Pillole per una Nuova Storia Letteraria 076 di Federico Sanguineti

Scritto da , 7 Agosto 2022
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             Tema. Stampa e Bergalli. Svolgimento.

 

Di Federico Sanguineti

Nata nel 1703, Luisa Bergalli ha ventidue anni quando il suo melodramma Agide, re di Sparta, “consagrato a Sua Eccellenza Il Signor Antonio Rambaldo Conte di Collalto”, è rappresentato, musicato da Giovanni Porta, al teatro san Moisè di Venezia. Da lei definito “debole primo componimento”, questo dramma per musica nasce come omaggio a un discendente di Collaltino, il celebre conte amato da Gaspara Stampa; la poetessa del Cinquecento, giudicata “impareggiabile”, viene pertanto assunta a modello, dalla giovane scrittrice del Settecento, con questa promessa, rivolta ad Antonio Rambaldo: “in tempo più di questo opportuno, condurrommi in guisa, onde almeno conosca il Mondo quella brama, che di onorare il vostro merito mi accompagna”. Come suggerito da Lucia Del Giudice, iscritta al corso di Filologia italiana dell’Università di Salerno (a. a. 2021-2022), l’impegno è mantenuto l’anno successivo, 1726, quando Bergalli inserisce, nel secondo volume dei Componimenti poetici delle più illustri rimatrici di ogni secolo, questo sonetto ad Antonio Rambaldo da Collalto (da lei stessa composto): “Poiché altri più fra cieco oblio nascosti / miseramente non traesser gl’anni, / ma, ch’anzi a’ nomi lor fama tai vanni / desse, ond’alzarsi a’ glorïosi posti; // a chi l’altera culla in cui tu fosti, / a chi tuo cor gentil vuoto d’inganni, / a chi la mente, che non teme i danni / d’error, ma tiene i buon pensier disposti; // ed a chi basterebbe il dolce e adorno / tuo stil: pur questi, ed infiniti poi / altri fregi fan teco almo soggiorno. // Così, mentre di gloria i vivi tuoi / raggi ti fan corona e lume intorno, / non so come uom mortal ti crediam noi”. Importa notare almeno come l’omaggiato goda più titoli di chiunque altro (nascita, sincerità d’animo, intelligenza, bontà, eleganza ecc.) al punto da essere ritenuto, più che un mortale, un dio, in chiusa evocante Saffo (“Φαίνεταί μοι κῆνος ἴσος θέοισιν / ἔμμεν᾽ ὤνηρ…”) tradotta da Catullo (“Ille mi par esse Deo videtur…”). Sul piano formale, non meno di Gaspara (che apre la sua raccolta con l’emistichio “Voi ch’ascoltate…”), anche Luisa gioca su sonorità petrarchesche, ma in modo più raffinato. Basti pensare che le parole-rima anni : vanni : inganni : danni richiamano il Triumphus Temporis (vv. 23 e 25 vanni : anni), mentre danni : inganni sono presenti in dittologia, più avanti, nello stesso Trionfo, v. 87: “ond’io ho danni e inganni assai sofferto”. Innegabile è comunque l’omaggio di Luisa alla poesia dell’amante di Collaltino, giacché i rimanti anni : danni : vanni : affanni o, altrove, vanni : inganni : anni : affanni sono pur reperibili nelle Rime di quest’ultima (CCXXI e CCLXXII). La canonizzazione di Stampa è quindi opera di Bergalli che, nel 1738, a soli trentacinque anni, cura l’edizione delle Rime di Madonna Gaspara Stampa; con alcune altre di Collaltino e di Vinciguerra conti di Collalto: e di Baldassare Stampa. Giuntovj diversi componimenti di vari Autori in lode della medesima. Si noti, fra i componimenti, la corrispondenza in versi fra Luisa Bergalli e Antonio Rambaldo, pronti a rivestire i panni rispettivamente di Gaspara e di Collaltino. Ma, a celebrare la poetessa del Cinquecento è, in primo luogo, una sorellanza di intellettuali del tempo, come la pittrice Giulia Elisabetta Lama (1681-1747), scrittrice di sonetti e canzoni, nonché prima donna a disegnare e studiare il nudo maschile dal vivo; e, finalmente, l’autrice della tragedia Progne (1766), Veronica Cantelli Tagliazzucchi (1700-1770).

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