Pillole per una Nuova storia letteraria 025 di Federico Sanguineti

Scritto da , 15 Agosto 2021
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 Penelope e la storia letteraria

 

 

Di Federico Sanguineti

Mentre su Ulisse, da Omero a Joyce e oltre, tutto (e persino più del necessario) sembra sia stato già detto e ridetto, su Penelope resta forse da scrivere, se non altro perché manca ancora una storia della sua secolare fortuna. Per la prima volta una Penelope che prende le distanze dal patriarcato, disubbidendo al padre, è tratteggiata da Ovidio nelle Epistolae Heroidum (I, 83-84). Ancor più lontano dal patriarcato è il romanzo Penelope (1988) di Silvana La Spina, dove Odisseo e Icario sono messi sullo stesso piano dalla protagonista che, scegliendo Cleonte, prende le distanze da entrambi. Agli antipodi del patriarcato è la disperazione psicotica del seducente monologo in versi Lamento di Penelope (2003) di Rosaria Lo Russo: “Da vent’anni velata pattuglio questa casa / Da vent’anni pattuglio questa casa ammogliata / rimasuglio di sposa obnubilata / e mi sconforta questa gorgiera guaina dove non proferisco verbo né suono di sgomento / e come s’usa zitta zitta mi rassegno / a pacche di vento mugugnante nelle risacche auricolari…”. Radicale critica filosofica alla presunta fedeltà di Penelope è condotta invece dalla femminista Annie Leclerc in Toi, Pénélope (2001). Ancor più radicale è il punto di vista di Margaret Atwood che, in The Penelopiad (2005), coralmente registra sia la voce di Penelope che quella delle dodici ancelle. Il materiale è abbondante, anche perché, fra Omero e Atwood, non manca la posizione di Dante che, nel condannare Ulisse e Diomede fra i frodolenti, non esita a ricordare, nel XXVI canto dell’Inferno, “il debito amore” (v. 95) che l’eroe greco avrebbe dovuto tributare alla consorte, anziché abbandonarla in cerca di avventure per soli uomini, esibendo così, con la “orazion picciola” (v. 122), slogan di sorprendente effetto retorico ma di disastrosa applicazione pratica. A sua volta Petrarca affianca Penelope a Lucrezia, inaugurando, nel Triumphus Pudicitiae (v. 133), quel culto umanistico della castità il cui significato è indagato da Stephanie H. Jed nel volume Chaste Thinking. The Rape of Lucretia and the Birth of Humanism (1989). Sulla scia dell’Ars amatoria (II 355-356) di Ovidio, Boccaccio nell’Amorosa visione accosta invece Penelope a Laodamia, come farà poi Vittoria Colonna nel sonetto ‘Mentre la nave mia lungi dal porto’. Prendendo spunto dalle pagine del De claris mulieribus di Boccaccio recanti il titolo ‘De Penelope Ulixis coniuge’, Cristina da Pizzano inserisce nella Cité des dames (II 41) un capitolo intitolato ‘De Peneloppe, femme d’Ulixes’. Comunque sia, scrivendo in ricordo della donna amata, Giovan Battista Marino accosta, in un solo endecasillabo, “Penelope, Lucrezia, Laura e Bice”. Da quella omerica discendono insomma numerose Penelopi, spesso inconciliabili. Si pensi ad Ariosto, che, nel tredicesimo canto dell’Orlando furioso, considera che “Penelope non fu minor d’Ulisse”, mentre altrove, nel trentacinquesimo, non esita a parlare di Penelope “meretrice” ovvero, come dirà Vico nella Scienza Nuova (II 6), di una Penelope che “si prostituisce a’ proci”. Non resta che concludere con la domanda posta da Iaia Caputo in Di cosa parlano le donne quando parlano d’amore (2001): “E d’altra parte cosa, se non conoscere e conoscersi, esplorare il proprio animo e immergersi dentro le emozioni e i sentimenti suoi e di altri, poteva fare Penelope?”. La risposta è Il Filo di Penelope (El Hilo De Penélope) che dà il titolo a un libro di Fatima Mernissi scritto nel 2005 per il pubblico spagnolo e non ancora tradotto in italiano.

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