”. Sulla stessa linea il collega e salernitano Nicola Provenza, che evidenzia come, in Campania, “il paziente cronico contribuisca a sostenere i livelli occupazionali del privato e del pubblico e in cambio non riceva il suo diritto all’assistenza. La rete territoriale – conclude – si è rivelata completamente inesistente, d’altronde non era possibile in un mese o due se prima non c’era”.

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